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La ragazza Carla

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Elio Pagliarani? / La ragazza Carla

Date le brezze che spirano in Italia attorno alla poesia, è doveroso inchinarsi al coraggio di un editore (Il Saggiatore) che nel 2019 pubblica Tutte le poesie (1949-2011) di Elio Pagliarani (1927-2012), figura di spicco della neoavanguardia degli anni ’60, ma ormai da tempo un po’ in ombra.  Oltretutto il libro – curato da Andrea Cortellessa – non è nemmeno un morbido volumetto tascabile: è un ponderosissimo parallelepipedo formato 15x30, cartonato e spigoloso, di più di 500 pagine. Maneggiarlo – anche fisicamente – non è facile.  Ma il problema non riguarda solo le dita (anche loro “leggono”, però: bisognerà pure tenerne conto…): è che risfogliare oggi l’opera del poeta di Viserba chiama il lettore a uno sforzo non da poco.    Pagliarani è noto principalmente (e comprensibilmente) per un poemetto dallo spiccato carattere narrativo: La ragazza Carla (1960), inserito più tardi nella fatale antologia I Novissimi (1961, 1965), curata da Alfredo Giuliani, dove si raccoglievano i testi della emergente neoavanguardia, e li si imponeva sulla scena letteraria italiana come la Novità con cui fare i conti.  Ricordo che per me, giovane lettore di poesia alle prime...

Un popolo di cicale

L’aeroplano ronza sull’aeroporto di Bari Palese in attesa di atterrare. Un fortissimo temporale si è abbattuto sulla città e sotto di noi scorrono il Tavoliere, i campi gialli, le distese di ulivi. Dopo una mezz’ora scendiamo e prendo a nolo una vetturetta. In città mi aspetta Antongiulio Mancino, critico cinematografico, detective dei segreti dell’Italia repubblicana, ma soprattutto amico. Sono le 14 passate quando entriamo all’Hostaria del Gambero, classico ristorante sul porto. “Devi assaggiare gli spaghetti al nero di seppia!” Pur diffidando delle osterie con la h davanti, non mi lascio pregare. Dopo qualche antipasto (gamberi crudi e cotti, polipo, insalata di mare), arrivano gli spaghetti che, mescolati davanti a noi, diventano neri.   Sono buonissimi, ma cerchiamo di non appesantirci troppo perché dobbiamo raggiungere Ostuni per “La notte dei poeti”, neonata manifestazione che dovrebbe promuovere la poesia con forme di fruizione nuove. Il tempo resta incerto. Passiamo a prendere Giulia Dell’Aquila, una valente italianista, e, schivati i pettegolezzi universitari, parliamo del più o del meno, dell’estate che non arriva e delle ciliegie che non maturano. A Ostuni si è in...