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Arte e desiderio a Palazzo Te / Giulio Romano e il piano sequenza

Sul coperchio della scatola Baci Perugina da 257 grammi due innamorati si baciano sotto un cielo stellato. L’influsso delle stelle sembra avere una relazione con il desiderio dei due innamorati, come suggerisce il termine latino “de-sidere” (dal quale discende il nostro “desiderare”), composto dalla preposizione “de”, che indica il moto dall’alto verso il basso, seguita da “sidere”, ablativo di “sidus – stella”.   Scatola Baci Perugina da 257 grammi. “Oh se potessi toccare la mano di Neobule!” esclama Archiloco nel frammento 118 West, citato da Plutarco di Cheronea nel contesto di una discussione sulla natura della lettera “E” contenuta nella formula di consultazione oracolare (L’E di Delfi, in Dialoghi delfici. Adelphi, Milano 1983, p. 139). Archiloco canta l’amore con immagini di forte erotismo e Plutarco lo cita portando l’attenzione in modo colto ed elegante sul rapporto fra Eros e divinazione. Nella letteratura greca, già a partire da Omero (Odissea 291s.) e dagli Inni (H. Ven. 155ss.), l’espressione “toccare la mano” indica i preliminari di un amplesso. L’Eros al quale Plutarco si riferisce nei dialoghi pitici non è quello sensuale di Archiloco ma quello virtuoso di...

Narrare / Robert Morris: prima di morire

Robert Morris è sicuramente uno dei grandi artisti degli ultimi sessant’anni. Scomparso l’anno scorso, il 28 novembre, era talmente esasperato dalle continue domande sul minimalismo con cui era stato identificato e sul perché aveva poi deviato da quella strada che ha scritto una lettera aperta di “indisponibilità” ai critici e giornalisti. Ricordo ancora quando vidi per la prima volta a metà degli anni ottanta in una mostra a New York le sue opere con teschi e ossa in bassorilievo, tutti neri, con enormi cornici. Erano in mostra insieme a dei Richard Serra e dei Bruce Nauman, così discordanti dai lavori degli altri due. Mi fecero un grande effetto. Erano gli anni del successo dirompente della Transavanguardia e della New Image, Picture Generation, Neo-Geo, e la sua opera davvero apparve come una sterzata sorprendente. Era noto come minimalista della prima ora, quello delle L-beams uguali ma disposte in tre modi diversi nella mostra alla Green Gallery del 1964, poi dell’Antiform, certo anti, ma pur sempre nella scia di riflessione sulla form, quindi come dire post-minimalista.   Poi si cominciò a parlare dei suoi lavori precedenti il 1964, quelli con Simone Forti, minimalisti...

La lunga storia dell’ornamento / La mente inquieta che regala tanta bellezza

La storia dell’arte, dell’architettura, della musica è stata insegnata sino a pochi anni fa per personalità oltre che per opere e solo dagli anni Settanta del Novecento l’attenzione degli addetti ai lavori si è posata sulla forma delle mostre che, in alcuni casi, hanno portato scompiglio nelle nozioni ordinate della nostra formazione scolastica. Mostre che indubbiamente hanno cambiato il rapporto tra pubblico e cultura, tra pubblico e museo, mostre che a volte guardano più a obiettivi turistici e commerciali, ma che comunque avvicinano l’arte al grande pubblico. A fianco di esse vi è il catalogo che aiuta a ricordare l’esperienza estetica vissuta osservando, molto spesso, per la prima volta opere che escono dai musei più importanti del mondo e dalle più prestigiose collezioni private.   Mostre che raccolgono opere di autori più o meno sconosciuti attraverso, a volte, percorsi eccentrici, ma non per questo meno interessanti. Per diversi decenni sono state le esposizioni, molto più degli studi accademici e specialistici, la forza propulsiva della cultura artistica. Questo fenomeno è spiegato molto bene da Anna Ottani Cavina in Una panchina a Manhattan (2019), che da storica...

