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Teeteto

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Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria in Platone

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Fedro, 274 c-276 a   Socrate – Ho sentito narrare che a Naucrati d’Egitto dimorava uno dei vecchi dèi del paese, il dio a cui è sacro l’uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell’astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere dell’alfabeto. Re dell’intero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande città dell’Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò le sue arti dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di ciascuna gli chiedeva quale utilità comportasse, e poiché Theuth spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo, lodava ciò che gli...

Una paola filosofica / Stupore

Stupore è una parola filosofica per eccellenza. Si ripete sempre che agli inizi della filosofia ci sia lo stupore, la meraviglia. Lo affermano sia Platone sia Aristotele, ed è da loro che lo abbiamo imparato. Il meravigliarsi, l'improvvisa sorpresa, il repentino non più comprendere il proprio essere e quello del mondo stimolano a porsi domande che sfociano nella ricerca di risposte. Questo sentimento o stato d'animo era detto dai greci thaumàzein, dove in quel thàuma stavano sia la gioia della novità sia l'angoscia dell'ignoto.    Secondo un tardo illuminista tedesco seguace di Leibniz, Ernst Platner, autore di due volumi di Aforismi filosofici, lo stupore è un «forte e veloce scuotimento dell'attenzione verso un oggetto nuovo e inatteso, del quale l'anima dapprima non sa se è buono o cattivo, cioè di cui non conosce il comportamento con se stessa nel primo momento del suo apparire». La definizione è poco nota ma molto profonda perché mette in luce, nella prima parte, lo stretto legame dello stupore con l'attenzione. L'attenzione c'è, è lì presente, sembra uno stato preesistente, necessario e sufficiente, sul quale cade l'oggetto «nuovo e inatteso» che la muove...