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Design

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Sul riappropriare il progettare, il produrre

Esiste anche una nausea del design, che è il sentimento latente di rifiuto per il patinato disegno delle cose, per l’incanto greve del nostro dir di sì allo sfavillio delle immagini, quando infiniti oggetti si accalcano diversi e sempre più indifferenti sugli scaffali del mercato globale, a sedurci e lasciarci qui non meno abbagliati che confusi. È un sintomo buono, che può accompagnare il risveglio dalla ubriacatura del moderno, dalle certezze obbligatorie delle sue favole di produzione e consumo cui abbiamo troppo a lungo creduto. Perché questo malessere accompagna l’insorgere di qualche dubbio su un progettare inteso come imbellettamento completo del mondo, dove il designer starebbe a guidare la danza e il banchetto mercantile, spargendo aceto balsamico su tutte le pietanze. Economica, ecologica, strutturale la crisi presente ha messo a nudo la fragilità di un sistema solo falsamente immutabile, imponendo l’urgenza di un ripensamento del ruolo e della figura del designer, dentro le implicazioni complesse che stabilisce con l’intorno abitabile cui è chiamato a dar forma – per necessità,...

Oggi le sneakers le faccio io

Anche sui più noti red carpet la standardizzazione della moda può manifestarsi nella sua ineluttabilità: quante volte due celebrity hanno indossato un vestito simile, se non proprio lo stesso, dando adito a gossip e a titoloni altisonanti inerenti a incidenti diplomatici e fughe da eventi mondani. Anche nella più bieca quotidianità spesso capita di irritarsi non poco se a una festa, in ufficio, o in altri ameni contesti, si incontra qualcuno con lo stesso capo. O ancora si evita di comprare una data borsa perché «è cheap, la indossano tutti». Come ovviare a tale imbarazzo? Come distinguersi in un mondo in cui tutte si sentono fashion blogger grazie alla continua condivisione di foto di outfit debitamente “hashtaggate”? Alcuni brand offrono una soluzione a portata di clic, ovvero la personalizzazione, accessibile a tutti gratuitamente o con pochi euro di differenza dal costo di base.   Si tratta di progettare il prodotto sulla base dei propri gusti attraverso una piattaforma ad hoc o alcuni strumenti dedicati. Il fine ultimo è la tanto agognata fidelizzazione, o in termini più aulici, il...

Lusso

Il lusso era già presente nelle civiltà primitive, grazie soprattutto a cerimonie nelle quali oggetti donati o distrutti divenivano simboli del prestigio e del potere di chi li possedeva e stabilivano o confermavano le gerarchie sociali esistenti. Ma è stato durante la fase del predominio aristocratico nelle società occidentali che esso ha assunto un ruolo realmente significativo. Le più importanti famiglie italiane, infatti, hanno avviato nel corso del Rinascimento un consumo di beni di lusso che ha fatto successivamente da modello per gli aristocratici degli altri Paesi europei. I nobili hanno rivaleggiato così tra loro elargendo doni alla collettività e offrendo feste sontuose ai loro simili, per riceverne in cambio gloria e prestigio sociale, per manifestare cioè la loro potenza e la loro superiorità.   Inoltre, ciò che essi cercavano era anche una specie d’immortalità, ovvero la permanenza della gloria di sé e della propria famiglia nella memoria degli esseri umani. È a questa capacità dei beni di lusso che pensava il sociologo Werner Sombart quando ha sostenuto che...

Il design in doppiozero

Francesca Picchi. Il design italiano oltre la crisi. Autarchia, austerità, autoproduzione   Il design è un gran chiacchiericcio, un continuo compromesso, anche un lavoro sporco, un’opera di seduzione e di persuasione occulta che porta chi compra una sedia o un secchio a vederci riflesso un mondo di desideri, significati, valori. La premessa è che tutti possano possedere questi oggetti, perché sono accessibili, costano il giusto. Questo almeno nelle intenzioni, perché il design alla resa dei conti si paga profumatamente. […] Se dobbiamo circondarci di forme gridate da autori che cercano di affermare la propria presenza, allora tanto vale far da sé, e circondarsi piuttosto della propria voce.   http://www.doppiozero.com/materiali/design/il-design-italiano-oltre-la-crisi     Yosuke Taki. L'albero della progettazione   Oggi, il design non è più uguale alla progettazione. Quanti veri progettisti con queste caratteristiche incontreremmo al Salone del Mobile? Ormai quasi nessuno. È diventata una figura pressoché estinta nel campo del design, in questo mondo industriale...

