Categorie

Elenco articoli con tag:

Richard Sapper

(4 risultati)

Un'icona del Made in Italy / La lampada Tolomeo di Michele De Lucchi

  Se De Lucchi non si chiamasse Michele, gli starebbe bene il nome di Tolomeo. Un nome da antico scienziato greco, così in sintonia con la sua barba lunga e folta da filosofo, tanto simile a quella del ritratto che Lisippo ci ha lasciato di Socrate e così consono al connubio fra amore per il rigore e per la logica e il rispetto per la natura che caratterizzano la sua etica progettuale.  Invece, a chiamarsi Tolomeo è la più famosa tra le sue creazioni, quella che più di ogni altra ha legato il suo nome alla storia del design e al successo del made in Italy.  Per sua stessa ammissione, Michele De Lucchi (1951) ama disegnare e anche se i suoi progetti sono oggi resi con sofisticatissimi software (utilizzati soprattutto dai quaranta collaboratori del suo studio), lui non si separa mai dai propri taccuini, sui quali appunta idee, durante i viaggi in aereo, in treno e ogniqualvolta gli è possibile. Così ha scritto in proposito: «Mi è sempre piaciuto disegnare e le scelte più importanti della mia vita sono state molto influenzate da questa necessità.»   Aveva solo 35 anni, ma era già un designer affermato, con alle spalle l'esperienza di Cavart e dell’architettura...

Di angolo in angolo / La lampada Tizio di Richard Sapper

Non sono molti gli uomini, e ancor meno i designer, che avrebbero saputo dire no a Steve Jobs, rifiutando ben 30 milioni di dollari l’anno, per restare fedeli alla propria libertà creativa, ma soprattutto per mantenere gli impegni di lavoro già presi.  Richard Sapper (1932 – 2015), invece, lo ha fatto.  “Jobs voleva assumermi per progettare il design dei computer” ha dichiarato lui stesso in un’intervista rilasciata nel 2013 al magazine londinese Dezeen, che si occupa di architettura e di design:  “ma non avevo voglia di andare in California e non volevo abbandonare le cose sulle quali stavo già lavorando. Inoltre, Apple non era all’epoca una grande società, era solo un piccolo produttore di computer; ero comunque molto interessato, ma avevo tra le altre cose un contratto in esclusiva con IBM”.  Si fa riferimento, ovviamente, a un periodo precedente il 1985, prima dalla cacciata del co-fondatore dall’azienda; quell’offerta è invece stata subito accolta dal designer inglese Jonathan Ive, a tutt'oggi Chief Design Officer di Apple.   Richard Sapper, tedesco di nascita e di convinta formazione bauhausiana, ma milanese per scelta fin dal 1958 e italiano in...

Sul design per imparare

Le scuole riaprono le porte alle nuove leve di alunni, alla fine delle ferie d’estate: secondo abitudine si consuma il rito stagionale, angoscioso e lieto, delle generazioni che seguono le generazioni ripetendo gli stessi gesti come fossero i primi, in aule abitate ora come un tempo da schiere di umani cuccioli chini su sudati supporti di scrittura. O di Pinocchi pigri della giovanile indolenza di chi – si scherzava – sta lì piuttosto a scaldare il banco. Che fosse un oggetto pensato, prodotto da qualcuno, quel banco, e frutto di precise scelte (o non scelte) politiche e economiche, ce lo ricorda una piccola mostra comasca sul Design per la scuola, appendice di quella sull’architettura degli edifici scolastici che Triennale Extra propone. E per un caso curioso, che è anche coincidenza da pensare, la piccola mostra si è chiusa al momento giusto – metà settembre – per dar l’idea di continuarsi là fuori, nelle vive frequentazioni dell’Italia delle scuole.   Il design per la scuola, veduta della mostra   Negli spazi contigui di via Natta gli oggetti-progetti destinati alle aule trovavano...

Cini Boeri. Sei oggetti messi in fila per un storia

Cini Boeri è uno dei maestri del design italiano. Collaboratrice di Zanuso per 12 anni, ha vissuto la stagione pionieristica del design in un’epoca in cui si credeva che fosse “socialmente importante poter offrire a basso costo oggetti utili a chi non avrebbe potutto avvicinarli altrimenti”.   Quando la incontro per la prima volta nel suo studio di Milano mi dice: “Il termine design è nato con un significato preciso che non esiste più ed era animato dall’idea di produrre oggetti in grande quantità a basso prezzo perché potessero essere utilizzati dalla massa”. Poi, quasi ripensando alle sue parole, si sofferma a chiarire: “Le parole col tempo tendono a perdere i significati primitivi, così anche la parola design, funzionalità, massa sono spesso confusi. Il design è nato con un significato socialmente importante e come tale ho l’impressione che oggi non interessi più. Mi spiace perché l’architettura e il design, invece, hanno una funzione sociale”.   Dunque, la Triennale ha scelto lei – (una donna pervasa dalla passione per questo...