Categorie

Elenco articoli con tag:

Lavoro

(949 risultati)

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Si! può! fare! (un nitrito per la poesia)

Se uno di loro è assente due, tre, cinque giorni e chiedo che ne è di lui nessuno ne sa niente. Ma come? Siete compagni e non volete neanche sapere se sta bene? Se è scappato di casa? Se è in ospedale. No. Nessuno si frequenta di pomeriggio o nel week-end, e solo qualche maschio ha il suo piccolo branco con cui fa la ronda al massimo per alcuni isolati del quartiere. «Professore, cosa ha fatto durante le vacanze di Natale?». Ve lo dico soltanto se poi dopo anche voi mi dite cosa avete fatto. Mariella è andata a Milano: bene, cosa hai visto? «Niente». Come niente? «Eh sono scesa alla stazione e ho cominciato a camminare». Hai visto negozi, musei? Sei andata a vedere le vetrine di via Montenapoleone? «No, giravo.» Aurelia è andata in montagna due o tre giorni: non c’era un fiocco di neve, tranne quelli sparati dai cannoni sulle piste da sci. «Ho fatto qualche camminata». La maggior parte di loro è stata a casa, andava a letto tardi, e crollava con lo smartphone sul naso nella cameretta. E la mattina dormiva ad libitum: «Io mi alzavo sempre a mezzogiorno!». Nessuno è tornato al paesello, né al Nord, né al Centro, né al Sud, né tanto meno in Romania, Moldavia o Egitto o Tunisia o...

OGR Officine Grandi Riparazioni Torino / Mike Nelson. L’atteso

Al di là di un’alta e lunga vetrata, compare il retro di un anonimo imponente tabellone per affissioni in legno alto circa dieci metri; quattro motociclette, alcune a terra, altre disposte in direzioni diverse; delle autovetture (per la precisione dodici, di diversi modelli e marche) e un paio di furgoni, tutti con i fanali accesi e rivolti verso lo spettatore. Da un’apertura della vetrata, si accede in questo ampio ambiente con il pavimento completamente ricoperto da un consistente strato di macerie e materiali di risulta di oltre duecento tonnellate. Si presenta così l’ultimo lavoro site specific di Mike Nelson, nella navata del Binario 1 delle OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino (il più grande impianto industriale, sorto nella città piemontese nel 1895 e attivo fino al 1992; solo il provvido intervento della Fondazione CRT ne ha sventato l’abbattimento, acquisendo e riqualificando la storica fabbrica in cui si riparavano i treni). Nato a Loughborough (Regno Unito) nel 1967, Mike Nelson, largamente conosciuto per le sue grandi installazioni create con una ricca quantità e varietà di materiali esposte in tutto il mondo, con la curatela di Samuele Piazza, si è confrontato...

Un’idea di leggerezza / I teatrini della vita degli oggetti

Soltanto nelle botteghe degli artigiani e negli studi degli artisti, abitate da visionari creatori e venditori di bellezza, la materia sembra assumere le vere forme alle quali era destinata. Come mostrano le incompiute possenti statue del ciclo dei Prigioni di Michelangelo Buonarroti, le figure sono già dentro la materia e aspettano soltanto la scintilla della creatività per essere liberate. “La materia è l’entità più passiva e indifesa del cosmo. Ognuno può plasmarla, modellarla, a ognuno essa obbedisce. Tutte le organizzazioni della materia sono instabili e fragili, facili a regredire e dissolversi. (…) Non esiste una materia morta, la morte è solo un’apparenza dietro cui si celano ignote forme di vita. La gamma di queste forme è infinita, i toni e le sfumature inesauribili”. Così scriveva lo scrittore ebreo polacco Bruno Schulz nel suo fantasmagorico libro Le botteghe color cannella (1934). Come suo padre Jakub, protagonista dei racconti, che nella bottega di tessuti all’angolo della piazza principale di Drohobycz, nella Galizia orientale, inventava forme folli e mirabolanti, Guido De Zan, nella sua bottega-laboratorio di fianco alla chiesa di San Lorenzo, nel centro di Milano...

