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Nicola Valentino

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I sogni di Palmi

Sogni. Questa volta notturni, non ad occhi aperti. Fioriture di notti irrequiete e di sonni trovati a fatica. Piccole rivincite sulla realtà; esigui spazi di libertà, che si schiudono alla fine di una giornata, quando hai ancora addosso le cose vissute, i sentimenti, le emozioni. Il sogno può essere un modo per scrollarli via, quando ci si riesce, come, da una tovaglia, le briciole del pasto appena consumato. O ti restano addosso? Magari per giorni, o anche per anni, sbucando all’improvviso in una qualsiasi altra notte, e non sai bene perché. Non arrivi a dar loro un senso. Non connetti i pezzi, niente da fare: non s’incastrano, come può capitare in un puzzle sgangherato che non si riesce a chiudere.   Ma perché i sogni dovrebbero avere un senso? Non tutto ciò che viviamo, o vediamo, ha un’immediata decifrabilità. Il mondo non è un libro aperto davanti a noi. Il libro del mondo è solo un’immagine segnata dal tempo, e ormai fuorviante. Presuppone che il mondo si travasi per intero nel linguaggio. Ma è così? Possiamo anche dire che il mondo è un libro, ma ne sono...

Claudio Foschini. Un cuore lacerato

Attorno alla metà degli anni sessanta, quando il “miracolo economico”, diffondendosi, stempera i suoi effetti più dirompenti, si moltiplica un nuovo ceppo d’uomo: il pirata urbano. Claudio Foschini è un pirata urbano, e la città di Roma è il teatro delle sue scorribande. Claudio percorre la città, dalle periferie verso il centro, come frastornato, stordito, ma con furia, spinto da un sogno di possesso che determinerà la sua rovina.   È ladro e rapinatore. Passerà in galera buona parte della sua vita, a partire dal carcere minorile di Porta Portese, dove entra nel 1965, a 16 anni. Solo il primo passo, negli anni successivi Regina Coeli, Rebibbia, Montefiascone, Avezzano, Rieti, Pescara, Palermo, il Paese visto dal lato delle sue carceri, nel momento in cui anche le carceri e i suoi abitanti chiedono trasformazioni.. Ma andiamo agli inizi. 1949, Claudio nasce al Mandrione, che diventerà, anni più tardi, uno dei luoghi d’elezione della geografia pasoliniana. Ề una distesa di misere baracche, legni di scarto e lamiera, e un po’ di muratura a sostegno, incastonate negli...