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Vladimir Putin

(42 risultati)

Nove / Diario russo: normalizzare la tragedia

In questa settimana di ulteriori, inutili, atrocità consumatesi al fronte, inizia ad avvertirsi la realtà delle perdite. Se il Cremlino rifugge l’idea stessa della sconfitta, orizzonte non contemplato in un’ottica da manager di call center sempre efficienti e trionfanti, arrivano notizie e immagini dei funerali dei caduti dell’operazione speciale. Militari di professione, “contrattisti”, soldati di leva, i cui corpi tornano a casa chiusi nella bara di zinco, accomunati da stringati comunicati sul proprio eroismo in battaglia, da picchetti d’onore e brevi discorsi delle autorità. Familiari, spesso donne, divaricate tra l’orgoglio ufficiale e il dolore privato di una vita senza mariti, padri, figli, fratelli. Di questi uomini restano le bandiere usate durante i funerali, le foto di servizio, e ora in alcune regioni i “banchi degli eroi”, introdotti nelle scuole come memoria dei caduti, da esempio per gli alunni.     Una iniziativa lanciata da Russia Unita, il partito di Putin, già da qualche anno, inizialmente dedicata ai combattenti della Grande guerra patriottica, poi estesa a celebrare i soldati che avevano preso parte al conflitto afgano e ora usata come ulteriore...

Otto / Diario russo. Trasformazioni della Giornata della Vittoria

L’anniversario della fine della guerra in Europa, il 9 maggio, è stato sempre un momento assai forte di memorie familiari. Il ricordo della Grande guerra patriottica ancora oggi, a distanza ormai di decenni, ha una forte presa proprio per la vastità della tragedia causata dall’Operazione Barbarossa: più di 27 milioni di cittadini sovietici morti, migliaia di villaggi e centinaia di città letteralmente cancellati, la distruzione di intere comunità ebraiche, violenze inenarrabili sui civili.   Eppure questa componente dolorosa, lacerante ancora oggi per numerose famiglie, è sparita dalla retorica ufficiale del 9 maggio, diventata festività della rilettura putiniana della storia patria, sfoggio di potenza militare, occasione per ribadire la propria alterità etica e morale verso un’Europa considerata decadente e corrotta. Non vi è più spazio per le note e i versi pieni di dolore di chi, come Aleksandr Tvardovskij, scriveva della battaglia di Ržev dal punto di vista di un giovane soldato caduto durante i combattimenti. La Giornata della Vittoria è diventata altro, all’insegna del sinistro možem povtorit’ (possiamo ripeterlo) diffuso prima come meme e come adesivo da attaccare al...

Parole e immagini (6) / Qui Odessa. Le parate

12 maggio 2022   Mi trovo dentro un negozio per ricaricare la carta al terminale. Accanto a me c’è un uomo che sta facendo lo stesso. Gli suona il telefono. Dall’altra parte si sente una voce di donna che grida in modo isterico. – Dove sei? Torna subito a casa!!! Dicono che nel giro di un’ora ci sarà un bombardamento a tappeto!!! Vieni subito!!! Lo osservo. In pochi istanti l’uomo forte e giovane si scolla. Il portafoglio gli cade a terra. Cambia di posto alle chiavi, ma subito dopo comincia a tastarsi il corpo per ritrovarle. Diventa grigio. Gli manca il respiro. Sta male. Decido di intervenire. Gli dico di non dare retta, è solo un fake, e di non credere a nessuno se non ai nostri. E i nostri ci avvisano quando vedono arrivare i missili. Apro una bottiglia d’acqua. Poi vado su telegram e gli faccio vedere la pagina, non c’è nessun allarme. Beve, sembra calmarsi. Capisco che le persone sono diverse. Qualcuno tende a credere ai fake. Ma è ciò che vogliono – spezzare lo spirito, obbligarci ad avere paura. Per favore, non prestatevi al gioco.   La guerra invade lo spazio mentale, non riesci a pensare ad altro. È un’occupazione sorda, inesorabile. Succede a noi, figurarsi a...

