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Design

(155 risultati)

Al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017 / Robert Rauschenberg: Among Friends

In un 2017 già ricchissimo di eventi espositivi imperdibili, da documenta (14) alla Biennale di Venezia fino ad Art Basel, il MoMA ha da poco inaugurato una delle più belle mostre attualmente in corso. Si tratta di Robert Rauschenberg: Among Friends, la prima retrospettiva del XXI secolo dedicata all’artista, nato a Port Arthur (Texas) il 22 ottobre 1925 e scomparso a Captiva Island il 12 maggio 2008 a seguito della decisione personale di staccare il respiratore dopo un arresto cardiaco.   Veduta espositiva di Robert Rauschenberg: Among Friends. The Museum of Modern Art, New York, 21 maggio – 17 settembre 2017. Foto: Jonathan Muzikar; © 2017 The Museum of Modern Art   La retrospettiva, anticipata in parte alla Tate Modern di Londra (1 dicembre 2016-2 aprile 2017), approfondisce i sessanta anni di attività dell’artista e sarà visitabile al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017, per poi essere trasferita al Museum of Modern Art di San Francisco, dal 18 novembre 2017 al 25 marzo 2018. Organizzata in collaborazione con la Tate Modern, riunisce oltre 250 opere di varia natura – dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie, opere sonore, filmati relativi a performances...

Conversazione con Vincenzo Capuano / Il collezionista di giocattoli

“Innumerevoli sono i giochi e di vario tipo: giochi di società, di destrezza, d’azzardo, giochi all’aperto, giochi di pazienza, giochi di costruzione, ecc. Nonostante la quasi infinita varietà e con costanza davvero notevole, la parola gioco richiama sempre i concetti di svago, di rischio o di destrezza. E, soprattutto, implica immancabilmente un'atmosfera di distensione o di divertimento. Il gioco riposa e diverte. Evoca un’attività non soggetta a costrizioni, ma anche priva di conseguenze sulla vita reale. Anzi, si contrappone alla serietà di questa e viene perciò qualificato frivolo. Si contrappone al lavoro come il tempo perso al tempo bene impiegato. Il gioco infatti non produce alcunché: né beni, né opere. (…) Questa fondamentale gratuità del gioco è appunto l’aspetto che maggiormente lo discredita.”   Questo l'incipit de: I giochi e gli uomini di Roger Caillois,pubblicato in Francia nel 1958,che rappresenta ancora oggi il testo di riferimento per chi voglia avvicinarsi allo studio del gioco.   Sopra: Veduta della mostra allestita nel refettorio di san Domenico Maggiore. Sotto: La vetrina con la collezione di Barbie; la vetrina con i personaggi di Eugenio...

Progetto Jazzi / Piero Gilardi: la natura come paradosso

Un nuovo contributo a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Si è aperta il 13 aprile al MAXXI la mostra Nature Forever, curata da Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini, e dedicata a Piero Gilardi. Profondamente influenzata dal pensiero critico di Michel Foucault, Gilles Deleuze e Felix Guattari, e tra gli esempi italiani più interessanti di impegno attraverso l’arte in questioni quali, l’ambiente, l’ecologia, il nucleare, la speculazione edilizia, la ricerca di Gilardi è stata tra le prime a interessarsi del rapporto tra uomo e natura, a utilizzare materiali industriali e tecnologici, per proporre una reinvenzione di luoghi, relazioni e paesaggi, convertendo l’evento artistico in un rito collettivo dalla caratterizzazione sociale e politica. Con questa mostra – ricca di opere e documenti – e il suo catalogo (Nature Forever. Piero Gilardi, a cura di Anne Palopoli, Quodlibet) il MAXXI rende omaggio a una delle ricerche più coerenti e impegnate dell’arte italiana, indirizzata a ribadire le energie creative e critiche del...

Non possedere la famosa capacità di problem solving / Traslocare: che tenerezza!

