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La crescita dell'economia intangibile / Capitalism without capital

Dalle fabbriche di General Motors ai programmi Windows di Microsoft, dalle piattaforme petrolifere di Standard Oil all’algoritmo PageRank di Google. Rispetto a 50 anni fa, non soltanto sono cambiate le aziende in cima alle classifiche di Forbes sulla capitalizzazione di mercato, ma è avvenuta una trasformazione strutturale dell’economia mondiale: il capitale produttivo non è più costituito solamente da impianti, macchinari e infrastrutture fisiche, ma anche – e in misura crescente – da software, brevetti, know-how, in breve “il capitale intangibile”. Questa trasformazione dal capitale tangibile a quello intangibile è l’oggetto del libro di Haskel e Westlake, che ne analizzano in dettaglio le implicazioni sull’economia, sulla società e sulle politiche pubbliche. Va precisato subito che non si tratta di una trasformazione che accadrà nel futuro, ma di qualcosa che è già molto “tangibile” (scusate il gioco di parole) nel presente. Da diversi anni in alcune economie avanzate (anche se non in Italia) gli investimenti intangibili hanno infatti già superato quelli tangibili, nonostante siano più difficili da misurare (sia nella contabilità aziendale sia nelle statistiche ufficiali...

Dell’ideale enciclopedico / Sull’arte della composizione di Danilo Kiš

Alla fine del 1973, un anno dopo la pubblicazione di Clessidra, riflettendo sul suo «tentativo di sostituire sul piano formale la monotonia di un determinato procedimento attraverso una strategia polifonica», Danilo Kiš afferma in un’intervista:   Il mio ideale era, ed è ancora oggi, un libro che dovrebbe leggersi non solo come si legge un libro la prima volta, ma come un’enciclopedia (lettura preferita da Baudelaire e non solo da lui), e cioè costruito secondo un’alternanza brutale e vertiginosa di concetti, un libro capace di obbedire alle leggi del caso e dell’ordine alfabetico (o altro), nel quale si succedono nomi di persone celebri e le loro vite ridotte al minimo necessario, vite di poeti, di ricercatori, di politici, di rivoluzionari, di medici, di astronomi, ecc., divinamente mescolati a nomi di piante e alla loro nomenclatura latina, a nomi di deserti e clessidre, di dei antichi, di regioni, città, alla prosa del mondo. Stabilire tra tutto ciò un’analogia, trovare le leggi della coincidenza.   Kiš propone qui il suo ideale enciclopedico. Vorrebbe scrivere un romanzo la cui organizzazione sul piano formale sia governata da una polifonia di registri e stili (...

Le regine dei decori / Bacche per Natale

Brillano di giallo citrino le corone di spighe florali, nettarine e profumate, della Mahonia “Charity”, si posano piene di grazia sul buio delle foglie le corolle delle camelie Sasanqua, e i boccioli delicati del ciliegio invernale (Prunus subhirtella “Autumnalis”) si schiudono intrepidi sui rami nudi. Non è del tutto addormentato il giardino d’inverno, e in dicembre non si abbiglia solo di rari fiori che sfidano il gelo ma anche di bacche multicolori, regine dei decori natalizi, che vanno tenute in considerazione nel progetto dello spazio verde.      Ci sono arbusti magici dalle foglie persistenti che nei mesi freddi portano insieme fiori e frutti come l’amabile corbezzolo (Arbutus unedo): dondola grappoli di campanelle di cera e commestibili bacche vermiglie; o il Viburnum tinum, il più schietto e generoso tra i molti esemplari della sua tribù. I suoi nuovi corimbi sono pronti ad approfittare del sole sparagnino del solstizio d’inverno per aprirsi in deliziose stelline bianche spruzzate di rosa; a fianco i più âgés si esibiscono in drupe di un superbo blu metallico da copiare per la mise del veglione di San Silvestro.   Ma se volete cogliere rami davvero...