Sette / Diario russo. Good Bye Lenin!

Quando ho lasciato Pietroburgo per l’ultima volta, diretto al confine con l’Estonia, ho visto dal finestrino dell’autobus la prima statua di Lenin in cui mi ero imbattuto al mio primo soggiorno di studio in Russia, ormai diciassette anni fa. Solo pochi mesi prima era uscito Good Bye Lenin!, film visto e rivisto al cinema e in dvd, e anche a lezione all’università, durante il corso di Storia della Germania. Quando vidi dalla maršrutka, il microautobus allora tanto diffuso come mezzo di trasporto nelle città russe, stagliarsi il profilo bronzeo di Vladimir Il’ič a lato del Moskovskij prospekt, l’emozione fu molto forte, e pensai alla scena in cui Christiane, la madre di Alex interpretata nel film da Katrin Sass, decide di uscire di casa e di fatto sfuggire alla DDR in miniatura costruita dal figlio e vede una enorme statua del rivoluzionario russo portata via da un elicottero. La caduta dell’Urss, in realtà, non ha visto immediatamente in Russia la rimozione delle vestigia e dei simboli del socialismo reale, anche se si iniziò con il rinominare città e strade, con Leningrado tornata a essere Pietroburgo, Sverdlovsk Ekaterinburg e la prospettiva Marx a Mosca spezzettata nelle tre vie...

Parole e immagini (5) / Qui Odessa. Le scale e le cantine

5 maggio 2022   Viene prima la salita o la discesa? Quando si va in montagna, prima si sale, si soffre, si espugna la vetta, e poi si ritorna a casa sereni. A Odessa è il contrario. Prima si scende. La città si sviluppa su costoni collinari che si levano sopra il mare, e nella parte storica, per raggiungere il mare e gli stabilimenti balneari bisogna affrontare scale che dominano la scarpata. La gigantesca scalinata Potjomkin è una di queste. Se uno dei landmark della città è una scala, il binomio salire e scendere diventa un fatto costitutivo della mentalità dei suoi abitanti. Non siamo ai precipizi di San Francisco, ma nemmeno in pianura. (Lo confesso, da bambino dover scender le scale per andare al mare me lo rendeva penoso, non è che i bambini siano sempre disposti a barattare la felicità con una contropartita di fatica.)   La scalinata collega la città alla zona del porto, incluso l’attracco per le navi da crociera. È una scala a singhiozzo: settori di scalini si alternano a zone piane. Guardando dall’alto verso il basso, si vedono solo i tratti orizzontali, non gli scalini. Al contrario, quando si guarda dal basso si vedono solo gradini. E poi c’è l’illusione...

Sei / Diario russo. Il virus Z

I simboli fanno parte della nostra comunicazione da sempre, è quasi un’ovvietà ripeterlo, e nell’epoca della comunicazione social, del marketing e del rumore mediatico ancor di più. E forse è proprio per questo che ci interrogano sulla loro pervasività, sulle loro origini, spesso trattandosi di emblemi nati per caso. È successo così anche alla Z, lettera finale dell’alfabeto latino, utilizzata sugli automezzi militari russi per indicare la provenienza dal distretto militare occidentale (zapadnyj in russo), e che ha allarmato i media europei e statunitensi ancor prima dell’inizio della guerra, con domande sul reale significato del simbolo. La propaganda russa ha colto le potenzialità, in un gioco di specchi riflessi, di dare un emblema riconoscibile all’aggressione, e Russia Today ha iniziato a usare la Z per magliette e altri prodotti, in una macabra logica di marketing. E ora la Z è dovunque, viene utilizzata dal principe della menzogna televisiva, Vladimir Soloviov, viene imposta sulle facciate di alcune università nonostante le proteste degli studenti, addirittura appare in alcuni documenti ufficiali: l’amministrazione della regione di Kemerovo, dove si trova uno dei principali...