Il 2 aprile ho traslocato. Mio figlio, che ha quasi sette anni, trova la parola trasloco molto interessante. Per settimane non ha fatto che ripeterla, lasciandosela rimbalzare in bocca come una caramella succulenta. E a sentirla pronunciare da lui, questa parola ancora così esibitamente latina, con quel prefisso tras- che precede loco (da locus), anche a me suona quasi leggera, inadatta a significare ciò che in effetti significa, ossia una delle azioni umane più pesanti e faticose che si possano immaginare. Credo invece che, col senno di poi (di questo poi che non è ancora abbastanza poi, trovandomi mentre scrivo nella risacca degli effetti psicologici e fisici del mio trasloco), ancora più pesante e faticoso sia comprendere con quanta leggerezza, inconsistenza, vanità, gli altri affrontino l’argomento, specie quando a traslocare siamo noi anziché loro.   Il fatto è che, in questi ultimi tempi, ogni volta che mi sono ritrovato a parlare del mio trasloco, immancabilmente mi sono sentito dire: “Sai, secondo studi recenti, il trasloco è la terza causa di stress psicologico dopo il lutto e la separazione”. In realtà questi studi recenti non sono poi così recenti, essendo il...

Elio Grazioli | Paolo Gioli / Duchamp. Fontane e altro

Cosa non ha scatenato Fontana di Duchamp da cent’anni a questa parte neanche Saâdane Afif ce lo saprà mai dire in maniera esauriente. Questo artista, Afif, ha vinto nel 2009 il Premio Duchamp del Centre Pompidou con un progetto intitolato The Fountain Archive, che a gennaio il prestigioso museo parigino ha esposto nel suo stato attuale. Si tratta per l’appunto del più completo archivio sul readymade di Duchamp mai messo insieme, ovvero di come compare riprodotto nelle pubblicazioni che Afif ha rintracciato a livello internazionale.      Del resto i siti su di esso si moltiplicano tuttora, e le immagini che vi si rifanno, anche fuori dal mondo dell’arte, ragazze e ragazzi con scritto R. Mutt sul braccio o non so dove, vestiti a forma di Orinatoio… insomma è diventato uno scandalo di successo planetario – anche in Cina: si ricorderà il famoso quadro di Shi Xinning con un attonito Mao Zedong che lo scruta.   Molti gli artisti che vi si sono rifatti, degli italiani ne abbiamo interpellati almeno tre storici, che ci hanno dato tre versioni così diverse, e direi complementari, necessarie in realtà secondo noi a dare almeno un assaggio delle sfaccettature dell’...

Design e infanzia / Era una casa molto carina

A Milano, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2017, tra il pullulare degli eventi del Fuorisalone, ormai diventati più cult e più cool del Salone medesimo, ben due hanno come protagonista il binomio bambino-design: DESIGN WEEK Arte e design per bambini, una mostra allestita negli spazi del MUBA, il Museo del Bambino, alla Rotonda di Via Besana, e Giro Giro Tondo. Design for Children, altro evento espositivo, visitabile nella sede del Triennale Design Museum. Sebbene entrambe le rassegne trattino il medesimo tema, lo affrontano in realtà in due maniere differenti.   Al MUBA, che non cessa di ospitare i suoi destinatari eletti, consentendo loro di proseguire imperterriti i giochi, sono esposti arredi e oggetti di design frutto di una ricerca, da parte di designers e di aziende internazionali, meno attenta alla loro forma finale di quanto non sia al loro fine ludico, nonché alla necessità di assecondarne il libero utilizzo da parte dei loro piccoli fruitori designati. In Triennale, invece, i pezzi esposti –of course tutti firmati da archistar e prodotti dai mostri sacri dell’industria del settore, come la sede impone– sono invece...

