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Manifesto

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Palazzo delle Esposizioni, Roma / Julian Rosefeldt. Manifesto

Con certezza, la chiave di lettura dell’intero corpus artistico di Julian Rosefeldt è “mantenere la storia presente”, seguendo pedissequamente quanto sostiene Andrej Tarkovskij nella citazione “senza la memoria, una persona diventa prigioniera di un’esistenza illusoria, cadendo fuori dal tempo, non riesce a trovare il suo collegamento con il mondo esterno”. Come un filo rosso che collega e percorre ogni sua opera, sin dai primi lavori affiora l’esigenza di portare alla luce quelle tracce storiche che attraversano l’attuale quotidiano, perché sono “il fondamento di ciò che al momento siamo”. Quelle tracce, che già nella prima opera realizzata nel corso dei suoi studi di architettura, ha ricercato e rinvenuto nella sua città natale. È, infatti, negli edifici di Monaco di Baviera che individua quanto è rimasto del Partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler. Nonostante molti di essi non mostrino più tale passato, numerosi palazzi furono appositamente costruiti e, altrettanti, furono requisiti agli ebrei, per impiantare il quartier generale nazista per il quale lavoravano circa seimila persone, dislocati in sessantotto edifici. Seppure ad alcuni è stata cambiata la destinazione d’uso e...

Tredici Cate Blanchett nel film d’arte di Julian Rosefeldt / Manifesto di un’attrice

Beati coloro che usano una macchina da presa e non sono obbligati a narrare, o documentare. Beato chi ne fa un uso che inganna le attese e rallenta, e dentro un frame fa scorrere impercettibilmente un significato, o un infinitesimo movimento. Nel cinema prodotto per il consumo cinematografico pochi registi se lo permettono: Tarkovskij, Lynch, von Trier, Jarmusch, anche Sorrentino se vogliamo, con un narcisismo voluttuoso che così bene ha devastato parodisticamente Maurizio Crozza. In Tarkovskij la lentezza della camera è metafisica, in Lynch è l’occhio dell’inconscio che emergendo si mette a narrare in irrazionale psichismo.     Manifesto è l’installazione multi-channel video che l’ex architetto e artista australiano-tedesco Julian Rosefeldt ha presentato a Melbourne (città natale di Cate Blanchett) nel dicembre del 2015 e poi sino ad oggi a Berlino, Sidney, Stoccarda, Monaco, New York, Parigi, Atene, Amsterdam, Helsinki, Buenos Aires, Shangai. Pochi mesi fa, al Sundance Festival, ha presentato la versione in lungometraggio dei tredici capitoli dell’opera, tutti interpretati come attrice protagonista da una straordinaria, proteiforme Cate Blanchett. Si può vedere in tv...