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Storia

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Heimat / I fantasmi di Nora Krug

“Possiamo esserne consapevoli o no, ma facciamo la volontà dei nostri antenati: i nostri comandamenti ci arrivano dal loro regno; i precedenti da loro stabiliti sono la nostra legge; ci sottomettiamo ai loro dettati, anche quando ci ribelliamo ad essi. […] Ereditiamo le loro ossessioni, ci facciamo carico dei loro fardelli, portiamo avanti le loro cause, promuoviamo le loro mentalità, le loro ideologie e molto spesso anche le loro superstizioni; e spesso moriamo cercando di vendicare le umiliazioni che loro hanno subito. Perché questa schiavitù? Perché non abbiamo scelta. Solo i morti possono garantirci legittimità. Lasciati a noi stessi siamo tutti bastardi. In cambio della legittimità, di cui gli umani avvertono la necessità e che agognano più di qualsiasi altra cosa, noi ci arrendiamo al loro dominio. Possiamo, con i nostri atteggiamenti moderni, ignorare o ricusare la loro antica autorità; e tuttavia, per conquistarci un margine di vera libertà – per divenire ‘assolutamente moderni’, come diceva Rimbaud – dobbiamo cominciare proprio con il riconoscere la presa che tradizionalmente ha su di noi questa autorità.”     La lunga citazione tratta dalle primissime pagine...

La storia senza fondamenti di Wallerstein e Ceruti / Illusioni e sfide del passaggio di secolo

Trent’anni fa, la caduta del Muro di Berlino si elevò quasi immediatamente al rango di evento periodizzante. Come la cesura tra la fine del mondo bipolare della “guerra fredda” e l’avvento, non senza incognite, di un nuovo ordine mondiale, come la ferita rimarginata che ricuciva finalmente il tessuto europeo. Curiosamente, il suo enorme impatto simbolico indusse subito anche illusioni, errori, che attingevano ancora inconsciamente dalle fonti cognitive e dalle logiche di pensiero del primo Novecento, le quali avevano contribuito ai drammi storici e cruenti che quel Muro aveva finito per ricapitolare e sigillare. Infatti, la scomparsa o, meglio ancora, la sconfitta di uno dei due duellanti (il comunismo sovietico) e il collasso della sua corazza politico-ideologica (il marxismo-leninismo), secondo il politologo americano Francis Fukuyama, autorizzava non solo a sperare ragionevolmente nella democrazia liberale di stampo occidentale come modello insuperabile per la migliore convivenza possibile tra esseri umani, ma a riprendere la fiducia nell’esistenza del progresso e di una “storia universale dell’umanità, coerente e direzionale”, di cui quel modello si presentava ora chiaramente...

Soggetti nuovi e pratiche nuove / Istantanee del capitalismo contemporaneo

Marx non è mai stato attuale e forse mai lo sarà. Il suo pensiero è piuttosto attraversato da una profonda inattualità, dall’impossibilità di essere ricondotto agli schemi culturali vigenti nel suo XIX secolo. Sulle orme di Nietzsche dobbiamo però intendere l’inattualità come capacità di smascherare e problematizzare i concetti portanti che strutturano un’epoca, utilizzandoli per metterne a nudo ipocrisie e incoerenze. In breve, si tratta di rovesciare contro un’epoca ciò di cui essa va fiera. Nel caso della congiuntura storica di Marx, il grande motivo di vanto della sua epoca fu evidentemente la Rivoluzione borghese, che portò con sé l’uguaglianza politica. Marx non assume tale trasformazione come una grande conquista, piuttosto ne mostra l’illusorietà: sotto l’uguaglianza politica si cela infatti una più profonda diseguaglianza sociale. Ecco il nocciolo dell’inattualità dell’insegnamento marxiano: aver assunto come un male da sradicare ciò che fino ad allora era accolto e lodato trasversalmente. È necessario far risalire la critica di Marx al capitalismo a questa prima consapevolezza. Nel suo Karl Marx Federico Chicchi ne coglie a fondo la portata teorica, muovendo i suoi passi...

