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Pianura

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Un libro di Stefano Siviero / Porta Pia: l’Italia a Roma

Narrare, raccontar di storia per mezzo di luoghi e paesaggi è genere letterario nobilmente praticato: penso ad esempio, tanto per rimanere in Italia, a libri recenti come Danubio di Magris, Pianura di Belpoliti, Annibale, un viaggio di Rumiz. Ma l’incrocio di storia e luoghi è lo strumento psicologico utilizzato in molte altre opere, ad esempio nelle pietre d’inciampo poste nelle città europee davanti alle abitazioni degli ebrei deportati dai nazisti con cui si lascia il compito a chi le scorge di immaginare la loro vita e il loro destino. Oppure nelle guide, sia quelle più tradizionali in cui si riporta la storia di un monumento sia di quelle in cui si racconta il passato usando come chiave emotiva un luogo per come ci si presenta oggi, come ad esempio il recentissimo Andare per l’Italia di Napoleone di Bianchi e Merlotti. A questa ultima categoria dell’andar per luoghi appartiene anche il prezioso, accuratissimo, volumetto di Stefano Siviero, economista ed eclettico dirigente della Banca d’Italia: Porta Pia, 20 settembre 1870, l’Italia a Roma, pubblicato da Mattioli 1885 nel marzo di quest’anno.      Vi si compie un tour d’horizon di 1600 anni di storia – dalla...

Atlante dei luoghi con storie dimenticate. Foglio 01 / Il bambino conficcato nella neve

“Vergine Santa! Dov’è il bambino?”. Il carro avanza in silenzio nella neve che attutisce i rumori. Una luce plumbea lo avvolge illuminando le prime case di Gozzano e il colle sul quale sorge la basilica di San Giuliano, dove padrino e madrina portano il neonato dei coniugi Alliata per il battesimo. Il bambino in fasce è adagiato su un cuscino cerimoniale stretto ai lati da un nastro, come si usava nella seconda metà dell’Ottocento. Dopo la cerimonia il gruppo fa ritorno, sostando ogni tanto nelle osterie del paese per scaldarsi e festeggiare. Tornati a casa, padrino e madrina si accorgono che il bambino non è più nel cuscino. Disperati tornano sui loro passi e lo ritrovano conficcato verticalmente nella neve. Era scivolato cadendo in piedi. Nel punto esatto in cui era caduto nella neve gli Alliata erigono una cappella votiva per grazia ricevuta.   Edicola Alliata a margine della Strada Provinciale 229 (coordinate GPS 45.73968664506187, 8.438756199242874). L’infiggersi verticale nel cielo dal quale proviene la neve e al tempo stesso nella terra sulla quale si è steso il suo manto è un’immagine rara e insolita di un mito diffuso a ogni latitudine: la proiezione del cielo...

Luoghi, amici e storie / Marco Belpoliti. Pianura, eccetera

Una domanda che ci si può porre a proposito di Pianura, l’ultimo libro di Marco Belpoliti (Einaudi, pp. 280, € 19,50), riguarda il genere a cui appartiene. Che cos’è? Un libro di viaggi, di memorie, di descrizioni? Una raccolta di saggi, una galleria di ritratti, un’autobiografia? Un quaderno di appunti, un diario? D’altro canto, il titolo non contiene misteri. Tema dell’opera è la Val Padana, la pianura evocata dalla fotografia di Luigi Ghirri che illustra la sovracoperta: un albero che appena s’intravede nella nebbia, accanto a un’edicola sacra, di quelle che s’incontrano a tutti i crocicchi delle nostre campagne. La valle del Po, dunque, a partire dall’area emiliana dove si è svolta gran parte della vita dell’autore, nativo di Reggio Emilia, con importanti indugi sulla Romagna e sul delta del Po, e sporadiche incursioni verso l’Appennino, nonché nella Lombardia pedemontana (la Brianza), dove Belpoliti ha vissuto (molto meno presente la città di Milano, dove da tempo abita). Ad apertura di libro, una mappa disegnata dall’autore riproduce questo scenario geografico, e riporta i principali luoghi di cui si parlerà, a volte corredati da sommari appunti. Al centro Reggio, e poi...

Piatta è piatta / Pianura

Il danese e le centurie   Piatta è piatta. Su questo non c’è alcun dubbio. Si stende a perdita d’occhio interrotta solo da filari di pioppi e piccoli boschetti sopravvissuti alle trasformazioni agricole dell’ultimo secolo e mezzo. Se provi a camminare, la cosa migliore è seguire uno dei tanti canali che tracciano direttrici dentro il piatto senza fine. Non procedere lungo la strada, perché potrebbe essere pericoloso anche di giorno, sebbene raramente passi qualcuno, e quando sfreccia un’automobile lungo il rettifilo, è meglio scendere nel fossatello laterale e lasciarla passare, anche a costo di bagnarsi le scarpe, perché, salvo i mesi caldi, un po’ d’acqua reflua c’è sempre.   Il fatto è che non è bene stare sull’asfalto a fare da bersaglio. Dato che qui nessuno cammina lungo la strada, le vetture si lanciano ad alta velocità, una piccola ebbrezza da queste parti – tutti piloti in Emilia – e manco ti vedono. Tu sei un puntino all’orizzonte, un puntino che non si vede neppure, al massimo sei poco più grande di un moscerino e quando t’inquadrano sul vetro del parabrezza, sono già oltre e probabilmente ti hanno urtato; se ti va bene, sbattuto giù nel canale. Dove è meglio...

Le chiavarine / 23 ore a Chiavari

La pianura è da giorni avvolta nella nebbia. Così, grande è la delusione, passati i tunnel sotto l'Appennino, di non trovare il sole che splende sulla Riviera. Nel nostro immaginario bassaiolo in Liguria c’è il sole tutto l'anno, la temperatura è mite e le fioriture di gennaio annunciano la primavera. Il cielo di Chiavari è invece coperto di nuvole, ma un gruppo di amici mi attende in stazione e il cuor si rallegra. Destinazione Levaggi, uno dei due produttori superstiti di sedie, le "chiavarine", che hanno reso la cittadina ligure celebre nel mondo. C'è una storia, forse una leggenda, dietro la nascita di queste sedie superleggere: l'inventore si chiama Giuseppe Gaetano Descalzi, detto Campanin, perché figlio del campanaro, che nel 1807 produsse la prima Chiavarina, ma a incoraggiare un’innovazione tecnologica che nasceva dai nuovi bisogni sociali fu la Società Economica di Chiavari, istituzione tipicamente illuminista di promozione di arti e mestieri, nata a fine Settecento e ancora oggi attiva. Anzi, ci andremo tra poco.   I legni utilizzati provengono dall’entroterra e sono soprattutto ciliegio selvaggio, acero, faggio, mentre la seduta, a fili intrecciati, è di...