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URSS

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1989 - 2019 / La città di Stalin in Germania (Est)

Le considerazioni che seguono, come quelle già uscite e altre che si aggiungeranno nei prossimi mesi, al di là del fornire alcune documentazioni e notizie relative alla passata realtà quotidiana nella Germania e nella Berlino divise, hanno l’auspicio di poter essere fonte di riflessione, prese le debite distanze dai coinvolgimenti emotivi e politici, per meglio affrontare e valutare la contemporaneità (nostalgie, demonizzazioni, celebrazioni, anniversari) con un poco di lucidità e qualche strumento in più.   Targa della città di Stalinstadt, anni Cinquanta. La Repubblica Democratica Tedesca, più comunemente nota come Germania Est, fu fondata il 7 ottobre 1949 e occupò il territorio tedesco che nella spartizione del dopo guerra era confluito sotto la giurisdizione dell’Unione Sovietica. In quello stesso anno, proprio in URSS, il compagno Stalin compiva 70 anni, secondo la data di nascita non reale ma avvalorata come ufficiale. Quale migliore occasione a disposizione della neonata nazione filo-sovietica per dimostrare deferenza e gratitudine alla sorella maggiore-madre che intitolare proprio a Stalin una nuova arteria nel cuore della Berlino socialista? In quell’anno la...

Gazirovka – Avtomat s gazirovannoj vodoj / Gazzosa – Distributore automatico di acqua gassata

Una prima considerazione sul nome di questo oggetto: il nome con cui veniva citato tra le gente, e che lo ha consegnato alla storia, è in forma diminutiva. Non gazirovannaja voda (acqua gassata) per intero, ma gazirovka (“gazzosina”, se volessimo forzatamente tradurre alla lettera). Esattamente ciò che con i diminuitivi russi non si deve fare. Il loro valore, nella maggior parte dei casi, non è riduttivo in senso di proporzioni ma affettivo-colloquiale. Segnala il rapporto diretto e amorevole con quel particolare oggetto e con la consuetudine della funzione e dell’uso che lo caratterizza. Avremo quindi knižki (libriccini) invece di knigi (libri) anche quando le dimensioni non giustifichino, ai nostri occhi, il ricorso alla riduzione. Stakančiki (bicchierini), zontiki (ombrellini), vodička (acquetta) e così via, fino alla banočka (barattolino), senza che, a differenza di quanto avverrebbe in italiano, l’ombra di leziosità sfiori il concetto.   L’accesso ai caffè e ai ristoranti nell’era sovietica non era affatto scontato. Lunghe file si formavano all’ingresso, non soltanto e non sempre per l’esiguità dei posti disponibili rispetto alla domanda, ma anche per una “bizzarra”...

L'ottimismo di stato / Eroi del lavoro socialista

Questa volta prendiamo le mosse dalla prima pagina di un giornale, uno a caso tra i tantissimi che uscivano sul territorio dell’Unione Sovietica, molto omologati tra loro ma con difformità talora assai sottili che potevano fare la differenza. In particolare il numero del 26 giugno 1934 che, per celebrare le “persone eccellenti” dei kolchoz della Centrale di Meccanizzazione Trattoristica di Rež, cittadina nella regione di Sverdlovsk (oggi Ekaterinburg), abbinava le testate del Bol’ševik (Il Bolscevico) e dello Stalinets (Lo Stalinista). Rispettivamente organi del Comitato Regionale del Partito Comunista e della Sezione Politica della succitata Centrale della città. L’occhiello riportava un brano da un recente discorso di Stalin che cito integralmente visto che costituisce il filo rosso del nostro discorso: “Qualsiasi contadino, colcosiano o coltivatore diretto ha oggi la possibilità di vivere come si addice al genere umano se soltanto è intenzionato a lavorare onestamente, a non poltrire, a non bighellonare e a non depredare i beni del kolchoz”.   Il titolo dell’articolo, che altro non sarebbe stato che uno stralcio più ampio da un discorso staliniano al XVII Congresso del...

