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Lavoro

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Lega Internazionale per l’Educazione Nuova / Gli innovatori dell’educazione

I bambini e i ragazzi sono persone   Fino al XVIII secolo il bambino e il giovane erano considerati forme imperfette di umanità predisposte al male, al vizio, dunque vicine all’animalità. L’educazione era una forma di correzione dell’animalità originaria del bambino per fargli acquisire la virtù e il dominio di sé. I luoghi educativi dovevano essere chiusi e separati dalla vita reale. Non è un caso, dunque, che le scuole dell’Ancien Régime siano state costruite sul modello del chiostro e del convento: è nei collegi dei gesuiti e nelle scuole lasalliane che nasce quella che oggi viene chiamata la «forma scolastica» (insegnamento simultaneo e collettivo, classi omogenee per età, valutazione numerica, ecc.).    Nel XVIII secolo inizia però ad affermarsi una nuova idea dell’infanzia. Il bambino non è più considerato un essere imperfetto, gli si riconosce uno status a sé che merita rispetto. Jean Jacques Rousseau fece scandalo quando scrisse nell’Emilio: «Amate l’infanzia, favorite i suoi giochi, i suoi piaceri, il suo amabile istinto». Questo puerocentrismo è il tratto principale di quella che a partire dalla fine del XIX secolo sarà chiamata Educazione Nuova. Già...

Un libro di Ugo Morelli e Giuseppe Varchetta / Il lavoro non è più quello di un tempo

La visita si svolge nel capannone di una grande azienda di prodotti di pasticceria. E’ la seconda metà degli anni ’80 e il direttore tecnico ha chiesto a Francesco Novara la consulenza per definire un piano organizzativo in grado di conferire un maggiore tasso di qualità al lavoro dell’operaio, responsabilizzandolo tecnologicamente e liberandolo dalla pesante quantità della routine. Prima c’è stata una riunione con il management e i capi intermedi dei reparti in un clima di condivisione e soddisfazione generale. Quindi, il giro nell’area di produzione: strutturata in otto lunghe navate, una per ogni linea di produzione, senza alcun pilone di sostegno. Il rumore di fondo è accettabile e pare avvolgere i gesti di operai e operaie. Novara scambia qualche impressione con loro, rispondono sorridenti e gratificati dall’approccio confidenziale e dalle domande informali. Ma è presto distratto dalla presenza di un ballatoio che sovrasta la parte iniziale della sala. Il capo intermedio accanto coglie la curiosità e gli spiega che si tratta di una conquista del direttore tecnico il quale ne aveva imposto la realizzazione per poter controllare con un solo sguardo l’andamento della lavorazione...

Ravenna 10/15 gennaio / Va’ dove ti porta il cane

lunedì   Una donna e un uomo visitano un appartamento con il loro agente immobiliare. È un bell’appartamento, ristrutturato di recente, ha le piastrelle di Vietri e un terrazzino, grande abbastanza per mangiarci in due. In più ha le dimensioni ideali per una coppia, «ma anche per una coppia con un cuccioletto…» suggerisce malizioso l’agente immobiliare in un “a parte” indirizzato a Lui. «Cuccioletto… intendeva un cane?», chiede Lei sottovoce. «Green Pass e biglietto, signora, per piacere», mi interrompe all’improvviso il controllore. Alzo gli occhi dal fumetto che sto leggendo e glieli mostro entrambi. Poi mi guardo attorno. La freccia verso Bologna, quella delle quattro e mezza, è semideserta. Anche la stazione di Firenze alla mia partenza era insolitamente desolata. Mi tornano alla mente certe immagini del lockdown. Oggi però non ci voglio pensare. Risprofondo nella lettura, voglio vedere cosa risponde Lele (che poi sarebbe Lui). «Credo si riferisse a un bambino…» bisbiglia a Miriam (che poi sarebbe Lei). A questo punto entro in gioco Io, il lettore. Nella pagina successiva s’impone infatti uno stampatello, quasi segnaletico: «La storia da qui in avanti si biforca. Sarai tu...