Un artista che si fida dell’ingegnere che ha in sé / Franco Albini. Design e interni

Studiare architettura al Politecnico di Milano negli Anni Settanta ha significato avere avuto Franco Albini (1905-1977) quale nume tutelare. Certo, dopo l’arbitraria, quanto iniqua sospensione decretata il 23 novembre 1971 dal Ministro della Pubblica istruzione del Governo Andreotti I – che investì anche Ludovico Belgiojoso, Piero Bottoni, Guido Canella, Carlo De Carli, Aldo Rossi, Vittoriano Viganò e l’allora preside Paolo Portoghesi – il maestro non veniva di frequente in facoltà. Però come dimenticare la sua commossa, se pure breve – era parco di parole – orazione funebre per Piero Bottoni tenutasi nell’atrio di Via Bonardi? Quel suo omaggio al collega morto senza aver potuto riprendere l’insegnamento. Lui, invece, l’insegnamento lo avrebbe ripreso il 5 giugno 1974 (come ricorda Guido Canella, in R.A.U 123-14-125, 2007) in seguito all’annullamento di quel decreto (avvenuto l’11 maggio del 1974), anche se sempre più spesso avrebbe preferito farsi sostituire dalla sua collega di studio, la severamente elegante Franca Helg (1920-1989), detta ‘La signora dell’architettura italiana’ per la sua innata classe. A lei dobbiamo inoltre eterna riconoscenza per aver salvato Ernesto Nathan...

I pensieri intorno al disegno di cose comuni / Luigi Massoni. Chi ha disegnato il primo coltello?

Ci sono designer in Italia un po’ misconosciuti, malgrado una carriera coerente, ineccepibile, non urlata e forse anche umilmente conformata a un’idea di servizio. Luigi Massoni se n’è andato ormai da qualche anno. Mi è dispiaciuto perché mi sarebbe piaciuto conoscerlo. In fondo, il design italiano riguarda una comunità ristretta di persone (alcune più conosciute, altre meno) tutte partecipi di questo grande minestrone fatto di idee, invenzioni, ispirazioni, rivalità, gesti eclatanti, lavoro di lima, meschinerie, furbizie, intelligenza, fortuna... su cui si addensa un fumo di grandi chiacchiere. A parte tutto penso anche sia un po’ un dovere ricordare chi ha fatto questo lavoro prima di noi e, così facendo, ha messo il proprio ingrediente speciale dentro questo grande brodo in ebollizione.  Il nome di Luigi Massoni, dunque, era riemerso all’improvviso quando Jasper Morrison aveva scelto alcuni suoi prodotti disegnati insieme a Carlo Mazzeri e li aveva inseriti in Supernormal, la mostra che aveva concepito con Naoto Fukasawa e che in seguito era anche diventata un libro assumendo in un certo qual modo il ruolo di manifesto del loro pensiero. Il cuore di questa iniziativa...

Il design di Ico Parisi / Parisi, o caro

Ico Parisi (1916-1996): o lo si adora o lo si ignora. Non ci sono mezze misure. Il secondo atteggiamento è stato purtroppo quello che ha prevalso, dopo la sua morte e fino ad oggi, nella cultura ufficiale; il primo connota invece da decenni il mondo del collezionismo, sostenuto dalle aste internazionali di design, dove le sue opere sono battute spesso a quotazioni record.   Sopra: tavolo da pranzo, 1950, MIM; carrello in noce e vetro, 1950; carrello bar, 1950. Sotto: consolle con piano in rame smaltato con disegni di Pietro Zuffi eseguito da Paolo De Poli, 1954, Altamira (USA); servomuto Gentleman, Fratelli Reguitti, 1950 circa; due vedute della consolle in palissandro, 1949, Spartaco Brugnoli.   A destare l’interesse dei suoi estimatori è soprattutto la goniomorfica leggerezza dei suoi arredi degli Anni Quaranta e Cinquanta, così eleganti e raffinati nella loro modernità. In un’epoca, quella del razionalismo, dominata dall’angolo retto (de “i rettangolari architetti”, come ebbe a definirli Carlo Emilio Gadda, che “farebbono cipria del Borromini, come di colui che rettangolare non è, ma cavatappi”), Parisi ha sempre prediletto nei suoi arredi di quegli anni gli angoli...

