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Memoriale

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Un libro di Ugo Morelli e Giuseppe Varchetta / Il lavoro non è più quello di un tempo

La visita si svolge nel capannone di una grande azienda di prodotti di pasticceria. E’ la seconda metà degli anni ’80 e il direttore tecnico ha chiesto a Francesco Novara la consulenza per definire un piano organizzativo in grado di conferire un maggiore tasso di qualità al lavoro dell’operaio, responsabilizzandolo tecnologicamente e liberandolo dalla pesante quantità della routine. Prima c’è stata una riunione con il management e i capi intermedi dei reparti in un clima di condivisione e soddisfazione generale. Quindi, il giro nell’area di produzione: strutturata in otto lunghe navate, una per ogni linea di produzione, senza alcun pilone di sostegno. Il rumore di fondo è accettabile e pare avvolgere i gesti di operai e operaie. Novara scambia qualche impressione con loro, rispondono sorridenti e gratificati dall’approccio confidenziale e dalle domande informali. Ma è presto distratto dalla presenza di un ballatoio che sovrasta la parte iniziale della sala. Il capo intermedio accanto coglie la curiosità e gli spiega che si tratta di una conquista del direttore tecnico il quale ne aveva imposto la realizzazione per poter controllare con un solo sguardo l’andamento della lavorazione...

Olivetti / Memoria imperfetta

La memoria imperfetta (Einaudi) è quella di Antonella Tarpino, nata e cresciuta nell’Ivrea di Adriano Olivetti, un’epoca prima mitizzata, poi dimenticata e da un decennio circa studiata e rivalutata, col traguardo di aver reso, dal 2019, la cittadina eporediense un sito UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Definizione altisonante ma un po’ vuota perché oggi, quando si raggiunge Ivrea, si è generalmente delusi. Non esiste nemmeno un punto di accoglienza per essere indirizzati verso le famose architetture olivettiane. Tra gli autori di quelle architetture c’è stato il padre di Antonella, Emilio Aventino Tarpino, che fu un architetto al servizio della Olivetti, impegnato nella progettazione delle abitazioni per i dipendenti. Gli amici del padre sono giovani intellettuali e artisti, buffi personaggi nei ricordi di una bambina, e tutti lavorano per la Olivetti.    Questo è lo spunto iniziale di un libro che mescola indagine, riflessione e reportage in modo inconsueto e affascinante – Walter Benjamin è il santo patrono di questo genere di opere poco classificabili – e comincia evocando, in una sorta di ‘lessico famigliare’, le geometrie degli stabilimenti, le case bianche...

Il 18 marzo a Libri Come / L'Italia di Adriano Olivetti

Nell’autunno del 2007 Enrico Morteo mi coinvolse nell’organizzazione di una mostra che avrebbe celebrato a Torino, nella primavera successiva, i cento anni della Olivetti. Aderii con entusiasmo. Mi ero laureato, parecchi anni prima, sulle attività culturali di Raffaele Mattioli e da allora ho pensato ad Adriano Olivetti come a un suo complementare pendant nell’Italia che rinasceva nel 1945. Avevo raccolto nel tempo qualche appunto, avevo notato come il nome Olivetti incrociasse le vicende di molti uomini illustri dell’Italia repubblicana, ma non mi era mai stata data occasione di studiarne la storia. Cosa fosse divenuta nel frattempo la Olivetti lo ignoravo. Avevo letto sui giornali che dopo Carlo De Benedetti c’erano stati una serie di passaggi di proprietà e mi ero accorto che il nome Olivetti, fino ad allora parte della nostra vita quotidiana, si era via via offuscato fino quasi a scomparire al passaggio del secolo. Scoprii che era proprietà di Telecom, che il marchio era utilizzato per produrre telefax e registratori di cassa, e che a Ivrea esisteva ormai solo un archivio creato ex post dove erano stati radunati materiali e carte che provenivano dai vari uffici frettolosamente...