Normalità / Negare il diritto allo studio

Spesso mi trovo a rispondere a domande che mi sorprendono. “Come stanno andando le cose all’università? I corsi sono ancora in DAD?” Mi rendo conto che questi dubbi sono legittimi per chi non ha l’istituzione accademica al centro della propria vita e non la vive giorno dopo giorno. È persino superfluo dire che si parla poco del tema. La scuola è al centro dei nostri pensieri in questi giorni, ma non possiamo dire lo stesso per l’università. Facciamo persino fatica a ricordare il nome della ministra che si dedica alla gestione degli atenei (Maria Cristina Messa) e siamo costretti a rintracciarla su Google: non troviamo sue interviste sui giornali e meno che mai ci capita di vederla nei dibattiti televisivi.   È quindi il caso di ricordarlo: nel primo semestre dell’anno accademico 2021-2022 le lezioni universitarie sono tornate a svolgersi in presenza, anche se le piattaforme digitali continuano a ospitare la modalità mista e a consentire la partecipazione da remoto. In effetti gli studenti che restano a casa sono tanti. È difficile offrire delle statistiche precise, ma ho provato a fare delle indagini, per forza di cose rapsodiche e quindi solo in parte attendibili. Parecchi...

Costi planetari / IA: né intelligente, né artificiale

Il Palaquium gutta è un albero che si trova principalmente in Malesia e produce un lattice naturale bianco latte, chiamato guttaperca. Alla fine del 19° secolo, questo albero, finì per essere il centro del più grande boom tecnologico dell’epoca vittoriana. Era stato da poco inventato il telegrafo e il mondo aveva appena iniziato ad essere connesso da chilometri di cavi elettrici per la comunicazione in tempo reale, tramite codice Morse. Nel 1848 lo scienziato inglese Michael Faraday pubblicò uno studio su The Philosophical Magazine sulle potenzialità del lattice di Palaquium gutta come isolante elettrico. Da quel momento, la guttaperca divenne un materiale preziosissimo, perché fu vista come la soluzione al problema dell’isolamento dei chilometrici cavi telegrafici che dovevano resistere alle condizioni ambientali del fondo degli oceani. Con la crescita del business globale dei cavi sottomarini, crebbe anche la domanda di tronchi di gutta di palaquium. Lo storico John Tully descrive come i lavoratori locali malesi, cinesi e dayak fossero pagati una miseria per i pericolosi lavori di abbattimento degli alberi e di raccolta del lattice. Il lattice veniva lavorato e poi venduto...

Un saggio di Schiavone e Galli della Loggia / Una profezia per l’Italia: ritorno al sud

Non sempre la fusione tra due soggetti ha un esito felice. In politica abbiamo più di un esempio di amalgama mal riuscito. E anche nella scrittura non è facile fondere due personalità, due intelligenze, due stili di pensiero diversi. Sono certo – conoscendoli bene – che un timore del genere lo abbiano avuto anche Galli della Loggia e Schiavone durante la stesura di Una profezia per l’Italia. Ritorno al sud (Mondadori, 2021). Ebbene, adesso posso dire che era un timore infondato. Non perché i due autori non siano diversi – lo sono, nelle competenze disciplinari, nella prospettiva analitica, nel carattere. Ma perché in questo caso le loro differenze, anziché stridere, hanno interagito positivamente, sommandosi in un saggio di grande qualità – solido, coraggioso, innovativo. I due tratti più marcati del loro modo di lavorare e, prima ancora, di pensare – l’ampiezza e la profondità ermeneutica da parte di Schiavone, la nettezza e l’incisività di giudizio da parte di Galli della Loggia – sono confluiti in un disegno che mette a frutto le loro differenze, senza perdere in unità e compattezza. Quello che ne è risultato è un quadro complesso, interrogato da due angoli di visuale diversi,...