Un lemma al giorno per trentuno giorni / Calendario dell'Avvento di Oz

Frank Lyman Baum, autore delle storie del Mago e di Dorothy, amava gli anniversari. A intervalli più o meno regolari nei suoi quattordici Libri di Oz (Einaudi) organizza per i suoi piccoli e grandi lettori feste di compleanno sontuosamente dettagliate. A essere celebrata di solito è Ozma, la principessa di Oz e ai suoi mirabolanti party lo scrittore invita sempre, nel suo bulimico amore per la promiscuità, schiere di personaggi affini o incompatibili, passati, presenti o futuri, tratti dai suoi libri e dalle sue storie, non solo quelle di Oz. A una delle feste fa il suo ingresso trionfale addirittura Babbo Natale. Ognuno di questi personaggi porta con sé un dono enigmatico, ma soprattutto l’alone esotico dell’unicità del suo mondo: la seduzione di origini inconsuete, l’ombra di un’ossessione sempre particolare, sempre irripetibile e agli altri sconosciuta. Il vero arcano di Oz è infatti che chiunque, perfino chi vi è nato, è destinato a restarvi per sempre straniero. Cento anni fa l’ostinato autore delle storie di Oz lasciava questo mondo. Si trovava nella sua casa, in California, a Hollywood: Ozcot, il “giaciglio di Oz”, così l’aveva chiamata. La casa aveva un rigoglioso giardino...

Negev, nel lontano 1978 / Lettere dal kibbuz di Negev

Un altro secolo, un altro mondo   Elena, mia moglie, ha trovato alcune lettere che le scrissi nel 1978, rifugiato in un kibbutz del Negev per tentar di guarire un po’ da una Italia che sarebbe arrivata in pochi giorni al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro. Quando giunsi nel kibbutz, vi trovai un’altra realtà, una realtà in pericolo anch’essa, ma così diversa da quella che mi aveva ormai intossicato. I sensitivi sentono l’odore della polvere da sparo, vedono il fumo delle micce, ma non prevedono quanto siano lunghe… Imparai molto, nel kibbutz, per la prima volta non da turista, e conobbi da vicino una delle tante forme di socialismo destinate, presto o tardi, all’esaurimento. Quel lignaggio di socialismo del deserto era ancora un Pianeta lampeggiante sperimentalità, abitato da coraggiosi che tentavano addirittura di salvare l’amore, ma ripudiando le strettoie egocentriche della famiglia darwiniana. Ho lasciato le lettere così com’erano, cambiando solo i nomi per non coinvolgere i miei vecchi amici, oramai vecchietti come me.   Roma, 19 novembre 2019   Negev, 9 marzo 1978 (N°1) Elena mia,   non so quando ti arriverà questa lettera: ti prego comunque di...

Un'intervista a Roberto Ambrosoli / Anarchik: farò del mio peggio.

La sera del primo maggio 1968 — una data quanto mai storica — venne inaugurato a Milano il circolo libertario del Ponte della Ghisolfa, fra i cui animatori c'era Giuseppe Pinelli. A un certo punto si spensero le luci e un uomo di bassa statura, vestito di una mantellina nera, si lanciò da una finestra sotto gli occhi dei presenti. L'uomo era Gero Caldarelli, che in futuro diverrà noto per vestire i panni del Gabibbo; ma in quel momento stava impersonando una figura di tutt'altro spessore: Anarchik, "il nemico dello Stato". Nel bosco e sottobosco del fumetto italiano, si tratta di un personaggio unico: nasce nell'ambiente libertario degli anni Sessanta per fare propaganda alternativa delle idee anarchiche e denunciare le storture del potere, ma con il decennio successivo si diffonde fino ad assurgere un ruolo iconico anche fuori dai confini italiani. Da poco è in libreria Farò del mio peggio. Cronache anarchiche a fumetti, la prima selezione di copertine e tavole dove compare Anarchik, pubblicata in edizione congiunta da Editrice A da Hazard. Per l'occasione ho fatto una chiacchierata telefonica con il papà di Anarchik, Roberto Ambrosoli, ora in pensione dopo una carriera di...

20 novembre 1989 / Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana

Sono trascorsi 30 anni dal 20 novembre 1989, giorno in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Per ricordare Sciascia abbiamo letto in questo anno i suoi libri: una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. Lo ricordiamo oggi con il suo La scomparsa di Majorana, ma cliccando qui è possibile leggere la raccolta completa.   Venerdì 25 marzo 1938, il trentaduenne Ettore Majorana, da pochi mesi professore di Fisica teorica per meriti eccezionali presso l’Università di Napoli, invia una lettera al direttore dell’Istituto, prof. Carelli: “… ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti”. Il mistero della scomparsa sollecita lo spirito da “investigatore di Dio” (così lo definirà l’amico Gesualdo Bufalino) di Leonardo Sciascia, anche in seguito alla...