Un diario del tempo in rete / La vita sociale dei media

In questi primi giorni dell’anno, gli unici, insieme a quelli centrali d’agosto, in cui la vita scorre un po’ più lenta e ricevi meno email del solito, mi sono accorto di aver speso più tempo del solito a consumare media di varia natura e ho provato a tenere un diario quotidiano del tempo speso con i media e in che modo ho speso questo tempo. È un esercizio per le vacanze che avevo assegnato ai miei studenti del corso in Big data, media digitali e società che tengo all’università di Siena, un esercizio che ho preso in prestito (se non quasi integralmente riprodotto) dalla ricercatrice americana della Aarhus University Annette Markham, che ha pubblicato un articolo scientifico su questo metodo: Critical pedagogy as data literacy.      L’idea è quella di rivolgere lo sguardo su di sé in maniera critica, prendendo coscienza, cioè portando in primo piano, delle pratiche quotidiane legate al consumo dei media e di quanto queste pratiche producano flussi di dati che non controlliamo. Ma via via che compilavo questo diario, mi sono reso conto di qualcos’altro, che non aveva a che fare con la politica dei dati, bensì con il nostro rapporto quotidiano, intimo e fertile, con...

Una conversazione con Filippo Ceccarelli / "Questi qua" al potere

Il mostro, come lo chiama, l’autore è un tomo di 958 pagine dove si racconta la storia della politica italiana e dei partiti cominciando dai grandi dominatori della prima repubblica, i democristiani, sino ad arrivare a “questi qua”, ovvero gli attuali governanti gialloverdi. S’intitola Invano per indicare che è tutto vano, inutile, che il potere è vanità delle vanità, come dice l’Ecclesiaste. Filippo Ceccarelli, romano, firma di “La Repubblica”, è l’archivista e il commentatore curioso e onnivoro di un cinquantennio della nostra vita nazionale. Dopo i democristiani, dalle origini ad Aldo Moro, ci sono Craxi e i rampanti, la caduta e il marasma di Segni e Di Pietro, quindi i barbari della Lega con Bossi, e i comunisti, da Berlinguer a D’Alema e Veltroni, i fascisti, il lungo ventennio berlusconiano, infine l’Ulivo che prende fuoco, ed eccoci qui, ai giorni nostri.   Filippo Ceccarelli: Comincio dalla metà degli anni Sessanta, quando ho iniziato a occuparmi di politica, ma c’è anche il prima. Quando incontravo i grandi, Nenni e Moro, necessariamente mi documentavo; sentivi in loro il peso dell’esperienza e l’importanza che avevano avuto.   Marco Belpoliti: Tutto questo...

Arte come rinaturazione alla Galleria Nazionale di Roma / Non è la fine del mondo

«Un po’ di possibile, sennò soffoco», invocava Gilles Deleuze nell’Immagine-tempo (dieci anni prima di trarre le conseguenze, di quell’esaurimento). E se la premessa è che «abbiamo bisogno di ragioni per credere a questo mondo», uno dei pochi gesti intellettuali che nel nostro tempo provino a trovarle, queste ragioni, è Il mondoinfine: vivere tra le rovine, la mostra-concetto (come si dice concept-album) ideata da Ilaria Bussoni (e a cura sua e di Simone Ferrari, Donatello Fumarola, Eva Macali e Serena Soccio, fino al 23 gennaio alla Galleria Nazionale di Roma).    Chiara Bettazzi, Il mondo infine.   Bussoni è una giovane filosofa che dopo una formazione parigina ha messo al lavoro il pensiero nella forma dell’immaginazione editoriale, dando vita fra l’altro presso DeriveApprodi una collana, Habitus, che ha superato i venticinque titoli (densissimo, infatti, il catalogo-manifesto della mostra). A inaugurarla un testo imprevedibile di Gilles Clément, l’Elogio delle vagabonde: «erbe, arbusti e fiori alla conquista del mondo», in una rinaturazione (o rinselvatichimento) del paesaggio dopo la fine del cosmo ordinato che è stato il sogno, e l’incubo, dell’Homo sapiens...

