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Sillabari

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L'Italia che dimentica gli Appennini / Sillabario irpino

Paese-Campagna   Una volta, in quel bel libro che è L'abusivo di Antonio Franchini, incontrai una frase che poi ho sempre portato con me: chi da un luogo se ne è andato non ha diritto di parlare se non del luogo che lasciò.  Del luogo che ho lasciato, dunque, ricordo mia nonna Maria che, quando grandinava, piangendo per la disperazione, si strappava i capelli e graffiava tutta la faccia perché la grandine rovinava il raccolto. Oppure, ricordo un letto di morte, il silenzio e la linea della bocca contrita di nonno Stefano, stretto nel divanetto bigio, pietrificato nella veglia per suo figlio Antonio.    Ma più di ogni cosa, in generale, viene alla mente il disprezzo che la gente del paese nutriva per quella di campagna. Non ho alcuna intenzione di difenderlo, il mondo di mio nonno. Ma era fatto pure di parsimonia, di un lavoro infaticabile che non si distingueva né scindeva dalla vita. Quel mondo per qualche ragione non veniva migliorato, bensì continuamente esecrato. Io stesso abitavo in paese e ho partecipato a quell'odio. Nel tragitto per la scuola prendevamo a offendere i nostri compagni, figli dei contadini di contrada Piani o Bosco. È buffo: senza saperlo...

Ri(n)tracciare il paesaggio di Goffredo Parise / Achille, Omero e Parise

Il caso vuole che in questo momento, con in mano I lembi dei ricordi. Ri(n)tracciare il paesaggio di Goffredo Parise della Società Letteraria di Verona (Antiga Edizioni 2016), io non abbia a disposizione i miei volumi delle opere di Parise e tutto il materiale a lui riferito accumulato nel tempo. Causa trasloco i libri stanno ancora al riparo negli scatoloni in attesa di rivedere nuovamente la luce sulle librerie. Adesso qui devo contare esclusivamente sulla memoria per parlare di lui, e questo mi mette propriamente nelle condizioni di fidarmi solo delle risorse "naturali" per recuperare la realtà e presentarla in modo che sia almeno un po’ attendibile. Nonostante abbia letto accuratamente l’autore e lo abbia anche conosciuto e frequentato, un certo "tremolio"dei dati mi è inevitabile. D’altro canto raccontare Goffredo Parise è difficile, una vita così complessa, ancorché breve, e ricca, piena di frequentazioni le più disparate, di case, di storie. Non è facile, per niente.    Ph di Moreno Vidotto, elaborate da Giosetta Fioroni.   Nietzsche diceva: "Va sempre come per Achille e Omero: uno ha la vita, il sentimento, l’altro li descrive" (Umano, non umano). Ma se...

Buon compleanno Natalia / Parise. «Eravamo diversi, ma gli volevo bene»

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Una delle categorie più affascinanti dei saggi di Natalia Ginzburg è quella dei ritratti di amici scrittori, nei quali le note fisiche e caratteriali si mescolano ai tratti stilistici, lasciando via via emergere le varie sfumature e i cromatismi differenti attraverso cui si ricompone l’immagine della persona rievocata. Dal primo Ritratto di un amico (pubblicato su «Radiocorriere», nel 1957, e riproposto ne Le piccole virtù, Einaudi, 1962) dedicato a Pavese ai più recenti scritti sparsi nelle pagine dei quotidiani, fino a questo breve e intenso ricordo di Parise (in Corriere della Sera 1976/1986. Dieci anni e un secolo. Parise e il Corriere, suppl. del «Corriere della Sera», 29 ottobre 1986), tutti testi che si pongono accanto agli indimenticabili cammei che puntellano le memorie di Lessico famigliare (quello di Felice e Lola Balbo, di Giulio Einaudi, di Adriano Olivetti).    Leggendoli insieme si scoprono le costanti...

La realtà disturbata da Cartongesso

Cartongesso di Francesco Maino (Einaudi 2014) è come uscire dall’acqua dopo una lunga non voluta immersione e tirare il fiato tutto d’un colpo e riconquistare l’ossigeno. Una salutare esplosione nervosa, un urlo totale. Io credo che non si possa dire di meglio di un romanzo. Maino ha saputo costruire una drammaturgia speciale, giocata su un solo personaggio, un’unica corda tesa attorno a cui si disgrega una realtà che negli ultimi trent’anni era andata assumendo le mostruose proporzioni di una impresa colossale e folle che ha rischiato di risucchiare in sé le molte energie del Veneto, cioè di una parte cospicua della popolazione italiana. Ecco, già dopo poche righe la mia narrazione se ne esce dal contesto finzionale di un romanzo e si caccia immediatamente nella chiacchiera “contenutistica” che riguarda tutt’altro. Io vorrei parlare di Cartongesso come romanzo, non del Veneto e delle sue recenti vicende storiche. Io vorrei provare a dire come “l’inesorabile potenza” (dalla quarta di copertina) di questa storia stia nel come l’autore ha saputo affrontare il tema e non nel...