Testimonianze / Il superstite, lo storico, il giudice

La posizione del testimone, soprattutto dell’“ultimo”, cioè del reduce dallo sterminio o dalle gravissime vessazioni subite che sta consumando ora l’ultima parte della vita, è una questione ultimamente molto dibattuta. Walter Barberis, nel suo recente Storia senza perdono (Einaudi, Torino, 2019) di cui ha già parlato su doppiozero David Bidussa, tra i molti temi affrontati ha approfondito la ‘qualità’ della memoria di quella persona rispetto alle spaventose nefandezze subite e la cedevolezza dei ricordi di fronte alle esigenze della ricostruzione storica. Non a caso l’autore esordisce citando la consapevole considerazione di Primo Levi secondo cui la ‘memoria è uno strumento meraviglioso ma fallace”.  Quel particolare testimone suscita un altro motivo di interesse: la sua posizione quale attore in un processo penale, chiamato a ricostruire il passato che lo ha travolto contribuendo con la macchina processuale però a sancire eventuali responsabilità altrui. Egli in questa occasione trova un interlocutore diverso dallo storico: si imbatte nel giudice.   Con quali conseguenze? Innanzitutto giudice e storico sono soggetti che svolgono, banalmente ma non troppo, attività...

Vukovar / Hotel Tito

Aveva nove anni nel 1991 Ivana Bodrožić quando, in una torrida estate, la guerra ha inghiottito la sua infanzia e ha segnato la sua vita una volta per tutte. Il ricordo trattiene qualche flash, una battuta del padre, un certo nervosismo nell'aria. Un litigio tra i genitori, la notte prima della partenza per il mare, lei, il fratello di sedici anni e una vicina, perché il padre si era rifutato di accompagnarli fino a Vinkovci per evitare che si potesse pensare a una fuga, per il timore di possibili ritorsioni. Ma tanto i serbi che i croati cercano di mettere al sicuro i figli. Per chi rimane è un conto alla rovescia, il 25 agosto inizia l'assedio di Vukovar.   Per Ivana è la prima volta su un'isola, ci sono giochi e dispetti del fratello, il soggiorno si prolunga e arriva la nostalgia di casa, mentre sta entrando in un'altra dimensione dove il domani diventerà uno stato di apprensione continua. Non si torna a scuola, si va a Zagabria, dai parenti, all'inizio affettuosi e solidali, poi, con il passare delle settimane, sempre più insofferenti.  “Era già da un po' di tempo che papà non si faceva sentire. Io e mia cugina pregavamo spesso. Ci inginocchiavamo davanti al...

Figure a colori / Palermo

Tanti anni fa andai a Palermo e provai una grande eccitazione mista ad ansia mano a mano che mi avvicinavo al punto della Strage; pensavo che a breve sarei passato sotto quei due cartelli che indicavano Palermo diritto e Capaci a destra. Rimasi subito sorpreso perché l’autostrada era piccola. Dalle immagini che avevo visto in tv e nei giornali i cartelli verdi con la scritta bianca erano proprio come quelli uguali a tutte le autostrade, ma sotto c’era una doppia corsia stretta, sembrava una statale con i guardavia. Era tutto più angusto, più dimesso, anche le due steli dello Stato erano modeste. Subito dopo la Strage qualcuno dipinse il guardavia di rosso. 

