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Robert Venturi

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Roma Agrawal / I ponti non devono crollare

Una delle maggiori attrazioni turistiche di Tapei City è un grattacielo alto 509 metri: Taipei 101. Deve la sua fama all’altezza vertiginosa e a una sfera di 660 tonnellate sospesa all’interno della sua struttura. Quando l’edificio è scosso da una tempesta o da un terremoto, la sfera si comporta come un pendolo che oscilla assorbendo l’energia generata dalle scosse. In Costruire. Le storie nascoste dietro le architetture (Bollati Boringhieri, Torino 2019) Roma Agrawal spiega quali siano le forze che “fluiscono” attraverso le architetture e quali siano i sistemi strutturali che le reggono. L’uso di esporli anziché nasconderli, come nel caso di Taipei 101, deriva dall’idea che solo l’innovazione tecnologica dei sistemi costruttivi abbia il diritto d’introdurre mutamenti nella forma architettonica, in modo tale che essa risponda in modo diretto alla funzione che la costruzione deve svolgere.   Il Centre Pompidou in costruzione. Parigi. Il Centre Pompidou inaugurato nel 1977 a Parigi è un esempio di come questa idea sia stata declinata in utopia sociale e libertaria: una struttura composta da piattaforme sovrapposte e ininterrotte che consentono di modificare lo spazio in base...

25 giugno 1925 – 18 settembre 2018 / Robert Venturi, architetto gioioso

Dunque il 2018 si porta via due grandi americani della East Coast, Tom Wolfe e Robert Venturi. Di Richmond, Virginia, il primo, di Filadelfia, Pennsylvania, il secondo, nonostante tutte le loro differenze stilistiche resteranno entrambi legati alla città di Las Vegas scoperta letteralmente da Wolfe in uno dei primi reportage del New Journalism, Las Vegas (What?) Las Vegas (Can’t Hear You! Too Noisy) Las Vegas!!!!, pubblicato su “Esquire” nel febbraio del 1964. «Las Vegas è l’unica città al mondo in cui lo skyline non è costituito da edifici come a New York o da alberi come a Wilbraham, Massachusetts, ma da segnali stradali» è la sintesi del suo paesaggio urbano. In quel periodo Venturi stava preparando il suo primo libro, Complexity and Contradiction in Architecture, pubblicato poi dal MoMA nel 1966 (e in Italia da Dedalo nel 1980), un saggio teorico che impostava similitudini fra architetture antiche e moderne con estrema disinvoltura, pescando anche tra autori più rimossi che proibiti come gli architetti italiani compromessi col fascismo Armando Brasini e Luigi Moretti, detestati da Bruno Zevi e dal direttore di “Casabella Continuità” Ernesto Nathan Rogers. Formalista allora era...

Una sofisticata sperimentazione di architettura e design / Il bollitore 9093 di Michael Graves

“Una sofisticata sperimentazione di architettura e design”, così Alessandro Mendini, allora direttore artistico di Alessi, definì il progetto Tea & Coffee Piazza, in cui 11 “architetti puri”, che non si erano mai cimentati con l’industrial design, vennero invitati a progettare una sorta di “paesaggio casalingo”, ovvero sevizi da tè e da caffè, in cui la teiera, la lattiera e la zuccheriera comparivano quali edifici in miniatura, ospitati su un vassoio che fungeva da minuscola piazza. Ne nacquero undici set in argento che vennero prodotti in un’edizione limitata di 99 esemplari ciascuno.  Così, in proposito, Mendini: “Ho sempre pensato che l’interazione fra le discipline omologhe sia non solo una ginnastica, ma anche un metodo molto utile per l’ossigenazione del loro divenire. In particolare fra l’architettura (grande) e il design (piccolo), l’idea di lavorare sul paradosso fra le misure, sul cambiamento vertiginoso di scala e sull’incrocio di funzioni tra loro lontane.” Il progetto, realizzato nell’arco temporale compreso fra il 1979 e il 1983, vide all’opera: Michael Graves, Hans Hollein, Charles Jencks, Richard Meier, lo stesso Mendini, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi,...

Peter Eisenman. Inside Out

Come lavora l’architettura? I saggi di Peter Eisenman raccolti in Inside Out (Quodlibet, 2014 - Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini) offrono una potente risposta a questa domanda, elaborata nel corso di venticinque anni di attività come progettista e teorico dell’architettura. Gli scritti spaziano dalle riflessioni sul fare architettonico in senso ampio, all’illustrazione dei propri progetti, all’analisi delle opere di Alison e Peter Smithson, Philip Johnson, Le Corbusier, Aldo Rossi, Mies van der Rohe, Paul Rudolph e James Stirling, fra gli altri. Non mancano i riferimenti ad altri teorici dell’architettura, come Colin Rowe e Manfredo Tafuri e a filosofi, come Jacques Derrida, ma sono l’originalità e la profondità della proposta di Eisenmann a caratterizzare l’intero volume.     Come sottolinea Roberto Damiani nella nota a chiusura del volume, Eisenman, insieme a Christian Norberg Schulz, Robert Venturi, Aldo Rossi e Rem Khoolhaas è uno degli architetti che, dopo Le Corbusier, si sono affidati alla scrittura come strumento per pensare l’architettura. Eisenman illustra cos...