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Tempo di libri - maestri / Henri Cartier–Bresson

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Sabato 10 marzo, alle ore 11.00, Ferdinando Scianna parlerà di Henri Cartier–Bresson.   Se penso a una definizione di Henri Cartier–Bresson, la più adatta mi sembra quella di specialista in evasioni. Non c’è prigione, fisica o intellettuale, nella quale abbiano cercato di rinchiuderlo dalla quale non sia riuscito a fuggire. Anche dal campo nazista nel quale era prigioniero evase. Lo ripresero due volte; alla terza riuscì. Un paio di settimane fa ha compiuto novant’anni. Anche questo anniversario, complicato da una celebrità che da oltre mezzo secolo lo accompagna come leggenda vivente della fotografia, lo vive come una prigione e si dibatte in cerca di vie di fuga. Che cosa diavolo significa, si chiede, un compleanno? Si muore e si rinasce ogni giorno.  ...

Triennale di Milano, 5 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017. / L’altro sguardo

“L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2015” non è solo il titolo di una mostra organizzata alla Triennale di Milano, è la dimensione prospettica di una collezione e dello sguardo che l’ha costruita, o meglio di colei che l’ha voluta e ideata: Donata Pizzi. Nasce da un bisogno, una spinta interiore costituita da scelte e incontri, che è divenuta l’elemento costitutivo della collezione e della volontà di renderla pubblica, come patrimonio per la collettività. Vi sono esposte più di centocinquanta immagini scattate da molte fotografe dagli anni Sessanta ad oggi.   Se è vero che molte delle conquiste più importanti degli ultimi quarant’anni sono state promosse e ottenute dalle donne: la lotta per il diritto di abortire, che oggi si rinnova in Polonia, per il diritto di divorziare e decidere del proprio corpo, la macchina fotografica è stata per tutte un’alleata inseparabile. Fotografare non solo significa testimoniare, ma è anche un gesto che costringe a “esserci fisicamente”, a stare in un luogo, a capirlo, a fondersi con esso o a metterlo in discussione. La macchina diviene l’estensione del proprio corpo, del proprio sguardo, della propria sensorialità, ed anche uno...

Fino all’11 settembre 2016 a Milano / William Klein: il mondo a modo suo

Cosa accade nelle fotografie di Willam Klein?  Accade tutto si potrebbe dire. Accade il tempo.  Quale ci si chiede? Che tempo è? Cosa percepisce lo sguardo dello spettatore di fronte a queste immagini? “Un attimo di tempo che si afferra e tutto vince”, come il poeta Posidippo vede la statua del dio Kairós : “un ragazzo nel fiore della giovinezza proteso come in uno slancio, pronto a balzare”?  È realmente quello che i greci definivano il tempo giusto, adatto, opportuno, conveniente, buono? L’opportunità. L’attimo che balena? “Qualcosa che si dà da vedere e che ci fa vedere”? Il Kairós? Non è nemmeno l’occasione, che il tempo e la fortuna concedono solo a chi sa coglierla.    C’è qualcosa che rimanda a un'epifania: il tempo nelle immagini di Klein è l’indice di un eccesso, ricorda un tempo biblico, l’istante evocato da  S. Paolo nella Lettera ai Galati (Lettera ai Galati 4, 4-5), quando l’apostolo annuncia la “pienezza del tempo”, il momento prima che Cristo venga mandato a riscattare il destino degli uomini, ovvero il tempo stabilito da Dio per portare l’umanità alla sua piena maturità. Un tempo quasi indescrivibile, che nelle immagini di Klein  ...