Stile e realtà / Murakami. L’assassinio del Commendatore

«Dire che è un lavoro solitario parrà banale, ma è proprio così: scrivere un romanzo, soprattutto un romanzo lungo, è qualcosa che si fa in solitudine. A volte ho l’impressione di stare seduto in fondo a un pozzo». È con queste parole che Murakami Haruki, nel settimo capitolo del Mestiere dello scrittore (2015), rappresenta la condizione del narratore immerso nella solitudine e nella profondità del comporre. La stessa solitudine riguarda i personaggi dei suoi romanzi più famosi, da Norwegian Wood a Kafka sulla spiaggia e 1Q84, che danno l’impressione di vivere in una bolla che galleggia nel tempo e nello spazio, persa in una dimensione incerta tra fantasia e realtà, presente e distopia. Le riflessioni di Murakami sulla scrittura fanno perciò sospettare che le sue storie siano spesso anche allegorie del comporre romanzi, o meglio variazioni sul tema della solitudine nella quale lo scrittore si astrae per dar corpo ai suoi fantasmi.  Non fa eccezione l’ultima opera, L’assassinio del Commendatore, nel quale anzi l’allegoria sembra ancora più esplicita che nei romanzi precedenti. La stessa metafora del pozzo trova qui un equivalente letterale nella caverna sotterranea da cui il...

Un libro di Maurizio Bettini / La vera storia del presepio

Mentre sindaci, dirigenti scolastici, deputati e senatori della ex Lega Nord, ora Lega di Salvini, e altri personaggi consimili, tutti membri di diritto dell’eterno Carnevale italiano, si agitano per riaffermare la presenza del Presepio nelle scuole e nei luoghi pubblici, dal momento che in virtù del “politicamente corretto” vi è stato estromesso, esce un bel libro dove la storia del presepio è raccontata per filo e per segno. Che cos’è esattamente il presepio? Come nasce? Perché ci sono quei personaggi? Che senso ha farlo oggi? Sono tante le domande che s’affollano in questo libro del classicista Maurizio Bettini, Il presepio (Einaudi, pp. 189, € 19). Il suo non è solo un libro di studio, ma anche un libro di memoria. Meglio: un’autobiografia in forma di studio e di racconto. Tutto comincia con una dichiarazione ad apertura di volume: “Non saprei dire da quanti anni ho smesso di fare il presepio. Venti, trenta, anzi molto di più”. Perché interrogarsi oggi su questo “oggetto” tanto da scrivere un libro dotto e complesso? La risposta non viene subito. Prima bisognerà intraprendere un cammino, per quanto una definizione l’autore la dà subito: il presepio è “una finzione fragile, per...

Riedite da Adelphi / Le Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov

“La letteratura non ha alcuna valenza pratica, salvo nel caso specialissimo di uno che voglia diventare, per quanto incredibile sembri, professore di letteratura”, scrive a pag. 197 di Lezioni di letteratura (recentemente riedito da Adelphi dopo la prima edizione Garzanti del 1992), Vladimir Nabokov che, forse sorprendendo se stesso, professore per amore o per necessità a un certo punto della sua vita lo è davvero diventato. E di certo, a dispetto del suo innegabile snobismo, non un professore qualunque, ma un ottimo insegnante, come stanno a dimostrare gli appunti che sono poi stati riuniti per comporre queste postume Lezioni (nonché quelle sulla letteratura russa, Garzanti, 1987 e quelle sul Don Chisciotte, Garzanti, 1989). E come testimonia anche, a dispetto del disprezzo per i critici (che, di nuovo con raffinata arte della contraddizione, non gli ha impedito di annoverare per un lungo periodo tra i suoi migliori amici americani il grande critico Edmund Wilson, quello tra l’altro di La ferita e l’arco e di Il castello di Axel per intenderci, per cui si veda la corrispondenza inedita in Italia), tutta la parte critica perfettamente funzionale alla narrazione contenuta nei suoi...

La fragilità della bellezza

Oltre a una Venere esiste anche una pesca callipigia, aggettivo che significa “dalle belle natiche”. La prima è una scultura di epoca romana, la seconda è un emoji osé usato nei messaggi WhatsApp.   Veduta della seconda sala con Statua di Venere Callipigia (metà del II secolo d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale) in primo piano e in secondo piano Affresco con pittura di giardino (fine I secolo a.C. – prima metà I secolo d.C. Pompei, Parco Archeologico) – Emoji pesca. Gli emoji svolgono la funzione paralinguistica di rafforzare il senso di una comunicazione scritta come potrebbero farlo l’intonazione nel dire, i gesti e le espressioni del corpo nella comunicazione orale: un pollice alzato o una faccia sorridente. Lo studio di queste immagini, il cui flusso nella comunicazione attraverso i social media ha dilavato ed eroso la lingua scritta contribuendo a modificare il suo corso (la faccina che piange per la felicità è stata eletta “parola dell’anno 2015” dall’Oxford Dictionary), potrebbe trovare un sostegno nella tesi del filosofo Giorgio Fano sull’origine pittografica e mimetica del linguaggio (Origini e natura del linguaggio, Einaudi, Torino 1973...

