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Il Sessantotto di chi non c'era / Sessantotto bifronte

A mezzo secolo dal ’68, sentiremo ricordare un po’ dappertutto gli opposti significati che gli vengono attribuiti. La sua cifra bifronte indica sia l’ultima rivolta imparentata con i moti ottonovecenteschi, sia l’affermazione di una società affluente dove la tendenza libertaria è indistinguibile dal consumismo; evoca un istinto ludico e anarchico che si rovescia in pratiche settarie; simboleggia un’estetizzazione della politica e una fame d’immaginazione che preparano l’aggressività pubblicitaria; ed è legata a un rifiuto della cultura che sfocia in un enorme abuso di gerghi teorici. Un tema che attraversa quasi tutte queste dialettiche è quello dell’autorità. Chi vede nel ’68 l’origine di un presunto lassismo lo confonde con l’andamento complessivo dello sviluppo, del quale i movimenti costituiscono un epifenomeno e un’interpretazione eccentrica. La contestazione dei ruoli tradizionali è infatti anche e soprattutto, pasolinianamente, il cedimento ad autorità più forti, “oggettive”, brutali, che s’impongono senza bisogno di raccomandazioni pedagogiche: i diktat del consumo, appunto, così pervasivi da alienare insieme il Personale e il Politico. I palazzi d’inverno sono ormai le...

Il Sessantotto di chi non c'era / Caro Sessantotto cerca di volare basso

Ho pizzicato il Sessantotto a uno di quei virtuaveglioni paraselfie hashfree ultra tag orgon tre punto zero per noi giovani senza memoria violenti e dissoluti che odiamo la cultura, bastoniamo i professori e ce ne vantiamo su internet. C’era una pallosissima sfida di extreme social goldening quando me lo sono trovato di fronte: scarpe bianche glitterate, canotta, jeans tagliati e tatuaggio a pelle di serpente sul collo. Poverello. Un vecchietto che cerca di fare il gggiovane. Mi ha fatto tanta pena. E anche un po’ tanto schifo. Per fortuna che c’ho sempre tutti i bot delle app del mio telebiomidollullare a palle di pellet quantico aggiornati. Così io mi sono sparato una yage craftbeer DOP mentre aspettavo i raga, e il mio avatar si è lavorato il tizio.   Signor Sessantotto, che sorpresa. Che ci fa qui? E che ne so, deve essere stato il Settantasette… quel disgraziato. Stavo dormicchiando al sole, poi ho sentito un tremito, hai presente, come quando fai suonare un pezzo degli Zeppelin al contrario, e mi sono ritrovato qui. Ma dove sono?   Nel... presente? Il presente. E perché ho questa merda stampigliata sul collo?   Quello? Quello è un tatu... Un tatuaggio? Sul...

Il Sessantotto di chi non c'era / Intervista a mia madre sul Sessantotto

Mentre mia sorella, mia moglie, mio cognato e i bambini mangiavano i bignè, a mia madre ho detto: “Sediamoci sul divano”. Glielo avevo preannunciato al telefono: “Ti farò due domande sul Sessantotto, mi racconterai quello che ricordi, niente di impegnativo”. Ma la sola idea l’aveva messa in apprensione. “È passato tanto tempo”, aveva sussurrato.  Mia madre non era nel movimento, non partecipò alla battaglia di Valle Giulia. Nel 1968 aveva diciotto anni, viveva in un paese a venti chilometri da Roma, aveva lasciato la scuola a quindici e non pensava alla Primavera di Praga né alla rivoluzione culturale cinese. Era l’ultima di sette fratelli, tre maschi e quattro femmine, figli di un fornaciaio e di una materassaia immigrati dall’Abruzzo.    A quel tempo lavorava in un laboratorio farmaceutico come confettatrice. “Iniziamo da questo”, le ho detto, sistemandomi il portatile sulle gambe. “Sai cos’è una confettatrice?”, mi ha chiesto. “È l’operaia che dà il colore alle pastiglie. Le bagnavo tutto il giorno con acqua e zucchero e alla fine aggiungevo il colore”. Sapevo che mia madre, prima che nascessi, aveva lavorato nell’industria farmaceutica, ma non sapevo che fosse...

“Quest’anno, la vita ha un colore nuovo” / Cornelius Castoriadis e il Maggio 68

Il ‘Maggio 68’, la catena esplosiva di avvenimenti che assurgeranno a evento-simbolo di tutto il Sessantotto europeo, “scoppia” prima di maggio. Esattamente, il 22 marzo di cinquant’anni fa, con l’occupazione e la costituzione di un comitato d’azione e di agitazione permanente all’Università di Nanterre, ad opera principalmente degli studenti di sociologia. Al nucleo originario, libertario e anarchico, guidato da Daniel Cohn-Bendit, che diventerà leader e “star” di tutto il movimento fino a maggio, si assoceranno presto gruppuscoli di orientamento situazionista, trotzkista, maoista. Lo sgombero forzato di Nanterre è la scintilla che fa incendiare e innescare la rivolta nelle altre università, a cominciare dalla Sorbona, con scontri, sassaiole, barricate, manifestazioni, sfilata sui Campi Elisi, per tutta la prima metà di maggio, mentre nella seconda metà del mese la protesta contagerà le fabbriche e gli strati operai meno integrati, costringendo anche i sindacati e i partiti ufficiali di sinistra a passare dalla diffidenza al sostegno aperto al movimento studentesco e allo sforzo di canalizzare sui binari rivendicativi gli scioperi.   A distanza di dodici anni da quegli...