Categorie

Elenco articoli con tag:

Tutti i banchi sono uguali

(2 risultati)

Di cosa parliamo quando parliamo di scuola neoliberista / Christian Raimo. Tutti i banchi sono uguali

Criticando i programmi di ‘educazione compensatoria’ apparsi nel secondo dopoguerra con l’obiettivo di sostenere gli studenti ‘culturalmente deprivati’ attraverso interventi di ‘arricchimento culturale’, il sociologo dell’educazione britannico Basil Bernstein titolava un suo articolo apparso sulla rivista New Society in questo modo: Education cannot compensate for society. La sua posizione può essere sintetizzata all’estremo in due punti. Uno. I promotori di questi programmi sorvolano sul fatto che gli studenti considerati ‘deficitari’ frequentano spesso scuole incapaci di garantire loro un ambiente d’apprendimento paragonabile a quello di cui possono godere gli studenti provenienti dai ceti più abbienti. Due. Questi programmi assumono che l’uso della lingua e della cultura dei ceti dominanti sia l’unico criterio valido per valutare gli studenti. Bernstein, e con lui Michael Young – a cui si deve l’invenzione del termine ‘meritocrazia’ con cui titolava un suo saggio satirico-distopico, nel 1958 –, così come Pierre Bourdieu in Francia, sollecitavano dunque a ragionare sulle disuguaglianze di istruzione attraverso una riflessione sui modi attraverso cui le strutture sociali...

Don Milani / Timidi, disubbidienti, disuguali

Questa mattina a scuola ho spiegato cos’è la Costituzione. Combattendo il torpore dell’ultima ora e il malumore causato dalla notizia che l’ultimo collegio docenti li ha derubati di un intervallo, i miei alunni di terza si sono rassegnati ad ascoltare e a prendere appunti. È una buona classe e non è difficile interessarli a qualcosa purché mi vedano coinvolta dall’argomento. La mia idea di scuola. Un buon compromesso.  Così abbiamo parlato della nascita della Repubblica, di sovranità popolare e di legge, o meglio, dei principi fondamentali su cui uno Stato dichiara di fondarsi.   “Non è giusto” è l’espressione più usata dai tredicenni in questione. Della legge hanno un’idea vaga: sanno che viene loro inferta dall’alto e che può tutelarli o danneggiarli. Hanno dei doveri un’opinione contraddittoria (ci vogliono ma possono essere aggirati) e una definizione personale del concetto di diritto, per cui ad esempio il loro cellulare sembra essere previsto da una Magna Charta che noi adulti dobbiamo aver firmato a un certo punto. Sono bravi ragazzi.    Hanno quindi trascritto sul quaderno i primi articoli della nostra Costituzione, scoperto che la nostra Repubblica è...