Mostre / Lettera da Londra e Praga

“E oggi abbiamo uno speciale ribasso del 20% per i profumi: potrete comprare Hugo Boss, Paco Rabanne, Caroline Herrera”. “I nostri gratta e vinci sono destinati a finanziare imprese di beneficienza, prendete, uno, dieci, venti”. La tirannide low-cost trasforma ogni viaggio in una televendita che si svolge a un centimetro dal naso del viaggiatore, che ha un bel trincerarsi dietro libri, cartine, guide turistiche, giochi, playstation. Alla fine, comunque, qualcosa di quella infernale sarabanda commerciale arriva, e rimane nella mente come il ritornello più cheesy della stagione. Londra, in piena brexit, è presa d’assedio dalle forze di sicurezza, mentre si replica ogni giorno l’ispezione a qualche fatiscente casamento nelle periferie, come Hackney, a forte presenza musulmana. I musei sono blindati: ogni borsa è controllata, i bagagli sono ormai sgraditissimi: i viaggiatori si arrabattano con storages improvvisati che rapinano il malcapitato visitatore, domandando una somma di denari pari all’ingresso in una disco d’élite a Mayfair.   Passati i continui stop, la ricompensa è notevole. La Tate Britain allestisce la prima mostra completa, dopo molti anni, dedicata a Edward Burne-...

Coop 70 alla Triennale di Milano / Mostrare un'idea, usare le parole

                                                                               

Polemiche gastronomiche / Montalbano e gli arancin*

L’arancin* è l’ornitorinco della cucina siciliana. Linneo non riusciva a catalogare questo curioso animaletto australiano in nessuna delle specie animali più comuni (anatra, mammifero, anfibio?). Analogamente i ricettari dell’Isola, supportati dal sapere diffuso, hanno sempre avuto qualche perplessità nel collocare questa tipicissima e bisunta polpettina di riso ora tra i primi piatti, ora fra lo street food, ora fra la sedicente rosticceria, finendo per scontentare tutti. Se tra i primi, non si serve quasi mai a tavola. Per la strada la si vede assai raramente. Al bar ha sempre un posto a parte nelle teche delle golosità native. L’arancin*, insomma, è una realtà a sé, e spesso finisce per costituire, magari moltiplicat* per se stess*, un pranzo in quanto tale, senz’altri annessi o connessi che la bibita per mandarl* giù con minore difficoltà.   È questa, con ogni probabilità, una delle ragioni per cui di ess* si discute all’infinito, al punto che ci si trova costretti a usare quest’espediente grafico un po’ furbetto dell’asterisco per evitare di connotarne anche soltanto il genere linguistico – la cui attribuzione, nell’Isola, suscita più polemiche di un derby calcistico...

Malvagità / Popolo, dato che non esisti, ti odio!

Da quando molti di noi – incluso chi scrive – si lamentano delle vittorie elettorali di personaggi e partiti deplorevoli, spuntano da ogni parte, anche da sinistra, persone che ci bacchettano le dita: “Non accettate i verdetti elettorali democratici! Gridate al fascismo incombente, ma il popolo ha votato per questi ‘fascisti’. Inoltre, mostrate disprezzo per gli elettori di Brexit, Trump, Salvini, Erdogan, Bolsonaro… ma si tratta degli elettori delle fasce sociali più deboli. Voi dei quartieri alti votate per la sinistra perbene, la gente delle periferie e dei piccoli centri vota per la destra populista, e la biasimate per questo”.  Queste reazioni rivelano una visione perversa della democrazia. Sono democratico perché accetto i risultati del voto, anche se mi appaiono nefasti, ma la democrazia non mi obbliga a essere contento per ogni governo eletto! Non è che, siccome la maggioranza ha deciso in un certo modo, questo significa che ipso facto sia la scelta migliore. Le maggioranze non sono come il papa quando parla ex cathedra, ovvero infallibili. Depreco che nel 1923 in Italia e nel 1933 in Germania le maggioranze degli elettori abbiano portato al potere Mussolini e Hitler...