Canova/ Thorvaldsen / L’arte “sublime ed intellettuale” di Canova

Intesa Sanpaolo ospita alle Gallerie d’Italia due grandi protagonisti della scultura moderna: l’italiano Antonio Canova (1757-1822) e il danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844). Per Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo: «Questa mostra rappresenta un traguardo di grande significato nel percorso di valorizzazione dell’arte e della cultura italiana intrapreso dalle nostre Gallerie d’Italia. Grazie alla collaborazione con l’Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Thorvaldsen di Copenaghen, sarà possibile ammirare, in un accostamento e dialogo del tutto inedito, alcuni tra i maggiori capolavori dell’arte di tutti i tempi».   “La luce fa quello che vuole. Aprire e chiudere le finestre non serve a nulla. Nemmeno lavorare al buio, le ho provate tutte! Lei t’imbroglia lo stesso”, pare dica Antonio Canova attraverso le superfici dei suoi marmi, che si possono ammirare nell’imponente allestimento della mostra milanese Canova/Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna (Gallerie d’Italia – Piazza Scala, fino al 15 marzo) e in quello più intimo e raccolto della mostra Canova. I volti ideali (Galleria d’Arte Moderna di Milano, fino al 15 marzo).   ...

Camera, Torino / Wo | Man Ray

Di mostre su Man Ray se ne sono viste molte, anche recentemente, quindi plaudiamo alla bella idea che rende originale e anche questa volta non ripetitiva l’esposizione, Wo | Man Ray, a Camera, Torino (fino al 19 gennaio 2020): l’Uomo Raggio e le sue Donne Raggio, il Fotografo e le sue Donne, non solo modelle ma soprattutto assistenti e allieve. L’idea non è scontata, non è pettegola o furba, come certe biografie in cui di un artista si raccontano solo le avventure e relazioni amorose come un brutto romanzo d’appendice, ma perché qui il rapporto è valorizzato nei suoi apporti all’arte, alla fotografia. Dell’uomo infatti, delle sue vicende si dice solo quel che serve e che non mortifica né lui né la donna, mentre al contrario ecco che proprio della donna viene ad emergere il ruolo attivo, interattivo, creativo. Anche della modella, aspetto a cui si pensa solitamente poco.     Così Kiki de Montarnasse, la prima in ordine cronologico, Man Ray appena sbarcato a Parigi dagli Stati Uniti nel 1921, diventa una cocreatrice con il Fotografo. Mettiamo l’iniziale maiuscola perché qui si vede bene che Man Ray si autoritrae sempre come fotografo, più che come individuo, insieme all’...

La presenza dell’immemoriale / Il pollice nero di André Breton

Incidente nella grotta   “Degrado di monumenti storici”. È questa l’accusa che viene mossa contro André Breton, padre del movimento surrealista ora sotto processo come un vandalo qualsiasi. La vicenda, poco conosciuta, merita di essere ricostruita. Primo atto. Dal 1951 Breton trascorre l’estate a Saint-Cirq-la-Popie, dove ha acquistato una vecchia locanda di marinai. Stregato dalla bellezza del luogo, non è tutto rose e fiori: calura estiva o piogge, uccelli rumorosi, villaggio deserto o nessuno con cui parlare, notti agitate e insonni, tanta noia, misurabile dall’entusiasmo con cui Breton invita gli amici a raggiungerlo. Un ambiente pastorale in cui ne approfitta per qualche gioco surrealista, per andar a caccia di farfalle, insetti e agate, per raccogliere il materiale di La clé des champs, per comporre disegnini libertini che fanno arrossire le postine locali. Giovedì 24 luglio 1952, verso le 15, decide di visitare la grotta preistorica di Pech Merle assieme alla sua compagna Elisa e l’amico surrealista Adrien Dax sotto la guida di Abel Bessac, deputato repubblicano e cattolico del Lot nonché concessionario della grotta. Si unisce così a un gruppo di una trentina di...

