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Silvia Costa

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“Il flauto magico” a Bruxelles / Romeo Castellucci: toccare la luce

Non ci volle molto, dopo la sua prima rappresentazione a Vienna nel 1791, perché Il flauto magico divenisse una delle opere più celebri e rappresentate in tutta la tradizione operistica europea, fama che giustamente è continuata ininterrotta fino ai giorni nostri. Tra i suoi estimatori ci fu niente meno che il giovane Hegel, e una traccia di questo suo apprezzamento la si trova ancora nelle più tarde lezioni di Estetica dove viene lodata non solo la straordinaria parte orchestrale mozartiana ma anche il libretto di Schikaneder, che sarebbe da annoverare fra i più notevoli libretti d’opera fino ad allora mai realizzati: “il regno della notte, la regina, il regno del sole, i misteri, le iniziazioni, la saggezza, l’amore, le prove e, insieme a ciò, una moralità media che è eccellente nella sua generalità, tutto questo, insieme alla profondità, alla grazia incantevole e all’anima della musica, allarga e riempie la fantasia, riscalda il cuore”. Mozart e Schikaneder riuscirono in effetti a costruire con Il flauto magico un vero e proprio mito fondativo del progetto illuministico, inedito per l’epoca: la lotta della luce della ragione contro le tenebre della superstizione; la sconfitta...

Il futuro passato di Contemporanea

Büchner mon amour. Il festival Contemporanea di Prato finisce nel nome dello scrittore tedesco al quale ritornano, periodicamente, tutte le inquietudini delle scene di ricerca. A differenza di altre rassegne di questo tipo, quella diretta a Prato da Edoardo Donatini per il Metastasio si confronta non solo con gli ultimi linguaggi, ma anche con la “tradizione del nuovo”.   Epilogo nel buio   Non è un caso che l’ultima opera presentata, a chiusura, sia Woyzeck o l’inizio del capogiro di Josef Nadj, del 1994 (il primo lavoro del coreografo che arrivò in Italia). Uno spettacolo senza parole, in cui i personaggi di Büchner si confondono e sovrappongono in un baraccone impastato nel fango, zombie o memorie kantoriane, echi di avanguardie che sanno di Europe dell’Est, con slanci chagalliani e precipizi postespressionisti nel buio, in una materia, in un’alienazione, in una fissità di marionette degradate, in una ripetizione irredimibile. Spettacolo di altri anni, di altri tempi, che conserva, con trasparenze sulfuree che sarebbero piaciute a Angelo Maria Ripellino, la forza ctonia del misterioso testo...

B.Motion: forever young?

Due settimane per B.Motion, sezione conclusiva di Operaestate Festival Veneto dedicata al contemporaneo alla fine di agosto. Una prima parte che vede protagonista la danza – che è diventata un richiamo per partecipare a una vera e propria piattaforma internazionale, per conoscere altre culture e vedere spettacoli che altrimenti difficilmente raggiungerebbero i nostri palcoscenici –, una seconda per il teatro, che quest'anno ha visto intrecciarsi creatività emergenti e lavori più maturi.   ph. Tomaso Mario Bolis B.Motion Teatro “in rete” Quello che risalta, quest'anno, della sezione Teatro di B.Motion, infatti, è il fortunato e ben pensato equilibrio fra presentazioni di work in progress (le due serate dedicate a finalisti e vincitori del Premio Scenario) e di lavori compiuti, creati da alcune di quelle che si possono considerare a pieno titolo le eccellenze della sperimentazione teatrale nostrana. Come a dire, fra il vibrare – anche in tutte le sue eventuali fragilità – di una ricerca ancora da farsi, che si affaccia oggi alla scena, e un suo possibile consolidamento, in un andirvieni...