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Lavoro

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Un documentario-inchiesta / Amazon, l’Impero del Tutto

Quando sentiamo raccontare di Amazon e di Jeff Bezos le pennellate retoriche che ne dipingono la storia vanno dal ricordo dell’epica ascesa di Sears, Roebuck & Co., la più grande catena americana di vendite al dettaglio per quasi tutto il XX secolo con il suo “Big Book”, il catalogo di ogni prodotto che si poteva trovare in commercio (e per cui ha scritto uno come Edgar Rice Burroughs, fra i pionieri della letteratura fantascientifica e ideatore di Tarzan); all’avventurosa impresa di William Moorcroft, sovrintendente delle scuderie per la Compagnia delle Indie Orientali agli inizi dell’800 ed esploratore alla ricerca di una via commerciale per la città santa di Buchara, nell’odierno Uzbekistan (dove riposano i suoi resti, in una tomba anonima e oramai scomparsa sulle rive del fiume Oxus).      Amazon è così raffigurata, tra l’epos di un capitalismo che tutto razionalizza e il romanzesco della scoperta di nuovi mercati, con a guarnire questo resoconto, almeno nei titoli di molti articolisti d’oltreoceano, il vecchio adagio di quel formidabile indagatore della moderna America che è stato Mark Twain: “First slowly, then all at once”. È così che Amazon crea...

I rami di attività economica / La casalinga di Voghera e le attività essenziali

La rottura della lavatrice   L’incommensurabile Alberto Arbasino è, ahinoi, morto, ma la casalinga di Voghera è viva. Da ultimo ha dovuto studiare i rami di attività economica. Il 21 marzo suo marito, nel tentativo maldestro di aiutare nei lavori domestici, aveva rotto la maniglia della lavatrice. La casalinga ha prima urlato; ha poi letto con attenzione il decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo, in particolare la lista delle attività economiche definite essenziali. Con sollievo (anche del marito) la casalinga ha scoperto che il ramo di attività economica “Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa” era stato incluso dal Governo tra le attività essenziali. L’operaio è potuto venire a casa, rigorosamente con la mascherina, e ha aggiustato la lavatrice (90 euro, con ricevuta fiscale, pagati naturalmente dal marito: chi rompe paga). Rimane un dubbio nella testa della casalinga: a che cosa cavolo servono questi rami di attività economica?   In tutte le scienze la classificazione è indispensabile. Gli zoologi classificano i vertebrati in cinque ordini: mammiferi, anfibi, pesci, uccelli e rettili. Classificano i loro oggetti gli archivisti e i...

Hong Kong / Noi siamo la rivoluzione

Il libro di Joshua Wong, Noi siamo la rivoluzione, pubblicato da Feltrinelli, è un bigino utile a capire cosa è successo e cosa potrebbe succedere a Hong Kong (e di converso a capire la Cina, di cui in tempi di coronavirus si esalta la capacità di risposta all’emergenza dimenticando che l’emergenza è stata negata per più di un mese grazie al fatto che le voci dissidenti venivano censurate). Il Porto dei Profumi fu colonia britannica fino al 1997 e poi, a seguito degli accordi tra Regno Unito e Cina, fu ricongiunto alla madre terra con la definizione “un paese due sistemi”. Gli accordi prevedono un periodo quasi infinito, cinquant’anni, per completare il ricongiungimento.   Fino al 2047 Hong Kong godrà di uno statuto differente da quello della Cina, e quindi sono previste elezioni a suffragio universale – come mai si erano tenute sotto il governo della Corona britannica – un corpus legis differente, e l'autonomia del potere giudiziario: ad oggi, Hong Kong conserva una sua moneta, da Hong Kong è necessario un visto per entrare in Cina, ma di suffragio universale per l’elezione dell’Assemblea Legislativa e del cosiddetto CEO (!) ancora non c'è l'ombra, la libertà di espressione...