Tra realtà e finzione / Zelensky, servitore del popolo?

In queste settimane sta andando in onda, in una modalità sperimentale e inedita, una nuova serie di fantascienza bellica. Non ha titolo (ma potrebbe benissimo essere “Orrore alle porte dell’Europa”) ed è trasmessa in chiaro sulle reti televisive di tutto il mondo. In uno scenario distopico dominato dal conflitto tra blocco occidentale e blocco orientale e dalle reciproche minacce di attacco nucleare, la Federazione Russa invade l’Ucraina, ex repubblica dell’URSS, bombardando le principali città del paese e martoriando la popolazione. Puntata dopo puntata lo spettatore assiste a terribili devastazioni, vengono alla luce atroci massacri perpetrati sui civili, mentre milioni di profughi si accalcano ai confini occidentali del paese in cerca di salvezza. L’anacronismo storico e il surrealismo della trama sono evidenti, ma l’immaginazione dei creatori della serie non fa sconti: la messa in scena è cruda ed estremamente realistica, le immagini delle atrocità sono cruente, la distruzione delle città e la disperazione della popolazione sono mostrate in tutta la loro drammatica violenza. La serie dovrebbe essere vietata ai minori ed è assolutamente sconsigliata a un pubblico sensibile....

Il paradigma della forza / Arendt, Castoriadis e l’enigma Putin

Stupore. È la sensazione che abbiamo provato, noi europei e occidentali, di fronte alla pandemia, convinti che le epidemie appartenessero a tempi o a luoghi remoti, e che si è ripetuta di fronte alla guerra scatenata da Putin. La guerra è piombata nel cuore dell’Europa, dopo settant’anni di pace, e di colpo ha archiviato l’ordine mondiale post-1989, che stava scivolando e fluttuando dall’egemonia dell’“Impero Light” americano (è la notoria definizione del politologo canadese Michael Ignatieff) a una forma instabile di multipolarismo, con l’emergere di nuove potenze economiche come la Cina e l’India e con il consolidamento dell’Unione europea, a seguito dell’allargamento a Est e dell’integrazione economico-monetaria.   Ma c’è un’ombra dietro questa guerra, che si tende a trascurare. È l’ombra del Potere. Per dirla meglio, si tratta della natura del Potere e dell’establishment russo attuale che ha preparato e sta conducendo la guerra d’invasione in Ucraina, rimettendo in campo un uso politico disinvolto dello strumento “guerra”, per rideterminare confini e frontiere, che consideravamo “illegale” e improbabile, soprattutto da parte di uno Stato membro del Consiglio di sicurezza...

Media e leadership / I selfie di Zelensky, i tavoli di Putin, gli occhiali di Kim

Gli esperti sono unanimi nel riconoscere le innovazioni apportate dal presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky alla comunicazione della leadership politica in tempo di guerra. Con una cadenza ormai quotidiana, dal suo bunker a Kiev, Zelensky pone il mondo di fronte a una inedita e dissonante evidenza: al tempo dei social e della connessione costante, comunicare efficacemente dal cuore dell’assedio è possibile. Il suo è un vero e proprio viaggio ufficiale in videoconferenza nei parlamenti e nei consessi del mondo occidentale (almeno 20 nel mese di marzo).   Ogni discorso è uguale ma diverso, come un format. Per supportare le sue richieste di auto militare, Zelensky punta sull’empatia cercando paragoni storici che facciano capire ai rappresentanti e ai cittadini dei singoli paesi lo stato emotivo in cui versano gli ucraini: cita Churchill ai britannici, Pearl Harbour e l’11 settembre agli americani, Genova agli italiani, la Shoah agli israeliani… Il discorso al Congresso degli Stati Uniti è stato fatto precedere da un video realizzato per l’occasione che affiancava le immagini di un’Ucraina bella e spensierata nel suo percorso di emancipazione dall’influenza russa al found...

