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Lavoro

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Dall'autore di Spillover / David Quammen, L’albero intricato

A partire dal luglio 1837, Charles Darwin tenne un piccolo taccuino, che etichettò con la lettera B, dedicato «all’idea più bizzarra che gli fosse mai venuta». Era un bel taccuino, adatto a un giovane di buona famiglia quale era Darwin: 280 pagine color crema, rilegato in pelle marrone. Non era un quadernetto usa e getta, quindi, di quelli dove appuntarsi velocemente un’idea e liberarsene dopo averla trascritta, usata o dimenticata. Il taccuino B era piccolo abbastanza da essere riposto in tasca e con un fermaglio metallico per tenerlo chiuso: era quindi anche un quaderno privato, se non addirittura segreto. Era il deposito dei pensieri e delle riflessioni che si agitavano in Darwin dopo essere tornato a casa dal viaggio sul HMS Beagle, un’esplorazione per mare e per terra durata quasi cinque anni: di fatto l’unico vero grande viaggio in una vita per altro agiata e sedentaria, ma sufficiente per innescare una catena di riflessioni così destabilizzanti da essere conservate, nella loro forma larvale, al sicuro in un taccuino segreto indicato dalla lettera B. A pagina 26 del taccuino, Darwin traccia uno schizzo a penna, un grafo irregolare in cui alcuni rami sono più lunghi di altri...

Paulo Mendes da Rocha / L’architettura come farmaco

Qualche tempo fa l’architetto Carlo Gandolfi ha pubblicato un libro intorno all’opera e al pensiero di Paulo Mendes da Rocha (Matter of Space. Città e architettura in Paulo Mendes da Rocha, Accademia University Press, Torino 2018). “Intorno”, piuttosto che “incentrato su”, definisce meglio il carattere del libro in questione. Non si tratta infatti di uno studio rigorosamente storico, “monografico”, come viene inteso questo termine in circostanze simili. Un altro libro dedicato al medesimo autore, di qualche anno precedente, dell’ottimo storico Daniele Pisani, fornisce un eccellente esempio di “monografia” scientificamente impostata in tal senso (Paulo Mendes da Rocha. Tutte le opere, Electa, Milano 2013). Il libro di Gandolfi ha un taglio affatto diverso. Non che Paulo Mendes da Rocha non vi occupi un ruolo centrale. E però, quella che egli offre al lettore è un’avventura – visuale e concettuale – piuttosto che una semplice esposizione dell’opera e del pensiero dell’architetto brasiliano.   Basti dire che – tra le molte altre – nel libro appaiono citazioni di La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, Georges Perec, Daniel Barenboim, Paul Ricoeur, Constantin Brancusi,...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 9. Scuola. Fine di un anno non finito

Nella seconda metà di luglio Milo Manara ha cominciato a disegnare acquerelli dedicati ai “lockdown heroes”: tutte donne; tutte recano la mascherina; la maggior parte di quelle donne sono anche madri dei milioni di studenti minorenni che conta la scuola italiana. Sono loro che hanno fatto da partner alla didattica digitale e hanno dovuto rinunciare al lavoro per imparare competenze digitali in tempi frenetici e stressanti. Un giorno Manara ha pubblicato la prima donna senza mascherina: non ce l’ha perché è in casa, sola; la ritrae di tre quarti, non vediamo quasi il suo volto; davanti a lei, sullo schermo del suo personal computer, la griglia dei suoi allievi, maschi e femmine; l’eroina del lockdown quel giorno è stata la prof, quasi triste, china sulla sua “mission”. Una immagine che trovo potente e esemplare di quei tre mesi in cui tutti avevamo paura del Sars-Cov-2 e tutti speravamo di sconfiggerlo con l’arroccare nei nostri appartamentini. Tutto è ricominciato, o quasi tutto: in particolare quello che significa spendere e guadagnare. La fine della stagione scolastica corporea è arrivata senza avviso dopo una vacanza; non ci siamo salutati, non ci siamo più visti. La...