Materia per materia / Insegnare filosofia

Una disciplina antinichilista   La scuola come ogni istituzione politica e sociale non è ubicata in cielo, tra le nuvole di Aristofane e le stelle di Talete o nell’iperuranio di Platone; essa è sempre immersa, testa, mani e piedi, nella realtà che è, nel presente che è dato. Nel nostro caso la scuola si trova in un qui e ora estremamente complesso, in un nuovo mondo digitale, interconnesso, veloce e liquido, in cui Dio è morto e sepolto, i padri-padroni sono finalmente evaporati, mentre nuovi idoli della tecnica e del consumo stanno rapidamente sorgendo. Il post-Novecento delle tante post-ideologie ha lasciato un grande vuoto che è stato rapidamente occupato da un nichilismo inquietante e feroce che tutto divora, compresa la scuola, la quale rischia sempre più di trasformarsi in uno dei tanti non luoghi anonimi dei nostri tempi, a metà strada tra un’azienda e un parcheggio, tra un centro commerciale e un talent show. E l’era del covid ha ancor di più acuito questo senso di vuoto, di solitudine e di smarrimento che da tempo serpeggia nel mondo scolastico.   Da questa nuda e disincantata fotografia è necessario partire se si vuole innovare la scuola e costruire un percorso...

Solitudini / Il paradigma del singolo

La pressione della realtà fa sì che le persone cambino o è la pressione degli uomini che trasforma la realtà? La domanda sappiamo che è inutile, lo scorrere dei due elementi uno sull’altro ha sempre fatto sì che le risposte fossero solo e soltanto funzionali a una qualche finalità specifica – culturale, politica, sociale, economica. Diciamo che ci sono momenti storici in cui ce la si prende con la realtà (che cosa voglia dire, peraltro, non è mai abbastanza chiaro) e altri con le inclinazioni umane, ma senza mai ottenere il quadro di una oggettiva descrizione dei fatti. La pandemia ne è un esempio perfetto. Questa dinamica macroscopica fa da sfondo all’avvicendarsi delle mutazioni antropologiche che caratterizzano le nostre esistenze; l’umanità si evolve introducendo delle varianti che a loro volta inducono altri cambiamenti.    E ora siamo giunti  nelL’era del singolo, così la definisce Francesca Rigotti nel suo ultimo libro (Einaudi 2021, pp.132): il singolo sembra infatti essere diventato il nuovo paradigma della nostra attuale società. Un ultimo passaggio del lungo percorso che va dall’organicismo dell’antichità in cui gli uomini si sentivano particella di un...

Dall’Urss: Molière e Arianna / Bulgakov e Cvetaeva: la distanza e la passione

L’Unione Sovietica negli anni venti e trenta diventò luogo ostile a scrittori e poeti. Qualcuno, come Marina Cvetaeva, era all’estero; qualcun altro, come Michail Bulgakov, dopo i successi dei suoi primi libri, fu sottoposto a feroce censura. Majakovskij si suiciderà nel 1930: in quella decade molti finiranno nei gulag o fucilati, oppure rimarranno oscurati.  Due libri, Arianna di Marina Cvetaeva, un testo teatrale uscito in autunno per Mimesis, e Vita del signor de Molière di Michail Bulgakov, in libreria il 10 gennaio per Feltrinelli, riportano all’attenzione la questione. In più ci ricordano quante possibilità abbia il teatro, oltre il momento della rappresentazione. Il primo, un testo drammatico, potremmo rubricarlo sotto la voce teatro di poesia, arduo da rappresentare, una sfida di parola poetica alle convenzioni della scena normale. L’altra, una biografia, respira di teatro da tutti i pori, e rappresenta la frustrazione di un autore emarginato di fatto dalla scena reale, ‘congelato’ da Stalin in un ruolo di aiuto regista in quel Teatro dell’Arte di Stanislavskij che disegnerà con tratti espressionistici, grotteschi, in quell’altro acre capolavoro che è Romanzo teatrale...

