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saggezza

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Saggezza / Ancora sulla filosofia come Prozac

Alcuni anni fa ebbe un certo successo un libro di pratica filosofica, Platone è meglio del Prozac, di Lou Marinoff. L'idea era che la saggezza degli antichi filosofi può aiutare nella soluzione dei problemi della vita moderna: una bella terapia a base di Platone, e via. Ci riprova Michel Onfray, questa volta, con il suo Saggezza. Saper vivere ai piedi di un vulcano (Ponte alle Grazie 2019, traduzione di Michele Zaffarano di Sagesse. Savoir vivre au pied d'un volcan, Paris, Flammarion, 2019).    Un cinico dichiarato   Gli anni '80 e '90 del Novecento furono un momento di rilancio del cinismo, antico e moderno. Esso servì per lanciare nel panorama scientifico e nella sua eco mediatica due filosofi, che da allora non ne sono più usciti: uno è Peter Sloterdijk, con la sua Critica della ragion cinica, 2 voll. usciti in Germania nel 1983 e tradotti in Italia nel 1992, lo stesso anno in cui usciva la traduzione italiana del libro del secondo, Michel Onfray, Cinismo. Principi per un'etica ludica (mentre l'originale era del 1990 e si intitolava Cynismes. Portrait d'un philosophe en chien). Autori entrambi molto prolifici (in senso cartaceo), a loro volta cinici e provocatori...

Non arare, non usare concimi, non considerare nemici gli insetti / La saggezza dell’agricoltore

L’ultimo giorno di marzo di quest’anno sono andato in un villaggio a sud di Nara per incontrare Yoshikazu Kawaguchi, il più autorevole agricoltore giapponese che pratica l’agricoltura naturale. Come forse qualcuno di voi saprà, si tratta di un metodo di coltivazione elaborato da Masanobu Fukuoka, autore de La Rivoluzione di un filo di paglia. Il primo che mi parlò di Fukuoka e della sua rivoluzionaria tecnica fu Gilles Clément, uno dei paesaggisti francesi più conosciuti (ma lui preferisce definirsi semplicemente “giardiniere”), teorico del “giardino in movimento”, del “giardino planetario” e del “terzo paesaggio”, quando andai a incontrarlo nel suo atelier parigino alcuni anni fa. Subito dopo mi procurai il libro di Fukuoka e lo lessi, ma al di là di quella lettura non avevo mai conosciuta nessuno che praticasse quel metodo, né tantomeno avevo avuto occasione di osservare dal vivo i campi coltivati in quel modo. Probabilmente io, che ho i pollici poco verdi, non ero ancora pronto ad approfondire l’argomento. Qualche anno più tardi, in una conferenza a Tokyo, mi è capitato di assistere alla proiezione di un breve video che illustrava il lavoro di Kawaguchi. Non sono partito subito...