Il cielo era rosa sopra Berlino / Lilly Reich: una pioniera del design

Sebbene abbia contribuito al progetto di alcuni tra i più eleganti oggetti d'arredo del novecento, divenuti delle icone del design, e a quello di straordinari interventi di interior design, non sono in molti a conoscerne il nome. Su Lilly Reich (1885 -1945), infatti, non esiste alcun testo in italiano e si contano sulle dita di una mano persino quelli in tedesco, sua lingua madre, in inglese, in boemo e in spagnolo. Per di più è raramente menzionata nei libri di storia dell'architettura e del design, e neppure viene data la giusta importanza alla sua fondamentale collaborazione a progetti spesso erroneamente attribuiti al solo Ludwig Mies van der Rohe (1889 - 1969). Eppure lei è stata una delle poche donne ad aver insegnato al Bauhaus, tra l'altro proprio interior design e furniture design, e la prima ad esser stata nominata nel Consiglio del Deutscher Werkbund – DWB – inoltre ha lavorato in tandem con due mostri sacri del design: con Josef Hoffmann a Vienna, quand’era giovanissima, quindi, e per tredici anni, con Mies, appunto, del quale è stata anche compagna per un tratto di vita.    Insieme agli altri suoi meriti di ordine creativo, oggetto di questo omaggio, Lilly...

Sui Manzoni di Daniela Brogi e Silvano Nigro / I Promessi Sposi: un libro parallelo

Allo scrivere Pinocchio: un libro parallelo, c’è da credere che Giorgio Manganelli fosse sollecitato dalla circostanza che quello di Collodi è, strutturalmente, un libro «uno e bino» (anche se, all’atto di concepire il commento dal quale nel 1977 scaturirà quello che sarà uno dei suoi capolavori, il Manga non poteva in effetti conoscere il saggio di Emilio Garroni che, uscito due anni prima, quella doppiezza aveva codificato una volta per tutte). A guardia del suo appartamento romano, in Via Chinotto numero Otto, mitobiografia vuole fossero, appunto, due grandi Pinocchi di legno.   Sebbene Manganelli concepisse I Promessi Sposi come opera autocentrata e autotelica, centripeta anziché centrifuga, «tolemaica» insomma (così la definisce in un “a parte” di Laboriose inezie), e dunque squisitamente antipinocchiesca, c’è da credere che avrebbe avuto ragione di ricredersi: ove avesse potuto leggere i due bellissimi saggi che – usciti in parallela simultaneità lo scorso ottobre – pongono le basi per leggere finalmente – al netto degli obblighi scolastici che da sempre, nell’imporne lo studio, ne vietano il godimento – il romanzo di Manzoni (quell’altro,...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Vacanze brutte

Non credo che ci facciano così bene, le “vacanze”. «Vacanza» significa che manca qualcosa che prima o poi ci aspettiamo che ritorni. Dovrebbe essere una decompressione dopo una pressione. Questo meccanismo dello strizzarci e del rigonfiarci, come spugne, è la metafora della resilienza, che sicuramente è una delle virtù fondamentali per vivere. Ma applicato a un incontro sociale, di scambio cognitivo e affettivo come potrebbe essere la scuola non va molto bene. La vera mutazione sociale che vedo è che la scuola non è più per i ragazzi un “terzo tempo” dopo quello della famiglia e delle esperienze infantili o adolescenziali tra coetanei, in luoghi franchi o comunque in-dipendenti dai centri di educazione-controllo (famiglia, scuola). Non hanno più luoghi dove incontrarsi, condividere giochi, o litigi, o innamoramenti. Non giocano più a pallone nei cortili o nei prati.   Nei condomini con aree verdi è «vietato schiamazzare o giocare al pallone», perché si disturbano pensionati irascibili e misantropi che non hanno più i loro circoli dopolavoristici o sindacali o politici o religiosi. Siamo confinati nei nostri micro-appartamenti, dove le relazioni obbligate tra consanguinei o “...