I Fondamentali di Frank Wilczek / La fisica che tocca il fondo

Se c’è un vizio comune alla nutrita messe di congetture cui per comodità ci si riferisce con “pensiero occidentale” è la fascinazione per il fondamento. L’ancoraggio solido a qualcosa che ha il carattere tangibile della permanenza. Qualcosa che non sia soggetto alle dinamiche distorsive della sensorialità e dell’esperienza prospettica, in cui la percezione è aggravata dal sospetto costante che quel che ci sta sotto il naso abbia dell’ingannevole. La fisica, la scienza più dura delle scienze naturali, non è insensibile a tale fascinazione. All’opposto, ha ricevuto in eredità dalla screditatissima metafisica tradizionale il compito di giungere al fondamento, vale a dire a quella posizione ben salda in cui il mondo si dà a vedere così com’è – obiettivo che persino la filosofia, solitamente incline a un’ambizione senza pudore, da Kant in poi ha volentieri demandato ad altre discipline. C’è quindi chi, nel pantheon dei fisici contemporanei, declina la ricerca del fondamento nel senso di una ricerca dei principi ultimi, detti appunto i fondamentali, capaci di superare i limiti prospettici degli esseri limitati che già sempre siamo e di restituire un punto di vista da cui “le cose”...

Un libro di Jacob Stegenga / Curare e prendersi cura

Ad un ennesimo, incauto, che un giorno gli aveva chiesto se avesse effettivamente letto tutti i libri della sua biblioteca, Umberto Eco raccontava di aver risposto che i libri non si comprano per leggerli – suvvia! – semmai per averli a portata di mano quando ti servono. Alla categoria appartiene di diritto Curare e prendersi cura. Introduzione alla filosofia della medicina di Jacob Stegenga, appena edito da Aboca (l’originale è del 2018, e mai come in questo caso le date contano), un libro che è bene sapere in che scaffale rapidamente pescare quando se ne abbia bisogno. E certo, a maggior ragione da ché le nostre vite sono state travolte dall’onda (anomala?) di Covid-19.   Infatti, a chi non è capitato in questi ultimi due anni – più o meno quelli che passano tra la pubblicazione originale e la traduzione nel nostro paese – di discutere di medicina, diagnosi, terapie, epidemiologia, studi clinici, farmaci, vaccini, efficacia, effetti collaterali, salute, malattia… in casa (spesso forzatamente) o in pubblico, ascoltando i pareri esperti, le convinzioni personali o le opinioni estemporanee? Quanti, tra coloro che la medicina la conoscono, la praticano, la studiano – qualcuno...

A che punto è la scena? / Premi Ubu, politiche e mondi possibili

Fine dell’anno. Tempo di bilanci. Anche nel periodo che stiamo vivendo, stretto fra l’impossibilità della rimozione di quanto accaduto e l’altrettanto comprensibile esigenza di andare avanti; nel permanere di uno schiacciamento sul presente che impedisce di affrontare un passato ancora in fase di elaborazione e però, perciò, pure di costruire un domani possibile.  Sarà rischioso, tendenzioso, vano, ma è un esercizio di analisi dell’accaduto – e, perciò, anche un po’ di immaginazione del futuro – quanto mai necessario. Anche perché a fine anno si affastellano occasioni di questo tipo, fuori e dentro casa, in teatro come altrove: dall’orizzonte imminente della domanda ministeriale per il nuovo triennio Fus, all’ormai fittissima moltiplicazione di premi che in Italia costella la chiusura dell’anno solare. Fra questi, il più storico e forse celebre: il Premio Ubu voluto da Franco Quadri, la cui 43a edizione, doppia stagione 2020-21, si è svolta il 13 dicembre al Cocoricò di Riccione e in diretta su Radio3.    La squadra di Politico poetico del Teatro dell’Argine di S. Lazzaro di Savena (BO). Che senso ha, dopo anni come questi – trafitti da difficoltà...