Conversazione con Marco Gui / Distanti eppur connessi?

Le discussioni sulle tecnologie dell’educazione (ICT) sono frequentemente caratterizzate da un forte tasso di ideologia come ha rilevato, tra gli altri, Antonio Calvani. Lo stesso nome di learning technologies assume come naturale ciò che dovrebbe essere dimostrato, ossia la correlazione tra tecnologia e aumento degli apprendimenti. Le opinioni determinano i fatti, e li producono. In mesi segnati dalla didattica a distanza condotta attraverso un variegato uso di risorse digitali, è sembrato quanto mai opportuno rivolgersi a chi ha prodotto ricerche sistematiche, evidence based, sulla relazione tra media digitali ed istruzione. Marco Gui ha, infatti, all’attivo diverse pubblicazioni sul tema, quali A dieta di media. Comunicazione e qualità della vita (il Mulino, 2014), sulle problematiche della sovrabbondanza comunicativa e il Il digitale a scuola. Rivoluzione o abbaglio? (il Mulino, 2019), un bilancio delle politiche sulla digitalizzazione dell’istruzione.   Professore associato nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, Gui si occupa di sociologia dei media digitali e dell’utilizzo che ne fanno i giovani, aspetto che lo ha condotto a...

Incorruttibile / Plexiglass: dal Terzo Reich alle aule scolastiche

Se ancora non ci siamo impratichiti con il Plexiglass, tra poco lo dovremo fare, poiché sembra proprio che entreremo in contatto, se nel frattempo non è già avvenuto, con questo materiale plastico essenziale per garantire quel distanziamento sociale che ci difende dal Covid-19: fabbriche, negozi, bar, ristoranti, e presto anche le aule scolastiche. Il suo inventore è un chimico tedesco, che era anche farmacista, Otto Röhm. Nel 1901 creò un primo materiale cui diede nome di Acrylkautshuk partendo dalla sua dissertazione in cui discuteva il processo di polimerizzazione. Röhm è uno di quei chimici che interessavano a Primo Levi, non solo per via del medesimo mestiere, ma perché uomo dai mille talenti, un inventore che ottenne i suoi primi successi dedicandosi alla conceria. Isolò infatti gli enzimi che servivano nel processo di mordenzatura nell’industria del cuoio, utilizzando escrementi animali, in particolare le feci di cane. Un aspetto non così strano, se si pensa che ancora nel 1946, al ritorno dal Lager, lo stesso Levi insieme all’amico chimico Alberto Salomoni si dedica a realizzare un rossetto per un cliente nel loro laboratorio chimico utilizzando, racconta in Il sistema...

Claudio Ascoli e Chille de la balanza / Per una drammaturgia della distanza

Gli anni ’70 e i suoi 70 anni. È molto più di una semplice inversione di parole. Per Claudio Ascoli Napule ’70 racchiude il tempo di una vita, pensata e vissuta a teatro come atto di ribellione, di rovesciamento, di rivoluzione dell’ordine costituito. Personale, perché collettivo. E viceversa. È una conquista mai definitiva, mai raggiunta una volta per tutte e per sempre; è un orizzonte, piuttosto, che si sposta in avanti a ogni passo: che non cerca, trova. «Nella gamma delle mie priorità – afferma – la più alta è la libertà ed è il motivo per cui soffro l’istituzione. Io sono molto attratto dal sapere, non sono interessato al potere. Con Napule ’70 non voglio raggiungere un punto fermo, ma un punto di riflessione per capire cosa fare di nuovo, per trovare senso ai sensi». Parliamo a margine di una prova in vista del debutto nazionale al Napoli Teatro Festival Italia il 14 luglio (alle 21 e in replica straordinaria alle 23). Ci incontriamo a casa sua, ovvero nel Padiglione 16 dell’ex-manicomio di San Salvi, a Firenze. È la “città nella città” che lo ha accolto nel 1998 con Sissi Abbondanza, la sua compagna d’arte e di esistenza da oltre 40 anni, e i Chille de la balanza, la...