Low Form / Immaginari e visioni nell’era dell’intelligenza artificiale

Tre altoparlanti trasmettono a volume appena percepibile una fitta conversazione. A dialogare però non sono esseri umani ma entità virtuali, con termine tecnico chatbots, programmate per simulare il fluire casuale del parlato. I bracci robotici in movimento e i fili che li collegano accompagnano un dialogo da cui il visitatore risulta inesorabilmente escluso, incapace di intervenire o di coglierne i significati. L’installazione, dal titolo Do You Like Cyber?, apre la mostra Low Form in corso al Maxxi di Roma (a cura di Bartolomeo Pietromarchi, fino al 24 febbraio), incentrata sul rapporto tra ricerca artistica e intelligenza artificiale e nel titolo propone una delle domande attorno a cui ruotano le riflessioni dei sedici artisti invitati.    Nel percorso espositivo si incontrano chatbots, dipinti algoritmici, video-installazioni e visori VR che disegnano scenari tecno-utopici e realtà simulate basate su una distinzione sempre più sottile tra umano e non-umano. Il cuore della mostra, infatti, risiede nelle questioni sollevate dal dibattito sul rapporto tra fattore umano e Intelligenza Artificiale (o I.A.), che nel nostro tempo investe il mondo dell’arte suscitando...

Teatro 2018 / Lo spettacolo dell'anno

Il teatro sembra di nuovo nudo, inefficace, inattuale sulla soglia di anni segnati dalla paura, dal razzismo, dalla violenza contro i più deboli. Forse è arrivato alla sfida definitiva (ma quante ne ha affrontate in ventisei secoli?), tra il trovare un senso nei tempi o sopravvivere come un oggetto da museo. Per la terza volta come redazione teatro di doppiozero abbiamo voluto proporre un sondaggio sulla stagione passata, rinunciando questa volta ai collaboratori soliti e interrogando altri osservatori, critici, artisti, scrittori, curatori, organizzatori. Abbiamo chiesto di eleggere o di raccontare lo spettacolo o il tema teatrale dell’anno, oppure di inviare un augurio al teatro del 2019. Ne è venuto fuori un caleidoscopio di visioni, una piccola enciclopedia scenica del 2018, delle creazioni, degli umori e dei discordi, un testo da gustare poco alla volta, da centellinare. Buona avventura (e buon 2019) anche ai nostri lettori, con Stefano Massini, scrittore e consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, Dario Marconcini, attore a Pontedera e Buti di lunga esperienza e rigore, Alessandro Berti, scrittore e attore d’impegno etico e formale che fa teatro in casa propria (ma...

Immaginario e politica / Potere

Lo sviluppo di un potente processo di mediatizzazione all’interno delle società contemporanee sembra trasformare radicalmente la natura del potere. Già lo storico canadese Harold Adams Innis aveva messo in luce negli anni Cinquanta, nel fondamentale volume recentemente rieditato Impero e comunicazioni (Meltemi), come la stabilità temporale delle diverse forme di civiltà dipendesse dalla capacità di queste di utilizzare gli strumenti di comunicazione allo scopo di mantenere il proprio potere di controllo sulle tecnologie del tempo, che garantiscono la continuità, e su quelle dello spazio, che consentono di ottenere un’occupazione del territorio. La crescente importanza assunta oggi socialmente dal mondo mediatico rende però ancora più intense le conseguenze determinate dall’azione dei processi comunicativi sul funzionamento del potere politico. Cerca di ragionare su questi fenomeni il recente volume di Guerino Nuccio Bovalino Imagocrazia. Miti, immaginari e politiche del tempo presente (Meltemi), che prova a tracciare un approfondito scenario in relazione a come si è modificato l’immaginario di cui il potere politico si serve. L’analisi di Bovalino è tesa a dimostrare che oggi non...