21 dicembre 1934 / Conversazione con Giulia Niccolai

“Trasformare questa mia difficile vita in fiaba” è il titolo dato alla mia tesi, tratto da un passo di Esoterico biliardo in cui si chiede, a proposito delle visioni avute in meditazione: «forse il dono di leggere e trasformare questa mia difficile vita in fiaba?».  Sì, ne parlo anche in Foto & Frisbee, a p. 78, cito Kazantzakis  – il suo libro più noto è Zorba il greco – ma in El Greco e lo sguardo cretese, scrive: «Esiste qualcosa di più vero della verità? Sì, la favola; è la favola che dà un senso immortale all’effimera verità». Le trame delle favole raccontano sempre una serie di passaggi e di avvenimenti per i quali raggiungere la verità diviene una conquista. Si arriva alla verità dopo una lunga serie di vicissitudini che hanno o sembrano avere lo scopo di allontanarcene. Giorgio Celli, poeta, scrittore, entomologo dell’Università di Bologna, ha scritto: «Ogni vita nel suo inseguirsi e nel suo raggiungersi aspira al compimento di una favola». Questa dinamica ha a che fare col destino. Nel libro cinese degli esagrammi, I Ching, nel quale ogni esagramma è associato a un numero e ogni numero è associato a una situazione, consultandolo (e se ci si crede), il numero...

Conversazione con un divo diverso / Lino Guanciale: utopie praticabili

È uno degli attori più amati dell’ultimo decennio, una figura singolare che attraversa teatro, cinema e televisione con la leggerezza degli attori bravi e belli a cui riesce tutto bene e il peso specifico di un artista, attore-autore, che macina chilometri su e giù per l’Italia, tra tournée, reading e incontri, perché nel suo mestiere insegue una visione del mondo. Rappresentante d’istituto ribelle e militante già ai tempi del liceo scientifico ad Avezzano, dov’è nato, studente di lettere alla Sapienza di Roma prima, e diplomato all’Accademia Silvio d’Amico di Roma poi, Lino Guanciale ha recitato per Luca Ronconi e per Gigi Proietti, per Woody Allen e Pappi Corsicato, Renato De Maria e i fratelli Taviani, mentre allenava il gusto per la dialettica politica e per la grande letteratura, per le domande sul passato e sul presente che interrogano il futuro. Negli ultimi quindici anni lo abbiamo visto omaggiare Edoardo Sanguineti, portare in scena Bernard-Marie Koltès, parlare di Bertolt Brecht nelle scuole, attraversare città, biblioteche e piazze, carceri e circoli sociali, con cene-spettacoli, laboratori e letture di grandi romanzi, a caccia, con i compagni del gruppo di attori di...

Un omaggio ad Anita Klinz / 1958 – 2018. Il Saggiatore compie 60 anni

Il Saggiatore ha compiuto 60 anni e li sta celebrando con una serie di eventi, promossi dalla Fondazione Mondadori, che conserva e cataloga la Biblioteca Storica e l’Archivio della casa editrice: una mostra, la riedizione del catalogo storico, una serie di incontri, una megafesta a Milano, a chiusura di Bookcity 2018, di cui la Fondazione Mondadori è tra i patrocinanti, insieme ad altre iniziative in alcune città europee, come Bruxelles, ad esempio.   Conservare il fuoco, il Saggiatore 1958-2018 è il titolo dell’esposizione allestita presso il Laboratorio Formentini, in Brera, che documenta il primo decennio e quello attuale dell’avventura editoriale della casa editrice, nata con l’intento di “divulgare in Italia una cultura diversa da quella dominante”, come ha dichiarato in un'intervista Luca Formenton, il dominus di Il Saggiatore. Fondata nel 1958 da suo zio Alberto Mondadori, figlio di Armando, Luca Formenton, insieme a suo fratello Mattia, l'ha rilevata nel 1993 dal gruppo di Segrate riportandola in famiglia. Nata quale costola d'Adamo della Mondadori, si è connotata fin da subito con un côté spiccatamente colto. Così, in proposito, Alberto Mondadori quando annunciò la...