Galleria d'Arte Moderna (GAM), Torino / Primo Levi. Figure

A oltre trent'anni dalla sua morte e a cento dalla sua nascita, Primo Levi continua a stupirci. In questo momento drammatico per l'ondata di antisemitismo e di odio razzista che, come in un passato che sembrava fino a poco tempo fa un incubo lontano, sembra colpire in ugual misura i giovani, gli inermi e le anziane dignitose, le celebrazioni del centenario di Levi danno un piccolo segnale prezioso di un altro modo di vivere e di interagire con il mondo. E al di là delle cerimonie e degli eventi pubblici, i convegni e le premiazioni per celebrare questa straordinaria figura “poliedrica” del Novecento, per dirla con Marco Belpoliti, forse colpisce più di qualsiasi altra iniziativa la piccola mostra aperta in una stanza della Galleria d'Arte Moderna (GAM) a Torino (fino al 26 gennaio 2020), intitolata modestamente Figure, a cura di Fabio Levi e Guido Vaglio. Colpisce innanzitutto perché aggiunge un tassello nuovo, inedito, al ritratto di Levi che conosciamo, ma anche perché trasforma in materiali concreti, in oggetti proiettati nello spazio tri-dimensionale quell'ethos congiunto tra l'homo faber e l'homo ludens che Levi ha fatto suo altrove, attraverso la parola e la scrittura. Qui...

Italia, Italie. 1 / Palermo - Milano, Antonino Costa

La forma dell’Italia come la vedono i fotografi che la vivono e la attraversano. Le città, i paesi, le periferie, la campagna, i luoghi delle aggregazioni, le vie, i negozi e l’ambiente naturale vanno a costituire un patrimonio culturale da osservare, come le relazioni che si stabiliscono tra le persone e gli spazi. Ad ogni fotografo e fotografa chiediamo di esplorare i loro archivi e scegliere dieci foto che rappresentino l’Italia, accompagnate da un unico testo, o da dieci brevissimi testi che fungono da didascalie, in cui ognuno racconta come e perché ha realizzato i suoi scatti. L’insieme delle loro immagini andrà a costruire il mosaico degli sguardi, che via via daranno corpo all’Italia di oggi.   Venditori di pesce a Mondello. Palermo, Italia. 2009. Fotografia tratta dal lavoro Palermo come un’infanzia.    Nel 2009, molto probabilmente ero nel pieno della mia vita milanese. In quel tempo lavoravo come aiuto operatore sui set cinematografici. Un lavoro duro e molto tecnico. Mio figlio aveva sei anni e mi ero separato dalla madre da circa due anni. In sostanza di quel periodo ricordo che era veramente un casino. Molto raramente tornavo a Palermo, non...

Kate Crawford & Trevor Paglen: Training Humans / L'occhio della macchina

Da domenica 9 giugno, Hong Kong è diventata teatro di scontri tra le forze governative e gli attivisti pro-democrazia che protestano contro un disegno di legge che faciliterebbe l'estradizione in Cina di cittadini accusati di reati gravi. La popolazione, preoccupata per le conseguenze che la legge avrebbe sul delicato equilibrio politico del paese, ha cominciato a manifestare pacificamente, in un crescendo di tensione e di scontri sempre più duri. Durante le manifestazioni, gli attivisti hanno invitato i partecipanti a utilizzare mascherine per coprirsi il volto e occhiali per rendersi irriconoscibili dalle forze di polizia e hanno chiesto ai reporter di non scattare immagini che potessero aiutare a identificare chi protesta. Le immagini dei civili che fronteggiano i poliziotti a colpi di puntatori laser, cercando di “accecare” i sistemi di riconoscimento facciale e di impedire agli agenti di mirare, hanno fatto il giro del mondo, segnando un cambio di passo nella pratica dei conflitti sociali.   Hong Kong, Photograph: Kevin On Man Lee/Penta Press/REX/Shutterstock. L'“ansia da riconoscimento” dei manifestanti di Hong Kong trova una giustificazione nell'atteggiamento...