Malvagità / Popolo, dato che non esisti, ti odio!

Da quando molti di noi – incluso chi scrive – si lamentano delle vittorie elettorali di personaggi e partiti deplorevoli, spuntano da ogni parte, anche da sinistra, persone che ci bacchettano le dita: “Non accettate i verdetti elettorali democratici! Gridate al fascismo incombente, ma il popolo ha votato per questi ‘fascisti’. Inoltre, mostrate disprezzo per gli elettori di Brexit, Trump, Salvini, Erdogan, Bolsonaro… ma si tratta degli elettori delle fasce sociali più deboli. Voi dei quartieri alti votate per la sinistra perbene, la gente delle periferie e dei piccoli centri vota per la destra populista, e la biasimate per questo”.  Queste reazioni rivelano una visione perversa della democrazia. Sono democratico perché accetto i risultati del voto, anche se mi appaiono nefasti, ma la democrazia non mi obbliga a essere contento per ogni governo eletto! Non è che, siccome la maggioranza ha deciso in un certo modo, questo significa che ipso facto sia la scelta migliore. Le maggioranze non sono come il papa quando parla ex cathedra, ovvero infallibili. Depreco che nel 1923 in Italia e nel 1933 in Germania le maggioranze degli elettori abbiano portato al potere Mussolini e Hitler...

B. Synger, “Bohemian Rhapsody” / La leggenda del santo frontman

Bohemian Rhapsody, il biopic di Bryan Singer sul compianto e fiammeggiante leader dei Queen, rispecchia senza troppa fantasia il modello delle vite dei santi: umili natali, vocazione, illuminazione divina, miracoli, traversata del deserto, tentazione dei diavoli, pentimento, morte e risurrezione. Ogni tappa è scandita in modo didascalico. Il dialogo con la redentrice che lo salva dal suo lato più sinistro avviene in modo canonico, sotto una pioggia scrosciante. I diavoli che lo tentano sono più esterni che interni e, come quelli di Sant’Antonio, si presentano in forme esteticamente ripugnanti: la loro guida, Paul (Pender, manager personale di Mercury, interpretato da Allen Leech), è sufficientemente viscido. Mary (Austin, la prima fidanzata, nel film Lucy Boynton) ha le fattezze di una santa. Taylor, Deacon e May, suoi compagni nella band, assomigliano di più ai quattro evangelisti (con il manager Jim Beach nel ruolo del quarto) che non ad altrettanti artisti rock: anche i numeri contano. Mai si videro quattro rockstar più pudiche, pudibonde e moderate nei loro comportamenti.    Il film ignora completamente il percorso artistico di Freddie e il contesto musicale-...

Un omaggio ad Anita Klinz / 1958 – 2018. Il Saggiatore compie 60 anni

Il Saggiatore ha compiuto 60 anni e li sta celebrando con una serie di eventi, promossi dalla Fondazione Mondadori, che conserva e cataloga la Biblioteca Storica e l’Archivio della casa editrice: una mostra, la riedizione del catalogo storico, una serie di incontri, una megafesta a Milano, a chiusura di Bookcity 2018, di cui la Fondazione Mondadori è tra i patrocinanti, insieme ad altre iniziative in alcune città europee, come Bruxelles, ad esempio.   Conservare il fuoco, il Saggiatore 1958-2018 è il titolo dell’esposizione allestita presso il Laboratorio Formentini, in Brera, che documenta il primo decennio e quello attuale dell’avventura editoriale della casa editrice, nata con l’intento di “divulgare in Italia una cultura diversa da quella dominante”, come ha dichiarato in un'intervista Luca Formenton, il dominus di Il Saggiatore. Fondata nel 1958 da suo zio Alberto Mondadori, figlio di Armando, Luca Formenton, insieme a suo fratello Mattia, l'ha rilevata nel 1993 dal gruppo di Segrate riportandola in famiglia. Nata quale costola d'Adamo della Mondadori, si è connotata fin da subito con un côté spiccatamente colto. Così, in proposito, Alberto Mondadori quando annunciò la...