Poster movement / Seneca e la cartellonistica pubblicitaria

Che il Poster movement – secondo la felice definizione data da Rober Koch nel novembre del 1957 sulla Gazette des Beaux-Arts – sia figlio della pittura è un dato ormai acclarato. Nato in Francia nel penultimo decennio del XIX secolo, conobbe da subito un rapito sviluppo in tutta Europa. In Italia, però, la sua diffusione fu più tardiva e raggiunse l’acme nel primo scorcio del Novecento, grazie all’opera di straordinari artisti, quali Achille Beltrame, Umberto Boccioni, Leonetto Cappiello, Plinio Codognato, Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Alberto Martini, Leopoldo Metlicovitz, Guido Marussig, Marcello Nizzoli, Plinio Nomellini, Severo Pozzati (Sepo), Federico Seneca, Aleardo Terzi e molti altri ancora.   Se il suo primo debito culturale il Poster movement lo pagò all’Art Nouveau, sarà poi grazie alle ricerche fauviste che metterà a punto quel suo linguaggio particolare, fatto di colori piatti e di silhouette nere, che lo ha reso famoso. Questa scelta estetica fu in parte anche dettata dal ricorso a una nuova tecnica di stampa, la cromolitografia, un’evoluzione policroma della litografia, che consisteva nel tracciare sulle pietre litografiche forti contorni con la matita...

Alexander Girard: un designer dell’altro mondo

Il ristorante La Fonda del Sol di Manhattan è uno dei ‘luoghi altri’, diversi da quelli dell’ufficialità, dove si è scritta una pagina insolita ma importante della storia del design.   La Fonda del Sol   Ubicato nella hall del Time & Life Building, fu concepito nel 1960 dalla prorompente fantasia di Alexander Girard (1907-1993) che ne curò l’identity system fin nel più minuto dettaglio, dal menu, al logo, dalle piastrelle in ceramica, alla carta da parati, dalle livree dei camerieri ai posacenere e persino ai fiammiferi con quell’inconfondibile eclettismo cosmopolita, nutrito di suggestioni colte e al contempo folk, che ha fatto di lui un unicum nel panorama dell’Arte del Novecento.  Spirito eclettico e poliedrico, anche se poco conosciuto dal grande pubblico, Girard, americano per parte di madre, di padre italo-francese, è stata una delle figure di spicco del design d’oltreoceano del dopoguerra, insieme ai suoi più noti amici e colleghi Charles e Ray Eames, George Nelson ed Eero Saarinen.   Alexander Girard ritratto nel suo studio agli inizi degli Anni Cinquanta accanto ai suoi barattoli di colore (Ph. Charles Eames); George Nelson, Ray e Charles Eams,...

Note per una mostra / Pierluigi Ghianda. Del tempo interstiziale

Quella di esporre i semilavorati di bottega, i pezzi ancora grezzi ma già disposti alla forma – già avviati a diventare, da materia viva, cose da viversi riconoscibili e compiute – è una qualità inattesa della mostra che Lorenzo Damiani ha allestito per rendere omaggio al lavoro di Pierluigi Ghianda. Per una volta, in virtù di un felice gesto a sorpresa, siamo sollecitati a prestare un’attenzione non ovvia al tempo che si scava tra ideazione e prodotto finito; per l’artificio di questa giostra circolare di carrelli da officina, nella Sala grande del Belvedere della Villa di Monza, siamo indotti a abitare l’intervallo pieno tra i due momenti – creazione ed esecuzione, pensare e fare – sempre fittiziamente presupposti come in sé assoluti. Invece è in questo frammezzo che propriamente si giocano la ricerca e la definizione dell’oggetto-forma nascente: dentro il tempo fecondo in cui le componenti del progetto hanno ancora l’agio del movimento, appunto, del “gioco”. È il tempo – e non ce n’è un altro, non c’è che questo tempo medio, pienamente interstiziale – in cui trova luogo e si dispiega la pratica del progettare, come processo che frequenta insieme, con circolare e ripetuto gesto...

