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"Non si esce vivi dalla precarietà. Non si esce vivi da soli” / Non è lavoro, è sfruttamento

Marta Fana, dottore di ricerca presso l’Institut d’Études Politique de SciencesPo a Parigi e giornalista, ha scritto un libro che, giunto alla terza edizione in poche settimane, è diventato occasione per tornare a discutere della condizione del lavoro in Italia. Si intitola Non è lavoro, è sfruttamento con involontario ossimoro, poiché, evidentemente, il lavoro è sempre sfruttamento. Benché infatti abbia fondato la possibilità per gli individui di uscire da relazioni di servitù e la possibilità di “esistere per sé stessi”, tuttavia, a partire dall’avvento del sistema di produzione capitalistico, esso è attività comandata (“lavoro comandato,” nell’espressione di Adam Smith), cioè, anche e soprattutto, fonte di ricchezza per altri. Certo, Marx non era arrivato a immaginare un mondo nel quale l’accumulazione sarebbe stata capace di crescere pur evitando di pagare del tutto (o quasi) la “merce” per eccellenza, “la madre di tutte le merci” come l’ha definita Sergio Bologna, cioè esattamente il lavoro. Processo che si sta traducendo in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli esseri viventi e sulle risorse naturali, con creazione di profitti...

Così lontane così vicine / Donne Lavoro Asia Europa

  Una delle cose che più colpisce nel paesaggio dell’Asia meridionale è la costante presenza di donne al lavoro: nei campi, nelle risaie, nelle fabbriche di mattoni che popolano la vasta fascia periurbana. Il lavoro agricolo si colloca al confine sfumato tra il lavoro domestico non retribuito e quello produttivo sottopagato. Si può dire che non sia di fatto considerato realmente come lavoro. Quando parlo con le contadine (che seminano, concimano, raccolgono, guardano il bestiame) e chiedo loro quale sia la loro occupazione, mi rispondono immancabilmente con un po’ di ritrosia ironica: casalinghe.   Firenze, 1911. Da Casa Editrice Luoghi (@dailuoghi).    Le osservo portare pesi incredibili, mentre scendono agili per i pendii himalayani, un paio di sandali ai piedi. Durante una passeggiata, chiedo indicazioni a un’anziana contadina con tre sacchi e un falcetto tra le mani, e un altro fagotto in testa. Si offre di accompagnarci per un pezzo di strada. Penso di ricambiare la cortesia portando uno dei suoi sacchi. Ricordo il peso, la fatica di quel tratto di discesa, il dolore al braccio il giorno seguente.    Quando le vedo piantare il riso durante il...