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Michel Serres

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Matematica mon amour

Soffriamo ancora dell’antico male di una marginalità delle scienze nel panorama complessivo della nostra cultura; eredità, certo, del classicismo umanistico su cui si sono innestati prima il neoidealismo, liberale e fascista, poi lo storicismo, ma vi sono anche responsabilità degli scienziati, spesso gelosi custodi dei propri saperi, protetti nella clausura sacerdotale di linguaggi specialistici. Uno dei primi meriti degli scritti che Claudio Bartocci ha raccolto in Dimostrare l’impossibile (Cortina 2014) è il richiamo al dovere etico di rendersi comprensibili a tutti: condizione per lo sviluppo del sapere (e della civiltà) è “fare uso pubblico della propria ragione” (Kant), senza soggiacere a coercizioni esterne. Del resto, proprio le innovazioni delle tecnologie informatiche affidano il futuro dei saperi alla condivisione. Il matematico inglese Tim Gowers decise nel 2009 di proporre in rete un difficile problema di combinatoria e furono le risposte dei lettori a condurre alla soluzione; esperimento di intelligenza collettiva, rilevante soprattutto nella prospettiva dell’etica della ricerca scientifica. La...

Mondi multipli

In questa nostra epoca di euforica rinascita dell’ontologia, di strombazzati recuperi della realtà-così-com’è, di naturalismo imperante, c’è chi, di realtà ontologiche, ne considera più d’una. E parla, con molta convinzione, di multinaturalismo. Esagera? Meno di quanto non si creda. Tutto comincia (sempreché qualcosa cominci mai) da un’osservazione linguistica a prima vista marginale di Eduardo Viveiros de Castro, antropologo brasiliano, cattedra al museo etnologico di Rio, studioso delle popolazioni amazzoniche: gli Achuar – piccola etnia della foresta più grande del mondo, ed esattamente al confine fra Brasile e Perù – danno del tu a moltissime specie animali, ma anche ad alcune forze fisiche come il vento e la pioggia, per non parlare di divinità o apparizioni oniriche. Appellare alla seconda persona, si sa, non è mai casuale: significa costruire una precisa connessione intersoggettiva, una situazione di comunicazione fra due esseri pari grado. Come dire che, per questo gruppo etnico, molte delle entità che noi consideriamo esistenti a prescindere da...

Schermi

In uno degli spot pubblicitari con cui la Apple presenta i suoi prodotti – vere e proprie opere d’arte contemporanea e insieme “testi” ideologici della azienda di Cupertino –, uscito nel 1984, una platea guarda su un grande schermo un personaggio che parla senza tregua. Poi entra una ragazza e lancia un martello contro lo schermo.   Nell’interpretazione che ne dà Vanni Codeluppi, all’inizio del suo L’era dello schermo (Franco Angeli), lo schermo rappresenterebbe il “nemico” di quel momento, l’IBM, mentre la ragazza è Apple stessa che combatte il Grande Fratello. Il risultato di quel colpo è mandare in mille pezzi lo schermo. Da allora la profezia si è realizzata: oggi siamo in presenza di tanti piccoli schermi, dall’iPhone all’iPad, dai tablet allo smartwatch, quest’ultimo presentato pochi giorni fa. Le persone oggi trascorrono molto tempo davanti agli schermi presenti in casa e in ufficio, in viaggio, lungo le strade, nelle stazioni, nelle piazze. Siamo sempre davanti a uno schermo sia che scriviamo o che comunichiamo, che guardiamo la pagina Facebook o cerchiamo...

La pagina dello scrittore

Michel Serres riceve oggi il Premio Nonino 2014   Udine, per la grappa, e Bordeaux, per il vino, si trovano sensibilmente alla stessa latitudine, un po’ al di sopra e un po’ al di sotto del 45° grado Nord, un ambiente esatto e beato della zona temperata. Da una parte e dall’altra delle Alpi, esse segnano le estremità di un paese un tempo unificato: la Gallia, qui cisalpina e transalpina dalle mie parti. Nel corso dei secoli il vostro Virgilio e il nostro Montaigne sono fratelli. Italia del Nord, Francia del Sud, vallata del Po, valle della Garonna: la stessa nazione, gli stessi abitanti, la stessa cultura, la stessa lingua. Quella nella quale Dante si dice che esitasse a scrivere la sua Divina Commedia.   Conserviamo ancora oggi alcune tracce fonetiche di questa antica comunità di linguaggio. I nostri antenati, i Galli, non pronunziavano la lettera p, un po’ come negli Stati Uniti si dice Alana per Atlanta, dimenticando la t. Così in Italia Milano si dovrebbe pronunciare Mi(p)lano e Mediolunum si dovrebbbe dire Medio(p)lanum, in mezzo alla valle del Po, termine che dà alla città la sua precisa descrizione...