Castiglioni maestri del design

In veste di designer   Tra le pagine del catalogo per un Museo del design italiano secondo Mendini, anno 2010, si trova un vestito a colori dalla foggia bizzarra: l’abito da designer di Achille Castiglioni. Come quello di un Arlecchino futurista, deperiano, è fatto di ritagli e sfridi ricuciti: càmice da lavoro che, derogando la serietà ingessata del professionista, funziona come astuccio esteso, a cingere, ad avvolgere il corpo di tasche e taschini, ed è capace di custodire addosso al designer, pronti all’uso, gli strumenti del mestiere. Capace anche – almeno idealmente, secondo un rituale non si sa quanto atteso – di introdurci allo spirito che gioiosamente dava il tono al lavoro nello studio-bottega; di inaugurare come spazio-tempo propriamente scenico – di teatro, di spettacolo meraviglia – quello che i designer abitavano come il luogo più proprio.   Il grembiule di Achille Castiglioni, design di A. Castiglioni e Max Huber Questa divisa a colori, disegnata da Achille con Max Huber in un uggioso pomeriggio d’inverno, è quanto di più rispondente alla questione che alla...

Archivi in mostra

Quest’autunno il Gestaltung Museum di Zurigo ha festeggiato un importante traguardo con l’apertura della nuova sede di Toni-Areal, nella zona est della città, presso l’ex fabbrica di cioccolato Schaudepot, concretizzando il progetto di antica data di riunire in un unico museo le collezioni di design, arti applicate, poster e grafica.   L’altezza dell’edificio industriale ha permesso l’incremento del 26% dello spazio e l’organizzazione dei materiali – in particolare la collezione di design – anche per una diretta fruizione del pubblico. Chi immagina e conosce gli archivi come luoghi polverosi e solo per addetti ai lavori potrà visitare con stupore la nuova sede del Gestaltung Museum, scoprendone l’organizzazione pensata per coniugare le priorità conservative dei diversi materiali (design, fotografia e grafica, poster) con la loro efficiente fruizione e consultazione. Il lavoro di anni di pianificazione si sta portando a termine in questo inizio d’anno, quando la nuova sede sarà completamente ed effettivamente attiva: chi volesse iniziare a farsi un’idea dei materiali...

Grammatica delle Gif

A ottobre 2014 il settimanale The New Yorker ha compiuto una piccola rivoluzione: per la prima volta ha usato una gif animata per la copertina della sua edizione digitale. La scelta ha un doppio significato: da un lato testimonia l’importanza sempre maggiore della versione “elettronica” della rivista, dall’altro sancisce il riconoscimento delle gif animate come forma di espressione artistica. Nel caso del New Yorker si tratta di una mossa particolarmente significativa, perché la copertina del magazine rappresenta per molti illustratori il punto di arrivo di un’intera carriera. Quella del numero del 6 ottobre 2014 ospita una gif realizzata dall’artista tedesco Christoph Niemann, dove i grattacieli della grande mela sono visti dal finestrino di un taxi, bloccato nel traffico in un giorno di pioggia: ogni tanto una goccia scivola verso il basso.   Christoph Niemann, A Rainy Day   Le gif animate sono brevissime sequenze di immagini (durano pochi secondi) ripetute in loop. È facile imbattersi in una gif per chi frequenta social network come Tumblr o Reddit: sono abbastanza semplici da realizzare e vengono di solito...

Gibellina and Ground Zero

Mangrovia is the place where Roberto Casati and Goffredo Puccetti talk about design. This conversation has started in December 2013. We are interested in the intellectual intricacy of design. We keep our eyes open on good and bad design – equally important for us. Equally important are theory (mostly from cognitive science) and practice (mostly form communication and process design).     Mangrovia è dal dicembre 2013 la bacheca appunti di Roberto Casati e Goffredo Puccetti sul design. Il design ci interessa per la sua complessità intellettuale. Cerchiamo intorno a noi esempi di buono e cattivo design e ne parliamo prendendo spunto dalla teoria (soprattutto dalle scienze cognitive) e dalla pratica (soprattutto dalla comunicazione e dai processi di progettazione).     What can we expect from architecture? That it overwhelms emotionally? Countless visitors of the Taj Mahal in Agra, India, know what it is to be subjugated by the majestic beauty, elegance, and evocative power of a building. The Taj Mahal was built from 1630 to 1653 as a memorial for one single person, Arjuman Banu Begum, the wife of the Moghul Shah Jehan. It...