Becoming. La mia storia / La doppia e tripla coscienza di Michelle Obama

Perché dovremmo occuparci delle memorie di Michelle Obama, Becoming. La mia storia (ed. or. New York, Penguin Random House; tr. it. di Chicca Galli, Milano, Garzanti, 2018)? Già, perché dovremmo occuparci di un testo supercommerciale, di un successo editoriale programmato per l'uscita contemporanea in trenta lingue (30!) il 16 novembre, quali le memorie della First Lady degli Stati Uniti (FLOTUS in gergo) nel periodo 2008-2016, e forse, chissà, ancora First Lady in un futuro non lontano? Proprio per questo. Perché siamo di fronte a un libro pianificato per influenzare l'opinione pubblica, dal momento che sarà acquistato in milioni di esemplari sul pianeta, anche se molto meno letto. Tanti lo regaleranno a Natale, anzi tante, si dice, perché sarebbe un libro per donne, scritto da una donna mediatica, famosa, prominente, alta, slanciata, bella, elegantissima. E afro-americana.   La doppia coscienza   Michelle Robinson Obama si confronta, come capita di dover fare a ogni afro-americano, con la doppia coscienza. Si tratta di un concetto e di un termine coniato alla fine dell'Ottocento dal sociologo afroamericano W.E.B. Du Bois, che indica la condizione esistenziale delle...

Brexit / Lettera da un citizen of nowhere

Il nuovo libro di Jonathan Coe, Middle England (Feltrinelli, pp. 400, € 19) si sovrappone, quando letto in Italia, alle perplessità di fronte a quanto sta accadendo in Inghilterra con la Brexit. Si fa torto al libro, che ha una sua autonomia artistica, una vena comica e l’affidabile prosa, chiara e lucida, di un autore pieno di qualità. Per chi non conosca l’Inghilterra è un percorso istruttivo, ma per me è impossibile leggerlo. Troppe emozioni già prima di aprirlo per quello che sta avvenendo lassù da ormai due anni e mezzo e che trascina gli europei come me, che in Gran Bretagna hanno speso una buona parte della vita, anni di lavoro, amicizie e passioni, in una condizione difficile. Siamo schiacciati sull’orlo di un balcone e temiamo di essere i prossimi ai quali verrà chiesto di saltare. La soglia è inevitabilmente politica e personalmente umiliante. La settimana scorsa ho riempito un questionario che deve stabilire se ho diritto o meno di restare in Inghilterra, dopo averci lavorato per quasi quarant’anni. Da quando il primo ministro ha parlato degli europei come citizens of nowhere, cittadini di nessun luogo, echeggiando le accuse di Stalin e in generale i temi che hanno...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Diritti

Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Settanta anni fa. Dopo la Costituzione degli Stati Uniti D'America del 15 settembre 1787 e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino proclamata in Francia nel 1793, la Dichiarazione Onu è il documento più alto che noi possiamo leggere per renderci conto di cosa potrebbe essere l’uomo se aderisse alle sue potenzialità producendosi in buone pratiche e etiche azioni. Se effettivamente gli alieni non fossero ancora tra noi, sarebbe bello che la loro prima astronave sbarcasse sul Pianeta Terra governato globalmente dalla realizzazione di questi trenta articoli, così semplici e così pieni di buon senso. L’abbiamo letta in classe. Due volte, in due giorni diversi, e giorni dopo in una verifica scritta ho fatto una domanda a risposta aperta in cui chiedevo cosa ricordassero di quelle letture. Cosa si è fermato nella loro mente di vecchi bambini/giovani adolescenti? Hanno scritto: «Diritto di uguaglianza, vivere, salute, lavoro, scuola, mangiare, vitare, viaggiare»; «che tutti siano fratelli e che nessuno sia discriminato per il colore della...