Trenitalia: l’esclusività e gli esclusi

Come abbonato Trenitalia di categoria standard sulla tratta Bologna Milano pago 417 euro mensili, quindi parecchi soldi, per viaggiare sui treni Frecciarossa ad Alta Velocità. Grazie a questa spesa ottengo ogni mese 613 punti sulla mia Cartafreccia, i quali oltre una certa soglia mi daranno il diritto a dei viaggi premio. Ma, state bene a sentire: non accumulo alcun punto qualificante per ottenere la Cartafreccia Oro! “E a me che m’importa?” dirà il lettore. “Dovrebbe importarti, caro lettore” rispondo io. “Ora provo a spiegare perché.”   La Cartafreccia Oro offre ai viaggiatori alcuni benefici. Li ho sperimentati personalmente, perché qualche anno fa anche agli abbonati standard come me erano concessi. I benefici che ho apprezzato di più erano l’accesso rapido alle informazioni sui ritardi e al servizio di cambio di prenotazione e l’ammissione al Freccia Club, una sala d’attesa evoluta, dove si possono trascorrere con qualche agio le lunghe attese alle quali a volte si è costretti. Trenitalia, sotto la direzione di Moretti, un bel giorno ha deciso che l’abbonato alla categoria di servizio standard (la seconda classe) deve essere escluso dal programma oro. A parità di spesa...

Utopie realizzate / Eileen Gray e La Maison en bord de mer

C’è un film del 2015 che ha come protagonista una casa. Si intitola: “The Price of Desire”, opera della regista irlandese Mary McGuckian. Racconta la storia della E-1027 (leggasi: E dieci due sette), la Maison en bord de mer, sita a Roquebrune-Cap-Martin in Costa Azzurra, insieme a quella della sua progettista, Eileen Gray (1878-1976), lei pure irlandese, che l’ha realizzata tra il 1926 e il 1930.   E-1027  è  un acronimo alfanumerico corrispondente al nome della Gray, associato a quello di Jean Badovici (1893- 1956), suo compagno lavoro e di vita in quel periodo, un architetto di origine rumena, che dirigeva “L’Architecture  vivante”, una delle riviste di architettura più importanti del tempo. E, infatti, sta per Eileen; mentre 10 indica la decima lettera dell’alfabeto, iniziale di Jean; 2 /B è l’iniziale di Badovici e infine 7 corrisponde alla G, prima lettera del cognome Gray.    In alto: la E-1027 vista dal mare; il balcone del lato sud aperto sul salone; veduta della E-1027 dopo i recenti restauri; copertina del portfolio della E-1027 pubblicato sul numero 2/1929 de “L’Architecture vivante”, edizioni Albert Morancé, Parigi (ripubblicato nel 2015...

Un libro su architetture e abitare / Luca Molinari. Le case che siamo

“Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato”. Così inizia un articolo pubblicato in una rivista di architettura nei primi anni Ottanta da Primo Levi in La mia casa e racconta com’è fatta la sua abitazione torinese, stanza dopo stanza. Lo scrittore si paragona a una patella che, dopo aver nuotato liberamente allo stato larvale, si fissa a uno scoglio e secerne il guscio, e non si muove più da lì nel corso della sua vita. Al contrario Jean Genet, il commediografo e scrittore francese, ha abitato gran parte della sua esistenza in stanze d’albergo, dove è anche morto nell’aprile del 1986; vita raminga di un “senza radici”, che ha come propria abitazione solo la parola e la scrittura. Due atteggiamenti opposti, e forse anche complementari, che corrispondono a due delle varie immagini di casa che lo studioso di architettura, docente universitario, saggista e critico, Luca Molinari racconta nel suo Le case che siamo (Nottetempo, pp. 94, € 10). La casa come identità stanziale e la casa “senza radici”.   La prima è l’abitazione come habitus, quale è stata concepita negli ultimi due secoli, fondata sulla solidità e l’utilità, casa di mattoni, come...

