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Yael Bartana

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La strada al MAXXI di Roma / Dove si crea il mondo

Lo spazio è saturo di rumori, echi, suoni, voci. Dal frastuono emerge un fischiettio insistente e stonato, come se qualcuno si sforzasse di riprodurre melodie familiari, mentre schermi e monitor proiettano bagliori colorati. Il primo impatto con La strada. Dove si crea il mondo, la grande mostra aperta lo scorso 7 dicembre al MAXXI di Roma (fino al 28 aprile 2019) evoca la saturazione sensoriale, lo strepito assordante di una strada, uno spazio di movimenti, flussi, architetture, oggetti, veicoli, corpi, segni e gesti in perpetua trasformazione. Con oltre 200 lavori di 140 artisti internazionali, la mostra curata da Hou Hanrou è una prova coraggiosa e per molti versi controcorrente che susciterà attenzione e dibattito, senz’altro uno dei progetti più ampi e ambiziosi della sua attività di direttore artistico dell’istituzione romana (mirabile e per certi versi tangente a questo fu Open museum open city del 2014).    Sacrificando alcuni aspetti ormai canonici della pratica curatoriale, della strada la mostra ci restituisce la virulenza: ogni opera si presenta in tutta la sua fisicità, fatta di suono, colore, e spazio, vicina alle altre, a noi e agli altri, con una...

Varsavia, il ghetto e la mappa di Atlantide

Trovare quel che resta dei chilometri di muro che chiudevano ermeticamente il ghetto di Varsavia non è impresa facile. Una volta trovata ulica Sienna, una piccola traversa di aleja Jana Pawła II, trafficata arteria che taglia il distretto finanziario della capitale polacca, si deve riuscire a penetrare nel cortile interno e privato di un condominio. È lì che si trova il muro: minuscolo sullo sfondo dei grattacieli ultramoderni di Varsavia.     Per trovarlo le mappe turistiche servono a poco. Molto più utile invece usare come mappa un graphic novel: Noi non andremo a vedere Auschwitz di Jérémie Dres, pubblicato da Coconino Press. Un graphic novel che è la mappa di qualcosa che non c’è quasi più, di quella che i due fratelli Dres, Jérémie e Martin, chiamano “Atlantide ebraica”.   Copyright Jérémie Dres e per l’edizione italiana Coconino Press-Fandango 2012   Prima della seconda guerra mondiale a Varsavia vivevano 375000 ebrei principalmente concentrati nella zona nord della città: si trattava della più grande comunit...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...