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Marco Belpoliti

(86 risultati)

Roma Agrawal / I ponti non devono crollare

Una delle maggiori attrazioni turistiche di Tapei City è un grattacielo alto 509 metri: Taipei 101. Deve la sua fama all’altezza vertiginosa e a una sfera di 660 tonnellate sospesa all’interno della sua struttura. Quando l’edificio è scosso da una tempesta o da un terremoto, la sfera si comporta come un pendolo che oscilla assorbendo l’energia generata dalle scosse. In Costruire. Le storie nascoste dietro le architetture (Bollati Boringhieri, Torino 2019) Roma Agrawal spiega quali siano le forze che “fluiscono” attraverso le architetture e quali siano i sistemi strutturali che le reggono. L’uso di esporli anziché nasconderli, come nel caso di Taipei 101, deriva dall’idea che solo l’innovazione tecnologica dei sistemi costruttivi abbia il diritto d’introdurre mutamenti nella forma architettonica, in modo tale che essa risponda in modo diretto alla funzione che la costruzione deve svolgere.   Il Centre Pompidou in costruzione. Parigi. Il Centre Pompidou inaugurato nel 1977 a Parigi è un esempio di come questa idea sia stata declinata in utopia sociale e libertaria: una struttura composta da piattaforme sovrapposte e ininterrotte che consentono di modificare lo spazio in base...

Una conversazione con Marco Belpoliti / Perché studiare Primo Levi?

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino, la lectio di Marco Belpoliti Il poliedro Primo Levi, con i disegni live di Pietro Scarnera, lunedì 15, ore 18 (nell’ambito di Torino che Legge) all’Aula Magna della Cavallerizza Reale, patrocinata dall’Università di Torino. In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, l’autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) e curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi) ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone per eccellenza dello sterminio ebraico e poliedro dalle tante facce: da quella di narratore a quelle di poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo.   Pietro Scarnera     Marco Belpoliti ha frequentato i libri, i manoscritti, gli appunti e le lettere di Primo Levi più di ogni altro lettore in Italia. Lo ha fatto sempre con la passione dell'uomo che ama la letteratura contemporanea, la scrittura, il modo con cui le parole sulla pagina ci dicono qualcosa, ci rincorrono ma, anche, si susseguono e si intrecciano tra loro, con risonanze e sequenze ritmiche, ridondanze e silenzi, cadute nell'ombra e scivolate decise dentro squarci...

Dizionario Levi / Sogno

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Primo Levi mostra che tutti i sogni sono un sogno unico, un'esperienza abnorme, che dura tutta la vita e la raddoppia. Il sogno è duplice, caotico e narrativo. Sigmund Freud distingue il lavoro onirico in due parti: gli elementi del sogno e il suo significato (Deutung). La verità sta nel sogno, ma la sua rivelazione è impossibile, Friedrich Nietzsche usa uno dei termini greci che stanno per “verità”: aletheia (disvelamento), termine che indica una verità evanescente, fessurata, abitata dal nulla. Freud parla di sovradeterminazione: il sogno appare magro e insignificante, eppure ogni elemento del sogno corrisponde a una molteplicità di pensieri del soggetto e ogni pensiero del soggetto...

Icona

L’immagine viene solitamente considerata uno strumento che può essere utilizzato per riprodurre efficacemente la realtà. Ma può presentarsi anche come un’entità che è dotata di un’esistenza autonoma. Ha affermato infatti lo storico dell’arte tedesco Horst Bredekamp, nel volume Immagini che ci guardano: «Mentre la lingua parlata è propria dell’uomo, le immagini gli vengono incontro sotto il segno di una corporeità aliena» (pp. 9-10). Ne consegue che le immagini sembrano ricavare dal fatto di godere di un’apparente autonomia rispetto agli esseri umani una notevole capacità di suscitare sensazioni ed emozioni. Tutte le immagini devono essere considerate efficaci dal punto di vista espressivo, ma ciò appare particolarmente evidente in alcune di esse che riescono a imporsi nella cultura collettiva. Si tratta d’immagini che possono essere definite “iconiche”, in quanto sono particolarmente intense e in grado di entrare nella memoria di tutti, influenzando così fenomeni sociali, comportamenti e relazioni.  Già Marshall McLuhan aveva sviluppato ne Gli strumenti del comunicare il concetto di «icona», la quale, a suo avviso, doveva essere considerata non semplicemente un’immagine, ma...