Scuola post shock

Si può riflettere di formazione scolastica, oggi, come si faceva prima della crisi del Covid-19, con gli stessi termini, gli stessi dati, le stesse prospettive? Possiamo ancora chiederci se sia giusto che chi si occupa di educazione faccia bene i conti con l’universo del digitale, le sue lusinghe e le sue insidie, come prima, e ricorra alle ‘evidenze fattuali’ per avere e dare indicazioni convincenti sull’uso dei dispositivi tecnologici? La mia risposta è negativa. Muove infatti da una prospettiva necessariamente più ampia di quella di cui molto si discute nell’attuale frangente, cioè del come e in quali condizioni materiali garantire la ripresa delle attività consuete. Nelle classi certo si tornerà, le lezioni prima o poi riprenderanno, via via si stabilirà, in un modo o nell’altro, un’accettabile o comunque accettata normalità. Non fa problema. Né lo fa la previsione di dover far ricorso ancora all’online, malgrado la gran quantità di riserve manifestate. Piuttosto, resterà, come problema aperto, imprevedibile nei suoi esiti, lo shock provato con l’interruzione delle pratiche scolastiche usuali: agirà in profondità e verrà a galla nelle situazioni critiche, che non mancheranno...

1929 - 2020 / Milton Glaser, I ❤ NY

Non poteva che morire a New York. Lì dove era nato nel 1929, nella stessa città che aveva celebrato con un logo nel frattempo diventato uno dei più spaventosi successi – perché fuori controllo, perché incommensurabile – della comunicazione moderna.   L’intera storia professionale di Milton Glaser è nel segno di un’intimità non convenzionale con il suo lavoro, con ciò che gli si chiede di raccontare, pubblicizzare, tradurre in grafica. Nei poster realizzati per Olivetti, come quello in cui citava un quadro di Piero di Cosimo, c’era il suo stretto rapporto con l’Italia, dove aveva studiato e si era educato all’arte colta. Nel logo per la Brooklyn Brewery, con quella grande B che sembrava uscita dal cappellino dei Dodgers, c’erano le passioni popolari della sua città, baseball in primis. Glaser prende dalla vita, respira la metropoli, non smette di guardarsi intorno e ricucire la sua esperienza con i segni che produce. Un dialogo intimo, ma in pubblico.     I love NY, che è il culmine di un’intera carriera, e forse anche di una stagione della comunicazione pubblicitaria, definisce non a caso un rapporto sentimentale, e va raccontato. Lo slogan e la campagna...

Tre centenari del design / Anna Castelli Ferrieri, la Regina della plastica

Se Milano e il mondo non avessero dovuto fare i conti con il distanziamento sociale e con le serrate imposte dal Covid-19, questo 2020 avrebbe visto degne celebrazioni per il centenario della nascita di Anna Castelli Ferrieri (1920 - 2006), designer di fama internazionale, tra le più autorevoli protagoniste del made in Italy e fra le prime donne del nostro paese ad avere svolto la professione di architetto.  O, almeno, ci piace pensare che ciò sarebbe potuto accadere. Figlia di Enzo Ferrieri, uomo di vasta cultura, tra l'altro, fondatore e direttore della rivista Convegno e degli omonimi teatro, circolo e casa editrice, Anna si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, con una tesi su Giuseppe Mengoni e sulla sua Galleria Vittorio Emanuele. Ancora studentessa, frequenta lo studio di Franco Albini, di cui apprezza l’approccio razionalista al mondo del design e dell’architettura, permeato di eleganza e di raffinatezza. Così ha dichiarato lei stessa in una intervista rilasciata a RAI Educational: “Il mio primo maestro è stato Franco Albini, un maestro razionalista. Io sono stata nel suo studio per due anni durante l‘università e questo è stato molto formativo...

