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Ossi di Seppia

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L'epistolario / Eugenio Montale e Sergio Solmi, una lunga amicizia

Ogni tanto arrivano nella casella della posta, come fossero relitti di un’epoca lontana, volumi di grandi dimensioni che raccolgono epistolari novecenteschi. È stato il caso nel 2020 del carteggio tra Gianfranco Contini e la casa editrice Einaudi, pubblicato, a cura di Maria Villano, dalle Edizioni del Galluzzo, mentre il 2021 si è chiuso con la pubblicazione dell’epistolario tra Eugenio Montale e Sergio Solmi, Ciò che è nostro non ci sarà tolto mai (Quodlibet), per le cure attente e sensibili di Francesca D’Alessandro e un’appendice di testi mai raccolti in volume a cura di Letizia Rossi. Si tratta di 338 lettere che i due si scambiarono tra il 1918 e il 1980, ma la parte più estesa dell’epistolario, la più interessante, riguarda gli anni Venti e Trenta. Mentre di Montale sono stati pubblicati diversi carteggi – i principali con Gianfranco Contini e Irma Brandeis (Clizia) –, sono poche le lettere note di Sergio Solmi, forse il più acuto critico letterario novecentesco, a sua volta poeta, squisito prosatore morale e personalità un po’ nascosta ma centrale nel nostro Novecento per l’amplissimo compasso di interessi, dalla filosofia alla fantascienza, e per l’estesa rete di contatti...

A quarant'anni dalla scomparsa / Sergio Solmi: letteratura e destino

Il 7 ottobre 1981, esattamente quarant'anni fa, moriva a Milano, all'età di 81 anni, Sergio Solmi. Fu un critico letterario (leopardista, contemporaneista, francesista), un critico d'arte, un poeta, un memorialista, un appassionato cultore di science fiction.  Le sue pagine, di qualunque argomento trattino, posseggono sempre un profondo valore conoscitivo e sono non di rado stilisticamente splendide. Era forse un professore? Un accademico? Un giornalista culturale? No: di mestiere faceva l'avvocato (il “leguleio per mezzo secolo” come ebbe a esprimersi lui nel 1974). Era, per la precisione, a capo dell'Ufficio Legale della Banca Commerciale Italiana. L'insonnia lo aiutò molto. Le sue opere sono state ripubblicate, a cura di Giovanni Pacchiano, dal 1983 al 2011, per l'editore Adelphi, in sei volumi per complessivi nove tomi. Noi qui cercheremo di delineare alcuni aspetti di un'opera così varia e così vasta. Partiremo dalla poesia. Solmi stesso scrisse nel 1952 che ci sono sostanzialmente “due modi per seppellire i poeti”: uno è l'oblio, l'altro è quello dell’“imprigionamento in una formula”. La formula insistentemente usata per imbalsamare Solmi è quella del “poeta minore”, o...

Attendere l’usura, e consumar se stessi? / Attesa e speranza

Mimmo Jodice, Attesa, dal 1960, Electa edizioni. Forse un mattino andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore da ubriaco.   Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto alberi, case, colli per l’inganno consueto. Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.   (Montale, Ossi di Seppia)   Mimmo Jodice, Attesa, dal 1960, Electa edizioni. Attendere... Cosa significa attendere? In cosa consiste lo scarto tra il tempo ideale dell’attesa interiore e il tempo inaspettato e reale del mondo esteriore? A livello cosciente, l’intenzione immaginata e proiettata nel futuro si scontra sempre (anche solo di poco) con ciò che troviamo. L’attesa ideale sarebbe dunque un ostacolo, una postura che ci separa dall’immediato piacere del tutto e subito. E quindi viene spesso interpretata come una forma passiva dell’esistere. Come ci ricorda una proposizione notissima di Wittgenstein contenuta nelle sue Ricerche filosofiche: “Noi aspettiamo questo e siamo sorpresi da quello”. Colui che aspettiamo, l’atteso, non è colui che...