MASI, Lugano / I cani-uomo di William Wegman

Sono umani, sono come noi. Il percorso di William Wegman riflette (e anticipa) quanto è avvenuto nella relazione sapiens-cane negli ultimi quarant’anni. I cani hanno fatto ingresso nelle case, hanno abbandonato il ruolo di subalterni e ci sono diventati pari. Li pettiniamo, li vestiamo, li coccoliamo, li accudiamo come i nostri eterni bambini. Possono stare con noi sempre, ogni barriera è caduta. Dormono con noi, intrufolati tra le nostre gambe. Guardo i cani di Wegman. Sono 200 foto in mostra al MASI di Lugano, le vedo per la prima volta, ma mi dicono che per gli americani sono immagini generazionali, comparse un po’ ovunque, dai calendari alle pubblicità.   Sono immagini con cui ci sono cresciuti insomma quelli che erano bambini negli anni Settanta. Polaroid, perlopiù, belle, che non si possono non guardare. Perché in quell’immagine c’è qualcosa che è accaduto, qualcosa che noi abbiamo fatto a loro e che loro si sono lasciati fare. I cani sono tra i più affascinanti che si possano immaginare, i grigi elegantissimi Weimaraner con gli occhi d’azzurro perforante. Wegman li ha cominciati a fotografare quando il primo di loro, Man Ray, è entrato in casa sua, sembra contro la sua...

Kosuth, Pancrazzi, Oberti / Bianco, nero, grigio

Tre belle mostre a dominante coloristica, o forse proprio non-coloristica, si possono vedere a Milano in questo momento. Ritorno del monocromo? Una è bianca ed è di Luca Pancrazzi alla galleria Tega. Sono anni che Pancrazzi dipinge quadri esclusivamente con il bianco steso sulla tela grezza. È il bianco che viene dal “bianchino”, quello che si usava per cancellare gli “errori”, tema ricorrente nell’opera dell’artista. Per questo è una sorta di non-colore, il quale, secondo la dialettica messa sempre in atto da Pancrazzi, nel suo uso improprio rivela, cioè fa emergere le figure, mentre cancella, fa vibrare luci e ombre, superficie e profondità, primo piano e sfondo, vicinanza e lontananza. Anche i temi che raffigura sono variazioni di quelli di sempre, andati ora a scovare in giro per Milano: la galleria, magari di alberi o di fili del tram, il passaggio, l’edificio in costruzione, cioè luoghi – o non-luoghi, come anche si è usi dire – che a loro volta mettono in dialettica asimmetrica il dentro e il fuori, la città e la natura, e così via. La mostra è intitolata appunto Bianco Milano, come fosse un tipo di bianco, come bianco zinco o bianco avorio.   Questo è Pancrazzi ormai...

50 anni di cronache e leggende / Paola Agosti. Elogio della discrezione

Con la spiazzante saggezza dell’incoscienza, Forrest Gump ripeteva spesso che “la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”. Vero. Lo stesso si potrebbe dire delle evoluzioni artistiche di stili e linguaggi, di scrittori, artisti e fotografi. Ai suoi esordi con la macchina fotografica, Paola Agosti non sapeva cosa le avrebbero riservato i sali d’argento. All’epoca frequentava i teatri d’Italia, come fotografa di scena. Dietro le quinte. Attenta a non disturbare lo spettacolo: a non oscurare l’immagine degli attori. Aveva iniziato al Piccolo di Milano, introdotta da Augusta Conchiglia.    Era la fine degli anni sessanta e Paola Agosti era una giovane ragazza cresciuta a Torino. A casa sua era facile incontrare personalità del mondo politico e della cultura. Il padre Giorgio era stato partigiano e magistrato. Questore di Torino all’indomani della liberazione, poi dirigente d’azienda. La madre, Ninì Castellani Agosti, era la storica traduttrice di Jane Austen in Italia. Tra le più apprezzate, tanto da esserle poi intitolato un prestigioso riconoscimento. Primo Levi era un amico di famiglia.  Forse è stato proprio nell’ambiente domestico...