Rancore / I russi in Val Seriana

In queste settimane mi capita spesso di provare un senso di vertigine e l’abisso su cui mi sento affacciato non consiste tanto nell’epidemia che sta travolgendo le nostre comunità quanto nella cronaca che ne accompagna il dilagare. E’ come se la Storia che si sta svolgendo fuori casa nostra, raccontata ogni giorno in ogni dove, abbia finito per riguardarci sempre meno. Sentirsi fuori dalla Storia in cui – noi per primi – siamo immersi: altro che vertigini. Il 27 marzo, il sito del New York Times pubblica un lungo reportage con fotografie riportate anche dall'Espresso di domenica, sulla lezione che l’epidemia nella bergamasca può e deve rappresentare per il mondo intero. Lo sfondo nero di quelle pagine è un pugno nello stomaco: i giornalisti e i fotografi del NYT sono entrati negli ospedali, nelle case di cura e, insieme ai volontari della Croce Rossa, perfino nelle case degli ammalati. Le didascalie compaiono sulle foto in sovrimpressione: Alzano Lombardo, Pradalunga, Gazzaniga… Paesi a pochi chilometri da casa mia, dove io non posso entrare se non per “gravi e giustificati motivi”, finiti sulle pagine del principale quotidiano americano e, subito dopo, sugli smartphone e sui...

1990-2020 / Trent’anni di Twin Peaks

L’8 aprile 1990, esattamente 30 anni fa, la rete televisiva americana ABC mandò in onda la prima puntata di Twin Peaks. Fu una rivoluzione, almeno parzialmente involontaria, nondimeno radicale: è ragionevole dire che nella storia del piccolo schermo esiste un prima e un dopo Twin Peaks. Sono molti i modi in cui si potrebbe raccontare lo show di David Lynch e Mark Frost, scandagliando le ragioni di un’influenza rintracciabile ancora oggi nella produzione televisiva più avanzata. Qui ne propongo uno quasi visivo, che organizza la materia attorno a quattro episodi iconici delle due stagioni storiche. Quattro quadri (o, se si preferisce, quattro mini puntate!) grazie a cui illustrare altrettante tesi sulla rilevanza storica di questa serie e sui modi in cui ha cambiato per sempre il panorama del piccolo schermo. Le tesi: la tv poteva essere complessa; poteva cessare di essere rassicurante; poteva forzare i limiti espressivi e tematici del piccolo schermo, avvicinandolo al cinema; poteva ambire ad essere un medium pienamente artistico.      Benvenuti nella “complex tv”: Northwest Passage (episodio pilota)   Un’alba brumosa. Un pescatore, sulla riva del...

Esseri umani in difficoltà / Didattica al serale

«Un giorno non avrai le ragazze, un giorno i ragazzi, e un altro giorno ancora quello che aveva fatto così bene la verifica di matematica è andato e non tornerà più.» (Valeria Parrella, Almarina)   Mauro, lo chiamerò così, ha diciotto anni e lavora in un piccolo supermercato vicino casa mia. Spazza i pavimenti, fa le consegne, si spacca la schiena nel magazzino.  È un mio studente e prima della quarantena ci siamo incontrati qualche volta, quando andavo a fare la spesa, e ci fermavamo a chiacchierare. Ha smesso di venire a lezione da un po’, eppure è uno dei più bravi, almeno nelle mie materie. In più è un rapper bravissimo, un giorno gli ho fatto spiegare la musicalità del verso in classe facendogli cantare uno dei suoi pezzi, c’è stata una standing ovation. È sottile, Mauro, introverso e intelligente, ha scritto un testo rap ispirato a Cavalcanti perché come lui vede nell’amore qualcosa di doloroso e insostenibile per la propria sensibilità. Durante l’ultimo compito in classe di italiano che gli ho visto svolgere, un testo argomentativo, ha avuto un crollo e voleva consegnarmi il foglio dopo quaranta minuti, in bianco. Diceva che non ce la faceva, che non era in grado...

Scenari / Libri, lettori, editori e librai alla stretta del Coronavirus

Per l'editoria italiana la crisi è esplosa prima del lockdown: “Nell'ultima settimana, quella dell'esplosione dell'emergenza, si registra un –23% sul mercato nazionale dei libri e addirittura un –55% su quello milanese” (Raffaella De Santis, E l'editoria italiana teme il contagio, in “la Repubblica”, 6 marzo 2020).  Questo calo è stato poi accelerato dalla chiusura delle librerie in tutto il paese, decretata il 9 marzo. Un'ulteriore difficoltà l'hanno segnalata alcuni “lettori forti” come Michela Marzano, che il 14 marzo ha twittato: “Scusate, ma capita solo a me (che leggo sempre, da sempre, tantissimo, sin da bambina i libri sono stati la mia ancora di salvezza) di non riuscire a leggere in questi giorni?” Una disaffezione dovuta anche alla bulimia di informazioni sull'attualità, all'ansia del presente che ci ha travolto nella fase più acuta della crisi. Diventa arduo trovare la distanza necessaria per farsi risucchiare dall'altrove del libro.  Dopo il lockdown, le aziende editoriali avrebbero potuto passare abbastanza facilmente al lavoro da casa e puntare sulle vendite online e sugli ebook. Ma le librerie restano il canale di vendita principale. Nei primi quattro...