Becoming. La mia storia / La doppia e tripla coscienza di Michelle Obama

Perché dovremmo occuparci delle memorie di Michelle Obama, Becoming. La mia storia (ed. or. New York, Penguin Random House; tr. it. di Chicca Galli, Milano, Garzanti, 2018)? Già, perché dovremmo occuparci di un testo supercommerciale, di un successo editoriale programmato per l'uscita contemporanea in trenta lingue (30!) il 16 novembre, quali le memorie della First Lady degli Stati Uniti (FLOTUS in gergo) nel periodo 2008-2016, e forse, chissà, ancora First Lady in un futuro non lontano? Proprio per questo. Perché siamo di fronte a un libro pianificato per influenzare l'opinione pubblica, dal momento che sarà acquistato in milioni di esemplari sul pianeta, anche se molto meno letto. Tanti lo regaleranno a Natale, anzi tante, si dice, perché sarebbe un libro per donne, scritto da una donna mediatica, famosa, prominente, alta, slanciata, bella, elegantissima. E afro-americana.   La doppia coscienza   Michelle Robinson Obama si confronta, come capita di dover fare a ogni afro-americano, con la doppia coscienza. Si tratta di un concetto e di un termine coniato alla fine dell'Ottocento dal sociologo afroamericano W.E.B. Du Bois, che indica la condizione esistenziale delle...

Realmente si stava meglio nel tempo che fu? / Città sicure

Alcuni vips italiani si sono lamentati di recente circa la scarsa sicurezza delle città in cui vivono. Anzi, a dire il vero, non proprio delle città intere, a cui a loro non è che importi poi così tanto, ma dei loro quartieri specifici di residenza. Insomma, se nemmeno un vip che abita in una zona vip può ritenersi al riparo da spiacevoli incontri, dove andremo mai a finire? Dove siamo già arrivati, se un onesto personaggio dello spettacolo o della cultura, sul tardi, non può più portare in pace il levriero a far pipì?! (La bestiuola oltretutto potrebbe riportare traumi durevoli dal semplice contatto con sgradevoli individui.) In passato era diverso, si dice. Una volta sì, si ripete, che si stava bene, tranquilli, sereni, nelle nostre città, paesi, villaggi ch’erano autentiche oasi di pace senza traccia alcuna di turpi invasori. Ma è davvero così? Realmente si stava meglio nel tempo che fu? Proviamo a interrogare, un po’ random, qua e là indietro nei secoli, qualche testo letterario, per vedere cosa ci suggerisce. Essi sono i nostri oracoli, dopotutto.    Prendiamo Plauto, il primo atto dell’Amphitruo, che registra questo significativo esordio di Sosia: “qui me alter est...

Gagosian Gallery, Roma / Sarah Sze. Sovrapposizioni e opposti

Ogni intervento di Sarah Sze (Boston, 1969) si colloca costantemente su una linea di confine, in perfetto equilibrio tra opposti. Anche nei lavori apparentemente più statici (come Blueprint for a Landscape, 2017, l’installazione realizzata nella stazione metropolitana 96th Street & 2nd Avenue di New York, dove sono presenti interventi anche di Vik Muniz, Chuck Close e Jaen Shin), simmetricamente coesistono le dicotomie interno-esterno, fragile-solido, effimero-permanente, leggerezza-consistenza. Nel 2003, Carolyn Christov-Bakargiev, per la collettiva “I Moderni” (Castello di Rivoli), individuò un gruppo di artisti delle ultime generazioni, tra cui Sarah Sze, perché accumunati dalla rimarcata sperimentazione formale, nonché dalla condivisione di quello stesso slancio che animò i Modernisti nella realizzazione di un’opera totale, e da uno sguardo rivolto sempre verso il futuro, per superare la disillusione del post-modernismo.   Sarah Sze. Nel ricorrente tentativo di rispondere alle intime domande: “che cos’è una scultura? che cos’è un dipinto?”, le sue opere si collocano equamente tra scultura, pittura e architettura. L’artista costruisce le sue complicate...

