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Washington

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L'America e la sua memoria (1) / Furia iconoclasta

Monumenti e visibilità   Nessuno ci faceva caso. Nessuno le degnava di uno sguardo. Nessuno leggeva i loro nomi né conosceva i loro volti e le loro storie. Le statue e i monumenti pubblici sono come i semafori, come gli spartitraffico: fanno parte dell’immagine di una città, di un paesaggio urbano efficace quanto più passa inosservato. A volte c’è un albero o un’aiuola, una fontana o un obelisco, altre volte la statua di qualche personaggio insigne o di un evento memorabile, le cui gesta sono ricordate con frasi incise su placche che rasentano il ridicolo. Sono blocchi di pietra sbucati fuori dal cemento nessuno sa più quando e perché. Lo stesso vale per i murali e altre grandi opere realizzate su commissione per spazi pubblici e hall di edifici privati: tanto grandi quanto ignorati. La loro inaugurazione ufficiale coincide paradossalmente col loro divenire invisibili.   Memorabile è rimasto l’aforisma di Robert Musil (Pagine postume pubblicate in vita): “i monumenti sono così palesemente irrilevanti. Nulla in questo mondo è più invisibile di un monumento”. Finché un giorno, vuoi per un cambio di mentalità e sensibilità, vuoi per contingenze socio-politiche, vuoi per la...

Teste mozze e cultura americana

Di recente, il giudice della 9.a Corte d’Appello, Alex Kozinski, ha sostenuto che se gli Stati Uniti intendono continuare ad applicare la pena di morte, farebbero bene a ricorrere all’unico strumento che, curiosamente, i boia a stelle e strisce non hanno mai impiegato: la ghigliottina. Secondo Kozinski è ipocrita mascherare una pratica “brutale e selvaggia” come l’esecuzione capitale da “morte serena”. Meglio sarebbe che tutti prendessero coscienza dell’orrore che si mette in atto quando si uccide un uomo. Meglio la decapitazione.   Nella maggioranza degli stati in cui è prevista la pena capitale si ricorre all’iniezione letale, considerata il sistema più “indolore” e meno spettacolare, ma la possibilità di tornare alla camera a gas, all’impiccagione o alla fucilazione resta sempre sulla carta. Nessuno stato, però, ha mai praticato la decapitazione. Come scrive Kozinski, la ghigliottina “si pone in contrasto col nostro spirito nazionale”. A questo punto viene da chiedersi se, tra le considerazioni che hanno indotto l’ISIS a filmare le decapitazione degli ostaggi americani e britannici, non vi sia anche quella di mettere il pubblico americano di fronte a una violenza...