Tutto ha una fine. Solo la salsiccia ne ha due / Thomas Macho. Il maiale

“Tutto ha una fine. Solo la salsiccia ne ha due” recita un detto tedesco. L’equivalente di “povero Cristo”, in tedesco, è “armes Schwein”, letteralmente “povero porco”. “Andare a fare festa” è “Die Sau rauslassen”, ossia “rilasciare la scrofa”. E l’elenco di detti che coinvolgono il maiale potrebbe continuare, rendendo sempre più evidente il legame tra cultura tedesca e maiale, l’animale più mangiato in Germania. Ma è una peculiarità solo del mondo germanofono (in Austria negli anni ‘30 del secolo scorso si cantavano canzonette dedicate al Wiener Schnitzel, la versione originale, XXL, della cotoletta alla milanese) o il maiale è un animale che, con la sua presenza – a volte discreta, a volte inquietante – attraversa tutta la storia della cultura occidentale (e non solo)? È quest’ultima ipotesi che viene sviluppata dallo storico della cultura viennese Thomas Macho nel “gustoso” libro Il maiale, appena uscito in traduzione italiana per i tipi Marsilio con un’ottima prefazione di Marco Belpoliti.   Macho, fin dalle prime pagine, condisce con una certa ironia la sua narrazione, chiedendosi i motivi per cui, con ogni probabilità, non esiste nessun animale che abbia suscitato e...

5 marzo 1922 - 5 marzo 2018 / Pier Paolo Pasolini. Verità? O Teatro?

Pasolini dice la verità. Pasolini fa la parte di uno che dice la verità. Tra queste due ipotesi radicalmente contrastanti, almeno in apparenza, s’instaura un dialogo a distanza tra due dei contributi critici più interessanti e acuti degli ultimi tempi sulla figura di Pasolini. È un dialogo pieno di spunti originali, focalizzati soprattutto sull’ultima fase della vita e dell’opera dello scrittore-regista. Entrambi i saggi si concentrano per lo più sulla fase che parte dal 1963, l’anno in cui iniziò a stendere la sua incompiuta riscrittura dantesca, La Divina Mimesis (ma il ’63 è anche l’anno in cui Pasolini conobbe Ninetto Davoli, sul set de La ricotta), fino agli ultimissimi progetti, tra Petrolio, Salò, la poesia friulana rimaneggiata della Nuova gioventù, varie sceneggiature ‘da farsi’, da San Paolo a Porno-Teo-Kolossal, e – momento fondamentale per entrambi – le fotografie scattate da Dino Pedriali, con la progettazione e la stretta collaborazione di Pasolini stesso, tra Sabaudia e Chia, nell’ottobre 1975, alcuni giorni prima della sua morte, foto già descritte e commentate in pagine illuminanti da Marco Belpoliti (Pasolini in salsa piccante, Guanda, 2010). Oltre all’interesse...

Sentimenti al negativo al Circolo dei Lettori (TO) / Kafka e la vergogna

I due uomini hanno condotto K. fuori città, in una cava. Lì la luna illumina ogni cosa con una pacata naturalezza. Uno dei due toglie a K. la giacca, il panciotto e la camicia, poi lo prende sottobraccio e passeggia avanti e indietro con lui per aiutarlo a combattere il freddo. Quindi, trovato il posto che reputano adatto, i due signori fanno adagiare K. a terra, contro un masso, con la testa appoggiata a questo. Estraggono un coltello da macellaio, a due tagli, e lo osservano. Cominciano dunque delle odiose cerimonie, passandosi a vicenda il coltellaccio, così che K. pensa che sarebbe suo dovere prenderlo lui stesso, mentre passa di mano, e ficcarselo direttamente nel petto.  Mentre è lì che riflette su questo, s’accorge che in una delle finestre della casa prospiciente la cava si è accesa una luce. Un uomo l’ha spalancata e adesso si sporge molto in fuori, con le braccia tese. K. si chiede chi sia. Un amico? Un buon diavolo? Un sostenitore? Forse può ricevere aiuto da lui. S’interroga ancora: forse c’erano delle obiezioni dimenticate? Cose non dette nel corso della vicenda? Probabilmente sì. Ma la logica è contro di lui, tuttavia, pensa, nessuna logica può resistere a un...