Cile, Turchia e oltre / La guerra contro le donne. Ultime notizie

In Cile   Riceviamo un medium vocale:   “Desidero inviarvi questo comunicato che spiega la situazione in Cile, che non stanno comunicando nei mezzi di comunicazione ufficiale: i militari, a Santiago, senza controllo, hanno sparato a civili, a giovani manifestanti. In maniera illegale, stanno torturando diverse persone, in luoghi provvisori, nelle stazioni metropolitane che sono state attaccate e incendiate. Sono scomparse molte persone, sono state violentate donne, senza controllo. È una cosa programmata dal governo per mettere in ginocchio questo paese… i disordini sono stati fatti da professionisti, organizzati dal governo. C’è un programma forte di prova, su una nazione come il Cile, che ha enormi risorse ed è in pieno sviluppo, per mettere in ginocchio il popolo, ma il popolo non si ferma. Questo audio lo invio perché i mezzi di comunicazione non lo stanno dicendo, stanno continuando a sparare addosso ai civili, stanno continuando a torturare persone, a violentare donne. Vi chiedo con tutto il cuore, di continuare a comunicare la verità”.    Una voce di donna ci giunge da un network di psicologi, è una psicologa che lavora in Cile. Mentre scrive, assiste a...

Dentro e fuori di noi / La “zona grigia” come paesaggio dell’ambiguità

Ognuno ha esperienza della “zona grigia”, che ne sia consapevole o no. La portiamo in noi e nell’ambiguità delle nostre esistenze. Non siamo fatti di confini, ma di margini sfrangiati. Lacerate e laceranti sono le nostre relazioni. Approssimandoci ci facciamo almeno un po’ di male, anche quando siamo quasi vicini, quasi somiglianti e quasi d’accordo. Di più, di coincidere perfettamente non ci è dato. Allo stesso tempo quando scegliamo, quando cerchiamo di tirarci fuori dall’incertezza di una decisione qualsiasi, mettiamo a tacere una parte di noi che andrebbe in direzione contraria. Viviamo l’incertezza come una nemica da rimuovere, eppure è nostra sodale compagna di strada. Negli spasimi dell’anima in cui ci trascina l’amore, persino lì, il dionisiaco turba la pretesa apollinea della certezza, e ci impegniamo a ricomporre la dimensione che vogliamo prevalente. Se non fossimo continuamente divenienti, forse allora saremmo coincidenti con noi stessi e, chissà, non lo sapremo mai, avremmo conquistato una condizione di beatitudine, che non solo non è di questo mondo e di queste nostre vite, ma forse conterrebbe quello che, in I fiori del male, Baudelaire chiama il vizio più immondo:...

50 anni di cronache e leggende / Paola Agosti. Elogio della discrezione

Con la spiazzante saggezza dell’incoscienza, Forrest Gump ripeteva spesso che “la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”. Vero. Lo stesso si potrebbe dire delle evoluzioni artistiche di stili e linguaggi, di scrittori, artisti e fotografi. Ai suoi esordi con la macchina fotografica, Paola Agosti non sapeva cosa le avrebbero riservato i sali d’argento. All’epoca frequentava i teatri d’Italia, come fotografa di scena. Dietro le quinte. Attenta a non disturbare lo spettacolo: a non oscurare l’immagine degli attori. Aveva iniziato al Piccolo di Milano, introdotta da Augusta Conchiglia.    Era la fine degli anni sessanta e Paola Agosti era una giovane ragazza cresciuta a Torino. A casa sua era facile incontrare personalità del mondo politico e della cultura. Il padre Giorgio era stato partigiano e magistrato. Questore di Torino all’indomani della liberazione, poi dirigente d’azienda. La madre, Ninì Castellani Agosti, era la storica traduttrice di Jane Austen in Italia. Tra le più apprezzate, tanto da esserle poi intitolato un prestigioso riconoscimento. Primo Levi era un amico di famiglia.  Forse è stato proprio nell’ambiente domestico...

Naturale e innaturale / Teocologia. I peccati dell’immaginario ecologico

Osservando l’evoluzione della cultura ecologica e del suo immaginario nell’arco degli ultimi trent’anni può essere interessante affiancarla, con le dovute cautele e proporzioni, a quella del cristianesimo. Potrebbe apparire azzardato o fuori luogo, ma i punti di contatto sono notevoli e risulta interessante approfondirli anche solo come esperimento teorico. Entrambi i movimenti partono in sordina, le prime riunioni sono quasi segrete, fra pochi adepti, il sistema sociale esterno è assolutamente indifferente, quando non palesemente contrario, entrambi vengono inizialmente trattati come una delle tante sette bizzarre che nascono come funghi in ogni epoca. Nell’uno e nell’altro caso le interpretazioni, le soluzioni, le proposte di vita e di comportamento sono molteplici, variegate e a volte in palese contraddizione fra loro.    In entrambi i casi la situazione cambia completamente col cambio di scala, nel cristianesimo quando da setta minoritaria diventa religione di stato, nell’ecologia quando viene assorbita dal sistema industriale. In altre parole, quando il potere costituito si appropria dell’ideologia, questa viene ripulita dalle frange considerate estremiste e si...