Ravenna, 6/11 dicembre / I nomi della rosa

lunedì   Ravenna. 6 dicembre. Lunedì, martedì e mercoledì: mancano tre giorni. Giovedì c’è la riunione finale del Campiello junior. Il compito di noi giurati è selezionare una rosa finale di tre titoli italiani dell’ultimo anno, destinati a ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni.  «Rosa finale». Mi è subito sembrata un’espressione bellissima. Scegliere è forse anche questo? Imparare, come l’elfo invisibile di Andersen, a distinguere tra loro i petali di un fiore?  Purtroppo, però, io non sono un elfo invisibile e oggi mi si pone un problema di ordine pratico: devo partire, questa sera sarò a Parma, dove ho spettacolo. Da lì andrò a Firenze e poi direttamente a Milano, alla riunione. Ho in testa sette libri preferiti. Da dove mi viene allora l’insana tentazione di infilarmeli tutti in valigia? Sono ottantadue!!! «Chiara, non fare la pazza», mi ha appena detto Rodolfo. Sa bene che la mia valigia rischia di portarla lui. «Non preoccuparti» gli dico, «davvero, ho le idee piuttosto chiare».  Ma poi penso: e se mi fosse sfuggito qualcosa? Se per caso volessi risfogliarne qualcuno all’ultimo momento, in questi giorni? Alla fine decido, ne prenderò solo dieci: i sette...

14 agosto 1928-9 dicembre 2021 / Lina Wertmüller: tutto a posto e niente in ordine

«Ero una rompiscatole fin da piccolissima. Non stavo ferma un momento, scalciavo piangevo strillavo e, soprattutto la notte, non dormivo, un aspetto, quest’ultimo, che si è trasformato in una consuetudine per tutta la vita. Tenendo conto che io, per quasi tutti i miei ormai parecchi anni, ho dormito in media tre o al massimo quattro ore per notte, posso ritenere di aver vissuto il doppio del tempo di una persona normale», così Lina Wertmüller (al secolo Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich) descrive sé stessa nel libro di memorie Tutto a posto e niente in ordine (che prende il titolo da un suo film, non autobiografico in quel caso, del 1974).    E lei, Lina Wertmüller, ha vissuto davvero più di una vita, icona del cinema italiano del mondo – sul serio, però, non per modo di dire. Muove i primi passi in teatro, lavorano a fianco di Guido Salvini, Giorgio De Lullo e Garinei e Giovannini, conosce Enrico Job con il quale inaugura un sodalizio per la vita (professionale e privato), poi è autrice e regista per la radio e la TV, dal varietà allo sceneggiato (Canzonissima e Il giornalino di Gian Burrasca), passa poi al cinema, prima come segretaria di...

Un libro discutibile / Mastrocola e Ricolfi: quale è il vero danno scolastico?

Nella relazione sulla Scuola normale maschile di Bari redatto nel 1885 da Antonio Labriola, ispettore del Regno d’Italia, possiamo leggere quanto segue: «Tutti gli scolari, e specie i convittori, mi fecero una sgradevole impressione. Pare che abbiano scritto su la fronte la pigrizia e la negghienza. Portamento fiacco e svogliato, nessuna emulazione. Subirono la ispezione senza parteciparvi con lo spirito, mentre in alcune altre scuole, e specie nella femminile di Bari, anche negli alunni e nelle alunne di poca cultura trovai cortesia e volontà di far buona figura. Il direttore non dissentì da me in questo giudizio. Quali le cause di questa decadenza della scuola? La facilità, dicono, delle ammissioni, perché di anno in anno il numero degli alunni va diminuendo».   Quasi un secolo dopo, nel 1976, la rivista specialistica Tuttoscuola, nata un anno prima, promuove un dibattito sulla necessità, avvertita come improrogabile, di ricomporre la distanza tra istruzione formale erogata e saperi realmente posseduti dagli studenti. Tra i partecipanti alla discussione figurano Giovanni Gozzer, democristiano, collaboratore del ministro Gonnella per la riforma della scuola media del 1962 ma...