Venerdì 26 gennaio, ore 18, Libreria Coop Ambasciatori (Bologna) / Conservare la memoria: 10 scrittori, 10 libri

Conservare la memoria. Di che cosa? Del passato, ma anche del nostro presente. Gli scrittori che hanno accettato l’invito a indicare dieci libri da proporre in lettura ai giovani hanno declinato in vari e differenti modi la loro idea di memoria e di memorabile, ovvero di cosa occorre ricordare, cosa si deve ricordare. Il XX secolo è alle nostre spalle, ma il suo carico di eventi terribili, luttuosi e devastanti, pesa ancora su di noi. Ma anche il nostro presente è carico di memoria che occorre custodire e per cui occorre agire. La lettura come uno strumento per pensare ma anche per fare. Per non restare indifferenti. Questo il contributo che proponiamo alla Giornata della Memoria.   Gli episodi di ordinaria cancellazione e offesa della memoria si susseguono a ritmo incessante, incalzante, inquietante. Dalle lapidi profanate alle svastiche disegnate sui cartelli delle scuole dedicate ad Anna Frank. Dai saluti romani a Marzabotto (Città Martire) ai raduni arroganti e minacciosamente evocanti. Dieci autori consigliano dieci libri agli adolescenti. Coop Alleanza 3.0, Librerie.coop e Doppiozero promuovono una raccolta di 10 volumi indicati da 10 autori. Dieci libri che...

Doppiozero al Circolo dei lettori / Parole del contemporaneo

  Ci sono parole che circolano sui mass media, nei giornali e nel web, parole che rinviano a loro volta ad altre parole e suggeriscono campi semantici. Questo ciclo di incontri, in collaborazione con il Circolo dei lettori, sceglie alcuni di questi termini che sono il nostro vocabolario quotidiano e cerca di capire non solo quello che significano, ma anche i riferimenti che implicano, i rimandi impliciti. Le parole non sono mai neutre, segnano il nostro rapporto con il mondo: indagarle è una delle vie per fare chiarezza sul mondo contemporaneo e sul nostro collocarci in esso.   Condivisione Ugo Morelli 25 gennaio 2018, ore 18.30.   Follower Tiziano Bonini 22 febbraio 2018, ore 18.30.   Poliamore Marta Dore 29 marzo 2018, ore 18.30.   Cittadinanza Gustavo Zagrebelsky (in dialogo con Marco Belpoliti) 18 aprile 2018, ore 18.30.   Sfruttamento Marco Revelli 23 maggio 2018, ore 18.30.   Stellati Gianfranco Marrone 31 maggio 2018, ore 18.30.   Salario Andrea Brandolini 25 ottobre 2018, ore 18.30.   Periferie Luca molinari 28 novembre 2018, ore 18.30   Torino – via Bogino 9 +39 011 432 68 27 info@circololettori.it   Novara – via F....

Un dibattito in corso / I dolori della classe disagiata

Nel libro Il posto Annie Ernaux ricostruisce la propria infanzia nel Nord della Francia e il tentativo di ascesa piccolo borghese del padre operaio che con un mutuo apre un bar-drogheria. Ernaux scrive che i suoi genitori “avevano bisogno di vivere”, cioè di uscire dalle barriere di una condizione ondeggiante “tra la felicità e l’alienazione”. E aggiunge: “Grazie alla nuova attività non rientravano più nel novero dei più umiliati”. Poi chiarisce: “Si sono fatti strada passo passo, vicini alla miseria, poco al di sopra di essa”, preoccupati di ritrovarsi al punto di partenza, avendo paura “di una ricaduta operaia”. Il padre “metà commerciante, metà operaio, apparteneva a entrambi i fronti allo stesso tempo, destinato alla solitudine e alla diffidenza. Non era sindacalizzato”. Racconto di esistenze comuni, di speranze, di timide scalate sociali, di lussi della domenica.    Fuori dalla sensibilità visionaria della letteratura, l’analisi storica, nell’immensa varietà di eventi e passioni che non accetta di essere semplificata, ci ricorda come il timore del declassamento sia stato spesso motore di un allargamento del consenso verso le destre, con la piccola borghesia che ha...

