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Jean-Auguste-Dominique Ingres

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Una matita per l'estate / Histoire d’H (di B e di F)

Tutto aveva avuto inizio a Parigi. Correva l'anno 1795. O forse era il 1794? Chi può dirlo con certezza? Comunque era un anno di embargo. Da quando la Francia aveva fatto la Rivoluzione e aveva istituito la Repubblica, si era vista serrare tutte le frontiere dagli stati confinanti, pervicacemente monarchici. Dalla Spagna non le arrivava più il grano, non l’orzo, non la segale e non arrivavano più neppure i bastoncini di grafite dalla Germania e men che meno dall'Inghilterra, quelli buoni, della grafite estratta dalla miniera del Borrowdale, di gran lunga la preferita dai francesi per creare strumenti da scrittura e da disegno. Un dì, pare fosse un giorno di sole, Nicolas-Jacques Conté (1755-1805), giovane ufficiale dell’esercito repubblicano, scienziato ed inventore, venne convocato al comando supremo:  “Così non si può andare avanti. Devi trovare subito un’alternativa nazionale all'importazione di grafite. Serve urgentemente agli strateghi militari per scrivere i loro piani di guerra e serve ai topografi per tracciare nuove mappe”, gli dissero i generali. Senza perder tempo, Nicholas si mise all'opera. Per prima cosa fece trasportare nel suo laboratorio di Parigi tutte le...

Manuele Fior. Mondi dietro mondi

Un sogno dentro un sogno dentro un sogno. Sfogliare Le variazioni d’Orsay, l’ultimo lavoro di Manuele Fior, equivale a cadere, morbidamente, da una linea – a volte chiara, a volte claire – sulle tinte pastose di Rousseau e sulle linee vaporose di Degas. Disegnate per il Musée d’Orsay (pubblicate in Francia con Futuropolis e in Italia con Coconino Press), le tavole delle Variazioni nascono per celebrare quello che è uno dei musei più importanti di Parigi e di Francia, ma non in modo didascalico. Come l’atmosfera della Parigi dei primi del Novecento aderisce ancora, suo malgrado, alle sale della vecchia stazione eretta per l’Exposition Universelle, così la storia dei Fauves e degli Impressionisti è per Fior nell’impasto dei colori e nella consistenza delle pennellate, e ancora, risalendo lungo pigmenti e pennelli, nell’impeto di chi li ha lasciati sulla tela.   Manuele Fior, Le variazioni d’Orsay, Coconino Press 2015   È all’inseguimento di questo movimento dalle creazioni ai creatori che la linea di Fior si getta, senza paura di assumere le sembianze di chi...

Tannhaüser, pittore modernista

Esco dall’Opéra Bastille di Parigi dopo aver visto e sentito il Tannhäuser di Richard Wagner con la regia di Robert Carsen, una ripresa della rappresentazione del 2007, interrotta allora da una serie di scioperi del personale tecnico. Per alcuni giorni i motivi wagneriani interferiscono con i miei pensieri finché, abbassatasi la marea emotiva, resta a galla una domanda assai meno seducente, una domanda sul destino del modernismo. Provo a riformularla così: se dovessi individuare un emblema del modernismo nel campo delle arti visive, non esiterei un attimo a indicare il quadro da cavalletto. Se dovessi però specificare l’arco storico in cui s’inscrive questo emblema, non avrei altro che risposte balbettanti quando non contraddittorie.     La crisi della pittura da cavalletto   Da una parte, il quadro da cavalletto entra in crisi sin dalla costituzione stessa del modernismo, come testimonia il titolo di un testo conciso e cruciale del critico americano Clement Greenberg, La crisi della pittura da cavalletto (1948). Dall’altra parte, non solo la pittura da cavalletto sopravvive al postmodernismo ma,...