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strage

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Berlinale 2018 / A volte (i traumi) ritornano

È da qualche tempo a questa parte che ricorre sempre più spesso nel dibattito pubblico il termine di “trauma”. Eppure è raro che a una parola così gravida di conseguenze venga dato tutto il peso concettuale che meriterebbe. Quello che infatti non viene mai abbastanza sottolineato è che il trauma non è solo un’esperienza scioccante e violenta i cui segni permangono in modo indelebile nell’esperienza del soggetto, ma riguarda anche, e forse ancora di più, il modo in cui questi stessi segni si iscrivono, con degli esiti spesso paradossali e tutt’altro che prevedibili.      Gira una storia ad esempio, davvero agghiacciante, riguardo agli eventi di Parigi del 13 novembre 2015 su una giovane donna sopravvissuta al massacro del Bataclan. Madre dalla condotta di vita priva di eccessi e di estrazione sociale medio-alta, questa donna aveva iniziato dopo pochi giorni dall’evento traumatico a presentare una serie di sintomi assai singolari. Continuava a ritornare più volte e di nascosto sul luogo dell’attacco terroristico visitando da sola a tarda notte i locali attorno al Bataclan con delle serate colme di eccessi (alcol, droghe, esperienze sessuali con sconosciuti), a cui...

Il sigillo della condanna / Dimenticare Nagasaki

La circostanza che le città distrutte furono due, mentre della Bomba si parla solo, e per antonomasia, al singolare, col solo nome di Hiroshima che ritorna, nel ricordo e come riferimento indelebile, significa forse che nient’altro che l’inizio conta, la prima volta, il fatto che un momento, e una decisione, inaugurale ci sia stato?   Foto di Yosuke Yamahata.    Ancora più terribile della prima volta è la seconda, la ripetizione che sola di Hiroshima ha fatto una prima volta, l’apertura di una serie e non un errore isolato (come quegli azzardi biologici, i mostri, che sono sempre unici e infecondi, perché se avessero séguito non sarebbero più tali e la loro mostruosità sarebbe invece assorbita, dimenticata e poi dopo molto tempo ricercata con nostalgia, nella normalità di una nuova specie); ed è per questo che di Nagasaki si tace, o che essa non appare se non come un’appendice si direbbe vuota, una desinenza duale di cui si è conservato il suono ma del cui significato si è persa la memoria.     Foto di Yosuke Yamahata.    Se Hiroshima – ridotta alla puntualità di un inizio circoscritto, e dunque tutto sommato asportabile proprio mediante il suo...