Scene virtuali / Un oceano di voci

Il silenzio dei teatri chiusi nella capitale rimbomba nell’etere riverberando una molteplicità di voci. Il Teatro di Roma da ieri, venerdì 3 aprile, dà il via a Radio India, stazione radiofonica gestita ogni giorno dalle 17 alle 20 dagli artisti di Oceano Indiano, il progetto di residenze creative ideato da Francesca Corona, consulente artistica del Teatro India, lo spazio dello Stabile deputato alla sperimentazione di linguaggi e di nuove relazioni col pubblico. Con la chiusura per l’emergenza sanitaria dopo alcune settimane di riflessioni e confronti la programmazione annullata si è trasformata in un’originale stazione radiofonica liv, che si può seguire su www.spreaker.it e in podcast su Spotify e sui canali online del teatro. Gli artisti Fabio Condemi, Daria Deflorian, Dom-, Industria Indipendente, MK, Muta Imago, con molti ospiti, daranno vita a programmi di silenzi, sparizioni, dischi reali o immaginari, viaggi nelle rovine, audiopaesaggi, kamere speculative, evasioni, incontri con persone straordinarie e ordinarie, radiodrammi, musiche per danzare sfrenatamente, dediche, bagni di suono. Il palinsesto, in aggiornamento continuo, si leggerà sul sito del Teatro di Roma. I sei...

Navigazione locale di cabotaggio a vista con nebbia intensa / A scuola a distanza, in contatto

Tenuto conto delle vacanze di Carnevale, che in Piemonte iniziavano il 21 febbraio, è passato oltre un mese da quando la scuola è stata chiusa per l'emergenza Covid-19 (e io ho iniziato a scrivere queste righe). Prima ancora delle successive chiusure di parti del sistema economico produttivo e delle relative riorganizzazione dell'attività il sistema scuola ha dovuto reagire a un'emergenza inedita, sostanzialmente in base all'autonomia e in base alle indicazioni di orientamento del Miur (questa la nota del 17 marzo).   Non c'è al momento notizia ufficiale, ma è altamente plausibile che non si rientri a scuola prima di maggio; oppure che si prevedano le sole attività di conclusione dell’anno scolastico, cioè scrutini ed esami di Stato; questi ultimi potrebbero avere commissioni composte da membri interni e un presidente esterno, in grado di gestire una situazione congelata e ripresa in modalità d'emergenza; potrebbero prevedere solo una prova orale, semplificando di fatto le procedure delle prove scritte di massa (questo al 26 marzo, momento in cui la ministra Azzolina ha relazionato in Senato). Non si può escludere che gli esami siano sostituiti dallo scrutinio finale del...

W la radio / Diario di un’autrice radiofonica in quarantena

La sveglia è sempre alla stessa ora, sei del mattino. Quindici minuti di esercizi sul tappetino viola, colazione, bagno, vestiti, giacca e poi fuori. Le bambine salutano e mi augurano buon lavoro, io chiudo la porta, sfilo le scarpe e in punta di piedi salgo in soffitta, nascondiglio perfetto per lavorare qualche ora in santa pace. Lo studio approntato non è male – portatile, cuffia, casse, microfono, registratore – tradiscono solo la tuta, i capelli spettinati e lo stendino accanto al tavolo. Alle 7,30 arriva puntuale il messaggio di Nicola Lagioia, in conduzione a Pagina3, la rassegna stampa culturale di Radio Rai Tre di cui curo la redazione. Qualche giorno fa hanno montato nel suo salone un apparecchio che consente di registrare con una qualità superiore a quella di un collegamento telefonico, alle nove Nicola lo accende e inizia a parlare dal suo salotto, mentre un tecnico e un regista lo seguono dagli studi di via Asiago in guanti e mascherina, rigorosamente a un metro di distanza l’uno dall’altro; dall’altra parte della città poi ci sono io, che lo ascolto dal mio studio-piccionaia. Concludo il mio lavoro per la Rai, carico una lavatrice, chiudo il cestello, pigio il...

