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Maria Perosino

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Tre anni e tre giorni. Per Irene Babboni

È letterario notarlo? Ha qualche senso? Sarebbe stato bello poter discutere proprio di questo, e casomai addirittura riderne, con Irene Babboni, la meravigliosa Irene, che anche su certe cose scabrose non era né cinica né fatua ma dispiegava la potente e ridente razionalità della letteratura. Ora non importa neppure tanto quale sia l’occasione numerologica a cui alludo ma del resto, e per la precisione, ora non c’è proprio nulla d’altro che importi minimamente. Irene se n’è andata, dopo prove che aveva superato con il suo inimitabile sorriso e dopo aver esperito pressoché tutte le prescrizioni a cui ci si sottopone quanto meno per dimostrare agli altri di «aver reagito». Una vicenda patologica pluridecennale crudele e davvero maligna (maligna, dico, anche in senso morale) ha infine prevalso ed ecco che Irene non c’è più e a noi tocca piangerla senza neppure saper immaginare cosa la sua morte possa significare per chi gli era molto più vicino.   Non di tutte le persone mi ricordo con precisione il momento in cui le ho conosciute. Con Irene invece mi càpita, ed è quasi buffo (lei di sicuro ne riderebbe) che si trattasse di un importante funerale, il primo di altri tre in cui la...

Maria, una socievolissima solitaria

Maria Perosino se n’è andata poco più che cinquantenne divorata in pochi mesi dal solito male incurabile. Un male di cui aveva negato in tutti i modi l’esistenza, la salute era un tema che trovava insopportabilmente banale. Non se ne poteva parlare con lei. Chi lo faceva si esponeva a rischi seri. Maria era la rimozione dei mali fisici, i suoi, e la lucidità dei ragionamenti sulla vita, l’abilità di tracciare geometrie dove altri vedevano il caos. Per questa sua capacità di risolvere problemi, esistenziali, di lavoro, organizzativi, aveva impressionato i suoi interlocutori negli anni di lavoro all’Einaudi. La ricordo alle riunioni: il tono pacato e la capacità di raffreddare le emotività che inevitabilmente insorgevano nel nostro gruppo di lavoro. Una tenacia del fare, del tradurre le idee in percorsi concreti che le erano valse la stima di tutti. Poi ci fu la sua avventura in proprio, prima editoriale, poi come ideatrice di eventi culturali e artistici. Sono stati anni intensi, di grande lavoro e di grandi passioni intellettuali. Poi in Italia arrivarono gli anni della crisi che si è inghiottita...

Io viaggio con Maria

Ho scoperto che con Maria ci davamo del tu all'Alpe di Siusi. Prima l'avevo incontrata sempre assieme ad altre persone, non c'eravamo parlati direttamente, e lei era con Paolo Fossati, con cui mi davo del lei. Mi sarebbe parso strano dare del tu alla moglie e non al marito (non erano sposati ma facciamo come se) e quindi mi ero mantenuto sempre in una zona d'indeterminazione.   Quel giorno, era un luglio nella seconda metà degli anni Novanta, la vacanza era finita. Avevo caricato famiglia e bagagli dal fondo dell'Alpe e percorrevo la strada che attraversa il parco naturale - aperta al traffico privato solo in pochi momenti della giornata -, andando in senso contrario alle frotte dei turisti giornalieri, appena scesi dal pullman o dall'auto. Fra questi c'erano Maria e Paolo, in tenuta montanara, diretti alle semplici delizie gastronomiche della Malga Sanon. Mi sono fermato a salutarli, velocemente, per non incorrere nelle costose ire delle severe guardie del Parco. Maria mi deve avere rimproverato perché i miei cruciverba per il Diario della Settimana erano troppo piccoli e facili: usava il tu e naturalmente l'ho ricambiato....