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Simposio

(7 risultati)

I greci e il mistero dell'esistenza / Creature di un sol giorno

In un momento come quello che stiamo vivendo, in un periodo di crisi che mina le nostre esistenze e desta panico e giuste preoccupazioni, val la pena di interrogarsi e magari, ancora una volta, interpellare i classici. Per conforto e per una riflessione sul senso di ciò che ci sta capitando. Vuoi perché abbiamo più tempo a disposizione, visto che le attività sociali sono ridotte al minimo, vuoi perché i classici, come suggeriva Calvino, sono quelle opere che non finiscono mai di dire quello che hanno da dire, resistono al tempo, e dunque, dalla distanza di un’epoca ormai lontanissima, ci dimostrano e ci fanno sperare che la nostra specie possa sopravvivere. Anche al maledetto Coronavirus. Perché, comunque sia, è con il tempo che dobbiamo confrontarci, sia che ne vogliamo considerare il singolo spezzone che servirà a trovare una cura o capire che cos’è l’uomo. Marina Cvetaeva, per spiegare la discesa che sperimentiamo alla nascita, così scriveva in ‘La Sibilla al bambino’:   «Vieni vicino al mio petto, più stretto: nascere, piccolo, è cadere nel tempo. Dal non-dove, non-terra, così rovinosa… discesa! Da spirito in – polvere! Piangi, bambino, per te, per tutti: nascere...

Navi / Il vino, il mare e le navi

Una nave nel vino? E che nave, visto che è guidata da Dioniso in persona. Sto parlando di una coppa in ceramica oggi conservata a Monaco. Oggetto tutt’altro che ovvio per il nostro sguardo moderno, abituato a pensare che le opere d’arte siano nate solo per essere contemplate a una giusta distanza, in spazi dedicati. Questa invece andava maneggiata, portata alle labbra (era una sorta di calice), magari usata anche per giocare.     Nella Grecia antica verso il 530 a. C., coppe come questa non venivano usate nei pasti quotidiani, ma unicamente nel simposio. Questa parola, symposion, viene spesso tradotta in modo improprio con “banchetto” (anche un film di Marco Ferreri si intitolava Il banchetto di Platone); il fatto è che non abbiamo nella nostra cultura una pratica (e un termine) corrispondenti. Potremmo chiamarla una “bevuta in comune”. Ma anche in questo modo qualcosa non è chiaro, perché subito ci viene in mente un gruppo di amici che bevono allegramente in un posto qualsiasi, e qualcuno si ubriaca anche. Il vino nel simposio greco c’era eccome, ma il contesto in cui entrava era più complesso. L’ha raccontato benissimo Maria Luisa Catoni, pochi anni fa, in Bere vino...

Divagazioni filosofiche / Si può amare nonostante l’età?

Uno scrittore francese di discreto successo ma di poca eleganza, Yann Moix, ha recentemente sollevato un vespaio dichiarando che le donne dopo i 50 anni sarebbero “invisibili”, un modo obliquo per dire che non sono più interessanti per il genere maschile. Qualche anno fa, dal loro sottomarino giallo, i Beatles cantavano, con maggiore delicatezza, “When I get older, losing my hair/Will you still be sending me a Valentine?”. In fondo, Afrodite, uscendo dalla schiuma dei testicoli di Urano, è eternamente giovane. Sempre in Francia il tema è al centro del saggio appena uscito Eros capital (Flammarion, 2019) del filosofo belga François De Smet che si interroga sulla fine del modello romantico e il prevalere del capitalismo anche fra le lenzuola (do ut des). Il problema, tralasciando la banale e ovvia guerra tra i sessi, è più ampio e riguarda un dilemma che i filosofi hanno trattato a loro modo: quando amiamo qualcuno, che cosa amiamo? Quando diventiamo diversi, per colpa del tempo e delle disavventure, siamo sempre noi? Il cambiamento, che tocca tutto e tutti, tocca anche il nostro diritto di essere amati? In fondo, il caso dell’età, tasto dolente su cui Moix è entrato a gamba tesa,...