Artigiani dell’immaginario

Il tema del fallimento affiora di continuo, non solo nel mio cammino personale, ma anche nelle vicende collettive, in cui spesso si configura come una tara storicizzata, parte insondabile e tuttavia consolidata di un tessuto sociale. L’urgenza di intervenire, di rimediare è spesso la spinta motivazionale che pungola l’artigiano dell’immaginario a parlare con la collettività, ad assumersi la responsabilità di interrompere il disastro, a incarnarsi in decisioni progettuali che temporaneamente o a lungo diventano missioni.  La storia di alcuni luoghi e delle persone che hanno dovuto prendersene cura oggi mi fa riflettere sul legame tra necessità e scelta. Non saprei collocarmi tra queste due se non avessi appreso, e affinato, le qualità “artigianali” con cui ho iniziato la mia conversazione con voi. Il ragionamento prosegue ritornando ancora una volta a Sennet, al momento in cui egli afferma che la vita può essere vissuta in forza di un desiderio umano fondamentale, il desiderio di svolgere bene un lavoro per sé stesso. Sennet chiarisce che ciò può riferirsi a qualunque mestiere praticato con maestria e con amore. La ricompensa è emotiva perché aggancia alla realtà tangibile....

Amici e nemici / Cosa significa “Patria” oggi

Le origini del significante Patria   I termini delle lingue indoeuropee che stanno per “patria” hanno questa particolarità: connettono la propria nazione alla famiglia. La patrie francese, la patria italiana, la Vaterland tedesca, ecc., legano la propria terra di appartenenza alla paternità. In altre lingue la patria è piuttosto connessa alla maternità, come nell’italiana madrepatria. Anche nell’inglese homeland la propria terra è “home”, la casa. Insomma, l’idea stessa di patria è un’amplificazione della famiglia, dell’oíkos come dicevano i Greci. Malgrado questa quasi-identificazione della patria alla famiglia, molti studiosi pensano che quella che i Greci chiamavano polis, la città, sia un superamento dell’oíkos, della casa o famiglia, un salto di qualità. Anche se il concetto di polis rimanda a un progetto di armonia, di amore fraterno reciproco, come dovrebbe essere in qualsiasi famiglia. Ma le cose non stanno affatto così. Una studiosa francese, Nicole Loraux, ha mostrato che proprio perché il concetto greco di pólis, città, è concepito come una dilatazione della famiglia, la propria pólis è un luogo di conflitto e di guerra civile. I Greci chiamavano stásis la guerra...

Entusiasmo o riflessione? / Berlino, 9/11/19, trent’anni dopo il Muro

Sono già passati trent’anni dalla sera del 9 novembre 1989 quando alle 18,53 il corrispondente ANSA da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese a Günter Schabowski, ministro della Propaganda della DDR, da quando le nuove Reiseregelungen (regole di viaggio) che avrebbero permesso ai cittadini orientali di varcare il confine con la Germania Federale sarebbero entrate in vigore. Schabowski, preso alla sprovvista e non avendo un’idea precisa, improvvisò: “Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. [...] Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente!” Il simbolo per antonomasia della guerra fredda, il Muro che per 28 anni aveva diviso in due Berlino, costringendo la Germania Ovest a spostare a Bonn la capitale e riempiendo d’orgoglio quella Est per essere rimasta l’unica a vantare Berlino come Haupstadt, lo sbarramento che aveva separato famiglie, amicizie, amori causando vittime tra coloro che avevano ripetutamente cercato di infrangerla, cadeva quasi per caso, come in conseguenza di una risposta azzardata. Il primo sentimento nei cittadini che seguivano in televisione la conferenza stampa, dopo svariate...