Gosio, Zuppi, Canfora e le parole dell'odio / Odi et amo

Ma che cosa è successo, non dovevamo odiarci tutti? Non eravamo immersi fino al collo nei discorsi d'odio, gli hate speeches che inondano tutto, dal web alle nostre bocche? Com'è che di fronte all'emergenza del virus siamo diventati improvvisamente buoni e buonisti, cantiamo e suoniamo insieme, ci abbracciamo virtualmente molto più di prima, sembriamo trasformati in esseri miti, benvolenti e solidali? Ma è poi tutto oro quel che luccica?   Nazionalismi vecchi e nuovi   Da una parte sì: le parole sono veramente più educate, i comportamenti più gentili e gli atteggiamenti più solidali. E questa è una cosa buona, direi. Ma... verso chi? Verso gli Italiani, circondatisi di Tricolori e InnidiMameli. Insomma, notiamo che il virus ha fatto risorgere nazionalismi nuovi e insidiosi che ripropongono, ripulita dai tratti virulenti del sovran-populismo, la contrapposizione noi/voi. Che in Italia così suona: «Noi siamo più bravi dei paesi del Nord, siamo arrivati prima a proporre misure restrittive mentre voi cincischiavate non sapendo che pesci pigliare». Cui si risponde più o meno così: «Noi abbiamo abbastanza respiratori, mascherine e soprattutto posti in terapia intensiva che ci...

Vigilare / La faccia nascosta dell’epidemia

Molti sono i giornalisti e gli intellettuali che, negli ultimi tempi, si sono cimentati nel descrivere, spesso con dovizia di particolari, lo scenario che ci si presenterà dopo l’epidemia. Queste analisi scontano necessariamente due limiti. Primo: le dimensioni di questa crisi non permettono di mantenere il distacco necessario a immaginarne ragionevolmente gli esiti. Secondo – ed è questo ciò che più rileva – tali esiti dipendono in gran parte dalla comprensione critica che, su ciò che sta accadendo, come collettività siamo in grado di costruire. Ed è questo che dovrebbe allora occuparci e, soprattutto, preoccuparci. La sensazione, infatti, è che l’emergenza stia legittimando una narrativa pericolosa, che reca come implicito il fatto che il solo metterla in discussione o problematizzarla rende colui che lo fa una specie di nemico della salute pubblica, che si sottrae a una tanto stucchevole quanto fittizia “unità nazionale”, alla quale saremmo tutti chiamati.   In altre parole, o uno si compra l’intera retorica di #iorestoacasa, dell’inno nazionale dai balconi, degli arcobaleni attaccati alle finestre e del quotidiano decreto del Governo (retorica sdoganata in modo più o meno...

Civiltà Appennino / Appunti per un’estetica (e un’economia) delle aree interne

Capita poche volte che un libro, anzi una collana di libri, nasca anche come progetto civile, dunque con un proposito più ampio della condivisione delle parole, delle emozioni, delle idee, insomma di tutto ciò che di vivo si origina dalle pagine dei libri.  Eppure Civiltà Appennino. l’Italia in verticale tra identità e rappresentazioni vuole essere anche questo. A cominciare dalla bella presentazione di Piero e Gianni Lacorazza dove la progettualità e la portata culturale dell’iniziativa viene lucidamente raffigurata. Una progettualità che ha come orizzonte tutto ciò che rende peculiare la montagna appenninica e la civiltà che a lungo vi ha trovato dimora e che, per quanto è stato possibile, ha modellato nel corso dei secoli quella montagna. Tutto peraltro avrebbe origine dal presente e da una domanda urgente, una questione in grado di unire analisi razionale e afflato emotivo, una domanda per far “dialogare” esigenza culturale e spirito civile. Qual è oggi la cifra degli Appennini? Qual è il loro destino sociale, economico, culturale?  Può il nostro paese, come ha fatto negli ultimi quaranta-cinquant’anni permettersi di fare a meno degli Appennini? Più che una domanda...

Speciale Fellini / Pubblicità: troppo bella per essere cattiva

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato. Quest'articolo di Giuseppe Mazza è una rielaborazione, realizzata appositamente per doppiozero, di testi contenuti in differenti capitoli del suo Cinema e Pubblicità – La relazione sorprendente (Editrice Bibliografica, 2019).      Come...