Modelli alternativi / Le due università. Ipotesi sulla crisi italiana

Cosa mai mi avrà indotto martedì 9 giugno 2020, dopo una giornata trascorsa nella stanza virtuale di una collega per fare commissione di esami (sì, sono ricominciati) e a preparare la prova scritta a distanza del mio appello, che avrei somministrato l’indomani, a trascorrere un altro paio d’ore al pc, per cercare notizie e articoli prima, l’intero documento poi, del cosiddetto “Piano Colao”, il Rapporto del Comitato di esperti in materia economica e sociale licenziato per il Presidente del consiglio e i suoi ministri? E poi a scaricarlo sul mio cloud, a scorrere l’indice fino al paragrafo 4.5 “Istruzione, Ricerca e Competenze fattori chiave per lo sviluppo”, a cliccarvici sopra, ad aprirlo e a stamparlo? Non approfondisco le motivazioni di questo gesto insano perché il mio psicologo in questo periodo è già sovraccarico di lavoro. Beninteso: il testo non è niente di peggio di quanto chi ha conservato un residuo di interesse per le sorti dell’università pubblica italiana ha potuto leggere, fronteggiare, subire in almeno un decennio di provvedimenti e proposte, più o meno dalla “riforma” Gelmini (la quale era a sua volta il precipitato di almeno un altro decennio di istanze e...

1961-2020 / La legge di Luigi Spagnol

"Ma i genitori di questa Lara Spagnol che lavoro fanno?" "Non lo so, però ho notato che lei regala sempre libri Salani" "Ah, ecco". Avrei forse dovuto preoccuparmi?  Lo scambio di battute con mia figlia Caterina avveniva lungo il marciapiede che girava attorno all'isolato e portava da casa nostra a casa di Lara Spagnol senza neanche dover attraversare una strada. La piccola portatrice di dati anagrafici tanto impegnativi aveva invitato i nuovi compagni di classe della scuola elementare alla sua festa di compleanno, penso fosse il sesto. A non lasciarmi del tutto tranquillo sull'eventualità che si trattasse della nipotina di Mario Spagnol c'era la circostanza per cui quel suo cospicuo nonno, da me mai conosciuto, aveva fama di uomo temibile. Era stato collega e poi amico, editore, coautore di Giampaolo Dossena, che non mi amava affatto. Uno dei lupi editoriali di allora mi aveva detto sogghignando: "Dossena può essere di cattiveria spagnolesca, spagnolesca nel segno di Spagnol, ovviamente". Tutte le malignità e le allusioni velenose di quei reduci volevano essere divertenti: io ne ero invece annoiato. Ma intanto stavo per portare mia figlia a casa del figlio di Spagnol, e...

Capitalismo e micro-reti / Changemakers: i pirati della modernità

Nonostante sia un libro agile e scritto per essere accessibile al famoso pubblico al di fuori dell’accademia, Changemakers (Polity Press, 2019; trad it, Luca Sossella editore) di Adam Arvidsson è un libro che condensa anni di viaggi di ricerca, interviste, osservazione partecipante da Bangkok a Hong Kong, da New Delhi a Napoli, da Parigi a Londra e Milano. È innanzitutto un libro sulla storia del capitalismo, sulle sue dimensioni attuali (sia quella americana che quella cinese), sul suo futuro e sostiene che l’attuale capitalismo digitale, figlio del capitalismo industriale, è alle corde. Ma a differenza di tanti critici superficiali del capitalismo, non ci illude né con la prospettiva di un nuovo commonalismo all’orizzonte, né ci consola dicendoci che il capitalismo finirà con una rivoluzione. Mentre tutti i critici del Capitalocene (una visione più critica dell’Antropocene, che sostiene che l’impatto negativo dell’uomo sull’ambiente è da imputarsi non tanto all’uomo in sé ma al modello produttivo capitalista) volgono lo sguardo al parallelismo tra gli anni 20 e 30 del Novecento e i giorni nostri, Arvidsson ci invita a spingere lo sguardo molto più indietro e trova che il periodo...