Piccolo trattato di consolazione / Vivere con i nostri morti

Chi vive a stretto contatto con la morte può abituarvisi? A lungo andare la prossimità al dolore degli altri ci rende più o meno sensibili ed empatici? O semplicemente ci deprime? Delphine Horvilleur, rabbino appartenente al Movimento Ebraico Liberale di Francia, racconta la sua esperienza di accompagnamento nel lutto in un libro, Piccolo trattato di consolazione. Vivere con i nostri morti, pubblicato recentemente da Einaudi, in cui attraverso la memoria personale, il racconto di sé, le leggende ebraiche, i testi della Torah e le interpretazioni talmudiche, introduce il lettore nella ricchissima e polifonica cultura ebraica sul tema della morte. Nell’edizione francese è in primo piano, nel titolo, quello che nell’edizione italiana è il sottotitolo, Vivere con i nostri morti, un cambiamento sottile che segnala, forse, la preoccupazione degli editori che, spesso, ritengono poco incoraggiante, per catturare il lettore, mettere in primo piano la parola morte. Nel caso di questo Piccolo trattato, tuttavia, è proprio il sottotitolo a evidenziare il cuore del libro, cioè l’invito che percorre tutta la sapienza ebraica a tenere aperta la soglia che separa e unisce, a un tempo, i vivi e i...

Tre / Diario russo. Da Napoli all'Estonia

Giovedì 24 marzo ho iniziato la mia traversata di metà Europa, da Napoli verso Narva, per riprendere la mia famiglia in uscita dalla Russia. Circa 3200 km al volante, altrettanti al ritorno, attraversando l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca, la Polonia, e poi i tre paesi baltici fino all’antica fortezza ora estone, già tedesca, svedese e russa, importante centro strategico distrutto quasi totalmente nel 1944 durante l’offensiva sovietica. Si tratta di un tragitto a tappe forzate, perché devo arrivare di lunedì a destinazione, e con qualche rischio: in Europa settentrionale è tornato il freddo, e la mia cara vecchia automobile è abituata a climi più miti. Nel viaggio provo a mantenermi attivo, partecipando a iniziative e attività scientifiche, collegandomi dai posti più disparati: per una lezione in un liceo di Genova mi fermo all’area di servizio di Giove sull’A1, per un seminario del Centre d’analyse et prevention strategique e per una conferenza dell’Università della Tuscia sfrutto il wifi di un bar di un distributore Eni a un’ora di guida da Vienna, mentre faccio lezione il sabato mattina da Czestochowa, in un albergo a via Combattenti della Battaglia di Montecassino....

Testimonianze / La guerra nelle parole dei rifugiati

La guerra nelle parole dei rifugiati (Enrico Osvaldi)   Appena l’estate scorsa, nell’afa di un balcone di una piccola “Khruščevka” [Casa sovietica del periodo Khruščev] in ulitsa Družba Narodov a Kyiv, tra i racconti di una vita trascorsa nell’URSS, infinite tazze di čaj, fotografie di Levitan, e quell’onnipresente odore di aneto che inonda le case dell’est europeo, mai avrei immaginato di trovarmi, appena pochi mesi dopo, in un tendone nel centro di Bologna a raccontare con malinconia quel periodo alla fiumana di profughi che ogni giorno si affretta alle porte chiedendo aiuto e comprensione. Lo racconto, nei momenti vuoti tra una domanda e l’altra degli assistenti sociali, a chi richiede asilo, basiche necessità, o un luogo in cui dormire. Mi avvicino a loro e cerco per un momento di tranquillizzare i loro sguardi impauriti. Nel caos del tendone, tra bambini che corrono e operatori che monotonamente riempiono i loro moduli o eseguono i loro compiti, lo sguardo di uno studente di storia russa e dell’ex-URSS è doppiamente malinconico e, per quanto possibile, conscio. Sembra di colpo di trovarsi in uno dei racconti di Isaak Babel, dove storie di uomini e donne in tempi d’orrore...