Brexit / Lettera da un citizen of nowhere

Il nuovo libro di Jonathan Coe, Middle England (Feltrinelli, pp. 400, € 19) si sovrappone, quando letto in Italia, alle perplessità di fronte a quanto sta accadendo in Inghilterra con la Brexit. Si fa torto al libro, che ha una sua autonomia artistica, una vena comica e l’affidabile prosa, chiara e lucida, di un autore pieno di qualità. Per chi non conosca l’Inghilterra è un percorso istruttivo, ma per me è impossibile leggerlo. Troppe emozioni già prima di aprirlo per quello che sta avvenendo lassù da ormai due anni e mezzo e che trascina gli europei come me, che in Gran Bretagna hanno speso una buona parte della vita, anni di lavoro, amicizie e passioni, in una condizione difficile. Siamo schiacciati sull’orlo di un balcone e temiamo di essere i prossimi ai quali verrà chiesto di saltare. La soglia è inevitabilmente politica e personalmente umiliante. La settimana scorsa ho riempito un questionario che deve stabilire se ho diritto o meno di restare in Inghilterra, dopo averci lavorato per quasi quarant’anni. Da quando il primo ministro ha parlato degli europei come citizens of nowhere, cittadini di nessun luogo, echeggiando le accuse di Stalin e in generale i temi che hanno...

Dipendenze / Piccola città, una storia comune di eroina

Secondo il dizionario etimologico il verbo consumare deriva da cum, nel senso di “interamente”, e sumere, “prendere”, “togliere”; e quindi: “ridurre a nulla, togliendo poco per volta”. Una storia del consumo di eroina in questo paese andrebbe a comporre la storia stessa del paese. Soprattutto se parliamo dell’Italia degli ultimi tre decenni del Novecento, quando il consumo di eroina toccò il suo vertice, anche in termini di vittime. Una storia di riduzione, poco per volta, a nulla.  Eppure limitare il fenomeno al secolo scorso è sbagliato. Nella sua relazione annuale al parlamento sui traffici e sui consumi di droga in Italia, la direzione centrale del servizio antidroga della polizia di stato ha decretato il 2017 come l’anno del grande ritorno dell’eroina, con un 30 per cento in più nei consumi, e di conseguenza delle morti per overdose (+9,7 per cento, in netta inversione rispetto a un trend decennale che tutti davano ormai per consolidato). Alcuni recenti casi di cronaca hanno poi riportato l’attenzione sul fenomeno, in particolare per la giovanissima età anagrafica dei protagonisti. Eroina e minore età sembra essere il nuovo binomio.    Opera di Alex Prager....

Claudio Piersanti, “La forza di gravità” / La ghigliottina e l’arte della fuga

Claudio Piersanti si autodefinisce «un vecchio orso solitario», ma a conoscerlo e parlarci insieme non si può evitare di esserne affascinati. È un narratore di razza, sia che racconti dei gruppi anarchici che frequentava in gioventù, sia che riveli le misteriose alchimie che legano ricercatori e topi di laboratorio. Sornione, con una parola in più o in meno può farti ridere a crepapelle, oppure lasciarti sconcertato e inorridito: il più delle volte, tutt’e tre le cose insieme. Sembra che possieda un repertorio inesauribile di storie, aneddoti, personaggi. Tantissimi, per un orso solitario. «È il vantaggio di aver sessantaquattro anni invece di trenta: se hai vissuto più a lungo, hai più cose da raccontare».   Anche per questo è stata una piacevole sorpresa, per me, ritrovare quel tono nel suo ultimo romanzo, La forza di gravità (Feltrinelli 2018, pp. 297, euro 18,00), apparso in libreria all’inizio dell’estate senza troppo clamore. Dario Posatore, professore di filosofia in pensione, dà lezioni di vita e di pensiero scientifico a Serena, diciottenne desiderosa di accedere, dopo la maturità ottenuta da privatista, alla facoltà di medicina. «Quando un uomo ha avuto l’esistenza...

Furio Jesi, Germania segreta / Fare chiarezza nel tempo dei miti

Dopo aver corrisposto con lui per circa un anno, finalmente nel maggio del 1965 Furio Jesi incontra a Torino Károly Kerényi, che egli considera il proprio maestro, “la persona da cui ho imparato di più in materia di mitologia” come scriverà in uno dei saggi dedicati allo studioso ungherese. I due percorrono le sale della Pinacoteca Sabauda. Kerényi si ferma davanti a un quadro di Francesco Albani che raffigura il ratto di Proserpina, estrae un taccuino e prende appunti. Di fronte a quella scena mitologica Jesi chiede a Kerényi cosa pensi della tonalità estremamente serena con cui è rappresentata l’irruzione demoniaca della divinità infernale. Con uguale serenità, il maestro risponde: “Ade non era un dèmone, ma un dio”. Questa risposta ebbe su Jesi l’effetto di una rivelazione e segnò l’inizio di quella che egli chiama – con un termine tipicamente kerényiano – la propria “guarigione”. In cosa consiste questa rivelazione dagli esiti terapeutici? È Jesi stesso a raccontarlo in una lettera inviata a Kerényi poco dopo il loro incontro: “Le Sue parole dinnanzi a quei dipinti (…) mi hanno rivelato ciò che già dentro di me si stava preparando, e cioè che il mito – il mito genuino – non è...

