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Piazza Fontana

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Cinquant’anni di Piazza Fontana / L’oblio e la falsificazione della storia

In un suo recente libro Enrico Deaglio, di cui si è occupato su queste pagine Claudio Piersanti, racconta la storia della bomba di Piazza Fontana (sul medesimo argomento si veda la ristampa dell'importante libro di Giorgio Boatti). Lo si può definire un nuovo suo promemoria, un capitolo della cronaca italiana che ci riporta al suo Patria (il Saggiatore) E ancora una volta riesce a trasmettere i sentimenti della meraviglia e dell’indignazione; sa tenere in bilico i lettori sulla soglia fra la cronaca e la storia intrecciandone i tempi. Quella che si incontra qui è la patria matrigna che uccide i suoi cittadini, li diffama dopo morti, premia le canaglie naziste con l’impunità cancellando non solo le tracce dei delitti ma perfino la memoria. Da testimone e da ricercatore, Deaglio racconta i fatti, segue i fili di trame segrete, scopre cose nuove e ci manda un vigoroso contributo inteso a riprendere possesso della memoria del nostro passato, a colmare le lacune della conoscenza dei fatti, a chiederci perché. Quello che lo pervade è però un sentimento come di uno spaesamento doloroso, di una perplessa e adirata incomprensione. Quello a cui si rivolge è un paese che sembra vivere in una...

Il guadagno dei burattinai / Piazza Fontana. Ma che cos’è la verità?

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37. Fa freddo, è già buio, ma sopra le vie del centro e lungo i muri luccicano gli addobbi natalizi. Io sono sul 23 (il tram che mi ha accompagnato tutta la vita, e ora non c’è più). Sono in Corso di Porta Romana, quasi Piazza Missori: sto andando all’Università Statale, che è lì dietro, in via Festa del Perdono.  Si è sentito un gran botto, e ora il traffico è fermo. Siamo in coda, bloccati. La gente sul tram si scambia occhiate preoccupate, interrogative: come succede in questi casi, ognuno spera che il suo vicino ne sappia di più. O forse no; ma domandare è una reazione spontanea, anche quando è chiaro che non serve. Cosa sarà successo? Qualcuno improvvisa delle ipotesi, qualcun altro sale dalle porte lasciate aperte dal tranviere, riferisce voci, dicerie: “Pare che sia scoppiata una caldaia”. Nessuno, in realtà, sa niente. Scendo dal tram; a piedi, seguendo il flusso della folla, i lampeggianti e le sirene, cerco il luogo dell’esplosione. Dopo due o tre tentativi, svolte e rigiri, eccolo: Piazza Fontana, subito dietro il Duomo.  Davanti al palazzo sventrato della Banca dell’Agricoltura è pieno di gente, polizia, pompieri, ambulanze. C...

Un'intervista a Roberto Ambrosoli / Anarchik: farò del mio peggio.

La sera del primo maggio 1968 — una data quanto mai storica — venne inaugurato a Milano il circolo libertario del Ponte della Ghisolfa, fra i cui animatori c'era Giuseppe Pinelli. A un certo punto si spensero le luci e un uomo di bassa statura, vestito di una mantellina nera, si lanciò da una finestra sotto gli occhi dei presenti. L'uomo era Gero Caldarelli, che in futuro diverrà noto per vestire i panni del Gabibbo; ma in quel momento stava impersonando una figura di tutt'altro spessore: Anarchik, "il nemico dello Stato". Nel bosco e sottobosco del fumetto italiano, si tratta di un personaggio unico: nasce nell'ambiente libertario degli anni Sessanta per fare propaganda alternativa delle idee anarchiche e denunciare le storture del potere, ma con il decennio successivo si diffonde fino ad assurgere un ruolo iconico anche fuori dai confini italiani. Da poco è in libreria Farò del mio peggio. Cronache anarchiche a fumetti, la prima selezione di copertine e tavole dove compare Anarchik, pubblicata in edizione congiunta da Editrice A da Hazard. Per l'occasione ho fatto una chiacchierata telefonica con il papà di Anarchik, Roberto Ambrosoli, ora in pensione dopo una carriera di...