Il tuo due per mille a doppiozero

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Fumetti / Lucca Comics, gli ultimi americani

È il 1982, Adrian è un ragazzino di otto anni ed è il suo primo giorno in una nuova scuola a Fresno, in California. È un nuovo arrivato, deve presentarsi alla classe, e lo fa parlando della sua passione: disegnare e collezionare fumetti. Per i suoi compagni, e per la sua maestra, i fumetti sono quelli di Walt Disney (Topolino, Paperino), invece Adrian è un avido lettore di fumetti di supereroi e il suo idolo è John Romita (storico disegnatore dell’Uomo Ragno): i suoi nuovi compagni di classe ci mettono pochissimo a etichettare Adrian come un nerd, uno sfigato e, di conseguenza, a bullizzarlo a ogni intervallo.   Ma nonostante questi inizi turbolenti, Adrian Tomine non ha abbandonato la sua passione e oggi è uno dei più affermati cartoonist americani. Ed è con questo episodio che apre il suo ultimo libro, La solitudine del fumettista errante, uscito a giugno per Rizzoli Lizard. È l’autobiografia ironica e a tratti spietata di un autore di fumetti “indipendenti” negli Stati Uniti. Una nicchia nel panorama dell’editoria a fumetti nordamericana, che ruota attorno a due case editrici di culto, la Fantagraphics di Seattle e la Drawn&Quarterly di Montreal, e ad autori che sono...

Conversazione con l'autore di Hugo Cabret / Brian Selznick, La Quercia

Brian Selznick è un ragazzo di cinquant’anni, dal sorriso franco e l’innata eleganza newyorkese. È a Roma per presentare il suo ultimo libro Live Oak, with Moss (in italiano La Quercia, edizioni Tunué, traduzione di Diego Bertelli). Un’opera che potrebbe stupire da parte di un disegnatore-scrittore noto per essere tra i più importanti autori contemporanei per bambini. Un libro adulto, nelle forme e nei temi, impastato di eros e desiderio. Un inno lirico e bruciante all’amore gay e all’attrazione tra uomini, che trae linfa da un pugno di poesie inedite di Walt Whitman.  Alle soglie dei quarant’anni Whitman mise insieme undici fogli di carta, piegandoli a metà e cucendoli lungo il bordo per tenerli insieme e ottenere la forma di un taccuino di ventidue pagine. Quel piccolo taccuino gli servì per raccogliere una serie di dodici poesie cui stava lavorando da tempo.  Un micro-mondo elettrico, pulsante e per nulla episodico, dove Whitman smette i panni del cantore del Nuovo Mondo e della Nazione Americana per percorrere con estrema onestà (“mi vergogno – ma è inutile – sono quello che sono” scrive nell’ottava poesia) le tappe della sua educazione sessuale e amorosa. In un...