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Body Talks in Bruxelles

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana     “May the spirit of Patrice Lumumba and other murdered leaders who live in the Kingdom of Heaven take care of the ghosts of King Leopold and others of his ilk,” kept on shouting artist Tracey Rose in the streets of Brussels. Dressed in a tunic smeared with paint and accompanied by a totem made of dry branches, she was condemning the massacres and wrongdoings committed by King Leopold II in Congo during the colonial period (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, 2015   Intense, cutting, provocative and highly political, this exhibition curated by Koyo Kouoh at Wiels in Brussels showcases the work of a generation of female artists from various regions of Africa who were trained in the late 90s, twenty years after post-colonial studies and the radical body-art performances of the 1970s, when the issues of feminism, gender and sexuality were being revisited and questioned by contemporary art practices. It no longer brings out the emotion, expression and “passion” of the Western body – the symbol of a century of turmoil,...

Body Talks in Bruxelles

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     «Lo spirito di Patrice Lumumba e degli altri leaders assassinati che, vivendo nel regno dei cieli, possono prendersi cura dei fantasmi del re Leopoldo e di quelli della sua specie», ha urlato a più riprese l’artista Tracey Rose per le strade del centro di Bruxelles vestita con una tunica imbrattata di schizzi di vernice e accompagnata da un totem costruito dall’intreccio di rami secchi, condannando i massacri e le ingiustizie commesse dal re Leopoldo II nel Congo durante il colonialismo (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, performance, 2015   Intensa, tagliente, provocatoria e marcatamente politica, questa esposizione curata da Koyo Kouoh espone nelle sale del Wiels di Bruxelles il lavoro di una generazione di artiste africane provenienti da differenti regioni del continente formatesi alla fine degli anni ‘90, nel momento in cui, trascorsi ormai vent’anni dagli studi postcoloniali, dalle performances e dalle azioni radicali sul corpo degli anni ‘70, la questione del femminismo e la...

Femen. La nuova rivoluzione femminista

Alla Biennale Cinema di Venezia è stato presentato il film della regista australiana Kitty Green, Ukraine is not a brothel, un documentario sul movimento delle FEMEN, girato durante un anno di convivenza della regista con cinque delle attiviste del gruppo. Queste sono arrivate a Venezia come vere e proprie attrici, bellissime, con la tipica corona di fiori nei capelli biondi, pronte a essere intervistate, fotografate, fissate ancora una volta in immagini che circolino sempre più nell’immaginario multimediale.     Dal film, secondo le recensioni apparse sui giornali all’indomani della proiezione, emergono alcuni aspetti estremamente contradditori del movimento, come la presenza di un finanziatore che stipendia regolarmente le militanti e che le recluta in base all’avvenenza – ma che a detta della Schevchenko, pare essere stato allontanato dalle Femen dopo il trasferimento della sede a Parigi nel 2012.     Tuttavia la contraddittorietà del fenomeno, forse, al di là di qualsiasi rivelazione su finanziatori occulti – di cui la rete pullula –, è ravvisabile già nella...

Gina Pane, mode d’emploi

Da una decina d’anni la figura e l’opera di Gina Pane (1939-90) sono al centro di un significativo lavoro critico ed espositivo, grazie anche agli sforzi dell’instancabile Anne Marchand, compagna di vita dell’artista. Nel 2003 escono i suoi scritti, Lettre à un(e) inconnu(e), per le edizioni dell’ENSBA; nel 2005 il Centre Pompidou organizza la personale Terre-Artiste-Ciel; nel 2008 è la volta di Situation idéale al Musée des Beaux-arts di Nantes. Mancava un segnale dall’Italia. Eccolo: la straordinaria retrospettiva al MART di Rovereto, È per amore vostro: l’altro (fino all’8 luglio), credo la più completa mai allestita, con oltre 160 opere, accompagnata da un catalogo-monografia di Sophie Duplaix. Tante le suggestioni suscitate dalla visione e dalla lettura, da cui ricavo qualche lemma, per quanto possibile in ordine cronologico.   SCULTURA. Per chi, in prima battuta, associa il lavoro di Gina Pane al corpo sanguinante, la prima sala è uno choc: sculture di elezione minimalista, disegni geometrici proiettati nello spazio. Eppure non è la geometria ad imporsi ma i...