XVI Biennale di Istanbul / The seventh continent

Solo dal 1995, la 1st International Istanbul Contemporary Art Exhititions – così l’iniziale dicitura della rassegna inaugurata nel settembre del 1987 sotto la direzione di Beral Madra – diviene una manifestazione con cadenza biennale, nonostante, già nel 1989, si fosse prefissata una simile frequenza, introducendo l’aggettivo “biennale” nella denominazione.  Dopo il coordinamento della prima e della seconda edizione da parte di Berel Madra (non può passare inosservato che ad avviarla fu una curatrice), anche le successive, con un’alternanza quasi chirurgica tra curatori femminili e maschili, hanno visto sfilare direttori del calibro di Rosa Martinez (1997), Paolo Colombo (1999), Hou Hanru (2007), Carolyn Christov-Bakargiev (2015), Elmgreen & Dragset (2017, per intenderci il duo di Prada Marfa, del cavallo a dondolo a Trafalgar Square del 2011 e della FiatUno con roulotte nella galleria Vittorio Emanuele di Milano o del collezionista annegato in una piscina del Padiglione dei Paesi del Nord alla Biennale di Venezia), fino all’attuale presieduta da Nicolas Bourriaud (classe 1965 che vanta nel suo curriculum, di essere stato fondatore e co-direttore del Palais de Tokyo di...

Con la coda dell’occhio / Marina Ballo Charmet, o della Defotografia

Fino al 20 dicembre è aperta all’Istituto italiano di cultura di Madrid la mostra di Marina Ballo Charmet Fuori campo, a cura di Stefano Chiodi. Pubblichiamo qui il saggio di Andrea Cortellessa in catalogo.    Vista della mostra all'Istituto italiano di cultura, Madrid La fotografia potrebbe essere dunque definita l’espressione del desiderio di contenere e conservare una traccia dell’esperienza e costituirebbe dunque una protesi tecnologica dell’apparato psichico. Marina Ballo Charmet p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px 'Times New Roman'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 12.0px 'Times New Roman'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none}   Si crede ancora oggi che l’occhio umano veda tutte le cose nitidamente su una grande estensione: questo è falso: in realtà l’occhio non vede nitidamente che una piccola parte del campo visivo, tutto intorno resta sfuocato […] l’occhio fissa solamente gli oggetti in casi molto rari, in generale si muove dentro un campo visivo largo circa 200 gradi, mentre l’ottica fotografica...

Conversazione con Regina José Galindo / Resistere dal corpo

Orme di sangue aprono ferite e risvegliano memorie, drammatiche tracce rosse sui toni grigi di strade e marciapiedi. La mattina del 23 luglio 2003, Regina José Galindo, vestita con un abito da sera nero, mette in scena ¿Quién puede borrar las huellas? (Chi può cancellare le impronte?), una performance dove attraversa a piedi nudi Ciudad de Guatemala, fermandosi di tanto in tanto per immergerli in un catino bianco che contiene sangue umano e lasciare orme insanguinate, come atto di denuncia contro la ricandidatura appena validata del generale Efraín Ríos Montt, ex dittatore sanguinario ed esponente del Fronte Repubblicano Guatemalteco, alla presidenza del Guatemala. Dalla Corte Costituzionale del Palazzo Nazionale avanza tra le persone con lo sguardo chino, fisso sulla bacinella. Le impronte sono da leggere come tracce ancora fresche di un dramma avvenuto durante la repressione degli anni Ottanta, per dare di nuovo memoria e voce ai fantasmi delle vittime della guerra civile. L’artista intende la sua performance come un atto di psicomagia, un’azione in grado di scuotere l'immobilità patologica che ci tiene prigionieri. Ritorna nei luoghi che hanno visto il dramma della storia e,...

