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Maid

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Anche questa è l'America / Povertà

Ci sono giorni in cui vorrei solo chiudere gli occhi. Non vedere, non sentire. E fingere che non sia questa la mia scoperta dell’America – la povertà come ho imparato a conoscerla in uno degli stati più miseri, maltrattati e lasciati indietro del paese. Una presenza costante e inevitabile. Una geografia di muri e telecamere, guardie armate e confini invisibili. Di qua i ricchi, di là il resto del mondo. Noi e loro, bianchi e neri, winners and losers. Visti dall’Italia sembrano orizzonti lontani, diversi, estranei. Ci separa un oceano ed è anche un oceano di senso. Se non che i grandi europei hanno sempre saputo che per intercettare il futuro basta guardare dove va l’America. In questo caso, meglio tenersi stretti perché è come traslocare sull’ottovolante.   Queensborough è un buon punto di partenza. Uno dei quartieri più poveri e segregati degli Stati Uniti, a cinque minuti da casa mia. Un pugno di abitazioni affacciate sull’immensa raffineria che da cent’anni in quest’angolo del nord Louisiana innalza al cielo il suo fiato gonfio di veleni. I bianchi se ne sono andati da un pezzo, sostituiti dagli afroamericani. Qui un abitante su due è povero – di quella povertà...

Mai dire Maid / Sarà mai felice una colf?

“Voglio un mondo in cui chiunque possa arrivare fin dove i suoi sforzi e il suo talento lo possono portare” ha detto il presidente Obama un centinaio di volte nei suoi discorsi al popolo americano. Non è il mondo in cui si muove Alex, la protagonista di Maid, una miniserie televisiva di Netflix tratta dal bestseller autobiografico di Stephanie Land (Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother's Will to Survive).  O forse sì. Forse il mondo che Obama si immagina non è così diverso dal mondo di Maid, perché tanto in questa storia, come nella visione di Obama (la sua vision), si combinano gli elementi fondamentali della narrazione del sogno americano e cioè il talento, il duro lavoro, un movimento verso l’alto (“fin dove”), più un quarto elemento che in genere è solo implicato o relegato nello sfondo, ma altrettanto fondativo: la condizione degli umili senza arte né parte da cui i meritevoli si affrancano e che resta, lì in basso, negletta e deprecata. Attorno a questo dubbio girano le riflessioni del presente articolo.   Alex è una giovane madre statunitense che per uscire dalla relazione malata e violenta con il marito è costretta a entrare nella povertà estrema. Fugge di casa...

Parole per il futuro / Bontà

Inizia oggi un nuovo speciale: Parole per il futuro. Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di scegliere un concetto, un'idea, e di pensarlo in relazione al futuro: dove stiamo andando? Un dizionario per orientarci: "Non è questione di tornare al passato; piuttosto, si tratta di permettere al passato, ancora una volta, di trovare la sua strada nel futuro. Perché la vita sulla terra vada avanti e prosperi abbiamo bisogno di imparare a frequentare il mondo con attenzione, rispondendogli con sensibilità e giudizio" (Tim Ingold, Corrispondenze).    Riprendiamoci la bontà. Questa è una proposta per il futuro: riprendiamoci la bontà, che al momento sembra rientrare tra le categorie più antiquate e inservibili che ci siano in circolazione. È difficile capire quando sia accaduto esattamente che la bontà ha perso del tutto il suo mordente: si potrebbero fare delle ipotesi semiserie che si equivalgono per libertà e leggerezza, quindi tanto vale farne una. Una a caso, piuttosto insignificante, ma vale la pena di usarla in via sperimentale per vedere in che punto si finisce a seguire la catena di ragionamenti diffusi che genera. Perciò fingiamo insieme che l’ultimo residuo di...