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Marino Massimo de Caro

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Storia e memoria / Max Fox o le relazioni pericolose

«… perché… se ti entrano che c’hai la colla in mano… [risata] cosa fai?» A porre questa giocosa domanda non è uno scolaretto dell’asilo intento, con forbici e carta colorata, a preparare una sorpresa per i suoi genitori, e nemmeno un buontempone che si diverte a ricordare uno scherzo ordito ai danni di qualche malcapitato. È un ladro e falsario di libri.    Nel febbraio del 2006 Marino Massimo De Caro si presenta alla Biblioteca capitolare di Verona e – accreditato da una lettera firmata nientemeno che dal cardinale Jorge Mejía, «Bibliotecario di Santa Romana Chiesa» – ottiene il permesso di consultare «per i suoi studi» (così Mejía) una rarissima opera di Galileo, di cui non restano al mondo più di cinque esemplari integri: il Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova, composto dallo scienziato pisano nei primi mesi del 1605, quando era lettore di matematica all’università di Padova, in collaborazione con un benedettino di nome Girolamo Spinelli, suo allievo e amico, e pubblicato in forma anonima come replica dissacrante al Discorso intorno alla Nuova Stella dell’aristotelico Antonio Lorenzini. Nel dialogo, in dialetto padovano rustico (...

Estradare un bibliofilo?

Molti di noi, dopo aver subito angherie da professori particolarmente carogna, hanno sognato di vendicarsi alla fine dell'anno o alla fine del ciclo di studi. Poi la vita ti portava da altre parti e quei pensieri fissi, quelle ingegnose macchinazioni, scomparivano da un giorno all'altro. Così, mi pare, per questi ultimi giorni del berlusconismo: dopo aver agognato la fine di un incubo, di aver rimpianto la Prima Repubblica, ora che tutto finisce siamo già immersi in tempi nuovi, in nuovi pericoli, e le vicende del cerchio magico, delle latitanze a Beirut (do you remember Felice Riva?), del salto del fosso degli ultimi fedelissimi, le guardiamo più con un interesse antropologico o letterario che come un momento importante della vicenda politica. Ma forse è utile che non tutto venga dimenticato. Gli uomini più vicini a Berlusconi negli anni dell'ascesa imprenditoriale sono stati Fedele Confalonieri e Marcello Dell'Utri. Il primo oggi rilascia interviste - molto istruttiva quella al Foglio di qualche giorno fa - in cui rubrica a burletta l'iscrizione alla P2 o a leggerezza i rapporti con la mafia, il secondo, non ricandidato alle ultime politiche dopo una scelta sofferta del capo,...

L’affaire Sidereus Nuncius

Nella primavera del 2012 arrivò sulle pagine dei giornali la notizia di un clamoroso saccheggio: da mesi il direttore della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli stava sistematicamente appropriandosi di centinaia di volumi conservati nell’istituto. Tomaso Montanari ne scrisse per primo su Il Fatto Quotidiano descrivendo una scena che ricorda Curzio Malaparte: Vico, il pastore tedesco del direttore, razzolava nella sala centrale della biblioteca, “con un immenso osso di prosciutto tra le fauci” tra cinquecentine ammucchiate sul pavimento e lattine di Coca Cola abbandonate sui banconi seicenteschi (Tomaso Montanari ricostruisce la vicenda in Le pietre e il popolo, Roma, 2013, pp. 46 – 59). Grazie alla testimonianza di Maria Rosaria e Piergianni Berardi, due bibliotecari che avevano assistito sbigottiti a ripetuti saccheggi notturni, i Carabinieri misero la Biblioteca sotto sequestro e nel maggio 2012 la Procura di Napoli arrestò il direttore, Marino Massimo De Caro. De Caro ha confessato il furto dei Girolamini e altri compiuti in diverse biblioteche italiane, ed è stato condannato a sette anni. Attualmente è in attesa di un...