1927 - 2020 / Vittorio Gregotti, l’ostinazione per l’architettura

Si potrebbe considerare la perdita di Vittorio Gregotti in una certa misura “fatale”, nel senso che – al di là del morbo infuriante ai nostri giorni, che gli ha inferto il decisivo colpo di grazia – il suo stato di salute nell’ultimo periodo era già vacillante, tanto da non promettere di lasciargli a disposizione ancora molto tempo da vivere. E ancora di più: si potrebbe intendere la sua scomparsa come il triste epilogo di una vicenda – professionale e intellettuale – che, avendo egli raggiunto e superato il novantaduesimo anno d’età, si poteva tuttavia ritenere ormai conclusa da tempo. E invece così non è. Gregotti ha continuato fino all’ultimo a combattere la sua battaglia; una battaglia non soltanto per la propria sopravvivenza fisica, ma soprattutto – e innanzitutto – per la sopravvivenza della propria vitalità mentale, vale a dire per sfuggire alla “monumentalizzazione” di se stesso in vita, al vedersi consegnato una volta per tutte alla “storia”. Una battaglia combattuta fino alla fine per affermare – o spesso anche solo per ribadire – la propria idea: di architettura e di mondo. Basti dire che l’ultimo libro da lui scritto, ben lungi dal risalire a dieci o vent’anni fa (...

#iorestoacasa / Con streaming e radio #ilteatrononsiferma?

Vivremo in streaming, discuteremo in videoconferenza? Oggi sembra sia necessario. Il teatro si sta attrezzando. Chiuse sale, laboratori, spazi di prove, residenze e cantieri creativi, sospese rappresentazioni, presentazioni, tournée, per qualche giorno c’è stato sbigottimento, perfino qualche segno di dissenso e ribellione: come facciamo senza la cultura, senza l’arte? Poi teatranti, artisti, compagnie, organizzatori hanno provato a organizzarsi, prima utilizzando almeno i contenitori, le sale, poi sempre di più da casa. #iorestoacasa. In fondo abbiamo tutti computer, videoteche, televisori. Ma come sostituire, almeno in forma palliativa, la relazione teatrale? Allora streaming: attori, poeti, teatranti ripescano dai magazzini riprese di spettacoli e li trasmettono, oppure regalano pillole quotidiane di letture, interpretazioni, invenzioni, davanti a una telecamera. In studio con pochissima gente, un tecnico e chi recita, oppure sempre di più da casa propria. Come nell’e-learning – cercando di conservare qualcosa dell’emozione del rapporto dal vivo. Elencare tutte le iniziative è lunghissimo. Ho provato a mettere un annuncio su Facebook, e moltissime sono state le risposte. Alcune...

Vuoti e pieni / Diario di un’insegnante on-line

Insegno.  Il lavoro, quando può, se può, continua. In qualche modo.  Le lezioni sono online. Si moltiplicano le piattaforme. Su Argo è necessario controllare l’uscita di nuove circolari, tutorial per classroom, per google meet, tutorial pure per avviare la mail istituzionale. E poi ogni consiglio di classe una mail. Provare a organizzarci, un file excel per scandire le lezioni on line.  “Ragazzi magari iniziamo con Skype, che dite? E forse sarebbe meglio che facessimo una chat whatsapp, così vi comunico i codici di accesso per il materiale di classroom in modo piuttosto veloce”. Sono giorni, insomma, di iperconnessione, dove alcuni argini non tengono più: “vi mando un vocale altrimenti non riesco a tenere più il ritmo delle comunicazioni”.  La cattedra: mi viene da ridere, a pensarci.  Altro che cattedra: qui vedono la mia foto profilo whatsapp. E io entro nelle loro stanze da letto, tra i loro poster. Vedo i mobili, intuisco il resto della casa. Mi commuove, la loro vita. Guardarli appena svegli, seduti a un tavolo che non è il banco e con un volto che non riesco più ad associare in maniera così non mediata al loro posto sull’elenco del registro.  –...