Milano, 16/19 ottobre 2017 / Doppiozero a Bookcity

  Ecco gli appuntamenti Doppiozero per questa nuova edizione di Bookcity 2017:   Sentimenti al negativo   18.30 venerdì 17 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Nicole Janigro​ INVIDIA   18.30 sabato 18 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Pietro Barbetta ODIO   18.30 domenica 19 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Anna Stefi GELOSIA     Doppiozero per Riga   18.o0 venerdì 17 novembre Scuola Civica Traduttori Altiero Spinelli ​Rocco Ronchi e Giuseppe Zuccarino, Elio Grazioli MAURICE BLANCHOT Letteratura e filosofia per il XXI secolo   15.30 sabato 18 novembre Fondazione Corriere della Sera. Sala Buzzati. Mario Barenghi, Marco Belpoliti, Robert Gordon, Mario Porro PRIMO LEVI Enciclopedia, antropologia, etologia

Primo Levi reloaded / La bella addormentata nel frigo multimediale

A trent’anni dalla scomparsa, tra le acquisizioni più importanti della “riscoperta” di Primo Levi vi è la piena consapevolezza che egli sia stato narratore di gran lunga eccedente la qualifica di “testimone”, sia pur d’eccezione, o di icona della memoria. Lo attestano importanti operazioni editoriali che hanno restituito la complessità della sua figura, come la nuova edizione delle Opere complete (Einaudi, 2016), quella in lingua inglese The Complete Works (Liveright 2015) e l’enciclopedia leviana scritta da Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda, 2015). Emerge come la scrittura di Levi sia un reagente in grado di esprimere un’immagine sfaccettata e multidimensionale della condizione umana, tra esperienza quotidiana ed etica universale e tra gli estremi della profondità che caratterizza la descrizione del lager e i colpi di ala ironico-parodistici della produzione fantastica.    Proprio al crocevia tra letteratura e scienza si situa la produzione di fantascienza, tra cui i racconti pubblicati sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966 (ma scritti in precedenza) con il titolo di Storie naturali: storie che Levi stesso...

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere e...

A futura memoria / Sciascia politico. Fra le palme dell’antimafia

S’è discusso molto, negli scorsi mesi, delle palme a piazza Duomo di Milano. Botanici e climatologi, esperti di marketing territoriale e testeduovo di marche planetarie, amministratori locali e politici nazionali, paesaggisti e giardinieri, fancazzisti su Facebook e cittadini comuni: tutti a dire la loro, ché sembrava quasi di stare al bar dello sport durante un mundial prima dei fatidici rigori della semifinale. In pochi hanno però notato che, per ironia della storia, con quel curioso impiantamento nelle brume meneghine s’è avverata, alla lettera, la nota profezia di Leonardo Sciascia. La palma va a Nord, recitava il titolo d’un suo prezioso libro di trent’anni e passa fa – chissà perché mai più ristampato. E adesso sappiamo che c’è proprio arrivata, da quelle parti, sistemandosi benissimo, comodamente e orgogliosamente, a dispetto dei soliti detrattori sbraitanti in nome di un etnocentrismo deteriore che, per ulteriore ironia, oggi emana da tutti i pori tristi vampate di esoticità. Il monito di Sciascia, in quell’immagine delle palme viaggiatrici, era chiaro: non solo la più infida meridionalità, quella del malaffare sedicente politico e della criminalità organizzata, si espande...

