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Nascita della tragedia

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Sentimento tragico o pessimismo? / Meglio non essere mai nati

Prima o poi la vita umana sulla terra si estinguerà, un paio di volte ci è già andata vicina. La faccenda non è nemmeno così drammatica, giacché «nel lungo termine siamo tutti morti», come ebbe a dire il grande economista John Maynard Keynes. L'estinzione potrebbe essere causata da guerra nucleare, da superriscaldamento, da esaurimento delle risorse. Forse verremo sostituiti da automi dotati di intelligenza artificiale o forse no. Potrebbe anche essere che gli esseri umani del futuro supertecnologico, liberati dal lavoro e impegnati soltanto a divertirsi, ci penseranno da soli a ridurre i tassi di natalità fino al punto di non ritorno: gli ultimi rappresentanti della specie umana potrebbero finire in una sorta di zoo in cui verranno allevati a scopo riproduttivo limitato e programmato, per il sollazzo e l'istruzione di visitatori artificialmente intelligenti. Comunque andranno le cose, ci sono buone ragioni affinché la specie umana commetta un suicidio collettivo, un onnisuicidio?    La vita è male Sì, certo, risponde il nichilista-pessimista-antinatalista di turno, David Benatar, classe 1966, direttore del Dipartimento di Filosofia dell'Università di Città del Capo, in...

Molteplicità dell’io / La sapienza della follia

Nicolas Dissez, nell’ouverture di questo libro collettivo sulla sapienza della follia (Il sapere che viene dai folli, DeriveApprodi, 2017, a cura di N. Dissez e C. Fanelli), scrive: «Poiché la follia è parte integrante della nostra umanità, può insegnarci molto su noi stessi. È la scommessa di questo testo: che il sapere che vi si dispiega possa permetterci d’interrogare in modo nuovo i grandi campi della conoscenza quali sono i nostri modi di concepire il linguaggio, l’amore, la coppia, il corpo, la bellezza, lo sguardo, l’universo femminile, la rappresentazione o ancora lo spazio e il tempo… accettando però che la follia non si lascia mai rinchiudere in un sapere costituito». Nessun sapere costituito, dunque, ma un intreccio di molteplici saperi dove  avventurosamente si dirama il pensiero.    Con l’esperienza di Nietzsche, il filosofo rende visibili i sintomi della follia e il pensiero si mostra non solo come attività logica ma come azzardo del corpo e della mente. Crolla il luogo comune, ben radicato da Descartes in poi, che la follia sia una condizione che rende impossibile il pensiero. Il rischio di impazzire diventa intrinseco all’esercizio stesso della...