Ugo La Pietra, il disequilibrista

La mostra dedicata dalla Triennale a Ugo La Pietra, mi piace leggerla come celebrazione del carattere ‘contro’, militante, critico e sovversivo radicato nella tradizione del design italiano che ha sempre espresso accanto alla produzione di manufatti una fittissima produzione sperimentale, magari meno conosciuta, ma rivelatrice di un’attività libera, antagonista, testarda, ribelle, impegnata a registrare ogni segnale emesso da territori sfuggiti al controllo della rigida disciplina dettata dalle istituzioni, dalla tecnocrazia.     Insomma l’attività di registrazione di segnali sommersi svolta nel corso degli anni da La Pietra con curiosità e grande generosità (si parla di più di mille progetti/reperti), pone anche la questione di come dare corpo a questo poderoso flusso di rilevamenti: prende forma e si fissa, infatti, in una molteplicità di espressioni mutevoli. Disegni, pitture, fotografie, collage, sculture, ambienti, interni, riviste, filmati, performance, fumetti, ceramiche… appaiono tutti come grandi e piccole mappature che tentano di mettere in luce le possibili relazioni di queste...

Logic is part of design

Mangrovia is the place where Roberto Casati and Goffredo Puccetti talk about design. This conversation has started in December 2013. We are interested in the intellectual intricacy of design. We keep our eyes open on good and bad design – equally important for us. Equally important are theory (mostly from cognitive science) and practice (mostly form communication and process design).         Mangrovia è dal dicembre 2013 la bacheca appunti di Roberto Casati e Goffredo Puccetti sul design. Il design ci interessa per la sua complessità intellettuale. Cerchiamo intorno a noi esempi di buono e cattivo design e ne parliamo prendendo spunto dalla teoria (soprattutto dalle scienze cognitive) e dalla pratica (soprattutto dalla comunicazione e dai processi di progettazione).     There are many constraints on the quality of information. Respect of hard mathematical facts, and of logic, is one of them.   Logic is about value. Not respecting logic is not respecting your reader. Toying with logic is toying with your audience. Sometimes you can try rhetorical tricks, violate logic for the sake of attracting attention...

John Alcorn è un figlio del secolo americano

Pur avendo trascorso in Italia solo 5 anni, dal 1971 al '76, l'impatto di John Alcorn (1935-1992) sulla nostra grafica editoriale è stato importante e duraturo. Con uno slogan si potrebbe dire che suggerì una terza via tra il rigore svizzero alla Huber e lo sperimentalismo di Munari. Oggi il suo archivio si trova a Milano, presso il centro APICE, grazie alla determinazione di Marta Sironi che ha curato, insieme a Stephen Alcorn e alla funzionale messa in pagina di Marina Del Cinque, la bellissima monografia John Alcorn. Design by evolution (Moleskine, 40 euro), summa di quarant'anni di lavoro del grafico, illustratore e designer statunitense.   John Alcorn, Moleskine, The book   Alcorn è un figlio del secolo americano: cresciuto, come in un romanzo di Richard Yates, a Long Island, allora una campagna di New York, ama la natura e gli animali. Vorrebbe diventare fantino, ma fin da piccolo traffica con matite e colori. C'è una foto che lo ritrae mentre disegna a letto all'età di 10 anni. A fianco ha una gigantesca radio, medium di parola che forse contribuisce ad accendere in lui una fantasia, espressa per immagini...

Peninsula Hotel, o alla scoperta dell’Italia invisibile

Raccontare con i dati (data storytelling): una delle costanti della comunicazione di questi tempi, che si sta imponendo su ogni media. Infografiche, timeline e grafici ingombrano le pagine di quotidiani e blog, affollano siti d’informazione e programmi di divulgazione. Iniziano a far parte del nostro immaginario, diventando cifra distintiva del modo in cui ci aspettiamo che la realtà ci venga raccontata.     La rappresentazione dei dati garantisce oggettività, esaustività, chiarezza d’analisi (o almeno, è questo il portato retorico della resa per immagini della complessità di informazioni): per farlo, però, è facile che diventi fredda, distaccata, che si allontani dal racconto giornalistico. Oppure, com’è frequente, che la dataviz diventi una sorta di vestito alla moda per storie già confezionate. Se i dati, invece, si inseriscono all’interno di un progetto contribuendo alla sviluppo della storia, possono arricchirla di prospettive nuove.   Peninsula Hotel, per esempio, piattaforma editoriale e rivista online realizzata da Humboldt Books e da Accurat con il contributo di...