Sotterraneo / “Overload”: Forster Wallace nell’acquario mediatico

Succede a tutti quanti. È più che normale: naturale. Guardare e non vedere, ascoltare e non sentire. Il corpo da una parte, la testa da un’altra. Distratta da un accidente del caso. Un pensiero, un ricordo, una sensazione improvvisa. Varchi su momenti o circostanze diverse da ora. Altrove, senza muoversi di un passo. Andare e tornare in sé: dura lo spazio di un lampo. O meglio, durava. Perché con Internet e i Social lo sdoppiamento tra qui/adesso e ovunque/sempre è diventato una costante di vita giornaliera. Secondo l’inchiesta di PresaDiretta (Rai3) Iperconnessi, quotidianamente ci scambiamo 150 miliardi di email e 42 miliardi di messaggi su Whatsapp, che uno su tre controlla ogni 5 minuti. Tocchiamo il cellulare 2.617 volte al giorno. La linea del tempo non è più continua. È spezzata. Interrotta. Siamo di fronte a un sovraccarico di possibilità di switchare, di saltare da un pezzo di informazione all’altro, con conseguente calo dell’attenzione a favore della rapidità e distanza del salto. In Overload, vincitore del Best of Be festival Tour 2016 e candidato ai premi Ubu e Rete Critica quale miglior spettacolo dell’anno, Sotterraneo fa scontrare questo stato avanzato di cose...

Talk about noblesse / Courbet e la natura

Passeggiare al Louvre con Barnett Newman: che esperienza fantastica deve essere stata. È capitato a Pierre Schneider. Leggiamo uno stralcio del testo, pubblicato all'interno del suo Louvre, mon amour (Johan and Levi, 2012). L'euforia è contagiosa. Ecco Newman davanti a una battaglia di Uccello: «Grandioso! La totalità assoluta. Un'unica immagine. Suppongo che sia così perché la luce è la stessa da un'estremità all'altra del quadro. Niente riflettori – proprio come Courbet. Monet, per esempio, ricorreva sempre a un'illuminazione teatrale, salvo nell'ultimo periodo. Da qui la sua popolarità. (Silenzio) Fisicamente, è una pittura moderna, una pittura piatta. La cogli subito. Che scala fantastica!»  Nella traduzione italiana è saltato il riferimento a Pissarro («Courbet and Pissarro are like that», riporta l'originale). E non sarebbe stato meglio tradurre "senso di scala" al posto di "scala" (l'originale riporta "sense of scale")? Tradurre "spotlights" con "riflettori" lascia un margine di vaghezza. Ciò che Barnett Newman sottolinea è piuttosto una "luce della ribalta", da palcoscenico, da abbinare alla "teatralità" di Monet. Il termine rimanda chiaramente a Michael Fried. L'...

Intervista al prof. Hans-Jörg Trenz / Chi sono i verdi tedeschi?

Dopo il boom alle elezioni della Baviera e dell’Assia, i verdi tedeschi rappresentano un nuovo soggetto politico europeo in opposizione alle forze sovraniste e nazionaliste. Per saperne di più ho fatto qualche domanda al professore Hans-Jörg Trenz, tedesco, attualmente professore di Studi Europei Moderni all’Università di Copenaghen, che da anni si occupa di partiti e movimenti politici europei.   Prof. Trenz chi sono i verdi della Bündnis 90/Die Grünen (Alleanza 90/ I verdi)? So bene che in Italia i Verdi vengono ancora spesso chiamati gli ambientalisti e sono visti più come un movimento sociale e non un partito politico. Questo punto di vista è però ingannevole poiché questo partito oggi è altamente istituzionalizzato ed è il risultato di una lunga storia di coalizione di governo sia con la SPD che con la CDU, tanto a livello regionale quanto a quello federale. Non si tratta di un partito-movimento come Podemos in Spagna o Syriza in Grecia, ma è piuttosto parte di quello che noi chiameremmo establishment. In parte proviene anche da un movimento civico eterogeneo, con una dominanza ecologista, ma che abbraccia l’intera agenda civico-liberale: pace, femminismo,...