Cancellazione, generalizzazione, costruzione / Il riassunto: un esercizio etico

Nel diluvio di parole che ci inondano sembra venuto il tempo di invocare l'istanza della sintesi. Ne è un chiaro segno la fortuna della condensazione di brevi messaggi nei 140 caratteri di un tweet. Ma questo non può che tradurre un pensiero corto, un'istantanea. Il bisogno di condensare, di esprimersi in modo conciso, di cogliere l'essenziale riguarda ogni nostro discorso e la maggior parte dei testi scritti in cui ci imbattiamo. Questa è certamente la ragione per cui una vecchia pratica scolastica , ritenuta obsoleta o addirittura dannosa per la conoscenza e per la creatività, sia tornata alla ribalta: il riassunto. Sul dizionario Treccani.it si legge: «riassunto, s.m.[part.pass. di riassumere, sostantivato], Discorso o, più spesso, scritto che riassume, che espone brevemente i punti essenziali di altri discorsi o scritti, o che informa succintamente intorno a un fatto o una serie di fatti.». La definizione però indica il risultato, non la tecnica che lo realizza. Sembra che non si possa far altro che usare una tautologia ('discorso che riassume') o espressioni sinonimiche ('espone brevemente i punti essenziali), senza entrare nel merito del processo che sta dietro all'arte di...

Atelier dell'Errore, Atlante di zoologia profetica / Cosa sono i mostri

Luca Santiago Mora e gli artisti dell'Atelier dell'errore saranno presenti alla Festa di doppiozero (qui il programma).   “Atelier dell'Errore nasce nel 2002 da un progetto di Luca Santiago Mora come laboratorio di arti visive al servizio della neuropsichiatria infantile della Azienda Sanitaria Locale di Reggio Emilia”. Così si apre la nota che chiude il formidabile Atlante di zoologia profetica (Corraini edizioni, 2016). Il catalogo presenta i lavori dell'Atelier commentati con passione e dottrina da poeti, psicoanalisti, critici e scrittori. Operazione mirabile di cui non saremo mai sufficientemente grati a chi l'ha promossa (in primis Luca Santiago, che è il responsabile dell'Atelier e Marco Belpoliti, che ha curato il catalogo). E, tuttavia, quella breve nota è costruita ad arte per omettere tutta una serie di parole-stigma che affiorerebbero naturalmente alla bocca di chi, anche con le migliori intenzioni, volesse spiegare in poche battute chi sono gli artisti dell'Atelier. Inutile elencarle. È sufficiente indicare il tratto che le accomuna tutte: è la mancanza, una mancanza che incrina i corpi e che lacera l'unità della mente. Ma se quelle parole non ci sono ciò non si...

Le Opere complete di Primo Levi / La galassia Primo Levi

Nell’ultimo mezzo secolo pochi scrittori hanno cambiato fisionomia critica in maniera così radicale come Primo Levi. Considerato a lungo come un testimone, prima e più che come uno scrittore optimo iure, Levi ha preso quota dapprima lentamente, gradualmente, quindi in maniera sempre più palese e perentoria, accreditandosi come uno dei pochi veri classici della letteratura italiana, e poi non solo italiana, del Novecento. Gli studi si sono moltiplicati, e così le iniziative editoriali e culturali; la bibliografia critica ha assunto dimensioni imponenti. Oggi ai nostri occhi Primo Levi appare non solo come uno scrittore di prima grandezza, ma come un’intera galassia, che non ci si stanca di percorrere e di esplorare. Il centro gravitazionale è costituito da un gruppo di libri – non più da un testo singolo, e nemmeno da una coppia di testi – che debbono essere considerati i suoi più necessari per la nostra identità culturale. A distanza non grande orbitano i rimanenti titoli pubblicati in vita, per un totale oscillante (per la ragione che si dirà) fra dodici e tredici: quasi un emblema numerologico di una canonica compiutezza che convive con un’avventurosa, inesauribile apertura. A...