Per questo c'è chi la odia / La scorta a Liliana Segre

La decisione assunta dalle autorità preposte, ovvero del Comitato provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico di Milano, di garantire alla senatrice a vita Liliana Segre una scorta permanente, secondo i parametri previsti in casi di minaccia o rischio per la persona, non può di certo sorprendere. Giunge infatti dopo un'escalation di vituperi, di insulti, invettive che, peraltro, per chi conosce bene la senatrice, sa che non datano da oggi. L'assedio del vilipendio, dell'offesa ma anche delle concrete intimidazioni, quelle che potrebbero – prima o poi – tradursi in reali aggressioni, se non peggio, arriva essenzialmente da due fronti: quello del web, dove il crescendo di ostilità sta generando una sorta di fronte dell'avversione nei confronti della sua persona fisica; quello della destra radicale, che da tempo tambureggia contro la figura della testimone, ossia ben prima che essa fosse nominata senatrice a vita. I due orizzonti di fatto si saldano nel momento in cui concorrono a delegittimare sia la persona che il suo operato in quanto tali. Una delegittimazione totale, esistenziale, che esprime non solo avversione conclamata per le idee e l'azione pubblica di Liliana Segre ma...

Torino, 7 - 14 - 21 novembre / Quando l'economia cambia la storia

Venti o trent'anni fa, quando facevo lezione all'università sulla crisi del Trecento, cominciavo evocando l'unica grande crisi che a memoria d'uomo avesse investito il mondo in tempi relativamente recenti, la crisi del '29. Oggi, naturalmente, evoco la crisi che stiamo tuttora vivendo, e in cui i miei studenti in pratica sono nati, dato che dura da quando erano bambini. Dopo aver ricordato che è cominciata nel 2008 e non accenna a finire, nonostante le menzognere rassicurazioni di economisti e politici, li avverto che non bisogna illudersi, perché ci sono state in passato crisi anche più lunghe: quella del Trecento è durata un secolo! A questo punto, di solito, gli studenti si mettono a ridere, anche se magari fanno di nascosto gli scongiuri: l'idea di una crisi come quella attuale che si prolunga per un secolo è così controintuitiva che sembra più che altro uno scherzo.   In realtà il paragone fra le crisi del capitalismo moderno e quella che gli storici chiamano la crisi del Trecento serve soprattutto a scoprire che questa parola, "crisi", in realtà può indicare fenomeni molto eterogenei. Nel 1929 come nel 2008 è stato il crollo della borsa di New York a dare il via a una...

Passato da ricordare / Piazza Fontana cinquant’anni dopo

Una foto di copertina   È immensa la folla che lunedì 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana, riempie ogni angolo di piazza del Duomo, a Milano, per i funerali delle vittime. Le immagini di quel pomeriggio fanno il giro del mondo; occupano l’apertura dei telegiornali italiani (sono solo i TG della Rai, il TG1 e il TG2, rigorosamente in bianco e nero); si impongono sulle prime pagine dei quotidiani. La risposta all’appello del comune di Milano, dei sindacati, delle forze democratiche, a riunirsi in Duomo, è stata corale. Decine di migliaia di persone sono confluite sin dall’alba lungo le strade. Tantissimi gli operai in tuta. Al passaggio dei carri funebri fa ala una siepe umana fittissima: quasi un abbraccio protettivo che si stringe attorno alle famiglie delle vittime. In certi momenti il silenzio, nella piazza, toglie il respiro. Vale più di qualsiasi parola nel condannare la violenza efferata della strage. Nell’aria si avverte, quasi in modo palpabile, l’angoscia che sovrasta tutti per un momento tra i più drammatici che la giovane Repubblica, sorta vent’anni prima, abbia mai affrontato. All’ingresso del Duomo campeggia un...

Senza muro / Venti dell’ovest, venti dell’est

Europa subito, Europa adesso, Europa ora o mai erano gli slogan più urlati quando, dopo l’incredibile 1989, entrare nella casa comune era una passione utopistica che pareva dovesse coincidere con l’estensione della democrazia in tutto il Vecchio continente. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino – l’evento simbolico che riunifica le due Europe immobilizzate dalla guerra fredda – la discontinuità dei processi storici si riverbera nell’attuale crisi della democrazia. Mentre i paesi collocati tra la Germania e l’Unione Sovietica, l’“Occidente sequestrato” nella celebre definizione di Milan Kundera, sono diventati, in un rovesciamento geopolitico di ruoli, l’est dell’occidente.  Senza muro. Le due Europe dopo il crollo del comunismo (trad. di David Scaffei, Donzelli, 2019) di Jacques Rupnik ripercorre vicende storiche collegate a quella fase cruciale della storia europea e riflette sull’incubazione e sulle conseguenze di una data come “il 1989 che può essere considerato l’ultimo momento in cui l’Europa ha costituito lo scenario principale di un evento mondiale”. L’autore, esperto di storia e politica dell’Europa centro-orientale, è stato consigliere del presidente ceco...

