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3 agosto 2014 - 3 agosto 2019 / Come narrare le atrocità umane senza perpetuare il dolore?

“Sono venuti a Shingal per annientare tutti gli Yazidi. Quando sono arrivati a Shingal noi eravamo in Europa. Noi siamo quelli che non sono stati uccisi. Noi non viviamo. Dico, semplicemente, che non siamo stati uccisi.” (Ronja Othmann)   A Ronya Othmann, una ventisettenne yazida cresciuta in Germania, è stato conferito il “Premio del pubblico” alla 43esima edizione delle Giornate Letterarie di Klagenfurt, per il testo Vierundsiebzig. Ha dato voce a un avvenimento indescrivibile, le cui conseguenze sociali, politiche e psicologiche sono venute alla luce solo con il passare tempo. Nel 2018 le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa gli hanno dato un nome: genocidio.   Il 3 agosto 2014, gli Yazidi – popolazione del Nord dell’Irak che pratica una religione antichissima, con radici preislamiche e precristiane – sono stati assaliti da gruppi armati del cosiddetto Stato Islamico. Gli uomini, e gli adolescenti maschi, non disposti a convertirsi immediatamente alla “religione” fanatica dei fondamentalisti, sono stati fucilati; le donne, e le bambine di età superiore ai nove anni, sono state rapite e poi vendute; anche i bambini maschi più piccoli sono stati rapiti, per essere...

Terapia junghiana per i rifugiati yazidi in Germania / Un trauma inimmaginabile

“Unimaginable trauma” è l’espressione in un articolo in prima pagina del New York Times (16/03/ 2018) che descrive la condizione psichica di 1200 donne yazide provenienti dall’Iraq e rifugiate in Canada, in seguito a quello che hanno vissuto – anche se, “vissuto” non è una parola adeguata per quello che hanno subito dopo essere cadute nelle mani – e nemmeno erano mani – dello “Stato Islamico”. Se manca la possibilità di immaginare, mancano le parole. Nel 2014 le testate dicevano: “Dopo la conquista del territorio popolato dagli yazidi, una minoranza religiosa preislamica nel Nord Iracheno, i maschi venivano uccisi, le donne e le bambine vendute come schiave…”. Intervistata dal settimanale Die Zeit nel 2016 una rappresentante delle donne yazide presso l’Onu aveva chiesto ai giornalisti: “Per favore, non chiamateci schiave del sesso”.    Non riusciamo quasi a pensare che questi uomini uccisi sulle piazze dei paesi erano i loro mariti, figli maschi, fratelli, cugini, zii, nonni e che queste donne violentate pubblicamente, deportate e rivendute più volte erano spesso bambine. Forse ogni immaginazione, anche la più insolita, audace o perversa nasce da una matrice psichica...

Regni dimenticati / Religioni minacciate del Medio Oriente

Pochi avranno sentito parlare degli yazidi prima di leggere sui giornali che le milizie dello Stato islamico entrate a Mosul, l'antica Ninive, nel nord dell'Iraq, avevano massacrato cinquecento yazidi, compresi vecchi, donne e bambini, forse seppellendoli vivi, e rapito più di trecento donne yazide per schiavizzarle come "spose" dei soldati del califfato, bruciandone vive in una gabbia alcune che si erano rifiutate di accettare le nozze. Degli yazidi e di altre sei religioni dimenticate dagli Occidentali e minacciate di scomparire dall'integralismo islamico di oggi, parla Gerard Russel nel saggio Regni dimenticati pubblicato recentemente dalla casa editrice Adelphi.   Come chiarisce il sottotitolo, si tratta di un viaggio nelle religioni minacciate del Medio Oriente. L'autore, un ex diplomatico anglo americano, ha trascorso quattordici anni viaggiando e lavorando in diversi Paesi del Medio Oriente, come Egitto, Israele, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Afghanistan e Persia. Grande appassionato ed esperto del mondo antico mediorientale – ha studiato lingue e filosofie antiche a Oxford – Russell conosce perfettamente l'arabo e il farsi, cosa che gli ha permesso di entrare in...