La nuova edizione delle Opere complete di Primo Levi è in libreria / Primo Levi un autore per il XXI secolo

La nuova edizione delle Opere complete di Primo Levi è in libreria. Sono due volumi per un totale di oltre 3000 pagine. Sovraccoperta bianca, molto einaudiana, formato grande, rilegatura cartonata; costano 160 euro e vengono venduti insieme. Un’impresa editoriale che Einaudi ha dedicato al suo autore oggi più conosciuto, non solo in Italia, ma nel mondo. I due volumi contengono varie novità, oltre a un apparato di Note ai testi curato da Marco Belpoliti, studioso di Levi, che ha curato anche l’edizione precedente delle Opere, uscita nel 1997. Gli abbiamo posto una serie di domande su questo lavoro.   Intervista a cura del Centro Internazionale di Studi Primo Levi.     Esce a novembre 2016 un nuova edizione delle opere di Primo Levi, Opere complete (Einaudi). Stesso editore, stesso curatore, titolo quasi uguale a Opere, uscito nel 1997. Ci sono voluti poco meno di vent’anni per un aggettivo in più. Cosa implica l’aggiunta?   Nel decennio seguito alla morte dello scrittore sono usciti tre volumi, curati da me: uno d’interviste, Conversazioni e interviste; la raccolta dei racconti dispersi, L’ultimo Natale di guerra, e una scelta delle pagine sparse presenti nelle...

A trent'anni dalla morte: «Riga» Parise / Due voci escluse dai Sillabari

Esce oggi, a trent'anni dalla morte dello scrittore, il volume di Riga dedicato a Goffredo Parise, a cura di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa: 540 pagine, testi e saggi inediti (Marcos y Marcos, Milano 2016). Pubblichiamo in anteprima due voci escluse dai Sillabari (in allegato l'indice del volume).     Benessere Borghesia   Un giorno Mr. and Mrs. Trupìa, proprietari di una distilleria, partirono con la famiglia verso Portofino dove Mr. Trupìa voleva comprare una “barca” per l’estate. Mr. Trupìa, di origine meridionale, diceva di essere trentino e aveva imparato un po’ di dialetto trentino e un po’ di lombardo vergognandosi della sua origine. Si vergognava anche di essere italiano e avrebbe voluto nascere, come molti suoi parenti, in America. Per questa ragione lui e la moglie si chia­mavano scherzosamente Mr. and Mrs. ma solo la moglie conosceva un poco l’inglese: apparteneva alla media borghesia di provincia lombarda e venti anni prima era stata due mesi in Inghilterra per “imparare la lingua”: qualcosa sapeva, leggeva «Vogue» nell’edizione americana e aveva illuminato il marito sul significato molto famigliare di Mr. and Mrs. Partirono su una Jaguar M.K. 10...

Corvi, gabbiani, pappagalli e altri volatili impertinenti / Animali parlanti

Poco prima che l’uomo imparasse a fare tweet, ovvero a cinguettare, il filosofo David Rothenberg si è posto una domanda: Perché gli uccelli cantano? Per rispondere ha seguito due piste, corrispondenti alle sue due vocazioni. Da filosofo, ha studiato l’etologia, a partire dalla teoria di Plinio il Vecchio sulle gazze, che canterebbero per imitazione di rumori diversi, fra cui la voce umana:  «Esse amano pronunciare certe parole e non soltanto le importano, ma si divertono ed esercitando la loro diligenza e la loro riflessione fra sé, non nascondono il loro impegno. Si sa che possono anche morire vinte dalla difficoltà di una parola!».  (Naturalis Historia, X 118)   Ma poi Rothenberg è anche musicista e ha portato il suo sassofono soprano in oasi naturalistiche australiane, per imitare e “rispondere” al canto di uccelli di specie rarissime. Perché il canto degli uccelli ci sembra quasi un parlato? La modulazione è tonale, e ritmica più che fonologica; l'aspetto di parlato penso sia dato soprattutto dal fatto che l’espressione degli uccelli è dialogica.Impiegando la sua tecnica musicale Rothenberg rende sistematico e quasi scientifico un analogo esperimento del signor...

