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Maria Lassnig

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Body Check / Il corpo-modello in Martin Kippenberger e Maria Lassnig

BODY CHECK. Martin Kippenberger – Maria Lassnig, a cura di Veit Loers presso il Kunstbau del Lenbachhaus di Monaco di Baviera, fino al 15 settembre, è una mostra a due, che il visitatore italiano, curioso di cose tedesche e austriache, ha già forse avuto modo di sezionare al Museion di Bolzano.   Le premesse di BODY CHECK si possono adagiare su una domanda relativamente semplice: che rapporto esiste tra la disciplina della storia dell'arte e quella della curatela? La quale genera di conseguenza: è la storia dell'arte che informa la curatela o è la curatela, in fondo, che è o deve essere autonoma? Sempre ci sia consenso – orrenda parola – su cosa si intenda per entrambe. Se la storia dell'arte è interpretata come presentazione lineare, aderente all'identità di un'epoca, di un percorso artistico, allora la curatela e la scelta eccentrica hanno il piacere di giocare il ruolo del trickster. Martin Kippenberger (1953-1997) e Maria Lassnig (1919-2014) presentano proprio questo, un lavorìo e un corpus di difficile collocazione. Innanzitutto il nesso puramente storico della mostra a due non c'è e viene ammesso: per un breve periodo, alla fine degli anni Settanta del Novecento,...

Body Talks in Bruxelles

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana     “May the spirit of Patrice Lumumba and other murdered leaders who live in the Kingdom of Heaven take care of the ghosts of King Leopold and others of his ilk,” kept on shouting artist Tracey Rose in the streets of Brussels. Dressed in a tunic smeared with paint and accompanied by a totem made of dry branches, she was condemning the massacres and wrongdoings committed by King Leopold II in Congo during the colonial period (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, 2015   Intense, cutting, provocative and highly political, this exhibition curated by Koyo Kouoh at Wiels in Brussels showcases the work of a generation of female artists from various regions of Africa who were trained in the late 90s, twenty years after post-colonial studies and the radical body-art performances of the 1970s, when the issues of feminism, gender and sexuality were being revisited and questioned by contemporary art practices. It no longer brings out the emotion, expression and “passion” of the Western body – the symbol of a century of turmoil,...

Body Talks in Bruxelles

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     «Lo spirito di Patrice Lumumba e degli altri leaders assassinati che, vivendo nel regno dei cieli, possono prendersi cura dei fantasmi del re Leopoldo e di quelli della sua specie», ha urlato a più riprese l’artista Tracey Rose per le strade del centro di Bruxelles vestita con una tunica imbrattata di schizzi di vernice e accompagnata da un totem costruito dall’intreccio di rami secchi, condannando i massacri e le ingiustizie commesse dal re Leopoldo II nel Congo durante il colonialismo (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, performance, 2015   Intensa, tagliente, provocatoria e marcatamente politica, questa esposizione curata da Koyo Kouoh espone nelle sale del Wiels di Bruxelles il lavoro di una generazione di artiste africane provenienti da differenti regioni del continente formatesi alla fine degli anni ‘90, nel momento in cui, trascorsi ormai vent’anni dagli studi postcoloniali, dalle performances e dalle azioni radicali sul corpo degli anni ‘70, la questione del femminismo e la...

Maria Lassnig e Marisa Merz: il corpo e la grazia

Il premio alla carriera di questa 55a edizione della Biennale di Venezia è stato assegnato a Marisa Merz (Torino, 1931) e Maria Lassnig (Kappel am Krappfeld, 1919), due artiste europee che pur nelle relazioni con i movimenti dei rispettivi paesi hanno seguito percorsi autonomi e altamente individuali. Un'importante selezione di loro opere è ora esposta all'interno della mostra curata da Massimilano Gioni, Il Palazzo Enciclopedico, dove Lassnig e Merz condividono una sala divisa da un tramezzo centrale, interfaccia al tempo stesso di separazione e di incontro.   Senza andare troppo a ritroso nella storia delle due artiste, Gioni ha posto da un lato le pitture ossessive dalle reminiscenze espressioniste di Maria Lassnig, dove colori fluorescenti e dissonanti calcano i profili e scavano le carni di corpi straziati da un disagio interiore più che fisico; dall’altro il cripticismo sensuale ed evanescente dell’artista torinese, Marisa Merz, che sfoggia una libertà compositiva oscillando dal disegno alla scultura, dall’oggetto alla materia, dalla carta allo spazio.   Maria Lassnig, Feistritz 2001. Foto: Sepp...