Il progetto imperiale di Putin / Russia, Ucraina, Europa: la fine dell’età post-sovietica?

“Il periodo di recupero è finito. La fase post-sovietica nello sviluppo della Russia, del resto, così come nello sviluppo del mondo intero, è completata ed esaurita.”   Nel primo dei documenti programmatici che anticipavano la sua candidatura al terzo mandato presidenziale nel 2012, Vladimir Putin dichiarava la fine della ‘fase post-sovietica nel processo di sviluppo della Russia’ e del resto del mondo, e l’inizio di una nuova era. Un’era in cui era possibile ‘ripristinare la controllabilità elementare del potere’, ‘restituire alla Russia lo status di entità geopolitica’, ‘stabilire un sistema sociale e migliorare l’economia’ del Paese. “La fine della fase post-sovietica” veniva dunque sancita direttamente dalle parole di Putin. Ma che significato aveva in termini politici un’affermazione del genere?   Affermazioni che al tempo potevano sembrare puramente funzionali alla campagna elettorale presidenziale hanno poi trovato una loro concreta applicazione in una serie di riforme relative al ‘ripristino della controllabilità elementare del potere’, approvate nei primi anni seguiti alla rielezione di Putin al terzo mandato presidenziale: la legge federale sulle riunioni...

Uno / Diario russo. 19 marzo 2022

Riflettere su avvenimenti in grado di cambiare la storia è sempre molto difficile, è addirittura banale affermarlo, ma farlo quando questi eventi hanno un effetto immediato sulla propria vita è impresa ben più ardua. Come per l’Ucraina, per la Russia vi sarà un “prima” e un “dopo” il 24 febbraio, quando i primi missili e le prime bombe sono piombate su Kiev, Kharkiv, Chernihiv e altre città poco prima dell’alba, gettando un popolo, quello ucraino, nel terrore e nell’angoscia, e rendendo i russi ostaggio di un azzardo orribile. All’aggressione militare corrisponde in questo momento il totale restringimento di quei pochissimi spazi d’espressione e d’informazione ancora presenti in Russia, con misure che seguono una escalation durata più di un decennio contro la società civile. Non si tratta più dell’avvelenamento di Navalny, della liquidazione di Memorial, dei media e dei giornalisti bollati come agenti stranieri, ma del tentativo di zittire chiunque. Per un post sui social arriva il Centro E (la lettera sta per Estremismo) del Ministero degli interni a casa di buon’ora; se ci si trova di passaggio per il centro di Mosca in concomitanza con una manifestazione non autorizzata si...

Aleksandra Kaluzhskikh / Protestare in Russia: un interrogatorio

Il 6 marzo a Mosca e in tante altre città russe vi sono state numerose proteste contro la guerra in Ucraina. Secondo i dati di OVD-INFO (un'organizzazione indipendente che fornisce assistenza legale ai prigionieri politici e che è attualmente riconosciuta come agente straniero, ma continua a lavorare), avevano protestato decine di migliaia di persone di cui sono state arrestate 5186. Pubblichiamo la traduzione della registrazione dal commissariato di polizia a Brateevo, un quartiere di Mosca. Una delle arrestate, Aleksandra Kaluzhskikh ha registrato quanto avveniva sul suo smartphone. Qui il link originale.   La poliziotta: Dove risiede abitualmente?  La detenuta: Mi rifiuto di parlare. Articolo 51 [articolo della Costituzione delle Federazione Russa che attribuisce a ognuno il diritto di non testimoniare contro sé stessi].  La poliziotta: Va bene, va bene. (ridacchia) Numero di telefono per far chiamarla al tribunale. E non prendermi per il culo La detenuta: No, voglio che mi venga inviata una convocazione per posta.  La poliziotta: E dove?  La detenuta: All’indirizzo della registrazione.  La poliziotta: Va bene. Dove studia?  La detenuta:...