Perché non si racconta che a Bologna vennero intellettuali da tutta l’Europa? / L'altro 1977

Quando entro in aula, dove ho insegnato tutta la vita, e vedo i ragazzi che finalmente liberi dalla disciplina della scuola sviluppano rapidamente e con competenza una visione del futuro che abiteranno con scienza e poesia, porto con me le splendide atmosfere intellettuali della mia giovinezza. Da Gianni Celati e Umberto Eco a Giuliano Scabia o Pietro Camporesi, i nostri cattivi maestri, come si diceva allora, o almeno quelli che sono stati i miei, riempivano le aule non solo di studenti, ma di idee e discussioni. Bologna era negli anni ’70 un’università-fucina straordinaria. Giornali, seminari, collettivi, radio. Invece si riparla sempre del ’77 bolognese a partire dalla violenza. Foto di fazzoletti tirati sopra il viso, i blindati che entrano la città universitaria come a Praga nel ’68, salvo che il tono degli articoli italiani non simpatizza davvero con lo studente ucciso o con gli studenti che vennero arrestati, se mai ribadisce che erano untorelli, per usare il termine ripreso dai promessi sposi da Enrico Berlinguer in un comizio a Piazza Maggiore.   È un’epoca lontana e la memoria trasforma i fatti, per me come per altri, ma rivedere quanto facilmente si ricrea lo...

Artisti russi in mostra a Parigi / Mosca sulla Senna

A rammentarmi che Parigi è (stata) anche russa ci ha pensato la vetrata policroma che dal 2009 orna uno dei mezzanini della stazione metropolitana Madeleine.       È un’opera dell’artista Ivan Lubennikov che effigia stilizzazioni coloratissime ispirate alla mitologica metropolitana di Mosca, alle cupole a cipolla della vecchia città e racconta la storia della gallina Rjaba, quella che in una fiaba popolare deponeva uova d’oro. Questo primo impatto con citazioni della cultura russa a Parigi, casuale ma non privo di significato fatale, ha aperto la strada alla visita della mostra di cui tratterò in queste pagine ma anche a evocazioni di decenni passati in cui, ai tempi della Russia sovietica, la capitale francese con le strutture culturali cresciute intorno alla diaspora degli emigrés costituiva una preziosa integrazione per chi come me studiava letteratura e cultura russa. Librerie, filo e anti-sovietiche, proponevano quei testi che le edizioni patrie non stampavano o facevano circolare in tirature limitatissime.   La storica Bibliothèque russe Tourgueneff (Turgenev) accoglieva gli studiosi con un ritratto di Nicola II illuminato da candele e, assieme alla ben...

Un colloquio con Alexey Miller / Memorie divise: la Russia, l’Europa orientale e noi

I concetti di public history e di memoria hanno conosciuto alterne fortune negli ultimi anni, e spesso e volentieri si son trovati al centro di aspre polemiche. La costruzione delle identità nazionali, il rafforzamento o l’allentamento dei legami tra poteri e popolo, passano attraverso questi processi, e non solo: nell’ambito delle relazioni internazionali, il ruolo giocato dalle memorie e dalla public history nel fornire, giustificare o attaccare posizioni e strategie politiche non è da sottovalutare. A tal riguardo, ciò che avviene in Europa orientale (e qui includiamo anche la Russia, che, volente o nolente, è parte importante della cultura e della storia del nostro continente) è molto interessante non solo per il dibattito storiografico in sé, ma per i conflitti che rappresenta e che, in un circolo vizioso, fa scaturire.   Alexey Miller è uno dei più importanti storici russi contemporanei: autore di numerosi lavori sulle identità nazionali russa e ucraina e sul ruolo svolto dai nazionalismi nella tarda età imperiale, attualmente insegna presso l’Università europea di San Pietroburgo e l’Università centrale europea di Budapest.  Le sue principali opere sono The...