Un mistero nuovo vi canta nelle ossa / Asperger: la sorte di un nome

Scriveva Nietzsche in La gaia scienza che “comprendere […] che sono indicibilmente più importanti i nomi dati alle cose di quel che esse sono”, era la cosa che gli era “costata sempre e [gli] costa[va] ancora il più grande sforzo”. Il nome conta.  Un tempo accadeva che alti prelati e mistici lasciassero il mondo in odore di santità, per poi essere esumati, processati come eretici e quindi arsi sul rogo. Qualcosa di simile è accaduto di recente a Hans Asperger. Nel maggio del 2013 viene pubblicata la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, e il board dell’Associazione degli psichiatri americani decide di accorpare la sindrome di Asperger, accolta nella quarta edizione del DSM nel 1994, allo spettro autistico, come sua fascia alta, senza compromissione cognitiva. La parabola della fortuna della sindrome era in piena ascesa, aveva ormai travalicato i confini della diagnostica psichiatrica per trasformarsi in un fenomeno culturale globale interessantissimo, ma che sembrava destinato ormai a esaurirsi, a essere riassorbito nella categoria madre dell’autismo.     La sindrome di Asperger era scomparsa per il discorso psichiatrico che l’...

L’ascesa dell’economia intangibile / Quando il capitalismo è senza capitali

La ricchezza non è più prodotta solo dalle fabbriche, dagli oleodotti o nei megastore che vendono Tv di cinquanta pollici. La ricchezza è prodotta dalla nostra connessione alle piattaforme come Facebook. Un caso esemplare del capitalismo senza capitali tangibili dove la forza lavoro è valorizzata senza essere ricompensata con un centesimo. Capitalismo senza capitale. L’ascesa dell’economia intangibile, di Jonathan Haskel e Stian Westlake (Franco Angeli): inchiesta sulla trasformazione del capitalismo globale.   La ricchezza non è più prodotta solo dalle fabbriche, dagli oleodotti o nei megastore che vendono Tv di cinquanta pollici. La ricchezza è prodotta da chi è interconnesso a una piattaforma – digitale e materiale, immateriale e logistica (i due aspetti sono inseparabili). Sempre, 24 ore su 24, sette giorni su sette, produciamo un valore. Siamo all’oscuro di quanto valore produciamo perché la nostra forza lavoro è occultata e la sua assenza è stata colmata ricorrendo alla finzione di un capitale che produce anche il suo antagonista: la forza lavoro. E, sicuramente, chi ne beneficia, non ce lo dirà mai e estrarrà gratuitamente questo valore per moltiplicarlo per cento o...

Coop 70. Valori in scatola alla Triennale di Milano / La Coop sono io?

Coop 70. Valori in scatola inaugura il 16 novembre alla Triennale di Milano. Sarà possibile visitare la mostra sino al 13 gennaio 2019.   Un padre entra nella cameretta del figlio e lo apostrofa: «Mi aiuti anche oggi a lavorare per la Coop». Padre e figlio si mettono al lavoro per cercare delle vecchie foto delle filatrici d’inizio secolo. Siamo nel 1974 e Ugo Gregoretti gira il primo spot pubblicitario per la catena Coop destinato alla televisione. Rigorosamente in bianco e nero, con un messaggio politico: «La Coop non mira al profitto, è al servizio del consumatore, vende prodotti di qualità al prezzo giusto». Sono le immagini che parlano.  Seduti in quello che sembra un salotto, Gregoretti e il figlio ascoltano i canti delle filatrici trasmesse da un grande registratore a nastro magnetico, mentre cercano sui libri le loro immagini: «Quaranta lazzaroni mi comandano…». Cantano le voci. Il figlio domanda: «Quaranta?». Possibile? Il padre risponde che hanno detto proprio così. Siamo alla metà degli anni Settanta, nel bel mezzo della crisi sociale e politica dell’Italia, ed il messaggio comunicato dal filmato del regista data almeno un decennio o due prima. Vuole...