Il clima cambia (anche la lingua) / “Negazionismo” e “negazionista”

Chi ha curiosità per i vivi mutamenti linguistici sarà felice di osservare quanto sotto i suoi occhi sta accadendo in questi anni, in questi mesi, addirittura in questi giorni a negazionismo e negazionista.  Ambedue comparvero nella lingua della storiografia circa settanta anni fa. Valevano ciò che i dizionari ancora registrano in proposito con uniformità. Allora e nel séguito, con negazionismo si designò criticamente e con deplorazione connotativa una “forma estrema del revisionismo storico che reinterpreta[va] circoscritti fenomeni della storia moderna, spec. con riferimento ad avvenimenti connessi al nazismo e al fascismo, arrivando a negarne l’esistenza o la veridicità”. Così, per es., la voce del Grande dizionario italiano dell’uso, promosso da Tullio De Mauro e pubblicato venti anni fa, quando ancora, evidentemente, della frana non si vedeva segno né annuncio.   Negazionista era quindi un “fautore, [un] sostenitore del negazionismo”, come lo si è appena definito. In particolare e rigorosamente, era negazionista chi metteva in dubbio la fondatezza della ricostruzione storica del sistematico sterminio di Ebrei, altre minoranze e oppositori politici messo in atto dai...

Un linguaggio di «idee senza parole» / Cultura di destra di Furio Jesi

Il nome di Furio Jesi a quasi quarant'anni dalla scomparsa è sempre più spesso citato, non solo tra addetti ai lavori ma anche nelle pagine culturali e in molti ragionamenti diffusi. Un fatto dovuto al crescente interesse per la sua opera, tanto in forza di uno stile affascinante e al suo prezioso strumentario concettuale – penso alla “macchina mitologica” – quanto in relazione al bisogno di comprensione suscitato dall'affermazione globale di una stagione politica e culturale conservatrice, reazionaria, autoritaria, neo o post-fascista.   Questo è un ulteriore buon motivo dunque per rileggere Cultura di destra, uno dei libri più noti dello studioso di miti e germanista, pubblicato nel 1979 e ristampato più volte (è del 2011 la nuova edizione curata da Andrea Cavalletti con alcuni inediti), capace di suscitare, oggi come allora, grande interesse e dure polemiche, va detto quasi sempre disoneste dal punto di vista intellettuale.    Generata nell'alveo di Mann, Cassirer e Kerényi e nel clima della nuova sinistra intellettuale degli anni Settanta, la riflessione di Jesi è focalizzata sul rapporto tra letteratura, storiografia e politica tra Ottocento e Novecento e si...

Reportage numero 40 (ottobre-dicembre 2019) / Cile, anatomia di una protesta

C'è un episodio che racconta più di altri le proteste in Cile e le sue cause. È la telefonata intercettata e apparsa sui media in cui la primera dama Cecilia Morel si sfoga con un'amica per quelle marce e le violenze, l'ostilità di tante gente che non si spiega, non capisce. “È come se ci fosse una invasione di alieni”, dice con voce rotta, e la frase pur nella tragedia degli eventi diventa meme, la signora irrisa, eletta a simbolo dello scollamento tra chi governa il Cile e la realtà. Alieni? Gente che scende in strada a protestare contro il miserabile stipendio minimo di 301milapesos (425 dollari) e una pensione media che si aggira intorno ai 260 dollari grazie alla legge sulle Afp, le  assicurazioni obbligatorie varate da Pinochet e appena ritoccate dai governi democratici, che spremono il lavoratore e arricchiscono le assicurazioni in cambio di pensioni risibili? Quelle che in tutto il mondo avevamo salutato come un successo, salvo capire dopo un po' che non funzionavano, che non si vive con quelle cifre?   Reportage n. 40 (ottobre-dicembre 2019)   Eppure, con quel discorso pieno di terrore Cecilia Morel esprime i sentimenti della sua classe, quella distanza...

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