Architettura e istruzione / Abitare le scuole

Guardo e riguardo da alcuni giorni il rendering diffuso dal Ministero dell’Istruzione e spero sia uno dei tanti scherzi che appaiono in rete da qualche mese. Ogni bambino inscatolato in una mini-stanza di plexiglass, seduto diligentemente al suo tavolino, ben vestito e concentrato. Provo ad allargare lo zoom e vedo venti stanzette simili, ben allineate seguendo una scacchiera regolare, tutte orientate verso la professoressa/maestra e la lavagna. Un vero incubo! Cento anni di pedagogia sperimentale in cui l’Italia ha dato un discreto contributo grazie a Maria Montessori, Lorenzo Milani, Mario Lodi e Reggio Children che vanno immediatamente in fumo. Tutte le recenti teorie pedagogiche che parlano di allargamento della vita comunitaria e relazionale, dell’annullamento della seduta fissa e obbligata, della possibilità per ogni alunno di esprimersi con la mente e il corpo, di un dialogo differente tra docenza e allievo, tutte queste belle visioni che stavano cercando di riplasmare i nostri vetusti edifici scolastici, si polverizzano a causa del covid-19 ma, soprattutto, di un disarmante ritardo culturale della commissione istituita dalla ministra Azzolina.   Francesca Cirilli,...

Voci per la riapertura / Nuovo Cinema Covid

L’assurdità, scriverebbe Albert Camus, della “peste” Covid-19 ci ha raggiunto con la forza di uno tsunami, lasciando implodere le idiosincrasie della nostra “ordinarietà”. La filiera cinema, di fronte al metaforico incendio delle strutture tradizionali, creative, sistemiche e di visione, si è dovuta confrontare, nel mezzo di un possibile collasso economico globale, con un’accelerazione vertiginosa dei processi di colonizzazione culturale messi in atto dalle grandi piattaforme e con una quanto mai necessaria riflessione sull’arte cinematografica che metta in discussione la tradizione, riaccendendone la vitalità che l'ha resa tale. Molteplici sfide in un brevissimo tempo. E una parola che riecheggia, incombe, declinata in molteplici significati e significazioni: innovazione. Sì, ma a quale prezzo? Con quali premesse? Innovazione rispetto all’arte cinematografica, alla tecnologia della visione o alla modalità di produzione? Il memorabile great lockdown che abbiamo vissuto – nella sua eccezione sanitaria ed economica – ha messo al centro le radici economiche dello sguardo cinematografico, ricordandoci da una parte la sua natura industriale dall'altra gli ammonimenti...

Capitalismo della sorveglianza / Bezos Amazon: vendere tutto

Nel 1994 il trentenne Jeff Bezos era un brillante e promettente manager di Wall Street. Lo folgorò un'intuizione destinata a cambiare il mondo. Internet stava esplodendo e l'azienda per cui lavorava, DESCO, stava studiando diversi business plan, compreso lo “everything store”, ovvero “il negozio che vende tutto”.  Era un progetto di intermediazione che si spacciava per disintermediazione, adeguandosi alla retorica del web. Era un obiettivo grandioso ma prematuro. Era impensabile “vendere tutto”. Bezos stilò una lista con una ventina di prodotti e decise che la categoria più promettente erano i libri. “Erano merce pura: tutte le copie di un libro presenti nei diversi negozi erano uguali tra loro, quindi gli acquirenti sapevano sempre cosa aspettarsi. All'epoca esistevano due principali distributori di libri, Ingram e Baker and Taylor, quindi un nuovo rivenditore non avrebbe dovuto contattare una per una le migliaia di case editrici. E soprattutto in tutto il mondo c'erano tre milioni di libri in catalogo”, molti di più di quanti potesse contenerne la più grande delle librerie (Brad Stone, Vendere tutto. Jeff Bezos e l'era di Amazon, Hoepli, Milano, 2014). Bezos voleva...