Esce dopo trent'anni una conversazione con Giovanni Tesio / L’ultima intervista di Primo Levi

Vediamo come nasce e procede questo breve volume Io che vi parlo. Conversazione con Giovanni Tesio, Einaudi, 2016. Le notizie le dà nell'introduzione lo stesso Tesio, classe 1946, amico torinese di Primo (superfluo dire che questi era nato nel 1919?) e autore di saggi su di lui. Frequentandolo, Tesio aveva «avvertito improvvisamente in lui un'incrinatura», sicché gli propose di condurre delle conversazioni in vista di una “biografia autorizzata”; cosa che Levi «accettò subito [...] senza fare obiezioni». L'incrinatura non poteva che essere di natura psicologica: Levi era depresso. L'unico che non se n'era accorto era stato l'altro conduttore di una lunga e fortunata intervista a Primo, Ferdinando Camon, che lo aveva rassicurato in questo modo: «Lei non è un uomo depresso, e nemmeno ansioso» (quando si dice che uno ha capito tutto!). Tesio quindi frequenta ora casa Levi munito di registratore. Le conversazioni si svolgono in tre tornate pomeridiane del 1987: il 12 e il 26 gennaio e l'8 febbraio. A volte, ci informa Tesio, Levi gli chiedeva di spengere il registratore, – quando evidentemente si toccavano argomenti troppo privati – a volte era lo stesso Tesio che, per lo stesso...

Un Meridiano “parallelo” / Gianni Celati, l'outsider che diventò un classico

Nessuno sarà più incredulo di Gianni Celati nell’accogliere il corposo Meridiano che raccoglie la sua narrativa (Celati. Romanzi, cronache e racconti, Mondadori, pagg. 1854). La preziosa collana dà sistematicità a classici anche contemporanei, ma una sistematica di Celati ha l’aria di una fantasticheria editoriale. Probabilmente lo è anche stata: la responsabile dei Meridiani, Renata Colorni, ci ha pensato dopo aver assistito a un’opera teatrale celatiana di incantevole e umana ambiguità, la Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto (qui non ripresa). I curatori non potevano che essere quei due. Marco Belpoliti, critico e studioso di letteratura e da decenni seguace di Celati, gli ha dedicato corsi di laurea, convegni, studi e, nel 2008, un ricco numero della rivista-libro Riga che Belpoliti dirige assieme a Elio Grazioli, per Marcos y Marcos (più un altro numero che ricostruisce le vicende progettuali della rivista Ali Babà, che Celati aveva pensato insieme a Italo Calvino e altri alla fine degli anni 1960). Per il Meridiano Belpoliti ha scritto un saggio introduttivo di 60 pagine («La letteratura in bilico sull’abisso»), quasi un libro nel libro. Nunzia Palmieri è...

Cose necessarie e difficili

«Le cose che la letteratura può ricercare e insegnare sono poche ma insostituibili: il modo di guardare il prossimo e se stessi, di porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o a grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, il modo di pensarci o non pensarci; la letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo e tante altre di queste cose necessarie e difficili».   Qual è il posto della letteratura nella nostra società? C’è qualcosa che solo la letteratura può fare, qualcosa che la rende insostituibile? Si può pensare che la letteratura ‘serva a qualcosa’ senza per questo ridurla a un ruolo ancillare? A trent’anni dalla morte di Calvino, mi pare che il suo lavoro di ricerca e sperimentazione attorno a queste domande sia l’elemento più forte della sua eredità. La citazione di apertura è tratta da Il midollo del leone: nata...

Se questo è un omino

Quando entriamo, sul palco c’è un plastico che lo riempie tutto. Non c’è dubbio di cosa si tratti: è il KAMP del titolo, un campo di sterminio nazista, perché si vede a sinistra una costruzione con una grande ciminiera rettangolare… quello è l’edificio crematorio; tante baracche disposte regolarmente come in un accampamento militare; qualche camioncino, un binario perpendicolare alla platea che entra nel perimetro del campo da fuori. Qualche lampione. Torrette di guardia. Filo spinato ovunque. Tre piccole forche sulla destra. Sulla parete di fondo, bianca, si accende una proiezione. I contorni dello schermo sono un po’ sbrindellati, squallidi, si sente un assordante gracidare di raganelle, poi l’ululare del vento ghiacciato. Tutto è in gamma di colori tra il grigio e il beige, pallido, stinto. Triste. Deserto.     Sul video, quando si oscurano le luci, cominciamo a vedere cosa riprende una microcamera che dopo un po’ si capisce impugnata dalla mano di uno dei tre animatori di quello che ora capiamo essere un “teatro di figura”; la microcamera, e il microspot, inquadrano...