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legno

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Le chiavarine / 23 ore a Chiavari

La pianura è da giorni avvolta nella nebbia. Così, grande è la delusione, passati i tunnel sotto l'Appennino, di non trovare il sole che splende sulla Riviera. Nel nostro immaginario bassaiolo in Liguria c’è il sole tutto l'anno, la temperatura è mite e le fioriture di gennaio annunciano la primavera. Il cielo di Chiavari è invece coperto di nuvole, ma un gruppo di amici mi attende in stazione e il cuor si rallegra. Destinazione Levaggi, uno dei due produttori superstiti di sedie, le "chiavarine", che hanno reso la cittadina ligure celebre nel mondo. C'è una storia, forse una leggenda, dietro la nascita di queste sedie superleggere: l'inventore si chiama Giuseppe Gaetano Descalzi, detto Campanin, perché figlio del campanaro, che nel 1807 produsse la prima Chiavarina, ma a incoraggiare un’innovazione tecnologica che nasceva dai nuovi bisogni sociali fu la Società Economica di Chiavari, istituzione tipicamente illuminista di promozione di arti e mestieri, nata a fine Settecento e ancora oggi attiva. Anzi, ci andremo tra poco.   I legni utilizzati provengono dall’entroterra e sono soprattutto ciliegio selvaggio, acero, faggio, mentre la seduta, a fili intrecciati, è di...

Una matita per l'estate / Lapis

  Eccoli, emozionati e fieri come cadetti nelle proprie uniformi. Rispondono alla tromba dell’adunata slanciandosi fuori dalla scatoletta di cartone. Eccoli, lapis che a dodici a dodici si dispongono rapidamente sulla scrivania, dapprima in ordine sparso, poi in riga l’uno accanto all’altro. Ce ne sono di tutti i reggimenti, quelli striati di giallo e nero, quelli laccati in un unico colore, quelli dalla divisa color senape e il capo marrone, quelli dall’elmetto di gomma. Eccoli ora tutti in ordine l’uno a fianco all’altro a formare minute ma solide palizzate. Ognuno con la propria arma appuntita, baionetta di grafite pronta a lasciare il segno su mille fogli. Ma è quella la fine dell’apprendistato, da quel preciso momento, un lapis scelto a caso nella dozzina entra nella vita adulta: viene infilato nell’astuccio a sacchetto e non è più protetto dai propri compagni, non fa più goliardicamente a spallate nella confezione. Il lapis ora è accanto alle penne dall’indelebile magistero; al matitone rosso e blu dal segno largo; al mai elastico righello. Dall’angolo più remoto dell’astuccio, le minacciose sagome della gomma da cancellare e del temperino lo guardano con fare...

Una matita per l'estate / Perdonare gli errori

Sono ancora restio ad ammettere con me stesso di essere un professionista del disegno. Intanto la parola non mi piace: riduce quanto la parola dilettante dilata. Poi ho davvero molte resistenze ad affidare al rispetto del canone la soluzione dei problemi di rappresentazione e sono altrettanto riluttante ad acquisire le competenze tecniche e la conoscenza degli strumenti di lavoro che mi competerebbero.   Disegno di una matita. Un po’ forse per via di residui dell’idea di primato della testa sulla mano annidati da qualche parte, un po’ forse per l’insinuarsi dell’idea che la superspecializzazione degli strumenti tecnici sia uno specchietto per quelle allodole che pensano di risolvere i loro problemi con una attrezzatura ipertrofica. Così, anche se ho nella testa una nebulosa di matite e ho usato solo matite per anni, non mi sono affezionato a nessuna di esse e non ho nemmeno un’idea ragionevolmente precisa di quanti tipi ne esistano e a cosa serva specialmente ogni modello.   Disegno di un disegno di una matita. Si dà il caso che la matita “normale”, legno e grafite, sia uno strumento praticamente perfetto: leggero, maneggevole, robusto, durevole, efficiente… Non...

Note per una mostra / Pierluigi Ghianda. Del tempo interstiziale

Quella di esporre i semilavorati di bottega, i pezzi ancora grezzi ma già disposti alla forma – già avviati a diventare, da materia viva, cose da viversi riconoscibili e compiute – è una qualità inattesa della mostra che Lorenzo Damiani ha allestito per rendere omaggio al lavoro di Pierluigi Ghianda. Per una volta, in virtù di un felice gesto a sorpresa, siamo sollecitati a prestare un’attenzione non ovvia al tempo che si scava tra ideazione e prodotto finito; per l’artificio di questa giostra circolare di carrelli da officina, nella Sala grande del Belvedere della Villa di Monza, siamo indotti a abitare l’intervallo pieno tra i due momenti – creazione ed esecuzione, pensare e fare – sempre fittiziamente presupposti come in sé assoluti. Invece è in questo frammezzo che propriamente si giocano la ricerca e la definizione dell’oggetto-forma nascente: dentro il tempo fecondo in cui le componenti del progetto hanno ancora l’agio del movimento, appunto, del “gioco”. È il tempo – e non ce n’è un altro, non c’è che questo tempo medio, pienamente interstiziale – in cui trova luogo e si dispiega la pratica del progettare, come processo che frequenta insieme, con circolare e ripetuto gesto...

Il Pavilion green house di De Lucchi / Per fare il legno

 Negli scorsi mesi, nella zona di Porta Nuova, a Milano, hanno fatto la loro comparsa degli oggetti curiosi: qualcosa a metà strada tra la nicchia e l’altarino, ma il cui contenuto, anziché essere la statua della Madonna o di un santo, è uno schermo touch ultrapiatto. Attivando il sistema veniamo informati che trattasi di punti di accesso alla Porta Nuova Smart Community, una variopinta tribù composta da enti pubblici (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Regione Lombardia, Comune di Milano) e fondazioni (Fondazione Cariplo, Fondazione Cometa, Fondazione Feltrinelli, Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, Fondazione Nicola Trussardi), a capo della quale sta la Fondazione Riccardo Catella. La presenza di questi oggetti potrebbe anche non stupire, non fosse per il fatto che la cornice in cui sono inseriti gli schermi è composto da una “grotta” di listelli di legno. Un accostamento apparentemente “impossibile”, o quantomeno improbabile – un accostamento letteralmente grottesco, nel caso specifico – quello tra legno e tecnologia, e che invece nella “prospettiva” del progetto di Porta Nuova – e non solo – rivela un senso ben preciso. Per...