La mia pubblicità / René Magritte ha fatto spot

È in uscita presso l’editore FrancoAngeli il volume di Emanuele Pirella La mia pubblicità, prima raccolta degli articoli scritti dal più importante pubblicitario italiano. Anticipiamo dal volume, curato da Vanni Codeluppi, un articolo su René Magritte.       Aggirarsi per le sale di una galleria o di un museo, tra le tavole di René Magritte, dà la sensazione di trovarsi altrove. Non tra i quadri di un’esposizione, sembra di essere, ma in una grande libreria. L’intera tavolozza dei colori di Magritte, quei malva, quei verdi acidi, quelle inarrivabili combinazioni di lilla sembrano la collezione autunno-inverno delle ultime sfilate di novità presentate dalle edizioni Adelphi. Ma, ancora più curiosamente, a guardare i dipinti, vengono subito alla mente più i nomi di tanti scrittori che non quello del pittore belga. Cosa ci fanno qui le copertine dell’Arte della fuga e dell’Isola volante di Giuseppe Pontiggia? E perché quelle illustrazioni si fanno chiamare La battaglia delle Argonne e Il vaso di Pandora? Girando lo sguardo, si percorre la storia della letteratura del Novecento. L’ultimo Calvino assorbe, annulla totalmente Il castello dei Pirenei. E così Elias Canetti...

Sapere, fare e saper fareVerso la modernità / Sapere, fare e saper fare: Guido Marangoni

Tra gli antesignani del nostro design nazionale va annoverato anche il critico d'arte e giornalista Guido Marangoni (1872-1941), conservatore del Castello Sforzesco, socio onorario delle Accademie di Brera e di Venezia, sovrintendente dei musei Civici di Milano, deputato socialista alla Camera in tre legislature, dal 1909 al 1921, che nel 1928 fondò e diresse le riviste “Pagine d’Arte” e “La Casa bella”, la cui testata nel 1933 muterà in “Casabella”, per volontà di Giuseppe Pagano Pogatschnig, suo nuovo direttore. Il Marangoni, infatti, dopo aver dato vita, nel 1919, a Milano, nella sede dell’Umanitaria, alla I Esposizione Regionale Lombarda di Arte Decorativa (allora il design si chiamava ancora così, dal termine francese décorer, traducibile con: concernente l'arredo), nel 1923 promuoverà l’istituzione delle Biennali di Arte Decorativa che hanno dato impulso a questa disciplina permettendole di svilupparsi e di arricchirsi nel confronto internazionale. Delle prime tre edizioni, tenutesi nella Villa Reale di Monza, appena ceduta dai Savoia al demanio statale, sarà anche il perspicace direttore artistico.   Giovanni Guerrini, Manifesti della Prima e della Seconda Biennale...

Interview with Mugendi K. M’Rithaa / African design

Italian Version   “Until lions have their own historians, tales of the hunt will always glorify the hunter” The Nigerian proverb   lettera27 and Mugendi K. M’Rithaa met in Milan, where he came for his presentation at Meet the Media Guru: Future Ways of Living series in collaboration with Triennale of Milan that took place at the Fabbrica del Vapore. The below interview is the result of the passionate conversation between Mugendi K. M’Rithaa, Elena Korzhenevich, Adama Sanneh and Tania Gianesin. A special thank you to Anna Barbara and Luca Poncellini for providing us with some stimulating questions for the interview.     Elena Korzhenevich: You are the curator of Design Indaba, one of the most important festivals of creativity in Africa, can you tell us about the vision behind Design Indaba?   Mugendi K. M’Rithaa: Design Indaba is hosted every year and has been running for the last 22 years. I have been specifically curating the industrial design section.  What I know of Indaba, which is an institution I have a lot of respect for, is the realization to that we know very little about the creative potential of Africa. It’s about bringing the creative...

