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Romaeuropa festival

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Romaeuropa Festival / Milo Rau, Histoire(s) du théâtre con Decalogo

Passeranno molti minuti e in alcuni momenti il tempo volerà sulle ali della commedia, in altri sembrerà inciampare su sé stesso, come sempre accade a teatro, si vedranno attori di vaglia, bravi perché capaci di recitare la parte del fantasma del padre nell’Amleto con la stessa disinvoltura con cui un fattorino consegna una pizza senza farsi notare, se ne vedranno altri per definizione sospesi su qualunque bravura, perché nella vita guidano il muletto o fanno le dog-sitter e lì per lì non riescono a piangere a comando, a spogliarsi, a baciare una donna, mentre poi faranno tutte queste cose calati in una storia puntigliosamente ricostruita tra il palco e lo schermo: una brutta storia scellerata di omofobia e di omicidio avvenuta in Belgio, a Liegi, ex città industriale dove adesso sono tutti disoccupati, e quelli che non lo sono “recitano nei film dei fratelli Dardenne”.    Al culmine di questa sequenza abbastanza travolgente per far dimenticare in quello che viene quello che lo precedeva, lo spettatore, catturato dai versi di una poesia di Wyslawa Szimborska che costituisce un finale, e da una scena in cui un attore monta su una sedia per mettersi un cappio al collo...

Sul palco di uno stabile in crisi / Deflorian-Tagliarini: “Quasi niente” a Roma

“Ma quanto sarebbe più facile se questo fosse quel teatro con una trama, / una di quelle trame che sostengono la vicenda, / quelle trame dentro cui ti puoi immedesimare” dice a metà di Quasi niente LQ, la quarantenne, guardando il pubblico dritto negli occhi. Nell’ultimo lavoro di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini – con cinque strepitosi attori, in scena a Roma all’Argentina per Romaeuropa Festival fino a domenica 14 ottobre – poco prima C, il cinquantenne, aveva raccontato del palazzo dei suoi, supercontrollato contro ladri e aggressori, un vero moderno fortilizio di sicurezza, dove una sera si sente un rumore ripetuto da una casa. “Qualcuno ha chiamato la polizia, che ha sfondato la porta dell'appartamento / da cui provenivano i colpi. / Hanno trovato una donna che da ore sbatteva la testa contro il muro”. Solitudine. Un tarlo interiore che corrode. Una sensazione di non trovarsi mai al proprio posto, un posto che non c’è. Paura degli sguardi degli altri, paradossale perché qui siamo in teatro. LQ, all’inizio, provenendo da uno spazio posteriore del palcoscenico, interiore, chiede agli spettatori di girarsi dall’altra parte. Di non guardare (o forse di guardarsi dentro)....

RomaEuropa Festival / Deflorian/Tagliarini: elogio del termosifone

Forse non è pratico come la proverbiale coperta di Linus, ma un termosifone può essere altrettanto protettivo. Caldo, rassicurante, magari non semplice da portare in giro ma utile per sedertici su a chiacchierare con qualcuno, come fosse una panchina. È questa la filosofia – serissima ma non seriosa – che ci si porta a casa dopo aver visto Il cielo non è un fondale, del duo Daria Deflorian / Antonio Tagliarini, realizzato con la complicità attiva di Monica Demuru e Francesco Alberici. Detta così può suonare come una stramberia, o al massimo una citazione omaggio al teatro Dada (avanguardia che proprio quest’anno compie cento anni nell’indifferenza generale, almeno in Italia). In realtà non è così. Daria e Antonio (nomi di battesimo che sono ormai i nomi-maschera dei loro spettacoli) ci hanno abituato a delle drammaturgie che si compongono per stratificazione, seguendo frammenti di storie, ricordi, confessioni, che solo alla fine si ricompongono come un puzzle. E anche questa volta l’andamento del racconto è come la ricomposizione di uno specchio in frantumi, in cui il pubblico è invitato a guardarsi e riconoscersi.   Ph Piero Tauro.    Tutto parte da un sogno. Il...

Romaeuropa festival / L’Orestea mutila di Romeo Castellucci: 2016-1995

Orestea: Roma, 2016   L'Orestea di Eschilo è l'unica trilogia tragica giunta grossomodo per intero fino a noi, divisa nelle tre parti di Agamennone, Coefore, Eumenidi. Certo amputata del suo presumibilmente importante quarto pezzo, il dramma satiresco che andava a chiudere le tetralogie in gara all'agone greco, un ipotetico Proteo andato perduto. Negli scritti che accompagnano la creazione del '95 di Orestea (una commedia organica?), Romeo Castellucci – seguendo Benjamin – dedica una certa attenzione alla questione, a questa «quarta parte enigmatica» che è una «commedia che ha il peso di tre tragedie». Sarà per questo che la messinscena di una tra le più violente, laceranti e tuttora vive opere teatrali della tradizione d'Occidente, firmata dalla Socìetas Raffaello Sanzio vent'anni fa e ora riallestita, è sì di un'atrocità inaudita, ma è anche popolata di inaspettati frammenti di quella “risata della commedia” andata persa col Proteo mancante, che sembrano puntellare lo sviluppo tragico, a volte lacerandolo altre sostenendolo. «Cosa dire del Proteo perduto? Cosa dire di questa commedia che avrebbe controbilanciato (…) tutta quanta la trilogia tragica? È lì che mi colloco?»,...