Usi e abusi della storia / La Russia e l’Ucraina secondo Putin

Nel corso dell’ultima settimana siamo tutti rimasti sgomenti di fronte alla brutale aggressione militare dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Mentre osservavamo le dinamiche violente del conflitto, abbiamo fatto ricorso ad una serie di narrazioni per cercare di comprendere le motivazioni che hanno spinto l’élite politica russa a prendere una decisione rischiosa in termini politici e devastante in termini umanitari. E nel farlo, abbiamo inconsciamente utilizzato gli stessi strumenti offerti dalla retorica politica russa: abbiamo messo in dubbio la legittimità dello stato ucraino in prospettiva storica; abbiamo guardato con sospetto al ruolo dell’Occidente e della NATO nel corso degli ultimi trent’anni; abbiamo fatto ricorso all’idea dell’unità della ‘Russia storica’.   Lo abbiamo fatto senza però conoscere il processo di formazione di questa visione geopolitica e la storia recente della costruzione di questo immaginario ad uso e consumo, in primo luogo, del dibattito interno alla Federazione Russa e, solo in seconda battuta, dell’opinione pubblica internazionale. Osservando il tono aggressivo di Vladimir Putin nel suo discorso sull’Ucraina del 21 febbraio, non ci...

Diario 4 / L’inquietudine mi insegue come un cane rabbioso

Lunedì 21   Entro in cucina mentre per radio sta iniziando la rassegna della stampa estera condotta da Dario Fabbri. Naturalmente la crisi ucraina continua a tenere banco. Ieri, ennesima fase negoziale. Macron fa sapere di aver avuto una telefonata con Putin, il quale avrebbe accettato un bilaterale con Biden, che a sua volta sarebbe disposto a dialogare a patto che non scatti nessuna violazione dell’integrità territoriale ucraina.  Intanto preparo il caffè e metto a scaldare il latte. Nell’attesa vado a sedermi sul divano continuando ad ascoltare Dario Fabbri e non m’accorgo del latte che comincia a bollire. Me ne rendo conto solo quando la Moca smette di gorgogliare ma ormai il latte ha allagato metà del piano cottura.  Non mi va di avviare la giornata sotto il segno della rampogna, quindi mi sbrigo a pulire prima che arrivi mia moglie. Ripasso la spugna sull’acciaio, la strizzo nel lavello, ripeto l’operazione, tiro con uno Scottex per non lasciare aloni, quindi mi preparo la tazza del caffelatte.   Dario Fabbri continua a parlare dei preparativi militari su larga scala. Cita Le Monde, dove sono riportate le posizioni del Cremlino, che insiste perché siano...

Le scelte di Putin / Russia e Ucraina post-sovietica: il perché di un conflitto

“Voglio rivolgermi a tutti i cittadini della Federazione Russa: non come presidente dell’Ucraina, ma come cittadino dell’Ucraina… Sappiamo che non vogliamo una guerra: né fredda, né calda, né ibrida”. Alle prime ore della notte del 24 febbraio, in un discorso tenuto in lingua russa, così Volodymyr Zelens’kyj si rivolgeva ai cittadini russi nel tentativo di indurli a una mobilitazione popolare per fermare l’invasione russa nel Paese, che sarebbe comunque iniziata dopo qualche ora per volere della leadership politica russa. All’alba dello stesso giorno, il presidente Vladimir Putin annunciava il lancio di un’operazione speciale per “demilitarizzare” il Paese confinante.   Nel corso di questi lunghi otto anni, iniziati con la Rivoluzione di piazza dell’Indipendenza a Kyiv nel novembre del 2013, siamo rimasti nell’incredula attesa che una guerra potesse realmente esplodere nuovamente nel cuore dell’Europa. In questa dimensione di sospensione epistemologica ed esistenziale, abbiamo iniziato a cercare nuovi termini per descrivere quello che stava succedendo, senza trovare una soluzione: abbiamo così imparato a replicare l’utilizzo di categorie storiche per descrivere e talvolta...