intervista a Mugendi M’Rithaa / Design africano

English Version   “Finché i leoni non avranno i loro scrittori, i racconti di caccia continueranno a glorificare il cacciatore”. Proverbio nigeriano   lettera27 e Mugendi M’Rithaa si sono incontrati a Milano in occasione della sua presentazione a Meet the Media Guru - Future Ways of Living, in collaborazione con la Triennale di Milano che si è tenuta alla Fabbrica di Vapore. L’intervista che segue è il risultato di un'appassionante conversazione tra Mugendi M’Rithaa, Elena Korzhenevich, Adama Sanneh e Tania Gianesin. Ringraziamo in particolare Anna Barbara e Luca Poncellini per aver contribuito "da remoto", con spunti e domande stimolanti che ci hanno guidato nell'intervista.     Elena Korzhenevich: In qualità di curatore di Design Indaba, uno dei più importanti festival africani dedicati alla creatività, può dirci qual è l’idea di fondo che anima quest’iniziativa?   Mugendi M’Rithaa: Design Indaba si tiene ogni anno da ventidue anni. Mi occupo in particolare della sezione dedicata al design industriale. Alla base di Indaba, organizzazione per la quale nutro un profondo rispetto, vi è la consapevolezza che il potenziale creativo dell’Africa è ancora del...

Camilla Falsini, Geneviève Gauckler, Patryk Hardziej, Emma Löfström / Powered by, incontriamo gli illustratori (II)

Continua il nostro viaggio nell’illustrazione contemporanea, alla scoperta degli stili e delle storie dei protagonisti di Powered by Bertagnolli. Se vi siete persi la prima parte, potete trovarla qui.   Andiamo in Italia, per la precisione a Roma, dove incontriamo Camilla Falsini. Camilla ha pubblicato il suo primo libro, Maschere, quando aveva appena 25 anni, e da allora si è sempre dedicata alla pittura, esponendo in gallerie e realizzando grandi dipinti murari (un tratto ricorrente dei nostri artisti, a quanto pare). Alle prese con la parola PACE, Camilla ha scelto di raffigurare “una figura collocata in un ambiente pieno di quiete, natura e armonia, l'opposto di quello in cui molti di noi vivono quotidianamente, fatto di stress, scadenze, fretta”. Più che concentrarsi sul significato classico della parola, ovvero l’assenza di guerra contro i propri simili, Camilla ha voluto mostrare una PACE più ampia, che comprende uomini, animali e persino il regno vegetale, come testimonia il rigoglioso albero che percorre tutta l’illustrazione.            Andiamo ora in Francia, a Parigi, per incontrare Geneviève Gauckler. Anche questa artista ci racconta...

Apre il museo della multinazionale del mobile / IkeaMuseum

Coraggio, l’attesa è finita, il 30 giugno apre il museo di Ikea. Finalmente potremo visitare quello che fu il primo negozio del più grande produttore di arredi del pianeta ad Älmhult in Svezia, tuffarci in tutti quei mobili, guardare come sono fatti e come si montano, esaminare l’incredibile magazzino, goderci la qualità della comunicazione visiva, vedere la fotografia di chi ha disegnato la nostra poltrona da lettura preferita… ma un attimo, tutto questo possiamo già farlo in un qualunque Ikea. Che dovremmo andarci a fare allora all’Ikea Museum? Che razza di operazione mediatica è questa? Cosa ci vogliono vendere questa volta questi virtuosi del desiderio?   Dal momento che nessuno ha ancora visitato il museo in questione, non potete aspettarvi di trovare delle risposte a domande come queste. Confido però che guardando a ciò che è stato fatto trapelare su questa nuova iniziativa, ma anche a ciò che sappiamo di Ikea avendone frequentato i templi per svariati anni (e avendo avuto come ospite fisso della libreria del bagno il fortunato catalogo), qualche considerazione la si possa fare. Nessuna luminosa risposta, al più qualche domanda pertinente.   Comincerei allora con...

