festival scarabocchi 2020

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Galanthus e Leucojum su un prato umido per il disgelo / I gemelli della neve

Intirizziti e tremuli i bucaneve hanno in natura la grazia speciale dei piccoli intrepidi. Tra gennaio e febbraio spuntano candidi, e paiono giocare coi fiocchi mulinanti del nevischio, rafforzarsi al vento di tramontana, trarre linfa dal gelo che ai crochi intempestivi strazia le corolle.     I Galanthus nivalis, questo il loro nome scientifico, sono bulbose appartenenti alla famiglia delle Amaryllidaceae, che ogni anno si profondono in coppie fogliari nastriformi alla base di un breve scapo dal fiore solitario, il cui peduncolo ricurvo è avvolto in una spata traslucida. Il perigonio (cioè l’involucro floreale senza distinzione tra calice e corolla) è formato da sei tepali bianchi, i tre esterni hanno forma ovata e sono lunghi il doppio dei tre interni, differenziati anche dal leggero margine bilobato, ombreggiato di verde.     Ma il Galanthus ha un gemello con cui può essere confuso, gareggiando con lui in pendula bellezza. È il Leucojum vernum, più raro nei nostri areali, difforme dal parente solo per i tepali di uguale lunghezza, ognuno con all’apice un pois verde. Ne viene una gonnella più gonfia e sbarazzina rispetto alla linea affusolata dell’altra. E...

“Porto in salvo dal freddo le parole” / Il prato bianco di Francesco Scarabicchi

Il prato bianco e l’ascendenza di Giorgio Morandi    Il prato bianco è il titolo di una intensa raccolta di poesie di Francesco Scarabicchi pubblicata originariamente nel gennaio del 1997 per i tipi delle edizioni l’Obliquo di Brescia e riproposta oggi, esattamente venti anni dopo, da Einaudi nella sua prestigiosa serie bianca. La poesia del marchigiano Franco Scataglini, a cui il libro è dedicato, e quella di Umberto Saba sono presentissime sullo sfondo, ma le radici della poetica di Scarabicchi affondano anche in un’altra, meno evidente, terra: quella di Giorgio Morandi. È possibile, si chiedeva il grande maestro bolognese, dipingere il silenzio? Dipingere ciò che non ha né immagine, né suono, né nome? È possibile elevare l’immagine della semplice presenza alla dignità di un assoluto? Dedicarsi alle cose più umili del mondo (bottiglie, teiere, bicchieri, caraffe, ecc), esposte nella loro nuda esistenza, non significa, infatti, per Morandi illustrare il mondo, ma provare a coglierne il mistero, il suo enigma irrisolvibile. La dimensione anti-illustrativa dell’immagine mostra che in essa viene preservata una trascendenza che esorbita ogni fredda riduzione tautologica all...