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Peggy Guggenheim

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Tre mostre / Genius Loci

Il Genius Loci, lo spirito del luogo, è un filo rosso che nell’arte novecentesca permette di raccontare panorami complessi, articolati, spesso sorprendenti. A Venezia, nel gelo di questo gennaio alla Brueghel, due mostre, a diverso titolo importanti, danno conto di due episodi delle arti nella città, nel corso del secolo breve. Al Museo Fortuny, che mantiene intatto il fascino di cornice d’eccezione per i mondi tra simbolismo e cosmopoli tra ‘800 e ‘900, secondo la felice intuizione di Daniela Ferretti, che negli ultimi anni ha creato importanti eventi intorno ai pittori ispirati da Richard Wagner, sulla Marchesa Casati, su Romaine Brooks e Henriette Fortuny, arriva una notevole esposizione dedicata a La Bottega Cadorin (accompagnato da un ricco catalogo, a cura della stessa Ferretti, pubblicato da Antiga Edizioni). Per questa occasione la padrona di casa cede la curatela a Jean Clair, estimatore di antica data di Guido Cadorin, a cui aveva dedicato uno scritto appassionato già nel 1988, rivisitando la paradossale vicenda dell’Hotel Ambasciatori a Roma, dove nelle sale da pranzo l’artista aveva ritratto in un magnifico affresco la high society di quel tempo, proseguendo l’attività...

Museo Fortuny, il più blasonato dei Musei Civici / Il rumore del genio, Mariano Fortuny

C’è un gran brusio quando Mariano Fortuny vede quella luce tagliare il pavimento, ma forse non lo percepisce assorto com’è in quel che gli salta agli occhi. È il 1899, lui ha 28 anni, e già l’incanto per Parigi e per Venezia lo ha preso. La pittura che ha praticato per anni sul solco paterno e appreso a bottega e dai familiari non riempie la sua insaziabile voglia di nuovo, e la vita di società che gli si prospetta non è per lui un tempo speso bene. Piuttosto è la Ville Lumière a incatenare il suo pensiero con l’elettricità e Venezia a legarlo per sempre con i suoi riflessi di luce.    Palazzo Fortuny ph. Anna Toscano   La luce entra dal tetto del suo studio all’ultimo piano di palazzo Pesaro degli Orfei e colpisce il pavimento, un momento epifanico, la rivelazione nel pensiero della ricerca. Il pensiero fa rumore? Poco più in là il palazzo di famiglia sul Canal Grande con madre e sorella e il chiacchiericcio salottiero della società intellettuale europea; molto più in là lo studio parigino e il rumore del realizzare brevetti con gli operai. E sotto, al primo e secondo piano di palazzo Pesaro degli Orfei, segni di un fasto passato ora occupato da piccole stanze...

Da Vercelli al Monferrato

Vercelli è un segreto ben conservato della provincia italiana. Equidistante da Milano e Torino (poco più di sessanta chilometri), pur a portata di mano è raro trovare qualcuno che condivida i miei entusiasmi per la cittadina del Piemonte. A rinnovarli sono le magnifiche chiese (Sant’Andrea, il Duomo e tante altre), i palazzotti della nobiltà agricola (beh certo, il riso), piazza Cavour e le vie ciottolate, insomma l’aria da città di provincia francese che circola per le strade, con la campagna che arriva alle porte della città. Negli ultimi anni le mostre all’ARCA (una chiesa sconsacrata al cui interno è stata ricavata una ben riuscita area espositiva) che espongono pezzi della collezione di Peggy Guggenheim, sono una buona scusa per abbandonare la metropoli. Quest’anno Mondrian, Mirò, Calder (sembra un tris di primi offerti a un banchetto matrimoniale), possono più che altro testimoniare che il Novecento è talmente storicizzato che si vedono queste mostre come, fino a qualche anno fa, avremmo visto i fondi oro o la scuola ferrarese. Poi in giro per la città alla ricerca di...

Greenberg for Italians

Non esiterei un istante a considerare l’antologia italiana degli scritti del critico americano Clement Greenberg (L’avventura del modernismo. Antologia critica, Johan & Levi, Milano 2011, pp. 448, € 35) come uno dei maggiori eventi editoriali dell’anno. I curatori Giuseppe Di Salvatore e Luigi Fassi hanno pazientemente lavorato su un corpus di oltre 1.500 pagine, riuscendo nella sfida di offrire al lettore italiano una panoramica esaustiva del pensiero di Greenberg dal 1939 al 1986. In senso più ampio, l’antologia della Johan & Levi è da oggi lo strumento imprescindibile per comprendere il modernismo americano, in Italia conosciuto quasi esclusivamente attraverso il riflesso, a volte distorto dalla partigianeria critica, offerto dall’allieva più brillante, impaziente e ingrata di Greenberg, Rosalind E. Krauss, dato che, per una congiuntura editoriale anomala rispetto ad altri paesi europei, i lettori italiani, soprattutto i più giovani, hanno conosciuto Greenberg proprio attraverso Krauss & Co.   L’avventura del modernismo è ordinato secondo un criterio cronologico e tematico. Le...