A proposal for the ecology of driving on the left

Mangrovia is the place where Roberto Casati and Goffredo Puccetti talk about design. This conversation has started in December 2013. We are interested in the intellectual intricacy of design. We keep our eyes open on good and bad design – equally important for us. Equally important are theory (mostly from cognitive science) and practice (mostly form communication and process design).     Mangrovia è dal dicembre 2013 la bacheca appunti di Roberto Casati e Goffredo Puccetti sul design. Il design ci interessa per la sua complessità intellettuale. Cerchiamo intorno a noi esempi di buono e cattivo design e ne parliamo prendendo spunto dalla teoria (soprattutto dalle scienze cognitive) e dalla pratica (soprattutto dalla comunicazione e dai processi di progettazione).     When traveling to India, Japan or Great Britain (and other countries that you’ll find on this map), the rest of the world must rapidly adjust to a new ecology – the world of driving on the left.   And of course, people from those countries have the symmetric problem of adjusting to the world of driving on the right. In London, UK,...

Nanda Vigo: l'intellettuale dello spazio

Mi piace pensare a Nanda Vigo come a una sofisticata intellettuale dello spazio, un’esploratrice che conosce il linguaggio dello spazio per eludere quello delle parole, della forma e del colore e addentrarsi soltanto in esso. Classe 1936, Nanda Vigo è stata al centro della ricerca artistica degli anni ‘60 e ‘70, ma sono convinta che sia rimasta sospesa in un giudizio parziale. L’essersi collocata nel punto di intersezione tra architettura e arte non le ha permesso di essere incasellata in un profilo riconoscibile, confinandola ai margini. Né architetto. Né artista. Un autore dunque non facilmente riconducibile a una disciplina ferma: architettura, arte, design. Come è noto, ciò che si muove è difficile da fotografare e infatti ho l’impressione che Nanda Vigo sia sempre venuta un po’ mossa.   Poi c’è un fatto che mi ha sempre colpito. Negli anni in un cui ha cominciato a operare Nanda Vigo, non c’era copertura mediatica per tutto ciò che non fosse inserito nel flusso della cultura ufficiale. La comunicazione avveniva parlando con le persone, vis á vis, appendendo...

Che cos’è il food design

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, si sente pronunciare in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati. Abituati a pensare la parola “design” accanto a molte altre – web, game, interaction ecc. –, non ci stupiamo più di tanto. Se non fosse che a esser rielaborato, progettato, pensato e disegnato questa volta è l’oggetto più antico che l’uomo abbia mai prodotto: il cibo.   Ecco allora spuntare, puntuali, gli immancabili dibattiti fra apocalittici e integrati. I primi indignati dall’idea di rielaborare la cara vecchia cucina, e quindi a profetizzare la perdita dei valori della tradizione e la corruzione del gusto. I secondi a magnificare le ultime possibilità che la tecnologia dischiude: nuovi sapori ma anche nuovi modi di preparare il cibo, di produrlo, di renderlo disponibile. Così, mentre il dibattito prospera, eccoci ad ammirare tazzine da caffè edibili, patatine a forma di ditale da intingere nelle salse, collane di cristalli di zucchero,...

Città delle idee, del dialogo, dell’accoglienza. Perugia

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Perugia, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Lucio Argano, Project manager della Fondazione Perugiassisi 2019       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi la città per la governance della candidatura e del proprio programma? Il Comune di Perugia, il Comune di Assisi e la Regione Umbria hanno costituito nel 2012 una fondazione di partecipazione chiamata: PerugiaAssisi 2019 che rappresenta un modello giuridico dove vi è l’unione dell’elemento patrimoniale con l’elemento associativo. Quindi la presenza di una certa solidità istituzionale con l'opportunità di coinvolgimento e partecipazione della società civile.   Il territorio umbro già dal 2009 aveva iniziato a lavorare sulla candidatura e la denominazione riconosceva alle città di Perugia e Assisi il percorso avviato insieme. Dal momento che il Regolamento ECoC dell'Unione Europea prevede però che sia una città sola a...