Alfabeto finanziario III / Che cos'è l'euro digitale

Un nipote scatenato sui siti delle criptoattività. Un mercoledì di novembre l’assemblea di condominio del nostro palazzo è saltata, per mancato raggiungimento del numero legale. Alcuni hanno esultato e si sono precipitati a casa per vedere la partita della Champions League di calcio. Altri condomini si sono depressi, constatando che la tortura della riunione era solo rimandata. Mentre stavo per lasciare la riunione, sono stato avvicinato dalla signora Menegazzi e dal signor Angeloni, gli inquilini del sesto piano. In maniera gentile si sono detti preoccupati per il nipote Giuseppe. Ecco una sintesi delle preoccupazioni “A dottò, semo aggitati pe’ nostro nipote Giuseppe. Sta tutto er giorno davanti ar computer a comprà Bitcoin e altre cose. Ma noi non ci capiamo un cavolo. A scuola va bene, è bravo, educato, ma vorremmo esse sicuri che non faccia cavolate. Sta sempre a giocà su una piattaforma, che ora è diventata pure ’o sponsor della prima squadra di calcio della capitale. Mo Giuseppe dice che nun compra più Bitcoin, che s’è buttato sulle stable coins, su Tether. Ma che vor dì? E poi abbiamo letto che la Banca centrale europea vo’ fa’ l’euro digitale. Se semo persi a capì ste...

Milano, 29 novembre/4 dicembre / Se cercavi aiuto, sta per arrivare

lunedì   Sono i miei ultimi giorni alla Paolo Grassi. Questi mesi sono volati: è da settembre che faccio lezione qui, ogni settimana, agli studenti del terzo corso autore. La materia si chiama “tecniche di scritture drammaturgiche”. In sostanza devo accompagnare i ragazzi alla prova di diploma, che consiste nella composizione di un testo teatrale che verrà messo in scena dai compagni attori e registi. La scuola ci offre questo tesoro: centoventi ore tutte nostre e, visto che gli studenti sono solo due (Elena e Giuseppe), il tesoro non è nemmeno piccolo, mi pare.  Penso che questo è il primo corso lungo che tengo dopo le chiusure: è stato molto bello ritrovarsi in presenza, tornare a stringere relazioni con persone più giovani ed è anche stata un’occasione, in fondo, per interrogarsi in un altro modo su cosa stia cambiando e come. La prima cosa che Elena mi ha detto, il giorno che ci siamo conosciute, è che provava una grande rabbia. La seconda è che il suo testo non avrebbe avuto nulla a che fare col Covid. Anche Giuseppe era d’accordo. «Basta, non se ne può più».     Penso che, dalla riapertura in poi, noi teatranti abbiamo preso a interrogarci ossessivamente...

Un libro di fotografie di Ramak Fazel / Silicon Valley – No _ Code Life

Cos’è la Silicon Valley? Dove si trova, come vivono, chi sono davvero gli abitanti di una zona fantasma, difficilmente circoscrivibile sulle mappe? Ramak Fazel ha cercato di mostrarlo, in un lavoro crudamente documentativo sviluppato tra il 2019 e il 2020 (proprio poco prima che esplodesse l’allarme pandemia) nell’arco di sei settimane, nel libro Silicon Valley – No_Code Life.  “Loro sanno tutto di noi, ma noi cosa sappiamo sulla vita nella Silicon Valley?”, è stata la domanda scatenante durante una cena avvenuta nel 2016 in un ristorante in Piazza Duomo a Milano tra quelli che sarebbero diventati i fondatori del progetto “Tod’s No_Code”, inaugurato nel 2019, che vuole appunto sistematizzare varie discipline, integrando le nuove tecnologie con l’artigianato italiano, per portare a galla i temi salienti della nostra contemporaneità. Per questo motivo hanno subito coinvolto Ramak Fazel, nato nel 1965, ingegnere meccanico e fotografo cresciuto tra Teheran, Utah e Indiana.    Fazel, come si legge nella breve nota biografica dedicatagli all’inizio dell’elegante e voluminoso libro edito da Rizzoli New York e in Italia da Mondadori Electa, “lavora dentro, intorno e...

