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Sognare il mondo. Il troll nell’Antropocene

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Sognare la Terra / Troll, narcisismo e identità

Nel 1876 a Christiania viene rappresentato per la prima volta il Peer Gynt di Ibsen con le musiche di scena di Edvard Grieg. Il dramma racconta la storia di Peer, figlio di un ricco borghese caduto in disgrazia. Abbandonato dal padre, Peer vuole recuperare l’onore perduto, ma trascorre gran parte del tempo nell’ozio. Un giorno viene coinvolto in una rissa e per non essere arrestato fugge. Nel suo errare incontra Solveig, la figlia del Re dei troll, che lo vuole sposare… L’incontro di Peer col mondo sotterraneo dei troll è raccontato da Fabrice Olivier Dubosc nel suo ultimo libro, Sognare il mondo. Il troll nell’Antropocene (Exòrma, 2020). Il libro di Dubosc è una fenomenologia di ciò che è bloccato nella psiche, un’analisi dell’identità difensiva e del sovranismo regressivo. Al tempo stesso è una discesa agli inferi nel cui grembo è custodito il segreto della differenza tra lo spirito umano e lo spirito di un troll. Orco, folletto, diavolo…, il troll rappresenta per Dubosc la natura cieca, muta, pietrificata. È la paura di specchiarsi in ciò che non è simile a sé. Il troll ha a che fare col narcisismo che blocca i processi evolutivi e ostacola l’incontro. È il folletto sabotatore...

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