Christian Salmon / Trump, Johnson, Bolsonaro: la tirannia dei buffoni

Martedì 3 novembre 2020, gli Stati Uniti d'America torneranno a scegliere il loro presidente. Non è solo una sfida tra democratici e repubblicani, tra l'irruenza del miliardario da talent show e la grigia competenza del politico di professione, tra il populismo movimentista e l'apparato di partito. La riconferma di Trump sancirebbe il trionfo della “Tirannia dei Buffoni”, come la definisce il politologo francese Christian Salmon nel suo recente La Tyrannie des Bouffons, Les Liens Qui Libèrent, 2020. Nella galleria di Salmon, accanto a Trump e Boris Johnson, rientrano il brasiliano Bolsonaro, il filippino Duterte, l'ungherese Orban e l'indiano Modi, nonché l'italiano Matteo Salvini (e di striscio Beppe Grillo, il prototipo del “comicopolitico”). Ultimo arrivato, la star delle serie tv ucraine Zelensky. Per gli studenti ai quali era stato mostrato un video con le sue affermazioni più controverse, Bolsonaro appare “cool, perché è un mito, perché fa ridere, perché dice quello che pensa” (Salmon, p. 63).    Come mai queste figure grottesche (vedi Bachtin) hanno occupato la scena politica e dominano il carnevale mediatico globale? A questi improbabili leader mancano le doti...

Scenari drammatici / Ucraina: un attore comico come Presidente

L'Ucraina vive un momento delicato della sua storia, in cui saranno presto messe in discussione le politiche perseguite negli ultimi anni, dopo la rivoluzione della dignità del 2014, che ha cacciato il presidente Yanukovich e ha tentato di affrancare il paese dall'influenza della Russia. Le drammatiche vicende successive, come l'occupazione della Crimea manu militari da parte di Mosca, e l'avvio di una guerra per procura nel Donbass da parte dell'ingombrante vicino, hanno causato all'Ucraina, oltre che la perdita di importanti territori, una caduta drammatica dell'economia e una perdita di vite umane ben superiore alle cifre ufficiali, congelate da gran tempo sulla cifra ormai irrealistica di tredicimila morti. La salita al potere dell'attore comico Volodymyr Zelensky rappresenta innanzitutto un esperimento politico innovativo, per le modalità con cui si è realizzata, e per la figura stessa del nuovo presidente, un homo novus creato e promosso dai media con una stupefacente operazione: la realtà ha riprodotto in modo speculare la finzione, in cui il protagonista, nominato presidente, tentava di spazzare via i privilegi e le ingiustizie del vecchio potere; tale il successo della...

Osservazioni semiserie / Quando il vento dell'est: sul Russiagate e la democrazia in Italia

Affari, spionaggio, risate, preoccupazioni, un mare di chiacchiere e la qualità della democrazia in Italia. "Quando il vento dell'Est, ci porterà..." cantava Gian Pieretti nell'ormai preistorico 1966. Ecco, a scandalo divampato, poi raffreddato, poi parzialmente riacceso, ma soprattutto a governo nazional populista caduto e sostituito è forse e pur sempre il momento di chiedersi che cosa esattamente ci porta l'aria che da qualche tempo, previo scoperchiamento del Russiagate, spira in Italia dopo aver gonfiato le vele del sovranismo salviniano anti europeo.   Salvini antemarcia ha indosso un Putin militaresco   E subito sia detto onestamente, anche per acchiappare quel minimo di attenzione che un testo così lungo certamente scoraggia, che gli scandali sono belli specialmente all'inizio dell'estate; perché s'infuocano lasciandosi rapidamente consumare prima delle vacanze come un foglio compromettente tenuto con due dita per non bruciacchiarsi; ma quando alla fine la fiamma si spegne, è come se quell'accenno di fumo grigiastro ti desse appuntamento per nuove scoperte e promettenti rivelazioni: in autunno o come indicavano le note politiche della Prima Repubblica "alla...