Insegnare / In che scuola vogliamo tornare?

In autunno, sul banco delle novità della biblioteca del liceo in cui insegno, c'era un libro adesso famosissimo, Spillover di David Quammen. L'ho tenuto in mano a lungo, sfogliandolo e leggiucchiandolo; l'amico bibliotecario mi ha chiesto se volevo prenderlo in prestito (mi conosce, e sa che di solito se tengo in mano un libro per un tot poi me lo porto a casa); ci ho pensato su, e poi gli ho risposto: magari in estate, adesso non ho il tempo di leggerlo. E poi, mi sono anche detto: una volta letto, dove trovo il modo di parlarne in classe, io che insegno storia e filosofia? Fatto è che il tempo di leggerlo (è un librone, anche se divulgativo), fra lezioni da preparare, compiti da correggere, e un mare di impegni burocratici da sbrigare, forse non lo avevano neanche le/i collegh@ di scienze. Poi è arrivata la pandemia, il manifesto ha intervistato Quammen, e di colpo tutto il mondo dell'informazione ha "scoperto" Spillover: e a me è rimasto l'amaro in bocca per non averlo letto e non averne parlato, che sarebbe stato utile, eccome. Potrebbero obiettarmi: ma se l'aggiornamento è un obbligo, leggere un libro per farne argomento didattico non è ottemperare a un obbligo di servizio?...

Topografia / Identikit sociale della pandemia

Nelle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco abbiamo sentito vibrare toni inusuali. Non solo per la citazione keynesiana in riferimento alla “giustizia sociale” (da quanti decenni il nome di John Maynard Keynes era bandito da via Nazionale?). E per l’insistenza sull’“incertezza” col socratico “so di non sapere” (quando mai un Governatore centrale si era esposto al rischio di dover bere la cicuta?). Ma anche per i reiterati richiami al problema dell’ineguaglianza, e ai rischi cui l’impoverimento degli strati sociali più svantaggiati può esporre l’intero sistema economico. Segni evidenti che ai piani alti la paura deve fare novanta, se il linguaggio si fa così esplicito. E quanto avviene “in basso” trova occhi e orecchi finalmente attenti. È prevedibile – ha fatto sapere Bankitalia a un pubblico reso enormemente rarefatto dalle regole del confinamento e del distanziamento – che la perdita di reddito dovuta al lockdown generalizzato e al rallentamento delle economie nazionale e globale colpirà in modo asimmetrico: in modo molto più duro in quel “quinto più basso della distribuzione” – cioè in quel 20% di famiglie con redditi inferiori – che vedranno...

Stati Uniti / Dollari e no dopo la fine del secolo americano

In questi giorni le fiamme degli Stati Uniti ci colpiscono e ci interrogano. Nella scia della più grave crisi sanitaria e all’inizio di una grande depressione economica, l’uccisione di George Floyd, la rivolta generalizzata e la repressione che ne sono seguite, riportano alla luce e intrecciano “i fili della rabbia americana”, come ha scritto sul manifesto Bruno Cartosio. Dello stesso autore arriva in libreria un saggio, Dollari e no. Gli Stati Uniti dopo la fine del secolo americano (Derive e approdi, aprile 2020), che funziona come una guida di lettura all’incendio. I due fili della rabbia sono il razzismo e la disuguaglianza. La pandemia, colpendo prima e di più, sia nel contagio fisico che nelle conseguenze economiche, gli afroamericani perché più poveri, ha tirato entrambi questi fili. E insieme ha teso all’estremo le contraddizioni della democrazia statunitense. Su queste il lavoro di Bruno Cartosio (lungo e ben conosciuto ai lettori di Doppiozero) indaga, con due premesse. La prima è la visione storica: “La repubblica statunitense non è nata democratica e la sua storia non è stata una progressione lineare verso il migliore dei mondi possibili”. La seconda è evidente sin nel...