Strategie e trovate / Podemos, una certa ikea di politica

La politica sta cambiando, questo ormai dovremmo averlo capito. Un cambiamento totale, devastante, che mette in discussione tutto e tutti sotto due potenti spinte: quella dei cittadini, che non sono più disposti a far finta di niente, ma soprattutto quella della comunicazione, che ha trasformato il modo di farla. E non parlo solo di internet e dei suoi effetti, della costruzione del consenso a forza di post e like o della pratica della consultazione diretta per scegliere qualunque cosa, dal colore delle pareti della sede del partito alle aliquote della pressione fiscale, ma di tutta la comunicazione, anche quella che si basa su artefatti del tutto tradizionali come un programma elettorale. Avete presente quei volumoni che si facevano una volta, fitti fitti di righe di testo, qualche tabellina e una certa quantità di dati che nella migliore delle ipotesi si presentavano già sotto forma di torta pronta da spartire? Dimenticateli. O almeno, dimenticateli se siete spagnoli. Con Podemos, il partito (movimento? gruppo? iniziativa? di questi tempi si offendono tutti così facilmente) che parteciperà alle prossime elezioni del 26 giugno, anche questo baluardo del vecchio modo di comunicare...

Il colore più brutto del mondo / Marrone

«De maròn ghe xe solo 'e scarpe»: così il mio maestro di pittura, Paolo Quaresima, citando il suo professore veneziano all'Accademia. Il marrone non c'è nello spettro e non c'è in pittura, la cui grammatica usa piuttosto la tavolozza dei bruni e delle terre. Anche nel linguaggio comune il marrone gode di cattiva fama, che forse ha radice nell'etimo, nell'arroganza della castagna più grande «unica nel riccio per aborto delle altre» (Dizionario etimologico Pianigiani). Al di là dello scherzo, la parola non piace, indica qualcosa di negativo, di sbagliato: il Battaglia la fa derivare dal latino medievale ma[r]ro, -ōnis, che significa errore. Uno dei suoi significati infatti è «errore, sbaglio madornale; notizia, affermazione non corrispondente al vero o falsata in modo eccessivo; azione sconsiderata, inopportuna, dannosa  –  con valore attenuato: birbonata, marachella, scappatella». (Grande dizionario della lingua italiana, Utet). Il dizionario suggerisce come esempio, tra gli altri, una frase di Don Abbondio in Fermo e Lucia: «No, Fermo, per amor del cielo, non mi fate un marrone: non mettete in imbroglio me e te». Nei Promessi sposi il marrone scompare e Don Abbondio...

Quadrature del cerchio e altre scommesse

Da qualche tempo il sito di “Doppiozero” ha cambiato veste grafica e impaginazione, facendosi più nitido, geometrico, accessibile. La sua economia, giocata su una relazione stretta e mai tautologica tra parola e immagine, permette di attraversarlo in tutte le direzioni – nell’orizzontalità dei campi tematici e nella verticalità dell’ormai densissimo archivio – con agio e scorrevolezza. È come se Paola Lenarduzzi, Stefano Chiodi e Andrea Morando, cui si deve questa operazione di re-styling, avessero voluto rispondere al quesito che si dovrebbe porre chiunque disegni un sito culturale: come si fa a renderlo ospitale? O, per dirla altrimenti, come si fa a renderlo accogliente e non banalmente invitante, chiaro ma non rigido, serio ma non austero, originale ma non istericamente trendy, stimolante ma senza furberie? Come si fa a metterne in rilievo la funzione e la finalità di contenitore e recettore di idee, pensieri, informazioni che mirano a creare uno spazio comune di riflessione, scambio, scoperta, azione? In estrema sintesi, come si fa pratica culturale sulla rete senza ricalcare la forma della rivista cartacea e senza abbandonarsi all’esaltazione della velocità, dell’...