America al bivio 2 / Ricchi ma buoni

Quando Bernie Sanders tuona contro i miliardari, il messaggio è più sfumato di quel che sembra. In ballo ci sono l’equità sociale, le tasse, le immense concentrazioni di potere. E l’ipocrisia inevitabile del filantrocapitalismo – l’idea, rilanciata da una grancassa culturale senza precedenti, che il bene degli ultraricchi sia quello della collettività.  Ben prima che Mike Bloomberg si affacciasse alle primarie dopo aver inondato il paese di filantropici miliardi, la figura dell’imprenditore votato alla causa umanitaria era uno dei profili più ricercati. Fra le star, Bill e Melinda Gates, Warren Buffett, Marc Zuckerberg e la moglie Priscilla Chan. A seguire, un codazzo di aspiranti ansiosi di macinare profitti e rendere il mondo un posto migliore. Lo scenario ha un che di paradossale. Mai prima d’ora le élite erano state così ansiose di salire sulle barricate del cambiamento sociale. E mai prima d’ora, dicono i numeri, sono state così potenti e predatorie. Decise a salvarci, ma alle loro condizioni. La filantropia non si discute, a rischio di sembrare ingrati. Soprattutto negli Stati Uniti, dove s’inscrive in una gloriosa tradizione. Sempre che in ballo non ci sia una società...

L'eccezionale e la normalità / Scuola e insegnamento a distanza ai tempi dell'emergenza

Nessuno si senta escluso. Questa potrebbe essere, a un primo sguardo, la chiave di lettura della situazione del tutto straordinaria che si sta delineando per il diffondersi del contagio del virus Covid-19. Quale aspetto della nostra esistenza non è infatti toccato dalle drastiche misure, proprie di uno stato d'eccezione, che il governo sta aggiornando quasi di ora in ora? Tra le risoluzioni che, da subito, hanno suscitato maggior scalpore e che, ancora, stanno stimolando la discussione vi è l'interruzione delle normali attività didattiche nelle scuole “di ogni ordine e grado”. La sospensione della didattica è stata immediatamente accompagnata dall'invito a sostituire le lezioni tradizionali con forme di apprendimento a distanza. Nel giro di pochi giorni l'invito si è trasformato in obbligo. Non è superfluo segnalarne il fondamento normativo. Nelle prime disposizioni urgenti si leggeva l'espressione “i dirigenti scolastici […] possono attivare, sentito il collegio docenti […] modalità di didattica a distanza”. Il DPCM del 4 marzo 2020 recita semplicemente: “i dirigenti scolastici attivano modalità di didattica a distanza”. Dalla possibilità si passa alla perentorietà, eliminando il...

Mondo e comunicazione / Critica della ragion digitale

Stiamo vivendo la quarta rivoluzione culturale della modernità. Copernico e Galileo hanno “rimosso la Terra e dunque l'umanità dal centro dell'universo”. Darwin “ha spodestato l'umanità dal centro del regno biologico”. Freud, e poi le neuroscienze, hanno dimostrato “che siamo ben lungi dall'essere menti interamente trasparenti a sé stesse”. La rivoluzione digitale, per Luciano Floridi, ci sta facendo scoprire “che non siamo entità isolate, quanto piuttosto agenti informazionali interconnessi”, che convivono in un ambiente globale (Luciano Floridi, Pensare l'infosfera. La filosofia come design concettuale, Cortina, 2020, € 16; sulla scia del precedente La quarta rivoluzione. Come l'infosfera sta trasformando il mondo, Cortina, 2017).   Da decenni siamo immersi nell'infosfera: almeno dal 1980, quando il futurologo americano Alvin Toffler lanciò il concetto nel suo saggio La terza onda. Nel nuovo habitat, spiega Floridi, da un lato dobbiamo interagire con artefatti ingegneristici sempre più sofisticati, dall'altro i nostri comportamenti sono diventati prevedibili e manipolabili: “Le tecnologie digitali sembrano talora conoscere i nostri desideri meglio di noi stessi” (pp. 14-15...

Materia e uso / Plastico

All’inizio è stato un sogno realizzato, un materiale resistente, duraturo, leggero, colorato, e soprattutto “plastico” – in grado di assumere ogni forma – che si adattava ad ogni uso. Un materiale della modernità che irrompeva nella lunga stagione degli attrezzi e dei contenitori di legno, ferro, alluminio, zinco, vetro, terra cotta, acciaio, stagno, ceramica, rame. Materiali quest’ultimi certamente naturali ma anche fragili o costosi oppure pesanti o rigidi. La plastica – notoriamente all’inizio della sua storia è stata una famiglia di polimeri derivati dal petrolio – ha fatto irruzione nella vita comune degli italiani e degli europei negli anni 50 per poi dilagare dal decennio seguente. La plastica è stata il prodotto che ha contrassegnato gli anni del boom economico, come da noi la Fiat 500, la Vespa, i jeans, la Nutella.... Dire plastica, moplen, nylon, terital... significava dire città, benessere, modernità, progresso... in quegli anni è stato così per tutti, per quasi tutti, almeno per chi non aveva abbastanza strumenti comparativi per scegliere, abbastanza lucidità per resistere agli scintillii della modernità. Mio nonno paterno apparteneva a questi ultimi, ricordo...

