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Nan Goldin

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Nan Goldin / The Ballad of Sexual Dependency

“È il diario che voglio che la gente legga”, afferma la fotografa Nan Goldin. “È opinione comune che il fotografo sia per natura un voyeur, l’imbucato alla festa. Ma io non sono pazza. Questa è la mia festa. Questa è la mia famiglia, la mia storia”. Il diario ha un titolo: The Ballad of Sexual Dependency ed è composto da una proiezione di fotografie, che si è modificata nel corso del tempo, al cui centro viene posta la questione del vivere e dell’agire: i rischi, l’imprevedibilità, l’innocenza, l’indifferenza, il coinvolgimento, la passione.   I protagonisti sono gli amici della fotografa: la scrittrice ed attrice Cookie Mueller, il marito Vittorio Scarpati, entrambi morti di Aids a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, Trixie, che sembra una ragazzina, mentre fuma con il viso sconvolto e un abito a fiori, Brian l’uomo violento da cui è irresistibilmente attratta, Susan, in treno e in bagno, e poi i momenti in cui essi si divertono, fanno l’amore, litigano, si drogano, muoiono.    Nan Goldin, Trixie on the cot, New York City 1979© Nan Goldin.   Nan Goldin, Twisting at my birthday party, New York City 1980 © Nan Goldin. Ciò che la induce a scattare sono...

Sguardo di donna

«Mi chiederai tu, morto disadorno,/ d’abbandonare questa disperata/ passione di essere nel mondo?», scriveva Pier Paolo Pasolini. A questa disperata necessità ognuno prova a rispondere a modo suo. Dopo quarant’anni dalla morte, c’è chi Pasolini l’ha amato, chi l’ha odiato, chi lo legge in  silenzio come una preghiera, chi se lo porta dentro senza dire una parola, forse c’è anche qualcuno che non lo conosce. E poi c’è chi prova a rispondere a quella domanda attraverso il proprio lavoro, il proprio essere nel  mondo, il proprio sguardo. Ogni individuo in maniera diversa: con coraggio, tenacia, ironia, leggerezza, sofferenza o dolore. Così sono le opere delle venticinque fotografe esposte nella mostra Sguardo di donna: tanti diversi modi di essere nel mondo. Passioni.   Le loro sono immagini in limine, verrebbe da dire evocando un’immagine montaliana, riflessi dove i confini vacillano, l’identità non ha più un volto stabile o un’unica dimensione, la normalità e la mostruosità si sovrappongono, oppure le immagini hanno il potere di...

La ricerca del corpo di Nan Goldin

Scopofilia significa in greco piacere del guardare: traslato in campo psichiatrico, il termine ha assunto i tratti di una perversione sessuale che lega il godimento esclusivamente all'atto visivo (spesso di nascosto dall'oggetto osservato) ma nella sua accezione originaria conserva il senso alla base della produzione e consumo di immagini, effigi, e in senso generale, cose su cui posare gli occhi. L'immagine non è mai passiva, si risveglia sotto le pupille altrui e tramite queste provoca reazioni sensoriali dal piacere al dolore, benché in una percezione più ampia, qualsiasi tipo di figura che soddisfi l'esigenza primaria di guardare il mondo e conoscerlo, dalla più bella alla più cruenta, appaga inconsciamente la mente, che incapace di concepire il vuoto, ha bisogno di essere continuamente riempita, arrivando perfino, in presenza di spazi monocolori, a inventarsi qualcosa da guardare.     Chiamare allora un progetto fotografico Scopophilia sottolinea allora l'intento di riflettere su come, prima di ogni costruzione razionale, la ricerca del godimento sia sempre stata alla base delle arti visive. Nella sede...