Flash alcolic e cicchetti / Storie di ubriachezza

Sono milioni gli individui che soprattutto verso sera entrano in un clima interiore fatto di ansia diffusa e aspettative strane, non ben definite, qualcosa che ha a che fare con la pulsione alla fuga, con il desiderio di evasione, di liberazione. C’è in loro un certo nervosismo. Ma tutto si placa, verso sera, quando appare una qualunque forma fenomenica del noumeno alcolico, dal prosecco al gin-martini… L’alcol sembra l’approdo, e l’alcol era il manque che innervosiva. E tutto subito si colora di serenità, ogni cosa appare ancora sopportabile, ancora possibile; si concepiscono nuovi desideri, viene una rinnovata, magari strampalata, progettualità, una sostanziale voglia di continuare a vivere. Oppure, nella variante gaia, per così dire, il flash alcolico del cicchetto stabilizza e consolida un’idea comunque già ben strutturata che la vita sia pur sempre una bella cosa e che non basti fare altro che mantenerne il ritmo di serenità anche attraverso tutte le microhybris del rituale serotino che servono. Forse è proprio il nostro essere umani che induce una necessaria logorrea, che talvolta si fa insopportabile, per la sua pesantezza, e va in qualche modo fermata, almeno per un po’. C...

Diario del primo anno da insegnante di filosofia / Plato for boys

1. Divieto dell'autoreferenzialità   Se a settembre un insegnante di Filosofia infarcisse la sua prima lezione di parole come “aporia”, “ontologia”, “paralogismo”, “trascendentale”, guadagnerebbe presto lo sconcerto e la noia degli uditori; se li esortasse a guardarsi dai caratteri ontici e dal nichilismo della metafisica, se esprimesse preoccupazione per l'evento della differenza in quanto connesso alla differenza dell'evento, incapperebbe perfino in una captatio malevolentiae. La filosofia non deve essere gabellata come l'arte del disorientamento e dell'elucubrazione fine a se stessa, anche se essa invita all'interrogazione costante, in sintonia con quanto dice Alessandro Bergonzoni: “Nessun domatore domerà mai le domande!”  Il primo punto che i docenti esperti insegnano a un pivello al primo anno da docente di filosofia è questo: se il suo fine è quello di insegnare il filo-sofare, ossia l'amore per il sapere e per la filosofia stessa, deve dimenticare la figura dell’insegnante autorevole di una volta e porre al centro della sua attenzione i suoi allievi, di ogni genere, disturbi specifici d’apprendimento e non. Non solo la disciplina che insegna, ma anche coloro a...

Il filo di lana dell’amore e della filosofia / Il “tocco” di Socrate

Il tema del 2017 del Festival di Filosofia “Filosofi lungo l'Oglio”, che ogni anno propone ai relatori un tema da declinare secondo le loro personali competenze, conoscenze e intuizioni filosofiche, è “Toccare”. Gesto automatico o voluto, percezione aptica che fa da ponte tra noi e la realtà, il toccare è essenziale nel nostro abitare il mondo. Ed è essenziale anche riguardo alla conoscenza, perché è importante che le persone e le cose ci tocchino affinché possiamo e vogliamo conoscerle. Ci tocchino secondo alcuni aspetti della ricchissima polisemia del termine: perché ci coinvolgono (ci riguardano da vicino), perché ci interessano (ci colpiscono e ci affascinano) e perché coinvolgono (investono e sfiorano) i nostri sensi e la nostra mente. Diciamo che il toccare è indispensabile all'esperienza e alla conoscenza e alla relazione affettiva, eppure ci rendiamo tutti conto anche senza essere degli specialisti che oggi tocchiamo sempre meno sia le cose sia le persone. Che cosa ciò può significare? Di fatto tasti e schermi sono le cose con le quali entriamo maggiormente in con-tatto,  con la punta delle dita e con lo sguardo, e che sostituiscono oggetti artificiali e naturali,...

21 novembre 2016, Giornata mondiale della filosofia / Riposare o essere liberi?

Le origini della cultura occidentale affondano nella nascita della filosofia, ma, come ha scritto Giorgio Colli, le origini della filosofia restano misteriose. Ora, per gettarvi una luce, si può certamente continuare a esplorare la cesura storica che separa il logos dal mito; il pensiero razionale, astratto, discorsivo, che connota la pratica filosofica, dalla sapienza mistica, divinatoria e misterica, a sfondo religioso, nella Grecia che va dall’VIII al V secolo avanti Cristo. Come fa, d’altronde, lo stesso Colli che individua l’anello di congiunzione tra i due momenti nella soluzione dell’enigma della conoscenza, che avviene prima attraverso la mediazione degli oracoli divini, poi attraverso l’agonismo solo umano e secolarizzato dell’arte della discussione (G. Colli, La nascita della filosofia). In alternativa, atteso che la filosofia non nasce filosofica, per risalire al senso e al momento che precedono la sua evoluzione in una disciplina, prima ancora che divenga “accademica” già con Platone, Aristotele e poi con le scuole ellenistiche, si potrebbe percorrere la strada che la congiunge, ad Atene, in una specie di parto gemellare, con la democrazia, e tentare uno scavo...