Patrimonio, innovazione sociale e multiculturalismo.Siena

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Siena, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Pier Luigi Sacco, direttore candidatura, economista, Professore Ordinario di Economia della Cultura e coordinatore del corso di laurea magistrale in Arte, Patrimoni e Mercati presso l’Università IULM di Milano.     Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Siena per la governance della candidatura e del proprio programma? Pensiamo ad un ideale consiglio di fondazione di 5 componenti, con al massimo un membro indicato dalle autorità politiche e amministrative (Comune e Regione), e due consiglieri stranieri con ampia esperienza delle capitali e delle loro problematiche. Vogliamo creare un modello di governance, che minimizzi le possibilità di condizionamento politico e garantisca la profonda connessione con gli obiettivi e le strategie di lungo termine della Commissione Europea. Pubblico e privato, locale e internazionale. Quale è la vostra strategia di sostenibilità per garantire al programma...

New media, old publicness

Tra i fenomeni più recenti nei social media, quali i selfie, o i boom di alcune reti sociali e application, come instagram, twitter, o pinterest, è abbastanza sorprendente non trovare mai nominata un’app come flipboard. Questo articolo intende mettere in evidenza perché questo insuccesso meriti un’analisi approfondita.   Flipboard è strutturata intorno all’idea di “tiles”, o “piastrelle”, una ognuna delle quali funziona come un’icona che presenta l’accesso ad altre apps scelte dall’utente, come twitter, facebook, ma anche a temi generali, quali politica, moda, attualità, riviste e giornali particolari: Hufftignton Post, Elle, Vogue, The Guardian, Domus, etc. Da lì il suo nome, flip, che significa rovesciare, capovolgere. Toccando ogni piastrella si vedono prima alcune immagini dei post più recenti, poi si accede ai contenuti. Ogni utente decide quali temi, app, e riviste seguire.   Tutti questi compariranno come "tiles" che ogni lettore sceglie di capovolgere per leggere vedendo in anteprima gli ultimi titoli. Anche se la scelta di organizzare l...

stARTT, Il Fantasma del Nolli e Astrapae

Si può pensare un ambiente naturale, progettato dall’uomo e segnato dalla sua presenza, che non sia per questo modificato o trasfigurato da questa stessa presenza? È la domanda che sta dietro alla filosofia di stARTT, Studio di Architettura e Trasformazioni Territoriali, nato a Roma nel 2008 e di cui fanno parte Simone Capra (1978), Claudio Castaldo (1978), Francesco Colangeli (1982) e Dario Scaravelli (1981), vincitori della prima edizione del Premio YAP al MAXXI con il progetto whatami, di cui tutti ricordano le luminarie rosse a forma di papavero. Nel 2013 stARTT ha poi partecipato alla Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzen e Hong Kong. Un passo dopo l’altro quest’anno sono stati invitati alla quattordicesima edizione della Biennale di Architettura Veneziana, sia nella sezione Monditalia di Fundamentals, curata da Rem Koolhaas, che nella mostra Innesti, curata da Cino Zucchi, con due progetti distinti. Il primo, Il fantasma del Nolli, è dedicato a un luogo emblematico della storia romana e, in termini allargati, italiana; testimone delle trasformazioni del suo tessuto urbano, di quello sociale, e della gestione della crisi...

Sònar Festival

Si è conclusa sabato scorso la ventunesima edizione del Sònar, festival di musica elettronica e arte multimedia nato e cresciuto a Barcellona, con la direzione di Ricard Robles, Sergi Caballero ed Enric Palau che lo hanno fondato nel 1994.   L’evento è da sempre strutturato in due parti, una diurna più dedicata all’ascolto e una notturna danzereccia. Il Sònar de dia dall’anno scorso ha cambiato location. Ha perso uno spazio emblematico e affascinante come il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona, che fin dall’inizio lo ha ospitato contribuendo a formarne il carattere. La tendenza a percepire la musica come medium tra gli altri, legato a linguaggio video, interazione e tecnologia, emergeva in modo naturale, differenziando il Sònar da qualsiasi altro festival di musica elettronica. Ora il day si tiene al polo fieristico alle spalle di Plaça de Espanya, ai piedi del Montjuic (Fira Barcelona Montjuïc). Bisogna dire però che lo spostamento ha centrato diversi obbiettivi. Ha permesso di superare l’effetto ressa che si creava spesso nei locali del CCCB al Raval. Non solo ha...

Elements: un catalogo della contemporaneità?