Riforme, economia, diritti / La società giusta di Thomas Piketty

Nel corso della storia le guerre e le epidemie hanno periodicamente sconvolto le strutture economiche e sociali create dall’uomo. Secondo la maggior parte degli studiosi questi shock hanno avuto un effetto sia distruttore che equilibratore, spazzando via enormi ricchezze e quindi riducendo le disuguaglianze accumulatesi nel tempo. Oggi non sappiamo ancora quali saranno gli effetti del Coronavirus. C’è chi sostiene che i ricchi sono meglio attrezzati ad affrontare gli sconvolgimenti innescati dal contagio, e che quindi le disuguaglianze aumenteranno ulteriormente nel prossimo futuro. Altri invece intravedono la possibilità che una società più giusta ed equilibrata possa emergere dalla crisi.   Thomas Piketty è uno di questi. Circa sette anni fa usciva nelle librerie di mezzo mondo la traduzione di un voluminoso libro intitolato Il capitale nel ventunesimo secolo. Sarebbe diventato uno dei fenomeni editoriali del decennio, con centinaia di migliaia di copie vendute, elogiato da celebrità e premi Nobel. Nonostante le dimensioni (circa mille pagine), Il capitale nel ventunesimo secolo è un esempio interessante di scienza sociale accessibile al lettore medio. Utilizzando decine di...

Pandemia / Overtourism, ripensare le città

Le città italiane, gran parte delle città europee e molte metropoli globali, difficilmente reggeranno l’urto della violenta e improvvisa riduzione della domanda mondiale di turismo. Per quanto le politiche locali possano favorire o costringere il turismo interno, i flussi del turismo internazionale costituiscono il carburante atto ad alimentare il processo di valorizzazione dei capitali finanziari, trovando nella metropoli il luogo in cui scaricarsi e riprodursi. Rappresentano, questi flussi e l’economia che li istituisce, il cash flow in grado di materializzare capitali altrimenti virtuali. Non meno reali, forse, ma sicuramente più aleatori. Catene commerciali del food&beverage, hotellerie, edilizia e piattaforme digitali convergono in un unico movimento speculativo che, attraverso lo sfruttamento di una gigantesca manodopera urbana dalla parossistica produttività salariale, consente ai capitali virtuali di tradursi in profitti reali, re-investiti nella virtualità finanziaria e di nuovo catapultati nella ricettività turistica. Un circolo perverso.  La speculazione turistica probabilmente riprenderà – sarà costretta a riprendere – il suo “normale” corso fondato su di un...

Effetti economici / I conti del Covid

In un momento quanto mai delicato per l’Italia in cui non passa giorno dove non si parli delle gravissime conseguenze economiche della pandemia, stimate venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un crollo del Prodotto interno lordo quest’anno del 9% nella migliore delle ipotesi, che potrebbe arrivare al 13% nella peggiore (che non comprende tuttavia eventualità da lui definite “estreme”), in un momento in cui una parte della popolazione è sempre più disperata per la perdita di guadagni essenziali alla vita di tutti i giorni che non sarebbero stati sufficientemente tamponati dagli aiuti statali e un’altra parte fa forti pressioni per poter riprendere le proprie attività economiche, c'è chi si chiede se la “cura”, il distanziamento sociale e il lockdown, non sia peggio della malattia. E chi invece comincia a temere che – di fronte a una seconda ondata del virus – alcuni governi potrebbero decidere di non fermare più le attività a rischio, anche quelle non essenziali, costringendo le persone ad andare al lavoro e i ragazzi a scuola, nonostante il rischio di morte, sacrificando la vita di alcune persone per un supposto vantaggio economico che...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 8. Le formidabili ragazze del lockdown