Dijon, 22/27 novembre / Imparare ad aprire le ombre

lunedì   Mi trovo a Dijon da due giorni per l’allestimento di un’opera di Haydn, L’isola disabitata, che debutterà sabato prossimo. Luigi è qui da poco meno di un mese a provare coi cantanti. Al mio arrivo trovo Madame Devret ad accogliermi nell’appartamento di rue Berbisey che l’Opéra mi ha destinato. Da quando siamo stati chiusi, ogni volta che mi trovo ad alloggiare in una casa non mia, molto spesso in realtà, non riesco a non pensare come sarebbe trascorrerci un intero lockdown. Questa casa è calda e confortevole, ha il soffitto e i pavimenti in legno e una bella vetrata che divide la zona giorno dalla zona notte. Solo che ha punti luce decentrati e soffusi, di quelli che mandano morbidi aloni ocra tutto intorno e sembra fatta solo per trascorrerci serate infinite a chiacchierare con gli amici, magari con un bicchiere tra le mani (questa casa, infatti, è piena di bicchieri, tutti bellissimi).   Io però dovrò scriverci e studiare, almeno per il tempo che non trascorrerò in teatro. La prima cosa che faccio rimasta sola, dunque, è svitare e riavvitare freneticamente le lampadine e spostare ogni lampada possibile per concentrare la luce in un punto che coincida quanto...

Mai dire Maid / Sarà mai felice una colf?

“Voglio un mondo in cui chiunque possa arrivare fin dove i suoi sforzi e il suo talento lo possono portare” ha detto il presidente Obama un centinaio di volte nei suoi discorsi al popolo americano. Non è il mondo in cui si muove Alex, la protagonista di Maid, una miniserie televisiva di Netflix tratta dal bestseller autobiografico di Stephanie Land (Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother's Will to Survive).  O forse sì. Forse il mondo che Obama si immagina non è così diverso dal mondo di Maid, perché tanto in questa storia, come nella visione di Obama (la sua vision), si combinano gli elementi fondamentali della narrazione del sogno americano e cioè il talento, il duro lavoro, un movimento verso l’alto (“fin dove”), più un quarto elemento che in genere è solo implicato o relegato nello sfondo, ma altrettanto fondativo: la condizione degli umili senza arte né parte da cui i meritevoli si affrancano e che resta, lì in basso, negletta e deprecata. Attorno a questo dubbio girano le riflessioni del presente articolo.   Alex è una giovane madre statunitense che per uscire dalla relazione malata e violenta con il marito è costretta a entrare nella povertà estrema. Fugge di casa...

Materia per materia / Insegnare le scienze umane

Una storia edificante   Durante un consiglio di classe il professor Adalberto Somma che insegna matematica in un liceo delle scienze umane fa notare che l’allieva Piera Pieri è molto brillante nella sua materia e si chiede come mai non abbia frequentato il liceo scientifico. La conclusione che possiamo trarre da questa affermazione è che se l’allieva fosse stata molto brava in letteratura italiana e in latino avrebbe dovuto iscriversi al liceo classico e se fosse stata fortissima in lingua straniera forse avrebbe potuto iscriversi al liceo linguistico. Ma la domanda che sorge dopo questo racconto è: chi dovrebbe iscriversi al liceo delle scienze umane e che capacità, passioni e interessi deve avere? Quello in cui insegno è un liceo considerato “debole” per il riverbero della cultura idealistica di stampo crociano e gentiliano che ha sempre visto negativamente le scienze sociali. Le critiche di Croce e Gentile alla sociologia, alla pedagogia (si pensi alla battaglia persa da Maria Montessori in Italia) e alla psicologia pronunciate a convegni e vergate inizialmente sulle pagine di “La Critica” hanno lasciato un segno deciso che è presente negli angoli più impensabili della...

