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Roberto Ciccarelli

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Classe cognitiva

Il Quinto Stato, scritto da Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli, suggerisce un’ipotesi di rilevanza storica: i lavoratori del sapere stanno acquisendo una coscienza di classe?   Il proliferare di spazi di co-working, l’emergere di una nuova economia peer-to-peer, il successo delle piattaforme di sharing (non solo in Italia ma anche nel resto dell’Europa, negli Stati Uniti e in molti paesi asiatici come la Thailandia, le Filippine e la Malesia) fanno pensare che i lavoratori del sapere - ridotti in uno stato precario dall’impatto combinato della crisi dell'economia del sapere e della sovrapproduzione di laureati - stanno adesso reagendo attraverso l'elaborazione di nuove forme di organizzazione, di una propria visione del mondo e, forse, di una propria prospettiva politica.   Se i lavoratori del sapere si sono affacciati sulla scena storica come una massa di individui isolati, alienati l’uno dall'altro e senza avere un progetto comune (come li ha descritti C. Wright Mills nel suo famoso libro sui colletti bianchi del 1951), adesso sembrano transitare dallo status di classe-in-sé a quello di classe-per-sé capace...

Commonfare

Terzo Stato (abate Sieyès), Quarto Stato (Pelizza daVolpedo), Quinto Stato (precariato moderno): tre composizioni sociali del lavoro, fra loro diverse, ma tutte accomunate da un aspetto: la necessità e la dannazione del lavoro.   È quindi ineluttabile quando si parla di condizione precaria, appunto di Quinto Stato, affrontare il tema,  sempre più rimosso, di che cosa sia oggi il lavoro.   Per lavoro (parola di uso tradizionale per indicare una prestazione umana frutto dello sforzo del corpo e della mente) si intendono diverse cose, a seconda della finalità che vengono perseguite. Una prima distinzione classica è quella tra il lavoro che produce valore di scambio (lavoro produttivo) e lavoro che produce valore d’uso (lavoro improduttivo). Sulla base di tale distinzione, nel fordismo, in modo misurabile, si determinava la sua remunerazione (“il cottimo”: tot  pezzi, tot soldi).   Solo il lavoro produttivo deve essere pagato, esito della rivoluzione francese che sancisce che l’attività lavorativa produttiva è libera, non può essere sottoposta a nessuna forma...

Il welfare nell’Italia della crisi

Se il primo problema che affligge la sinistra italiana, impedendole di vincere i confronti elettorali anche nelle circostanze più favorevoli, è la mancanza di coraggio, il secondo è una forte carenza culturale. L’incapacità di abbandonare vecchie categorie interpretative, di rinnovare il proprio linguaggio concettuale, di cogliere le mutazioni sociali che connotano il nostro tempo. Una di queste è sicuramente l’emergenza di quello che Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli denominano Il quinto stato in un libro omonimo appena edito da Ponte alle Grazie.   In verità non si tratta di un termine nuovo. Già usato negli anni Sessanta come titolo di un volume da Wolfgang Kraus, nel 1970 lo scrittore Ferdinando Camon aveva così intitolato un romanzo, comparso con la prefazione di Pasolini.   Ma cosa è, propriamente, il quinto stato e come oggi si configura? Naturalmente l’espressione si riferisce a un soggetto collettivo che ha fatto seguito sia al terzo stato, borghese, già protagonista della rivoluzione francese, sia al quarto stato, proletario, rappresentato nella sua fiera...

Il Quinto Stato

C’è uno scarto enorme, e non solo un ritardo, tra l’evoluzione che il sistema economico ha attraversato nel corso degli ultimi tre decenni – da capitalismo industriale, fondato sulla grande fabbrica e sull’organizzazione del lavoro fordista a capitalismo finanziario, fondato sul predominio della finanza e la frantumazione e la delocalizzazione delle attività produttive – da un lato e, dall’altro, l’evoluzione dei conflitti sociali e delle sue prospettive che quel mutamento radicale ha portato con sé. Qui non vanno segnalati solo i ritardi dell’analisi sociale o, se vogliamo, della percezione delle nuove contraddizioni che attraversano il sistema; analisi e percezioni rimaste per troppo tempo abbarbicate a una concezione dicotomica del conflitto di classe – tra proletariato e borghesia – che il movimento operaio aveva ereditato dal pensiero politico addirittura di un secolo e mezzo fa; ma che sembrava comunque aver trovato conferma negli sviluppi del capitalismo della prima parte del secolo scorso, fin quasi alla metà degli anni ’70; né va sottolineato solo un altro ritardo:...