Una lunga riflessione per immagini / Da Anthropocene a Tecnosfera

Tecnosfera è il titolo dell’edizione 2019 della Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro a Bologna, organizzata dalla Fondazione MAST - Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia a cura di Francesco Zanot, che terminerà il 24 novembre. La Biennale, composta da 10 mostre dislocate in diversi luoghi non museali nel centro storico, prosegue idealmente il percorso tracciato dalla mostra Anthropocene a cura di Sophie Kackett, Andrea Kunard e Urs Stahel allestita al MAST, prorogata fino a gennaio 2020.  Il concetto di Tecnosfera coniato nel 2014 da Peter Haff, specialista in geologia e ingegneria civile ambientale presso la Duke University, in Carolina del Nord, indica le strutture che l’uomo ha costruito nel tempo: centrali elettriche, linee di trasmissione, strade, edifici, reti dei mezzi di trasporto, aziende agricole, industrie manifatturiere che si avvalgono delle tecnologie più avanzate, entrano nel quotidiano attraverso devices ed elettrodomestici “pensanti” che modificano profondamente la nostra vita. Reti complesse e articolate che per sopravvivere ed evolversi hanno necessità di alimentarsi attraverso le numerose forme di energia che la Terra offre...

Entusiasmo o riflessione? / Berlino, 9/11/19, trent’anni dopo il Muro

Sono già passati trent’anni dalla sera del 9 novembre 1989 quando alle 18,53 il corrispondente ANSA da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese a Günter Schabowski, ministro della Propaganda della DDR, da quando le nuove Reiseregelungen (regole di viaggio) che avrebbero permesso ai cittadini orientali di varcare il confine con la Germania Federale sarebbero entrate in vigore. Schabowski, preso alla sprovvista e non avendo un’idea precisa, improvvisò: “Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. [...] Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente!” Il simbolo per antonomasia della guerra fredda, il Muro che per 28 anni aveva diviso in due Berlino, costringendo la Germania Ovest a spostare a Bonn la capitale e riempiendo d’orgoglio quella Est per essere rimasta l’unica a vantare Berlino come Haupstadt, lo sbarramento che aveva separato famiglie, amicizie, amori causando vittime tra coloro che avevano ripetutamente cercato di infrangerla, cadeva quasi per caso, come in conseguenza di una risposta azzardata. Il primo sentimento nei cittadini che seguivano in televisione la conferenza stampa, dopo svariate...

26 gennaio 1940 - 11 ottobre 2019 / Ettore Spalletti: dare voce al silenzio

Con Ettore Spalletti se ne va un caro amico, uno degli ultimi grandi artisti della nostra generazione che ha visto da Piero Manzoni a Giulio Paolini, da Pascali a Lo Savio, da Merz a Fabro, da Castellani a Cattelan, un numero impressionante di giganti: sicuramente il XX Secolo è stato per l’Italia uno dei più fertili e importanti. L’Italia non finisce mai di stupire. Sempre sul punto di affondare ma all’ultima curva, alla parabolica, spunta Lei, anzi lui, il nostro stivale, cui la forma attribuisce un carattere molto particolare. Sembra che un gigante si sia divertito a plasmarne le coste per farne un pezzo di terra con la forma di uno Stivale.   Una volta Luciano Fabro ha scritto (cito a memoria): “Amo chi ama la forma dell’Italia”. Mi chiedo: e se fosse stato Dio che, nei giorni della Creazione, stufo di tanto lavoro, si è divertito a fare l’Italia cosi? In fondo se ciò che si dice è vero, per lui era un gioco da ragazzi. Un po’ come Zeus, prendi un fulmine e zot! Fatto il Gargano. Altro fulmine e zac! Le Alpi spuntano a proteggerci dai venti gelidi. E così via. Poi certamente, osservando la Terra, Dio o forse Jahvè decide di prender casa e dove va? Ma a Roma, che diamine!...