Hangar Bicocca, Milano / Mario Merz. Igloos

La stagione espositiva dell’Hangar Bicocca di Milano si chiude con una mostra di grande rilievo, dedicata alla figura di Mario Merz. Igloos, aperta fino al 24 febbraio 2019, a cura di Vicente Todolì in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino, raccoglie trentuno installazioni di Mario Merz, figura centrale dell’Arte Povera, il più importante movimento artistico che l’Italia abbia prodotto nel dopoguerra. Frutto di importanti prestiti museali, tra cui il Reina Sofía di Madrid, la Tate di Londra e la Nationalgalerie di Berlino, la mostra si sviluppa nello spettacolare spazio industriale delle navate e ha un precedente nell’antologica voluta da Harold Szeemann nel 1985, presso la Kunsthaus di Zurigo, dove trovarono spazio una ventina di igloo. Todolì aveva già avuto modo di lavorare con Merz nel 1999, quando chiamò l’artista a sviluppare il tema della “Casa Fibonacci” per la Fundação Serralves di Porto e propone ora una spettacolare operazione di raccolta degli igloo, forse le opere più note dell’artista.   Mario Merz a Schaffhausen (CH) © Mario Merz, by SIAE 2018. La faccia di Mario Merz è una faccia tragica, antica. Guardando le sue foto, si possono facilmente...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Diritti

Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Settanta anni fa. Dopo la Costituzione degli Stati Uniti D'America del 15 settembre 1787 e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino proclamata in Francia nel 1793, la Dichiarazione Onu è il documento più alto che noi possiamo leggere per renderci conto di cosa potrebbe essere l’uomo se aderisse alle sue potenzialità producendosi in buone pratiche e etiche azioni. Se effettivamente gli alieni non fossero ancora tra noi, sarebbe bello che la loro prima astronave sbarcasse sul Pianeta Terra governato globalmente dalla realizzazione di questi trenta articoli, così semplici e così pieni di buon senso. L’abbiamo letta in classe. Due volte, in due giorni diversi, e giorni dopo in una verifica scritta ho fatto una domanda a risposta aperta in cui chiedevo cosa ricordassero di quelle letture. Cosa si è fermato nella loro mente di vecchi bambini/giovani adolescenti? Hanno scritto: «Diritto di uguaglianza, vivere, salute, lavoro, scuola, mangiare, vitare, viaggiare»; «che tutti siano fratelli e che nessuno sia discriminato per il colore della...

Coop 70. Valori in scatola / Due forchettate di pasta

È il 26 luglio 1860. Camillo Benso conte di Cavour così scrive in una lettera un po’ in codice e un po’ in ironia: “Nous seconderons pour ce qui regarde le continent, puisque les macaroni ne sont encore cuits, mais quant aux oranges, qui sont déjà sur notre table, nous sommes bien décidés à les manger”. Il conte che sta cercando di portare avanti l’operazione “Unità d’Italia”, comunica in francese che non è ancora arrivato il momento di tentare l’annessione di Napoli (les macaroni), capitale del Regno delle due Sicilie, ma che i tempi sono invece più che maturi per l’impresa garibaldina in Sicilia (les oranges). Come si vede, uno degli artefici dell’unità politica della penisola ragionava (in francese!) in termini alimentari più che pittoreschi. Analizzato meglio, il suo ragionamento lascia trasparire una visione precisa del Bel Paese d’allora: una Italia in frammenti, anche dal punto di vista alimentare. Chi riporta la citazione è Alfredo Panzini, autore, un secolo dopo, nel 1963, di un Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni. La citazione completa corrisponde alla voce “Maccheroni”: “I maccheroni sono comunissimi a Napoli e costituiscono, con le...