Condizioni di minorità / Migrazione e schiavismo

Il linguaggio denso di disprezzo e di normalizzazione del disprezzo per i migranti a cui ci hanno abituato Salvini, Putin e Trump, accompagna la reintroduzione della schiavitù. Gli africani sono presentati innanzitutto come poveracci, abusivi, gente che violenta e ruba. Questa diffidenza non è episodica o superficiale, ma sistemica, serve appunto a rendere inaccessibili i diritti di cui gode la parte più ricca del mondo. Nel diciottesimo secolo, mente l’Europa elaborava idee di stato e democrazia ancora alla base delle nostre istituzioni, la ricchezza di Inghilterra e Francia, all’avanguardia in tante sfere giuridiche e scientifiche, era in larga misura costruita sul commercio degli schiavi (una famiglia su cinque secondo Taroor era direttamente coinvolta nel trafficarli); anche per noi oggi la ricchezza è legata all’accettare che questi gruppi umani, senza diritti civili o sindacali, trafficati e ricattati dalla precarietà dei loro arrivi in Europa, sopravvissuti a naufragi e accatastati in centri di accoglienza e smistamento, siano semplicemente migranti.   La realtà, come Salvini e la Lega, così vicini agli interessi commerciali del Nord Est sanno bene, è che l’unica...

Potere / Leader giullari impostori

Boris Johnson, Emmanuel Macron, Vladimir Putin, Donald Trump, Xi Jin Ping: sono questi i cinque leader che siedono nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, il destino del mondo è nelle loro mani. Su scala minore, le sorti del nostro paese le abbiamo affidate per 14 mesi a Giuseppe Conte (il garante del Contratto), a Gigino Di Maio (la decrescita infelice) e al Capitano Selfini (il nostalgico reazionario). L'opposizione la guidava  l'evanescente Nicola Zingaretti, con i leader harakiri dell'estrema sinistra e la borgatara Meloni. Inquietanti autocrati (o aspiranti tali). Personaggi folcloristici o inconsistenti. Stelle che tramontano prima di sorgere, salvo venir resuscitate miracolosamente dall'inconsistenza di chi bacia la Madonna. Almeno dal punto di vista politico, nel 2019 abbiamo un problema. Una leadership efficace dovrebbe avere quattro qualità: condurre verso una meta, raccogliere followers, esercitare il potere e gestire efficacemente. Oggi nelle democrazie occidentali l'obiettivo, quando non è confuso, è il ritorno a presunte glorie passate (“Make America Great Again” oppure “Riapriamo le case chiuse”, “Riapriamo i manicomi”, “Ritorniamo al servizio di leva obbligatorio...

Atlante occidentale / Futuro

Il futuro di chi ci ha preceduto, a meno di non morire in una guerra devastante, o di finire in mezzo a un conflitto nucleare in piena Guerra Fredda, o di non cadere vittima della strategia della tensione, o di non ammalarsi, era un campo molto vasto. In qualche modo, sembrava dipendere dall'impegno personale: se lavorerò guadagnerò, se lavorerò di più e meglio guadagnerò di più, mi sposerò, comprerò una casa e vedrò crescere i miei figli, se non finiranno vittima di una siringa o dall'erba contaminata da un incidente nucleare. Andrò in pensione e mi dedicherò ai miei hobby circondato dai nipotini, sempre che non ci colpisca Al Quaeda nel frattempo, o il morbo della mucca pazza, o Unabomber. Adesso, il futuro è più o meno porsi un'asticella da superare molto vicina, diciamo, la settimana prossima. A meno che non sia la quarta settimana del mese. Allora bisogna arrivare a dopodomani. A forza di dopodomani, si può anche riuscire a vivere una vita intera. A meno che l'Isis, e Trump, e la Siria, e Putin, e gli alieni...