De Chirico a Palazzo Reale / Joker e il Centauro morente

De Chirico a Palazzo Reale. L’ombra divorzia dalla prospettiva    Mia nonna materna viveva in una casetta costruita al margine di un fosso. In casa non c’era elettricità. All’imbrunire accendeva una lampada a petrolio che gettava ombre vive e tremolanti. Fuori si aggirava “el Salvaneo” e dei demonietti in forma di scintille fuggivano dal camino, spaventati dai colpi dell’attizzatoio. Era tutto ciò che restava di una mitologia antica e pagana andata in rovina: una mitologia minore e familiare che non superava il confine dei campi coltivati e alla sera ravvivava le fiamme domestiche proiettando un misterioso teatro d’ombre.      Le ombre che Giorgio de Chirico dipinge nelle sue opere sono altrettanto misteriose. Alla mitologia personale che l’artista elabora rivisitando il mito in chiave autobiografica, Luca Massimo Barbero dedica il saggio La nascita di una mitologia familiare, pubblicato nel catalogo della mostra De Chirico, in corso a Palazzo Reale (fino al 19 gennaio 2020), di cui Barbero è anche il curatore.  “Bisogna scoprire il dèmone in ogni cosa” scrive de Chirico in Zeusi l’esploratore, un testo in prosa pubblicato nel 1918. I suoi dèmoni...

Tenere i tesori / I diari inediti di Jo van Gogh-Bonger

‘Oggi inizio il mio diario. Ridevo di quelli che ne tengono uno, è sciocco, sentimentale, così pensavo […]. Ma nella routine di tutti i giorni c’è così poco tempo per riflettere, e a volte i giorni passano senza che io li abbia vissuti veramente, giorni in cui la vita mi succede, questa cosa è terribile. Sarebbe tremendo dire alla fine della mia vita: “Ho vissuto invano, non ho raggiunto niente di grande o di nobile”’. È il 26 Marzo 1880, siamo ad Amsterdam, Jo Bonger ha diciassette anni e mezzo. Questa è la prima pagina del suo diario ‘Mijn Dagboek’, al quale affiderà i suoi pensieri, con varie interruzioni, fino al 1897. Per il frontespizio del primo quaderno sceglie e trascrive in inglese le parole del poeta americano Henry Wadsworth Longfellow, ‘agire e che ogni domani / ci trovi più oltre l’odierna giornata’.  Sarà il motto della sua vita.   Da sinistra: Jo Bonger, Diario n. 1 (1880-1881, 20,5 x 16,6 cm) © Van Gogh Museum, Vincent van Gogh Foundation, Amsterdam; Jo Bonger, ca. 1880-1882, Friedrich Carel Hisgen, fotografia, in Diario n.1, © Van Gogh Museum, Vincent van Gogh Foundation, Amsterdam. Poco conosciuta, ma molto influente: Johanna van Gogh-Bonger (1862-...

Galleria Il Ponte, Firenze / Rosa Foschi, o dello straniamento

All’inizio del Novecento, con il termine russo “otstranenie” – scritto con il refuso di una sola n anziché due –, lo scrittore e critico letterario Viktor Šklovskij definì quello che, a suo avviso, avrebbe dovuto essere il compito di ogni scrittore: liberare il lettore dall’automatismo della percezione, rendendo insolito l’oggetto, di volta in volta percepito, attraverso la presentazione di lati inediti di esso. Šklovskij giunse così a teorizzare il “dispositivo dello straniamento” (in Una teoria della prosa. L’arte come artificio. La costruzione del racconto e del romanzo [1917], trad. it. De Donato, Bari 1966).      Lo straniamento è dunque il processo attraverso cui ogni forma artistica (non solo letteraria, ma anche teatrale o relativa all’arte visiva) “stranea” ciò che per noi è usuale, presentandolo da un differente punto di vista. Per ottenerlo, è necessario inserire nella rappresentazione un “imprevisto”; ovvero un elemento e/o un’azione inaspettata e apparentemente incongrua, grazie alla quale la percezione usuale della realtà può essere alterata e i lati inediti del mondo attorno a noi possono essere portati in luce.  Secondo il parere di chi scrive...