Il soffitto, la finestra, il corridoio, il pavimento, il balcone, il camino, la facciata, il tetto, la porta, il muro, la rampa, la scala, il gabinetto, la scala mobile, l’ascensore: questi sono i quindici elementi che Koolhaas propone per tornare alla concretezza della costruzione in un’ottica di continuità tra passato e presente.   A ogni elemento è associata una stanza del Padiglione centrale, ai Giardini della Biennale, ognuna curata da un diverso gruppo di ricerca. Una sedicesima stanza introduttiva raccoglie ed espone diversi trattati, manuali e testi di teoria architettonica, provenienti da tutto il mondo come del resto è internazionale la selezione dei materiali presenti nelle altre stanze, dalle maniglie ai muri e ai parapetti.   Scompare l’edificio, scompaiono lo spazio e il suo equilibrio complesso fra le parti, e trionfano a seconda dei casi lo schedario, il catalogo, la collezione o il campionario. Questo accumulo di pezzi, di frammenti costruttivi è inserito in un allestimento semplice, di atmosfera quasi industriale o fieristica, definito da pareti bianche ricche di testi, infografiche e materiale...

Biennale di Berlino 2014

Ha inaugurato a fine maggio l’ottava edizione della Biennale di Berlino. Sin dal 1998, la manifestazione tedesca coinvolge decine di artisti provenienti da tutte le aree geografiche in un mosaico di immagini e eventi dislocati per la città, facendo del recupero degli spazi dismessi e del carattere internazionale uno dei suoi tratti distintivi. Vetrina della ricostruzione culturale ed economica tedesca postunificazione, i contenuti della Biennale, al di là della selezione di opere e artisti o delle intenzioni curatoriali, si giocano inevitabilmente anche sulla scelta degli spazi che l’hanno ospitata nel corso degli anni.   L’essere stata teatro degli eventi storici che hanno riguardato gli equilibri internazionali per tutta la seconda metà del secolo scorso, fa di Berlino uno scenario forse troppo ingombrante per non considerarne il valore simbolico. Sarà per questo che una vocazione politica della Biennale, sia pure in forme diverse, non è stata mai assente?   Il curatore di quest’anno è Juan A. Gaitán. Di origini canadesi e colombiane, vive tra Città del Messico e Berlino, incarna l...

Quattro ipotesi sul commercio della libreria

Je vous dirai donc d’abord qu’il ne s’agit pas simplement ici des intérêts d’une communauté Denis Diderot   Prima ipotesi, apocalittica: le librerie scompariranno dai nostri quartieri, come già i minilab per lo sviluppo fotografico in un’ora, i negozi di dischi, e inoltre le cabine telefoniche e le buche per lettere. A giudicare dal loro attuale ritmo di chiusura, sembrerebbe anche che questo destino debbano incontrarlo presto, soprattutto quelle indipendenti. Il digitale smaterializza e disintermedia, mentre la libreria si trova in fondo in fondo a tutta una catena alimentare fatta di oggetti materiali e intermediari che producono un accumulo di costi e colli di bottiglia. I libri li compreremo altrove. O forse non li compreremo più e invece li prenderemo in prestito o a noleggio, anche quelli digitali.   Certo, certo, per le generazioni che li hanno conosciuti, il fascino della missiva vergata a mano, il tonfo dei gettoni digeriti dal telefono pubblico a scandire amori lontani, l’inconfondibile fruscio del vinile, la foto ingiallita in fondo al cassetto, rimarranno per sempre fondamenti dell...

Intorno a Ettore Sottsass

L’incontro con Andrea Branzi è stato uno dei momenti centrali della mia scrittura su Ettore Sottsass, che ho cercato di vivere come un viaggio.   Ricordo da bambina uno strano programma televisivo dove un omino ridotto in dimensioni microscopiche, come colpito da una strana magia, riusciva a viaggiare dentro un corpo umano attraversando organi, cellule, tessuti, membrane e scoprendo parti immaginifiche che abbiamo tutti dentro di noi e che ci appartengono nel profondo. Mi sono sentita un po’ così: un essere microscopico che viaggia dentro il pensiero di un gigante.   Mi ha sempre incuriosito il meccanismo del pensiero. Esiste un libro bellissimo di Giorgio De Chirico che si intitola proprio così, dove lui spiega con una certa ironia e sprezzo per l’opprimente protervia del pensiero dominante, come parlare con le immagini, i disegni, la pittura e gli oggetti non sia altro che un modo diverso dalla parola per pensare. Anzi. Forse più profondo e universale.   Questi sono stati i miei modelli. Sono partita con la scrittura per capire come fosse possibile raccontare il pensiero di un autore che pensa, disegna e lavora a...