La distanza non si è accorciata. Non fisicamente. Ma Didattica A Distanza (DAD) io non la chiamerò mai. La chiamo Didattica Digitale (DD): c’è, o meglio, dovrebbe esserci da minimo dieci anni, non come un rattoppo a un disastro planetario, ma come una delle didattiche per favorire meglio la realizzazione degli studenti, portarli a consapevolezza, autonomia, capacità di giudizio critico, valutazione delle fonti, ascolto delle opinioni degli altri ed espressione assertiva delle proprie. Ieri ho visto in piazza mamme con la faccia intelligente che facevano urlare a figlie di dieci anni con la faccia intelligente “no didattica a distanza! vogliamo le maestre!”… che altro avremmo potuto fare per evitare di morire in duecentomila invece che in trentamila? Andare in cassa integrazione e abbandonare davvero i nostri studenti?  Il peggio in questi tre mesi lo hanno dato i docenti che a stento si sono alzati dal divano da cui sparavano compiti confusi su WeSchool, su Telegram, su mail: a inizio marzo erano il 70% del corpo docente; le rappresentanze sindacali hanno chiesto che i bonus premiali vengano ripartiti equamente tra i colleghi; chi non ha fatto quasi nulla, facendo però andare...

Diario 8 / Scatole magiche da Silvan

Nell'ultima settimana ha tenuto banco il gioco politico. Non c'è un altro modo per dirlo, anche se l'idea di gioco in un momento così drammatico risulta terribilmente cinica e, dunque, mostruosa.  Ma questo è: gioco, balletto, teatro. Si comincia con la bagarre alla Camera seguita a un intervento del deputato 5stelle Ricciardi che prova, interrotto da urla belluine (e persino sputazzi di leghisti che per farsi sentire meglio si sono anche abbassati la mascherina, e poi, nella foga del battere pugni sugli scranni, hanno pure rotto un microfono, 'sti esagitati), a esporre una critica al modello Lombardia. Non che Ricciardi dica niente di particolarmente sconvolgente, solo un'imprecisione (l'ospedale in Fiera non è stato realizzato con soldi pubblici, bensì con donazioni dei privati), ma per il resto nulla di diverso da quello che diciamo, da giorni, da mesi, in tanti. Cittadini, medici, giornalisti, famiglie dei malati, movimenti, ripetono da tempo che così in Lombardia non va bene. Non è andata bene. È sotto gli occhi di tutti.    Eppure, guai! Bagarre! Che non si parli di commissariamento, che non è il momento di sollevare questioni e obiezioni, e guai a toccare la...

Modello Paperino / Che fatica la pigrizia!

Allora come è andata questa lunghissima quarantena e il Lockdown?   Così così. Ho dormito molto; ho letto poco; sono stanco per il troppo lavoro on line; e poi ho mangiato troppo, così ho preso peso.   Insomma sei stato un pigrone, salvo il lavoro da remoto…   Non proprio. Ho lavorato senza muovermi da casa e per questo mi sono affaticato più di quando andavo in ufficio in autobus, in tram o in bicicletta.   Lo sai che sto leggendo un libro che mi sembra perfetto per descrivere la tua situazione, che poi è stata anche la mia in questi due mesi? Si intitola La fatica di essere pigri (Cortina Editore) e lo ha scritto un professore di semiotica di Palermo, Gianfranco Marrone. Si parla di tante cose tra cui anche di uno dei tuoi eroi preferiti: Paperino.   Interessante. Forse non è un caso che l’abbia scritto uno di Palermo. Non per confermare un luogo comune, ma se c’è un luogo che abbino alla pigrizia è proprio la Sicilia, sotto quel sole cocente d’estate…   Sarà, io quando penso alla pigrizia mi si palesa davanti l’immagine di un messicano, sombrero calato sul viso, che fa la siesta. Ogni città, paese o nazione pensa che i pigri siano sempre gli altri...