Fotografia / Naviganti. Un viaggio dentro i cantieri San Lorenzo

La prua della nave come il muso di un pescecane a bocca spalancata, la carena simile a un oggetto spaziale da issare sulla rampa di lancio, una finestrella verticale che ricorda un quadro di Fontana, un elemento triangolare sospeso nel vuoto simile a una scultura dell’arte povera, l’elica come un vortice futurista al fermo immagine. Si potrebbe continuare descrivendo altre immagini che le fotografie rigorosamente in bianco e nero di Silvano Pupella evocano nello spettatore della mostra ai Tre Oci di Venezia, Naviganti. Un viaggio dentro i cantieri San Lorenzo (Sale De Maria, sino al 2 novembre). Questo lavoro rigoroso e ricco d’evocazioni richiama analoghe opere che hanno documentato il lavoro umano negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la modernità italiana stava affermandosi e la descrizione del connubio uomo-macchina era un tema consueto.    San Lorenzo, Metal Superyachts production.   San Lorenzo, Metal Superyachts production.   San Lorenzo, Metal Superyachts production.   San Lorenzo, Metal Superyachts production. Pupella ha dietro le sue spalle molti anni di attività come manager. Ha l’esperienza di chi sa guardare il lavoro umano nelle...

Roma, 15 ottobre 1969 / Robert Smithson: “Let Asphalt Flow!”

Qui, nei paraggi di Roma, sembra estate sebbene il calendario segni 15 ottobre 1969. In cima a questa collina abbandonata fa caldo a causa delle macchine di cottura con le loro materie prime, i gas caldi e un fumo nero che incenerisce il cielo. La puzza di catrame è forte quanto il rumore prodotto dalla macinazione. Non si vede un granché da questo pendio brullo – un vero e proprio nonsite. Lontana è la Roma che ho visitato nel 1961, la Roma storica, la Roma dei monumenti dove storia ed eternità si rincorrono in un gorgo senza fine. L’idea di venire fin qui è stata del gallerista Fabio Sargentini, quando ha realizzato che dentro le mura cittadine non avremmo mai trovato uno spazio adatto alla mia idea, neanche nel suo garage, una galleria d’arte underground che ha chiamato L’Attico.  Il mio intervento si è chiarito poco a poco: all’inizio c’era giusto un’immagine, una colata di lava, un fluido viscoso e nero che scivola verso il basso. Qualcosa che cade e la cui conformazione finale è data solo dalla forza di gravità, in assenza di qualsiasi intervento umano. Una scultura che si fa da sola o meglio che è fatta dal – e assieme al – paesaggio. Ridotto al minimo è il mio...

Una conversazione / Santiago Sierra. Complici dello sfruttamento

Nell’agosto 2011, Santiago Sierra fa comparire un grande NO visibile/invisibile sopra la figura di Benedetto XVI, mentre il papa parla sul palco in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, a Madrid. Il grande NO viene proiettato per mezzo di una particolare tecnologia, sviluppata dall’artista tedesco Julius von Bismarck, chiamata Image Fulgurator: una normale reflex modificata proietta immagini impercettibili all’occhio umano, che sono invece captate dalle altre macchine fotografiche; un sensore luminoso sincronizza la proiezione con il flash degli altri dispositivi e permette di far apparire il NO nelle riprese e nelle fotografie delle persone presenti alla manifestazione, a loro insaputa. Attraverso questo espediente tecnologico, l’artista spagnolo attua una sottile protesta silenziosa contro colui che in quel momento rappresenta la Chiesa Cattolica, con tutte le sue proiezioni simboliche.  Tra il 2009 e il 2011, Sierra mette in azione No, global tour, per sensibilizzare la gente sfruttata a trovare la forza di dire No a tutte le cose che non funzionano su questa terra, a negare ogni affermazione proveniente dai poteri forti.  Un NO monumentale, subordinato al...