The Great Reversal / America al bivio/1

Per cogliere la rabbia e le speranze di questo tempo americano, basta mettersi in ascolto. Silenziato il rumore di fondo delle presidenziali, i tweet e gli uffici stampa, risuona nitido un cambio di passo e umore che deborda dalla cronaca politica e si rifrange in un fermento che con coraggio rilancia nel discorso pubblico i temi del vivere civile. È una stagione appassionata e complessa, in cui una parte del Paese prova con fatica a riannodare le promesse infrante dell’American dream – democrazia, diritti, libertà, eguglianza, opportunità. Il tradimento più subdolo si è consumato in silenzio nelle tasche dei cittadini, come racconta uno dei libri più letti e recensiti di questi mesi, The Great Reversal – How America Gave Up on Free Markets (Harvard University Press, 368 pages) di Thomas Philippon. La rivoluzione che negli ultimi vent’anni ha mutato la condizione degli americani ha infatti preso di mira i loro portafogli. A partire dal fronte spicciolo dei consumi.    Internet, telefoni, biglietti aerei. Il college. Le cure mediche, soprattutto, capaci di aprire voragini anche nel bilancio più florido. Gli Stati Uniti non sono più il paradiso dei consumatori. Anzi,...

La biblioteca di Atlantide / La sposa meccanica di Marshall McLuhan

Marshall McLuhan viene solitamente considerato il più importante studioso dei media. Nato nel 1911 a Edmonton, in Canada, ha studiato lingua e letteratura inglese a Cambridge e ha insegnato in diverse università, tra cui principalmente quella di Toronto, dove ha operato tra il 1946 e il 1979. Le sue vastissime conoscenze, relative soprattutto alla letteratura e alla cultura classica, gli hanno consentito di interpretare in maniera innovativa e originale il ruolo sociale svolto dagli strumenti di comunicazione. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo industriale è stata la sua prima opera ed è uscita negli Stati Uniti nel 1951. Si tratta di un lavoro che solitamente non viene molto considerato, ma che è invece estremamente importante, in quanto in esso McLuhan ha tentato per la prima volta di smontare i miti presenti nella cultura della società di massa.   Non è stato infatti Roland Barthes, come spesso si ritiene, a mettere per primo sotto accusa i miti della cultura di massa, in quanto il celebre volume Miti d’oggi è stato pubblicato dal semiologo francese sei anni dopo il testo di McLuhan. Questo testo, però, non ha goduto di una grande fortuna, perlomeno in Italia. Si...

Irrazionalità della politica / L’economia è la chiave della politica?

1. Qualche anno fa, un importante personaggio politico disse in un dibattito pubblico che alla base del terrorismo fondamentalista islamico c’erano interessi economici. Qualcuno gli fece osservare che l’idea che un giovane commetta una carneficina tra gente presa a caso e poi si ammazzi perché conti su tornaconti economici è evidentemente poco credibile; diciamo piuttosto che il terrorista spera così di andare in paradiso. Ma il personaggio aveva la risposta pronta: una massa di gente ingenua viene manipolata con argomenti religiosi da capi che mirano al potere economico.  È una variante di teoria cospiratoria della storia: il radicalismo religioso sarebbe un marchingegno trovato da certe classi dominanti per abbindolare i poveri. Questo non è escluso in certi casi. Ma dubito fortemente che i grandi trascinatori religiosi di folle fanatizzate lo facciano sulla base di strategie economiche. Osama Bin Laden era ricco, avrebbe potuto arricchirsi ancora di più e godersi i propri beni, invece ha attaccato la potenza americana, si è nascosto per anni e alla fine è stato ucciso. Avrebbe fatto tutto questo per estendere il proprio patrimonio? E si pensi agli attentati terroristici...