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suicidio

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Das Leben nehmen / Thomas Macho. Togliersi la vita, prendersi la vita

Prendete il numero di persone rimaste uccise a causa di crimini violenti in un anno. Aggiungete il numero di morti per incidente. Aggiungete poi quello dei morti in guerra. Immaginate, per un attimo, questo numero.  Ebbene, questo numero enorme di morti, secondo le statistiche dell’organizzazione mondiale della sanità, dal 2012 non raggiunge il numero di morti annuali causate da un altro motivo: se stessi.  Già Albert Camus, in Il mito di Sisifo, aveva espresso in maniera concisa e radicale l’importanza concettuale centrale della domanda sul suicidio, lanciando un appello e una provocazione ai filosofi di professione – per lo più rimasto inascoltato nei circoli accademici ufficiali – a pensare più da vicino la morte, e in particolare la morte che si trova per propria mano. Thomas Macho, intellettuale austriaco, filosofo e musicologo di formazione, attivo da più di trent’anni nel campo della storia della cultura e delle civilizzazioni, nel suo recente Das Leben nehmen. Suizid in der Moderne (Suhrkamp, 2017, 531 pagine) riprende la sfida di Camus, addirittura rilanciandola, in un libro che c’è da augurarsi trovi presto spazio in traduzione italiana.  La sfida del...

Una metafora dello stato del Paese / L'Italia e quel fatto di Firenze

I commenti sulle elezioni confinano i fatti di Firenze nelle pagine interne, con tendenza alla minimizzazione. Eppure il destino ha servito su un piatto d’argento, a chi vuole leggerlo, il commento antropologico più chiaro allo stato del paese, di cui i risultati delle urne sono una conseguenza. Cominciamo col conoscere Roberto Pirrone, lo sparatore. È un italiano piccolo piccolo, la cui ascendenza si può tranquillamente ascrivere al famoso personaggio di Cerami, e poi di Monicelli e Sordi. Lo chiameremmo borghese, se la lower middle class non fosse sparita con la globalizzazione. Ha una vita anonima, come ritualmente confermano i vicini dopo uno dei tanti fatti di “follia” che capitano nel paese. Non ha opinioni politiche conosciute, ma colleziona oggettistica ex-sovietica. Un uomo che, non solo per l’età (ha 65 anni), sembra essersi fissato sul passato. Il suo profilo Facebook è un mish-mash di acculturazione di massa, si passa da Buddha a Frida Kahlo alle citazioni delle canzoni pop: “La vita è un brivido che vola via…”. Pirrone una passione però ce l’ha, le armi. Non ossessiva: una cosa così, come i trenini, che spiega la presenza di una pistola e di un fucile in casa sua....

L'orrore del suicidio / A proposito della morte di Dj Fabo

Colpisce quanto sia stato diverso il modo di congedarsi dal mondo di Lucio Magri e di Fabiano Antoniani, DJ Fabo. Magri ha passato la vita in politica, ovvero ha trovato sempre il volto politico di tutto quel che accadeva; a 79 anni, dopo aver perso sua moglie, ha deciso di andare in Svizzera a sottoporsi al suicidio assistito. Ma non lo è andato a gridare ai quattro venti, ha mantenuto pudicamente questa sua scelta in una dimensione intimista. Invece, DJ Fabo ha passato la vita a occuparsi di musica e motocross, progettava di andare a vivere in India; finché un incidente d’auto non lo ha reso cieco e tetraplegico. Quando ha deciso per il suicidio assistito, ha sentito il bisogno di lanciare un messaggio politico: era una vergogna che dovesse andare a Zurigo per togliersi la vita, che non lo potesse fare nel suo paese. Un messaggio che ha creato un putiferio politico. In effetti, la legge sul testamento biologico sta ferma da anni in Parlamento; una legge, si badi, che riguarda il testamento biologico e che non permette il suicidio assistito: insomma, anche se fosse stata approvata DJ Fabo avrebbe dovuto andare in Svizzera. Pochi paesi europei permettono il suicidio assistito:...

Dj Fabo, oggi l'ultimo saluto / La dolce morte mediale

Il suicidio è un evento impossibile da trattare. Ci sono almeno due motivi che lo rendono incandescente: il primo è la radicalizzazione dello scontro tra due posizioni: “chi non è con me, è contro di me”. Il secondo motivo è la necessità di declinare l'argomento nel registro della singolarità. Ma il primo motivo rende impossibile il secondo. Rende impossibile la necessità di istoriare la vita per cercare di comprendere come il soggetto (questo soggetto, non gli altri) si somministra la morte. Nell'ambito del giudizio radicale, chi “racconta storie” è pericoloso, inserisce il dubbio nella certezza, devia, dissente.  L'effetto è “guerra”, la storia di una vita è sotto processo, due schiere di avvocati si scontrano. La giustizia mette i sigilli intorno al campo della misericordia, la preclude; parliamo della misericordia di Shakespeare, quella che tempera la giustizia.   Nel film Di chi è la mia vita (1981), di John Badham, uno scultore rimane paralizzato interamente dopo un incidente. Lucido di mente, viene tenuto in vita dalla dialisi, ma rifiuta le cure. Sorge un contrasto tra lui e il medico, che vuole tenerlo in vita. Il medico lo invita a fare colloqui con una...

La depressione e la scrittura / Giuseppe Berto, Il male oscuro

Una volta, parlando di David Foster Wallace, un tale di mia conoscenza, con voce contrita, mi domandò: “Ma perché si è ucciso?”. Me lo chiese come se io fossi l’esecutore testamentario di David Foster Wallace, o il suo miglior amico, o – cosa ancor più improbabile – il suo psicanalista. “Immagino perché stava molto male”, furono le uniche parole che mi uscirono di bocca. Poi ci pensai un po’ e lo invitai alla lettura di Una cosa divertente che non farò mai più (in Italia è pubblicato da minimum fax con la traduzione di Gabriella D’Angelo e Francesco Piccolo), il più comico, stralunato, angoscioso, farsesco reportage letterario moderno, la cronaca umoristica di una settimana di crociera ai Caraibi commissionata dalla rivista «Harper’s» in cui Wallace, attraverso l’osservazione della fenomenologia dell’industria delle crociere extra-lusso, arriva a toccare il cuore marcio dell’America e, con esso, il cuore marcio di tutti noi accoliti dell’internazionale dei depressi.    In realtà lo stesso Wallace, in Infinite Jest, aveva scritto: “La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si...