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ricordi

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Speciale Aqua / La prima volta che ho visto il mare

La prima volta che ho visto il mare avevo diciassette anni. A quell’età non mi lavavo le ascelle e non avevo capito a che serviva il bidet. Al mio paese non ci sono fiumi e non c’è nessun lago nelle vicinanze. Neppure l’acqua bevevo a quel tempo, solo aranciata Fanta e le gassose. L’unica acqua che mi piaceva  era la neve.

Auguri! / La ripetizione dei Natali

All’epoca di quando si entrava nei cinema senza aspettare che finisse lo spettacolo, si usciva non appena la proiezione era giunta ai fotogrammi del momento in cui si era entrati.  A quell’epoca tutti potevano ben comprendere i corsi e i ricorsi della storia di Giovan Battista Vico, o, peggio ancora, l’eterno ritorno di Federico Nietzsche.  Il più bel Natale della mia vita, e anche l’unico, a dire il vero, cadde nel lugubre 1943 e rallegrò qualche bambino del Collegio dei Salesiani nel paesino di Cavaglià, in Piemonte.   Quando fu Natale, i bambini contadini se ne tornarono con le loro guancione rosse nelle pingui cascine dalle quali provenivano – la guerra rese ricchi i contadini che non uccise – e restammo noi, una ventina in tutto: i bambini bombardati, i bambini deficienti, i bambini orfani, i bambini figli di nessuno e i bambini ebrei clandestini.  E su di noi si riversò l’amore cristiano e natalizio: niente messa alle sei del mattino, tutti con i Preti, al caldo, riso e latte a pranzo e a cena, il terribile Maestro di quinta elementare con la lanterna magica che proiettava le figurine del giornalista pasticcione Pio Percopo su un lenzuolo, abbagliante dei...

100 anni dalla sua nascita / Le mani di Nanda Pivano

Nelle foto di Fernanda Pivano spesso si vedono bene le mani: unghie smaltate di chiaro, e grandi anelli: fatti di plastica, di vetro, di pietre colorate, inattesi, allegri. È il contrasto che incuriosisce: mani curate da signora borghese, e i bijoux del moderno che preme – i più belli sempre disegnati da Ettore Sottsass. Sembra, in miniatura e in figura, la storia di una vita. Una ragazza perbene, di buona educazione e buoni studi che scopre libri inattesi e scrittori capaci di trasgredire, in parole e in opere. La sorprendono, la catturano, ma non la contagiano. E nasce quel paradigma-Pivano, fatto, in parti uguali, di incantamento e di resistenza, che somiglia all'immagine delle dita inanellate, dove i gioielli parlano di un altrove, non di una fuga. Così con gli scrittori: i suoi eroi sono, devono essere, ribelli: una selvaggia parata di giovanotti più o meno perduti che ben figurerebbero a popolare l'immaginario erotico di di una signorina vittoriana. Coltivato, ma ben recintato. Nanda Pivano, per una vita, avvicina inquietudini sempre diverse con tenace entusiasmo: beat, hippie, yippie, underground, cantautori e controcultura, pacifisti e buddisti, bourbon e birra, droghe e...