Chiude la Biennale di Architettura / L’assenza del passato e il principio di precauzione

Si è appena conclusa la XVII Mostra internazionale di Architettura di Venezia, con un incremento del numero di visitatori rispetto al 2018 che da una parte conferma la tendenza delle ultime edizioni, dall’altra il successo di molti altri eventi e mostre di questa estate. Emerge un diffuso desiderio di prossimità, normalità, e di certi riti, rassicuranti, come ad esempio suggerisce il caso del Salone del libro di Torino dello scorso ottobre.   Le istituzioni culturali non sono state le uniche a beneficiare del ritorno alla apparente normalità che ha contrassegnato l’estate scorsa. Negli stessi mesi della Biennale di Architettura, ad esempio, l’Architecture Billings Index (ABI), un indicatore economico che misura l’attività edilizia nel settore non residenziale negli Stati Uniti, risulta in continua ripresa, nonostante il progressivo aumento dei costi del lavoro e dei materiali da costruzione. Tutto questo con grande soddisfazione di molti architetti e delle diverse componenti del settore delle costruzioni, un settore che si caratterizza per la sua vasta impronta ecologica, il suo consumo energetico, e la sua considerevole produzione di rifiuti. L’andamento dell’ABI...

Materia per materia / Insegnare latino e italiano

Accelerare e chiarire sono, secondo me, i due verbi più adatti a descrivere l’effetto della pandemia sulla scuola (taccio di quelli più dolorosi). In un organismo complesso, stress prolungati e violenti accelerano il collasso delle parti deboli o invecchiate e chiariscono i processi e tessuti su cui è necessario intervenire. E Telmo Pievani ci ha dimostrato come l’evoluzione dei viventi lavori in modo imperfetto, riadattando il vecchio a usi imprevisti e rappezzando in modo creativo qua e là. Così fa anche la scuola, che è certamente viva e complessa. Scendiamo allora in un suo grumo di cellule: un liceo scientifico e linguistico lombardo, lontano dalle città; millecento studenti e una buona reputazione nel territorio. Aumentiamo l’ingrandimento fino a osservare l’esperienza di un insegnante di italiano e latino durante la pandemia e poco prima.   A scuola ci sono corpi   La prima cosa che la pandemia mi ha chiarito è che si insegna e si impara soprattutto con il corpo: quello dell’insegnante e quelli degli allievi, insieme nella stessa aula. Isaac Asimov lo aveva raccontato nel 1951 in The Fun They Had. Purtroppo, e forse inevitabilmente, anche dopo la pandemia nelle...

Alla Triennale di Milano / Cleopatràs di Giovanni Testori

L’ultima regia di Valter Malosti è di rara potenza. Porta in scena Cleopatrás, un testo di Giovanni Testori di cui ricordiamo altre due riuscite versioni di qualche anno fa: quella del 1996 con Sandro Lombardi, che vinse il premio Ubu come miglior attore per l’interpretazione, produzione i Magazzini e regia di Federico Tiezzi; e quella del 2014 Atir con Arianna Scommegna, con la regia di Gigi Dall’Aglio. Questo ultima versione del suo lavoro teatrale sulla regina testoriana aveva debuttato nel settembre 2020 al Teatro Carignano di Torino; ora in tournée, lo abbiamo rivisto al teatro della Triennale di Milano. Una Cleopatrás, quella di Malosti, interpretata magistralmente da Anna Della Rosa, che si riconferma una delle più interessanti attrici del nostro teatro di ricerca per fortuna ricco di personalità femminili di grandi qualità.   Foto Tommaso Le Pera. Far rivivere il linguaggio di questo vulcanico scrittore, drammaturgo e critico d’arte, imbevuto di retrogusti padani, non era semplice. In quanto è tutto un susseguirsi di intrecci dialettali con tinte espressionistiche, colme di neologismi, deformazioni e recuperi linguistici che da sempre caratterizzano la prosa neo...