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Nei troni e nei totem di Adolf Vallazza / L’antico silenzio delle montagne

Novembre 2019, dopo alcuni giorni di neve salgo verso Ortisei, vado in visita da Adolf Vallazza, artista del legno. Dei troni e dei totem. Dei Don Chisciotte e delle civette, degli uomini che leggono e che pensano. Ma è anche un amico colpito da un grave lutto.  Nel salone per le esposizioni, una serie di troni disposti a cerchio da sua figlia Sabina. Si avverte subito il loro slancio verso l’alto, e una sorta di quieta eleganza: sembrano in attesa di un incontro tra antichi cavalieri, “amanti di cortesie fuggite”, sognatori di montagne, viaggiatori. In quei troni Adolf vede le altezze e sente l’eco delle montagne, evoca le leggende di Karl Felix Wolff e dei Monti Pallidi, ma anche culture lontane e diverse: lavorandoli sente tutta la storia di quei legni antichi e la possibilità di dar loro una nuova vita.      Le sue opere nascono quasi sempre da un’idea stilizzata a matita su un foglio, poi un disegno a colori, sufficientemente definito, poi un dipinto vero, e la scelta del legno, infine il lavoro di intaglio, levigatura e incastro. Nato nel 1924, cresce in un ambiente che soffre l’italianizzazione forzata avvenuta dopo la fine della Grande Guerra: la...

Il femminicidio di massa di Lépine all'École Polytechnique / L’insostenibile femminile

Polytechnique è un film del 2009 di Denis Villeneuve (il regista di Arrival e Blade Runner 2046, per intenderci) che, con un bellissimo bianco e nero e una regia priva di qualsiasi autocompiacimento, racconta un fatto di cronaca che risale al 1989. Un gelido pomeriggio di dicembre il venticinquenne Marc Lépine entra nell’École Polytechnique di Montréal armato di carabina semi-automatica e spara su ventotto persone, uccidendo quattordici studentesse prima di suicidarsi. Un mass murder settoriale, diretto esclusivamente alle donne, un femminicidio di massa quando ancora il termine non era stato coniato. Raggelante (e fedele) la scena del film in cui l’omicida entra nell’aula in cui comincerà il massacro e ordina agli studenti di separarsi, donne da una parte, uomini dall’altra, poi questi ultimi vengono fatti uscire e l’orrore ha inizio.   Lépine lascia una nota in cui dichiara il proprio “antifemminismo” e la convinzione che le donne usurpino i legittimi posti degli uomini, motivo per cui lui ha cercato di ucciderne il più possibile. Ed effettivamente l’elenco sarebbe stato di diciannove donne, tutte colpevoli di studiare ingegneria e di essere, dunque, “femministe”. Ma la...