Contro il colonialismo digitale. Una risposta

Un autore che volesse capire se quello che scrive “funziona” ha diversi “indicatori” a sua disposizione, molti dei quali assai brutali e quantitativi (numero di citazioni, di pagine web che parlano di quello che hai scritto). E anche quelli qualitativi sono un po' rischiosi. Uno va volentieri alla ricerca di messaggi entusiastici, e scrolla le spalle quando trova il post cattivo. Contro il colonialismo digitale è per me un libro sofferto; quale non lo è, si dirà, ma questo lo è stato particolarmente, dato che sono uscito dall'universo descrittivo che mi è più consono per affacciarmi a quello normativo. E se si è normativi su un tema come quello del digitale il pericolo della polarizzazione è fin troppo evidente.   Se il libro ha funzionato, mi sembra, è proprio nel fatto che chi si è pronunciato sul tema che affronto non ha concepito la nostra conversazione come un “dibattito”. Cito spesso e volentieri una frase di Chomsky che sostiene che i dibattiti sono istituzioni profondamente irrazionali; per come sono fatti, obbligano i “contendenti” ad...

Futuro

Nel gennaio del 1982, trentun anni fa, Primo Levi fu chiamato a dire qualcosa sul futuro, dando voce allo scrittore fantascientifico – o fantabiologico, come disse Calvino – che era in lui. Lo fece su “Tuttolibri”, insieme e accanto a James G. Ballard, autore ben più apocalittico. Levi se la cavò ricalcando le previsioni fatte vent’anni prima da Arthur Clarke, vedendo cosa si era avverato e cosa invece no. Tra le varie cose accadute c’era lo sbarco sulla Luna, un anno prima della previsione; Clarke ipotizzava poi la “radio personale”, prevista per il 1980, per Levi era allora facilmente realizzabile, ma non conveniva: meglio lasciar perdere. Ora che c’è internet e i social network, qualcosa del genere è accaduto. Ma cosa ci sarà nel 2025, o nel 2050, nell’ambito delle “invenzioni” che riguardano la cultura e il sapere? Difficile dirlo, ma una cosa possiamo azzardare: saremo sempre più primitivi. Quello che i new-media e la tecnologia portatile, aperta dai personal computer e proseguita con gli smartphone, hanno mostrato nel decennio appena trascorso, è che il...

1 testa mozzata e 5 stelle

San Dionigi, vescovo di Parigi, deve essere decapitato per ordine dell’imperatore Domiziano durante una delle persecuzioni dei cristiani. L’esecuzione sarà eseguita sulla collina che molto tempo dopo prenderà il nome di Montmartre. I soldati romani sfaticati, invece di ascendere fin lassù, gli mozzano la testa a metà del percorso. Dionigi si rialza, prende la testa sotto braccio e raggiunge la cima. Il filosofo ed epistemologo francese Michel Serres, uno dei pensatori più acuti del contemporaneo, attivo sin dagli anni Sessanta con una serie di volumi intitolati Hermes (Edition de Minuit), racconta quest’apologo nel suo ultimo libro tradotto in italiano, Non è mondo per vecchi (Bollati Boringhieri).       Vuole fornirci un’immagine di ciò siamo diventati: la nostra testa intelligente fuoriesce dalla testa ossuta e neurale, così la teniamo, alla pari del santo, sotto braccio, oppure in tasca, come i giovani che la estraggono e la toccano a ripetizione sotto forma di smartphone e tablet. Possibile? Sì. È la scatola-computer, cui deleghiamo facoltà che un tempo...

Gianfranco Marrone. Addio alla Natura

Due sacchetti di biscotti biologici. Sono frollini. Sulla confezione di carta del primo c’è l’immagine dei biscotti contenuti in un vasetto di vetro, come si usava un tempo; sul secondo, invece, le immagini rendono conto del ciclo ideale del biscotto: dalle materie prime, i chicchi di segale e i fiocchi d’avena, alla farina sino ad arrivare ai biscotti stessi. Il primo prodotto ecologico punta sulla conservazione ideale del biscotto, il secondo sugli ingredienti naturali di cui è composto; nella banda superiore del sacchetto c’è scritto: Agricoltura biologica-Organic. Le due confezioni di frollini appaiono nel quarto capitolo del libro di Gianfranco Marrone, Addio alla Natura (Einaudi), intitolato “Seneca al supermarket”. Cosa ci fa il filosofo romano in un supermercato? Marrone che è un semiologo, dopo averci spiegato l’idea di Natura dei filosofi classici, e non solo, dopo aver affrontato di petto e in modo critico il pensiero ecologista contemporaneo, dopo aver dato bordate decisive all’immagine corrente di Natura, ci conduce lungo gli scaffali di un ipermercato e ci fa sostare davanti al ripiano...